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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Gerhard L. Müller
"La vita è troppo breve perché si beva vino cattivo". In tale pittoresco adagio si rispecchiano le multicolori visioni del mondo di stampo epicureo che caratterizzano le élites postmoderne. All'infantile caparbietà di simile nichilismo, vorrei qui opporre l'ottimismo della visione cristiana del mondo e dell'uomo.
Quell'ottimismo che san Paolo esprime con entusiasmo nella Lettera ai Romani: "Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità" (12, 12-13). È un fatto che la vita dell'uomo sulla terra sia breve, e quanto più passano i suoi giorni, tanto più ciascuno percepisce la brevitas vitae come una sfida esistenziale.
Ma proprio questo è il punto: merita profittare del tempo quale risorsa per destarsi dal sonno dell'ideologia dell'autorealizzazione e dell'uomo che si costruisce da sé. "La vita è troppo breve perché ci si logori con una cattiva filosofia". Infatti, per dirla con parole di Gaudium et spes, "di fronte all'evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali: cos'è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l'uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?" (n. 10).
Perché libri del tipo Il gene egoista o L'illusione di Dio di Richard Dawkins o Dio non è grande di Christopher Hitchens figurano nelle liste dei bestseller? Perché giustificano in modo apparentemente scientifico il processo di scristianizzazione della civiltà europea e nordamericana, cominciato nel diciassettesimo secolo, e promuovono uno stile di vita edonistico improntato all'utile e al profitto quale indice di morale filantropica e umanitaria.
Volgendo uno sguardo retrospettivo sull'ateismo politico coltivato dal nazionalsocialismo in Germania o sul programma stalinista di estinzione della Chiesa, realizzato nell'Unione Sovietica, risulta ancora più evidente il carattere disumano e intollerante di tale neo-ateismo. Appare infatti chiaro che il cosiddetto ateismo scientifico difficilmente può opporre resistenza al suo stesso trasformarsi in ateismo quale visione globale del mondo e dunque quale programma politico-totalitario di assoluta disumanità.

(©L'Osservatore Romano 14 novembre 2012)