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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

visitazione"Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre."
(Sl. 138,13)

P. Raniero Cantalamessa nell'introdurre questa festa così dice: "Al posto della XII Domenica del Tempo Ordinario quest'anno si celebra la festa della Natività di S. Giovanni Battista. Si tratta di una festa antichissima risalente al IV secolo. Perché la data del 24 Giugno? Nell'annunciare la nascita di Cristo a Maria l'angelo le dice che Elisabetta sua parente è al sesto mese. Dunque il Battista doveva nascere sei mesi prima di Gesù e in questo modo è rispettata la cronologia (Il 24, anziché il 25 giugno, è dovuto al modo di calcolare degli antichi, non per giorni, ma per Calende, Idi e None). Naturalmente, queste date hanno valore liturgico e simbolico, non storico. Non conosciamo il giorno e l'anno esatti della nascita di Gesù e quindi neppure del Battista. Ma questo cosa cambia? L'importante per la fede è il fatto che è nato, non il quando è nato."

Aggiungiamo: l'importante per noi è che il Battista sia stato amato.

È la presa di coscienza di questo fatto: Dio mi ha amato, mi "ha tessuto" nel seno di mia madre.
Molto di più e prima dei miei genitori; anzi mi ha amato anche se i miei genitori non mi volevano.

La consapevolezza, quotidianamente coltivata, dell'amore di Dio per sé stessi costituisce tutta l'importanza del Battista e la validità del suo annuncio.

Un annuncio che grida la vita sin da subito per i sordi di ogni tempo, per i ciechi di ogni tempo, per i duri di cuore di ogni tempo.
Per tutti coloro che vogliono ridurre, magari giuridicamente, la qualità della persona a ciò che è civilmente, produttivamente, sociologicamente.
Non al suo essere, alla sua unicità, alla sua bellezza.
Coloro che piegano la realtà ai loro capricci da infantili.

Giovanni Battista è il primo "anti-abortista" del nuovo testamento perché è figlio della gioia e della vita.
Sussulta a Cristo e alla vita. Non tace, ma esulta "nello Spirito" sin dal grembo di sua madre.
Tutti coloro che sono "pro-life" e non "pro-choice", dovrebbero prenderlo a patrono.

Dio chiama ad essere e dà un nome. Cioè Dio dà una unicità irripetibile riferita al tuo essere per Lui e per i fratelli.
Chiunque, pur avendo il dono della vita, se non si riferisce a Dio e ai fratelli, tradisce la sua essenza e il suo ruolo di essere per la vita.
Gridare alla vita dunque non è questione di partigianeria o di religiosità, non è questione di sensibilità politica o etica, ma è rispetto alla realtà tout court.
Vuol dire essere reali, veri, autentici.
Come un diamante puro e duro la grandezza di Giovanni è tutta qui: «Io non sono il Cristo» (Gv. 1,20), sono piuttosto, egli afferma, una voce nel deserto per preparare la via alla Via , il cammino alla Vita vera che viene nel mondo.

Chiunque vive e rema contro la vita, coscientemente oppure per omissione e vigliaccheria, o per sovvertire l'ordine naturale delle cose, sta bestemmiando la vita in sé; sta bestemmiando il suo essere per Cristo e il sussulto che ha fatto sin dal grembo della propria madre al dito creatore di Dio.
Sta compiendo un cammino involutivo verso l'abbrutimento della propria vita e della propria anima.
Non sta servendo Dio e si pone nella via che conduce alla morte eterna.

Noi, invece, che abbiamo ricevuto il dono della fede, che non sostituisce la ragione ma la fortifica contro le sue derive, abbiamo il dovere e il compito, tutto concreto, di fortificarci e fortificare "nello Spirito" e coltivare, anche quando le condizioni sembrano inopportune, il dono della vita.

Non ne va solo della nostra vita e dell'altrui vita.
Ne va del rispetto e del timore dovuto a Dio e alla realtà delle cose.
Realtà evidente a chi non ha calpestato dietro le proprie dissoluzioni, ipocrisie, perbenismi, compromessi, il lavoro che Dio ha fatto sin dal seno di nostra madre.

La realtà di questo evento primigenio che tocca e riguarda ciascuno di noi è dunque lode autentica.

Una lode iniziata nel seno di nostra madre e che ci aspetta, per essere colma, nell’abbraccio di sorella morte; proemio alla vita vera.

Tutti coloro che sono “pro-life” sono, dunque, nostalgici dell’eternità e operatori di eternità.

Perché la nostra ontologia è legata alla lode di Dio e ad indicare l'Agnello dicendo con chiarezza: "Non sono il Cristo!" ma "Ecco Colui che toglie il peccato dal mondo, la Via, la Verità e la Vita. Egli fa nuove tutte le cose.. non ve ne accorgete?".

Paul Freeman


© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 23 giugno 2018

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