La riflessione di fr. Pietro Messa, professore di Storia del francescanesimo, sul "Tempo del Creato" - segnalazione dell'autore
La prossima festa di san Francesco introdurrà nell’ottavo centenario della sua morte e quindi l’anno dedicato al Cantico delle creature si avvia alla sua conclusione, significativamente celebrando dal 1° settembre al 4 ottobre il “Tempo del Creato” . Lo stesso Leone XIV ha evidenziato l’importanza di tale iniziativa ecumenica nel suo Messaggio per la X Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato che si celebrerà il 1° settembre 2025 (qui il link).
Negli incontri, pubblicazioni, mostre e convegni che in questi mesi hanno ricordato e celebrato la suddetta lauda dell’Assisiate giustamente più di uno ha affermato che considerare tale scritto di Francesco come un manifesto ecologico è un vero e proprio anacronismo. In vari interventi e scritti il poeta Davide Rondoni, anche in veste di presidente del Comitato Nazionale all’Ottavo centenario della morte del Patrono d’Italia, ha richiamato da tali letture ideologiche fuorvianti rispetto alla lode indirizzata a colui che è riconosciuto quale “‘Altissimu, onnipotente, bon Signore”. Infatti – come ha ben evidenziato Carlo Paolazzi nei suoi studi – il sole, la luna, le stelle, la terra e le altre creature menzionate dall’Assisiate non sono la causa della lode ma il mezzo con cui Francesco vuole magnificare l’Altissimo (Laudato si’ mi’ Signore).
L’attenzione verso la vita e scritti dell’Assisiate dopo otto secoli non è scontata e mostra quindi che san Francesco ha avuto una posterità giunta fino a noi. Infatti lungo gli anni e le traversie della storia la sua esperienza cristiana è stata studiata, approfondita e vissuta non quale reperto archeologico o delle ceneri da custodire, ma come realtà capace trovare risposte adeguate all’attualità.
E la sua esperienza cristiana espressa nei suoi scritti ha avuto come effetto nell’ultimo secolo che il suo nome è associato all’ecologia. Fu l’americano Lynn White (1907-1987) in un suo articolo del 1967 inerente alle
radici storiche della crisi ecologica a indicare l’Assisiate quale modello esemplare di cura dell’ambiente; questo non fu l’ultimo motivo che spinse Giovanni Paolo II a proclamare nel 1979 san Francesco patrono dei cultori dell’ecologia.
Quindi, per onestà intellettuale e igiene mentale, c’è da riconoscere in modo perentorio che il Cantico delle creature e il suo autore, ossia frate Francesco, in sé stessi non hanno nulla a che fare con l’ecologia, tuttavia, lungo i secoli la loro posterità ha avuto come effetto quello di considerare l’Assisiate esempio di una visione ecologica della realtà. E proprio nella capacità indicata da Leone XIV di cogliere e tenere assieme ciò che è stato e quello che è diventato, cioè la dimensione pasquale e quella ecologica, permette di scoprire e vivere la ricchezza di tale lauda nonché di goderne i suoi frutti.