L’ultimo segmento della vita terrena del Cristo è scandito da un crescendo drammatico ed è animato da personaggi che, con rapide apparizioni, costellano uno scenario tragico, che funge da suggestivo fondale di una morte annunciata.Tra queste figure emerge, in tutta la sua ambiguità, quel Giuda Iscariota che, nei Vangeli sinottici, viene sempre nominato per ultimo tra i dodici apostoli, con l’appellativo eloquente e sprezzante di “traditore” (Matteo 10, 4, Marco 3, 19, Luca 6, 16). Sono poche le coordinate che disegnano la figura, se conosciamo solo il nome del padre Simone e se interpretiamo il soprannome di Iscariota riferendolo alla località di Qèrijjoth, da dove proveniva la famiglia e dove — con buon margine di probabilità — era nato. Nel repertorio figurativo paleocristiano soltanto nel maturo iv secolo, appare la scena del bacio, ma senza dimenticare il pagamento del prezzo del tradimento, la restituzione dei trenta denari e l’impiccagione. Parallelamente, sempre nello stesso periodo cronologico, spuntano le formule imprecatorie nell’epigrafia funeraria paleocristiana, minacciando gli eventuali violatori dei sepolcri che avrebbero patito la grave sorte di Giuda.
© www.osservatoreromano.va - 16 aprile 2014