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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Corredentrice Giovanni Gasparro 2

Opera dipinta, Maria Corredentrice, di Giovanni Gasparro.

di Paul Freeman

La Nota proposta dal DdF Mater Populi fidelis è, in termini di Mariologia, estremamente ricca. Nei termini di Corredentrice, benché sembra che svolga un'analisi giustificandone il non uso (Mater populi fidelis, 22), in realtà sembra pregiudiziale e non porta a "rafforzare" la fede e la spiritualità mariana e quindi Cristocentrica, anzi la indebolisce proprio nella Sua dimensione ontologica. Più attento e "permissivo" l'uso di "Mediatrice" e forse qui occorre tornare per comprendere il termine di "Corredentrice". Questo il mio miserissimo parere.

I termini di Corredentrice e di Mediatrice non sono titoli che Maria ha cercato (e questo è l'errore di fondo che deforma un corretto approccio) né titoli che vanno presi in sé (questo è l'approccio non adeguato del grande teologo Ratzinger del 2002 quando affermava, tra l'altro in un pronunciamento non ufficiale, "Il termine “Corredentrice” ne oscurerebbe l’origine") ma ruoli Cristocentrici in ordine alla Soteriologia che Maria ha ricevuto per il Suo legame unico con Cristo.

Il Concilio Vaticano II, benché non utilizzi il termine di Corredentrice, per motivi ben noti, tuttavia esplica il meraviglioso rapporto di Maria con Cristo, unico Mediatore e Redentore, illuminando l'Ecclesiologia. Il termine ridondante e, per me, propedeutico ad illuminare la Corredenzione, è quello più usato di Cooperazione. Citiamo il Concilio Vaticano II al numero 60-62 della Lumen Gentium:

"Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.

La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.

E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.

Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l'esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore."

Ruolo che, come ricorda il Concilio, in forma misterica per partecipazione battesimale è anche proprio della Chiesa, in certo qual modo:

"come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte".

Ed infatti la Nota, sul termine "mediatrice", dal numero 23 in poi, svolge un ampio excursus.

Ad ogni modo, non riconoscendo, correttamente, tali titoli con un percorso adeguato di catechesi e, non mi stancherò mai di dirlo, soprattutto di catecumenato, si misconosce il ruolo di partecipazione e di cooperazione all'Unico Redentore e Mediatore che è Cristo. Si impoverisce, paradossalmente, l'Ecclesiologia. Anzi quando l'Ecclesiologia è povera genera problematicità sui termini mariani dove in realtà il problema non c'è. E qui si torna alla spinta assunta in maniera assolutistica (fraintesa e senza vigilanza) della "Chiesa in uscita", meglio "incidentata che ammuffita" ma, in realtà svuotata delle significazioni Kerygmatiche e sanamente devozionali che la animano. Cosa porta la Chiesa Cattolica ai fratelli e sorelle di altra confessione cristiana o di altre religioni o non credenti se non sa chi è?

Tutte le volte che l'Ecclesiologia sposta l'asse sul versante del dialogo nell'immanente depaupera il mistero di ciò che vivifica per la paura del fraintendimento.

Ma la parola, per essere vivificata dalla Parola, non deve poter omettere la contemplazione di ciò che la supera, altrimenti le Ragioni di Dio diventano adeguate solo quando la nostra ragione può coglierle e qui decade e si inabissa il corretto discepolato e la necessaria e continua desatellizzazione. Viene a mancare il cammino di santificazione e quello urticante (e vivificante) della porta stretta.

Personalmente accolgo di buon grado, come fedele, tale nota, nelle sue luci e nelle sue inadeguatezze, ma preferisco permanere, sulle affermazioni di "Corredentrice" e "Mediatrice", nell'opinione teologica di Ratzinger del 1996 quando affermava "Ancora non si vede in modo chiaro come la dottrina espressa nei titoli sia presente nella Scrittura e nella tradizione apostolica".

Anche se, occorre dirlo con chiarezza, la devozione dei santi verso Maria in realtà illumina questo percorso perché svela ed esprime, con il loro magistero, come, dove la teologia Ecclesiale è mancata (ad esempio nei fratelli protestanti), approcciarsi correttamente e Cristocentricamente a Gesù per Maria è vitale per la Chiesa e la santità. E qui si svela una più profonda Ecclesiologia e cammino pastorale.

In fin dei conti Maria, come e più di ogni fratello e sorella riconosciuto santo, ripete con forza le parole del salmo:

"Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia." (Sl. 115,1)

E la Gloria non è altro che il "peso" ontologico della Redenzione e della Mediazione Cristocentrata su cui Maria si innesta e viene innestata, per puro dono, in forma unica, come discepola e come madre e, proprio per questo, corredentrice pienamente cooperante.

 

vd anche

Maria corredentrice

Maria, Madre nella fede maestra di paternità e maternita nello Spirito