di HYACINTHE DESTIVELLE *
«Penso che la traslazione delle reliquie di san Nicola abbia fatto per la riconciliazione tra Oriente e Occidente quanto non ha mai fatto nessuna diplomazia — sia secolare sia ecclesiastica». Queste parole del patriarca Cirillo, pronunciate il 28 luglio a San Pietroburgo, mostrano la straordinaria risonanza che ha avuto in Russia la traslazione di una reliquia di san Nicola nel 2017 e anche la sua evidente dimensione ecumenica. Da parte cattolica, l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, non ha esitato a definire l’evento una “seconda traslazione” delle reliquie di san Nicola, dopo la prima effettuata dai marinai baresi nel 1087, da Myra a Bari. Difatti, nei 930 anni della loro permanenza a Bari, le ossa del santo non avevano mai lasciato la città.
L’iniziativa è stata resa possibile da un altro evento storico: l’incontro tra Papa Francesco e il patriarca Cirillo a L’Avana il 12 febbraio 2016. La dichiarazione congiunta firmata in quella occasione sottolineava precisamente l’importanza del patrimonio spirituale condiviso dalle due Chiese: «Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo». Come ricordava il 6 dicembre scorso a Bari il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Kurt Koch: «I santi sono i veri protagonisti dell’unità ecumenica». Di questo «ecumenismo dei santi» non poteva essere trovato un esempio più eloquente che quello offerto dalla figura di san Nicola. Il taumaturgo è senza dubbio il santo più venerato nella Chiesa ortodossa russa. Rare sono le case russe in cui non si trova un’icona del santo vescovo. Ma san Nicola ha anche un posto speciale nelle relazioni tra cristiani d’Oriente e d’Occidente. Già nel 1091, alcuni anni dopo le scomuniche del 1054, Papa Urbano II inviò al metropolita di Kiev una reliquia del santo nella speranza di facilitare la riconciliazione con la Chiesa d’Oriente. Sempre in vista di questo riavvicinamento lo stesso Papa convocò un concilio di vescovi occidentali ed orientali nel 1098 a Bari, presso la cripta dove erano custodite le reliquie del santo, fiducioso che le sue preghiere avrebbero aiutato a ricomporre l’unità. Proprio in quel periodo, la Chiesa russa, lungi dal considerare il trasferimento delle spoglie come un illegittimo furto, adottò la festa occidentale della traslazione delle reliquie di san Nicola. La “seconda traslazione” del 2017 è iniziata il 21 maggio, vigilia della festa della traslazione delle reliquie di san Nicola nel calendario giuliano. Una delegazione dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto guidata dall’arcivescovo Cacucci e accompagnata dal metropolita Hilarion ha portato la reliquia a Mosca. Difficile è immaginarsi un’accoglienza più solenne di quella riservata al santo, accolto sulla soglia della cattedrale del Cristo Salvatore dal patriarca Cirillo, sessanta vescovi, settecento sacerdoti e migliaia di fedeli, al suono di numerosissime campane. Lunghe file di pellegrini hanno cominciato a formarsi per venerare la preziosa reliquia, aspettando a volte più di dieci ore. La reliquia è stata poi trasferita il 13 luglio a San Pietroburgo dove è rimasta nel monastero di San Aleksandr Nevski fino al 28 luglio, festa del principe san Vladimir. In quel giorno, dopo la divina Liturgia celebrata dal patriarca e dai membri del santo sinodo, una delegazione guidata dal cardinale Koch ha riportato la santa reliquia a Bari. In due mesi, quasi due milioni e mezzo di pellegrini sono passati davanti al pregiato reliquiario. Il frutto ricercato e raccolto della traslazione della reliquia di san Nicola era di rendere partecipe il popolo di Dio dell’incontro tra Papa Francesco e il patriarca Cirillo. Il metropolita Hilarion ha sottolineato il 19 dicembre scorso a Bari che «la venuta delle reliquie di san Nicola in Russia è stata il primo avvenimento della storia dei rapporti tra il patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica a essere largamente conosciuto, in cui sono stati coinvolti i più diversi settori della nostra società». Certo, all’ep o ca sovietica, la Chiesa ortodossa russa era impegnata nel movimento ecumenico, ma questo ecumenismo riguardava solo alcuni gerarchi incaricati delle relazioni ecclesiastiche esterne, come il metropolita Nikodim (Rotov). La traslazione delle reliquie di san Nicola in Russia non solo ha permesso di presentare l’incontro dell’Avana in una luce più positiva per alcuni ambienti ortodossi più conservatori, ma ha mostrato anche che l’ecumenismo non deve essere prerogativa dei capi di Chiesa o dei teologi: deve coinvolgere l’insieme della Chiesa, tutto il popolo di Dio. «Il fatto stesso che abbiamo in comune reliquie, oggetti sacri, è diventato così visibile agli ortodossi in Russia che questo non può non lasciare tracce», ha dichiarato il patriarca Cirillo davanti a un gruppo di sacerdoti cattolici il 30 agosto 2017, aggiungendo poi: «Penso che gli scambi di reliquie dovrebbero far parte dell’agenda comune per lo sviluppo delle relazioni tra le Chiese». Nessun santo poteva favorire tale coinvolgimento del popolo più di san Nicola, il cui nome significa, precisamente, la «vittoria del popolo», come ricordava a Bari il cardinale Koch. È molto significativo che questa «vittoria del popolo» cristiano abbia avuto luogo cento anni dopo una rivoluzione fatta a nome dello stesso popolo. Chi avrebbe potuto pensare, nell’Unione Sovietica di solo t re n t ’anni fa, che delle reliquie sarebbero state venerate da milioni di pellegrini, scortate dalla guardia nazionale, custodite in una chiesa, la cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca, che era stata ridotta in rovina da Stalin nel 1931 e trasformata in piscina fino alla sua recente ricostruzione? Il trionfo di san Nicola, in questo centenario dell’inizio della più terribile persecuzione della storia del cristianesimo, mostra la vera vittoria del popolo e la misericordia di Dio. L’evento ha offerto anche l’o ccasione di sottolineare il primato della dimensione spirituale nel cammino verso l’unità dei cristiani. Accogliendo le reliquie il 21 maggio, il patriarca Cirillo ha sottolineato con forza che quest’unità sarà solo il frutto dello Spirito santo: «Se il Signore vorrà riunire tutti i cristiani, ciò avverrà non per i loro sforzi, non in virtù di passi ecclesiastico-diplomatici quali che siano, non per qualche accordo teologico, ma solo se lo Spirito santo riunirà tutti coloro che professano il nome di Cristo. E siamo convinti — ha aggiunto il patriarca — che san Nicola, che ascolta le preghiere dei cristiani d’Oriente e d’Occidente, starà anche dinanzi al Signore a pregarlo di ricomporre l’unità della Chiesa». Le parole del patriarca non possono non ricordare quelle di Papa Francesco, per il quale anche l’unità dei cristiani «non è primariamente frutto del nostro consenso, o della democrazia dentro la Chiesa, o del nostro sforzo di andare d’accordo» (25 settembre 2013), «non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni» (25 gennaio 2015), «non verrà come un miracolo alla fine». Per Papa Francesco, «l’unità viene nel cammino, la fa lo Spirito santo nel cammino» (25 gennaio 2014). Su questo cammino che percorrono insieme la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa, la traslazione delle reliquie rappresenta senza dubbio una pietra miliare. Il 2017 è stato segnato anche da altri importanti eventi. Il primo è stato l’anniversario dell’incontro di Cuba, per il quale è stata organizzata una solenne celebrazione ecumenica il 12 febbraio 2017 presso l’università di Friburgo alla presenza del cardinale Koch e del metropolita Hilarion. Sempre sulla scia dell’incontro dell’Avana, la visita in Russia del cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, dal 21 al 24 agosto, ha permesso di manifestare e consolidare il clima costruttivo che prevale oggi nelle relazioni della Santa Sede con la Federazione Russa e con il patriarcato di Mosca. Nel campo culturale, devono essere menzionati i due incontri del Gruppo misto di lavoro per i progetti culturali tra la Santa Sede e il patriarcato di Mosca, tenutisi a marzo a Mosca e a settembre a Roma. Tra i molti progetti, sono state organizzate per la seconda volta consecutiva a Roma e a Mosca “visite di studio” per giovani sacerdoti ortodossi e cattolici. Inoltre, un’eccezionale mostra di capolavori della Pinacoteca dei Musei Vaticani, allestita presso la Galleria Tretyakov di Mosca dal novembre 2016 al febbraio 2017, è stata visitata da oltre 160.000 persone e inaugurata dal cardinale presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Bertello, che, in tale occasione, ha incontrato il patriarca Cirillo. Infine, nel dicembre 2017, è stata organizzata presso gli archivi federali russi una mostra su «I Romanov e la Santa Sede: 16131917» inaugurata dall’a rc i v e s c o v o Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Queste iniziative nel campo culturale, che permettono di approfondire la conoscenza reciproca, sono anche importanti passi sul cammino comune verso l’unità della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa. Su questo cammino ecumenico, san Nicola, patrono dei viaggiatori, è il migliore accompagnatore. Egli è spesso chiamato «patrono del cammino dell’unità». Ma non si deve dimenticare che san Nicola è anche definito dagli orientali il “t a u m a t u rg o ”, colui che compie miracoli. Il miracolo dell’unità, come dice Papa Francesco, «non verrà alla fine», ma «viene nel cammino». In realtà, questo miracolo è già iniziato, dichiara il Papa, riferendosi a I promessi sposi : «Il miracolo dell’unità è incominciato. Dice uno scrittore italiano famoso, il Manzoni — in un romanzo, un uomo semplice del popolo dice questa frase: “Non ho trovato mai che il Signore abbia incominciato un miracolo senza finirlo bene”. Lui finirà bene questo miracolo dell’unità».
*Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani