Bandire il crocifisso da un luogo pubblico rappresenta ''una perdita culturale'' e di identita', oltre che la rinuncia ad uno dei simboli piu' espressivi del dolore dell'umanita': lo ha affermato il presidente del Pontificio consiglio della cultura, Monsignor Gianfranco Ravasi, commentando la sentenza del tribunale amministrativo di Valladolid che, su ricorso di un'associazione di genitori laici, impone di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche. A sostegno della sua tesi, il ministro della cultura vaticano cita la scrittrice Natalia Ginzburg, di origine ebraica e sostanzialmente agnostica: ''Sarebbe bello far circolare un suo articolo scritto negli anni '80, pubblicato sull'Unita', in cui si parlava dello stesso argomento. Si intitolava - ha ricordato Ravasi - ‘Non togliete quel crocifisso' e conteneva due osservazioni: che il crocifisso e' uno dei simboli fondamentali che raggruma il dolore dell'umanita': non c'e' segno che parla meglio della violenza e delle vittime, e toglierlo significa volerne negare l'evidenza''. Ma soprattutto - ha aggiunto il prelato ricordando la recente decisione del Comune di Oxford di abolire il Natale - eliminare i simboli religiosi significa ''mettersi in una concezione culturale che ha come colore fondamentale il grigio, mentre la bellezza e' nella molteplicita' dei colori, nell'identita' propria di un popolo e di una cultura''.
© PETRUS
E’ il simbolo del dolore dell’umanità
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