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Gli spazi saranno raddoppiati ma la ricchezza della collezione richiederebbe anche di più

È  stato  presentato  a  Firenze  lo  scorso 12 ottobre il progetto del nuovo museo della cattedrale Santa Maria del Fiore, realizzato dagli architetti associati Adolfo Natalini, Guicciardini e Magni. Il museo che prenderà forma nello stabile attiguo all'attuale sede della collezione - un teatro settecentesco divenuto nel xx secolo garage - porterà lo spazio espositivo a più di 5000 metri quadrati raddoppiando così quello attualmente a disposizione. Pubblichiamo sull'argomento un articolo di colui che con il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci condivide la cura dell'allestimento museale.

di Timothy Verdon

Tra le maggiori collezioni di arte sacra del mondo, con capolavori di Michelangelo, Donatello, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia, il museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore raccoglie opere eseguite per il battistero, il campanile e il duomo  di Firenze, che - per motivi di conservazione o nel corso di modifiche e ammodernamenti - sono state rimosse dalla collocazione originaria. Oltre  a sculture, pitture e opere di oreficeria, raccoglie anche progetti, modelli e disegni relativi al complesso monumentale; libri liturgici, paramenti sacri e suppellettili varie, insieme a reperti archeologici e storici relativi al sito. Offre infine una naturale "vetrina" per il copioso materiale storico e musicale dell'Archivio dell'Opera, nonché per l'attività di restauro svolta dalla bottega dell'Opera.
Da due sale aperte per l'inaugurazione nel 1891, il museo è cresciuto fino all'attuale configurazione di una ventina tra sale e salette. Fondamentale è stato l'intervento di ingrandimento, ammodernamento e adeguamento tecnico svolto nel 1998-2000 che incrementò l'area espositiva di un terzo. Ciononostante, il museo non dispone ancora di spazi sufficienti, e alcune opere di notevole interesse rimangono tuttora in deposito. In più, gli ambienti del museo in genere, e soprattutto quelli da poco resi disponibili, sono mediamente piccoli:  inadeguati per il numero di visitatori in continuo aumento, tra cui molti gruppi. Quando, nei prossimi anni, la Porta del Paradiso ghibertiana verrà ricostituita, attirando certamente un numero ancora maggiore di persone, non sarà possibile metterla in mostra senza rimuovere qualche altra cosa. E in un futuro, forse prossimo, dovranno essere sistemate le altre opere monumentali per cui manca spazio.
L'espansione dell'area museale a includere l'edificio confinante, l'antico Teatro degli Intrepidi acquistato dall'Opera nel 1998, riveste pertanto un carattere di urgenza storica, in quanto il "grande museo dell'Opera" così configurato permetterà finalmente l'esposizione dell'intera collezione (tenuto conto anche delle opere che dovranno essere affidate al museo nei prossimi decenni), nonché un allestimento razionale dei vari nuclei espositivi:  obiettivi finora irraggiungibili causa l'inorganica evoluzione del vecchio museo e la ristrettezza dei suoi spazi.

Per questi motivi, al momento stesso dell'acquisto del teatro, nel 1998 l'Opera decise di realizzare un nuovo complesso espositivo comprendente le due strutture - il museo "storico" e il Teatro degli Intrepidi - in un percorso unitario atto a illustrare l'evoluzione dei monumenti e l'attività secolare della stessa Opera. L'unitarietà del percorso verrà comunicata dalla continuità fisica dei due edifici, che - pur nel rispetto delle loro caratteristiche architettoniche storicizzate - dovranno costituire un unico spazio con "varchi" (punti di collegamento) su tutti i piani.
Il progetto di allestimento, curato da chi scrive insieme ad Antonio Paolucci, è basato sul principio di differenziazione dei nuclei di opere. La collezione permanente si divide infatti in due grandi settori:  opere per l'esterno dei monumenti e arredi interni. Il nuovo museo eviterà l'attuale alternarsi di sale ospitanti opere per l'esterno, con altre in cui sono esposti arredi interni, e soprattutto l'abbinamento in un'unica sala di opere nelle due categorie.
La possibilità di configurare un vasto spazio aperto nel vano dell'antico teatro rende possibile una disposizione delle sculture esterne rispettosa del loro carattere di arredi monumentali visibili "di sotto in su" in piazze pubbliche. Verrà, per esempio, ricostituita l'intera Porta del Paradiso - battenti, cornice, architrave e gruppo scultoreo sovrastante - e, dirimpetto, verrà "ricostruita" (in legno) l'incompiuta facciata trecentesca della cattedrale, larga 36 metri e alta 20, smantellata tra il 1586-1587 ma conosciuta da un dettagliato disegno fatto prima della sua rimozione, conservato nell'archivio della fabbriceria. La facciata antica - la prima grande opera scultorea fiorentina, progettata da Arnolfo di Cambio e da lui arricchita di numerose statue - tornerà cioè a dialogare con le porte ghibertiane in uno spazio evocativo della "piazza del duomo" vista da Masaccio, Leonardo e da Michelangelo; l'enorme modello ligneo evocativo della facciata servirà da sfondo per le statue di Arnolfo, di Donatello e di altri maestri originalmente integrate nella facciata.
In maniera analoga, gli ambienti riservati agli arredi interni - situati nel vecchio museo - riprenderanno qualcosa della gamma cromatica dell'interno del duomo. Il marmo bianco delle cantorie, per esempio, non era pensato per la parete bianca di un museo moderno bensì per l'intonaco e la pietra color sabbia dell'ottagono della cattedrale. Anche l'illuminazione delle sale ospitanti arredi interni dovrà distinguersi dalla "luce del giorno" nel reparto "esterno".
Soprattutto il reparto "interno" sarà organizzato non secondo un criterio tassonomico, con la rigida separazione di sculture da dipinti, da vasi sacri e paramenti - ma nel suggestivo incontro e nel sovrapporsi di questi elementi, visibili contemporaneamente durante la liturgia. Nella Sala che ospita le celebri cantorie marmoree di Luca della Robbia e Donatello, quindi, verranno collocati un antico badatone ligneo, tre o quattro corali, alcuni paramenti e componenti del coro cinquecenteschi. Nella Sala dei "fondi d'oro" (che per la maggior parte sono pale d'altare) va ricostruito un altare sotto almeno una delle pale per evidenziare il rapporto liturgia-immagine.
Firenze è una città turistica, e il nuovo museo prevede - oltre alla visita di studio razionalmente organizzata - anche un "percorso breve" per gruppi. Questo permetterà di passare direttamente dalla grande facciata di Arnolfo e dalle Porte del Paradiso (nel vano del teatro) alla Pietà di Michelangelo e alla Maddalena donatelliana (che rimarranno negli ambienti del museo storico). Passando dal teatro al museo storico, il visitatore si troverà in ambienti più ristretti, con un'illuminazione suggestiva di spazi interni, non della "piazza". Alla pietà michelangiolesca, scolpita tra il 1545-1555 per la stessa sepoltura dell'artista e che include l'autoritratto del Buonarroti, verrà riservato un ampio spazio tutto suo, come l'importanza, le dimensioni e l'intensità spirituale dell'opera richiedono. La Maria Maddalena penitente di Donatello avrà un'analoga sistemazione "solitaria" nella sala immediatamente attigua, incorniciata dall'arco d'ingresso dalla sala della Pietà michelangiolesca e così visibile da chi si ferma a guardare l'opera del Buonarroti.

(©L'Osservatore Romano - 15 ottobre 2010)