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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
edenAbraham Skorka

Uno sguardo alla nostra storia umana ci pone di fronte da un lato a molte straordinarie conquiste scientifiche e tecniche e, dall’altro, a una vorace autodistruzione. Lo stesso genio che scopre e crea spesso sembra incapace di controllare i propri impulsi dannosi.

Il libro della Genesi descrive come Dio ha benedetto l’umanità perché si moltiplicasse e dominasse la terra (Genesi, 1, 28). Ma Dio è andato oltre, ponendo un limite per ricordare agli esseri umani che non hanno il potere assoluto sul mondo creato. Era un limite semplice: astenersi dal mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Secondo alcuni saggi midrashici (Bereshit Rabbah, 15:7) quel frutto era un semplice fico, altri invece hanno suggerito frutti differenti. La diversità di opinione suggerisce che il divieto in questo racconto è più simbolico che letterale. A rivelarne il senso più profondo sono probabilmente le parole di tentazione del serpente. Mangiando il frutto, dice, «diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» (3, 5). Eliminare la presenza di Dio dalla realtà umana e sostituire a Lui esseri umani che conoscono il bene e il male e che quindi, presumibilmente, sono capaci di agire senza limiti o controllo, è la tentazione alla quale hanno ceduto gli esseri umani archetipi trasgredendo all’unica regola data da Dio. Il Giardino dell’Eden, un paradiso che il Creatore ha preparato per l’umanità, può essere inteso come il luogo dove gli esseri umani, la natura e Dio vivevano tutti in armonia. Nella visione degli autori della Genesi, l’umanità ha rotto questa armonia primordiale.
I due tratti che caratterizzano la storia umana, la creatività e la distruzione, nella tradizione ebraica corrispondono rispettivamente alla speranza di un ripristino dell’armonia tra Dio e l’umanità, in contrasto con la vile ambizione di potere assoluto da parte degli uomini. La prima conduce sulla via della pace, la seconda è stata fonte di ispirazione per tutti i demagoghi e i tiranni che hanno perpetrato orribili massacri e le cui minacce continuano a oscurare il futuro dell’umanità. Isaia, 11 annuncia la venuta di un discendente di re Davide, sotto il cui regno sarà ripristinata l’armonia tra gli uomini, la natura e Dio. Questo agente unto di Dio (mashiaḥ) compirà le intenzioni di Dio per una realtà di pace in un mondo redento. Da allora, la speranza di una realtà umana diversa è uno degli elementi centrali della fede d’Israele. Ha permesso al popolo ebraico di superare le numerose tragedie che ha dovuto affrontare e di continuare a vivere e prosperare. Attraverso uno dei figli d’Israele — Gesù — questa speranza messianica del tempo di Dio che verrà è stata trasmessa alle culture di molti popoli nel mondo. Oggi i cristiani esprimono la stessa speranza di un mondo in pace, forse con più grande anelito, nelle loro preghiere e celebrazioni nel periodo di Natale.
E quindi, con queste riflessioni, porgo alla comunità cristiana i miei sinceri auguri per un tempo di Natale felice e profondamente significativo. Che la vostra celebrazione della nascita, dell’attribuzione del nome e della circoncisione di Gesù rinnovi la speranza cristiana e la dedizione al tempo di Dio che verrà, e in tal modo porti luce a un mondo spesso afflitto da conflitti e violenza.

© Osservatore Romano - 22 dicembre 2019