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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di FRANCESCO CARLINI

L’unica volta che nel duomo spoletino venne elevato un servo di Dio agli onori degli altari fu il 30 maggio 1232, quando Grego-rio IX proclamò santo Antonio da Padova. Per questo, la beatifi-cazione di madre Maria Luisa Prosperi, benedettina del mona-stero di Santa Lucia in Trevi (1799-1847), è un avvenimento storico per l’arcidiocesi di Spole-to-Norcia.
Il rito si svolge sabato pomeriggio, 10 novembre, presie-duto dal cardinale Angelo Ama-to, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappre-sentanza di Benedetto XVI. Geltrude Prosperi nasce a Fo-gliano di Cascia il 15 agosto 1799. e il 4 maggio 1820 entra nel monastero di Trevi, da poco restituito alle monache benedet-tine che ne erano state espulse pochi anni prima. Preso il nome di Maria Luisa, dal 1822 al 1834 vive come religiosa esemplare e molto apprezzata: le testimo-nianze sono concordi nel descri-verla amabile, benvoluta da edu-cande e consorelle, mentre svol-ge con meticolosità i suoi doveri; nulla trapela circa le sue espe-rienze mistiche. Poi, tali fenome-ni cominciano a lasciarla fisica-mente a pezzi, tanto da non po-ter nascondere più il segreto. Così dopo l’arrivo del primo dei quattro direttori spirituali avuti, è costretta a uscire dal silenzio e a raccontare quanto le accade. Incorre per questo in una san-zione monastica e per circa tre anni vive nell’i n c o m p re n s i o n e delle consorelle. Finché inaspet-tatamente, il 1° ottobre 1837, a 38 anni, è eletta badessa e lo resta fino alla morte, avvenuta dieci anni dopo. Nel monastero im-merso in una stagione difficile, lei non mostra tentennamenti: progressivamente ma decisamen-te, ristabilisce l’osservanza piena della Regola benedettina, con un’azione fondata sull’esempio. Vince le residue diffidenze attra-verso una pratica personale di umiltà totale: ha modi di gover-no attraenti, ma non autoritari. Vuole far conoscere solo Dio, os-servando: «io sono poverella, ma lo Sposo mio è tanto ricco che mi riprometto tutto... Voglio far-mi santa; sì, lo posso con la gra-zia del mio Dio, e questa è la continua voce che sempre ho sentito, e sento di continuo». Madre Prosperi, insomma, vuole pervenire alla santità non attraverso i doni mistici che Dio le ha concesso, ma con il «segui-re i mezzi: e sarà la pratica di tutte le virtù, vincere me stessa, sopportare e tacere, per amor di Dio, tutti gli strapazzi, e tenermi sempre come un vile straccio». Infonde al monastero un nuovo spirito, facendolo passa dalle ri-strettezze all’abbondanza: diviene fonte di elemosine per molte per-sone, in una Trevi in cui la vita per tanti è durissima. Le sue con-tinue esortazioni, i suoi slanci, il suo sviscerato amore per le mo-nache anziane o sofferenti, per i poveri, non sfuggono quanti l’ac-costano. Ha donato se stessa per la gloria di Dio e il benessere spirituale del monastero attraver-so un’esistenza esemplare, resa vigorosa dal rapporto con il Si-gnore e dagli esercizi di pietà. Negli ultimi quattro anni di vita sperimenta una grande sof-ferenza. A partire dall’agosto del 1847 rimane inchiodata al letto, alzandosi pochissimo, ma resta badessa fino all’ultimo, nono-stante la malattia. Muore il 12 s e t t e m b re . Oggi le undici monache che vivono nel monastero di Santa Lucia continuano a tenerne viva la memoria. Afferma l’attuale ba-dessa Maria Benedetta Pergolari: «Siamo stupite dell’enorme flus-so di pellegrini, di presbiteri e di poveri che si rivolgono a noi. La società attuale, carente di punti di riferimento sicuri, trova nella monaca una “s o re l l a ” a cui confi-dare le proprie pene e i propri disagi; una “m a d re ” alla quale chiedere un aiuto spirituale, ma anche, senza vergogna, materiale. Il monastero è chiamato a essere punto di riferimento per tante creature confuse, smarrite e, a volte, disperate. E noi — memori del suo insegnamento — conti-nuiamo ad ascoltare e a rispon-dere alle esigenze della gente».

© Osservatore Romano - 10 novembre 2012