San Carlo Borromeo è stato un altro
grandissimo esempio di vita sacerdotale, anche lui con la vita e con le
opere, e non si è risparmiato nel ministero pastorale e nella
santificazione dei sacerdoti. La lettera del Papa per l'Anno
sacerdotale fa in certo modo anche il suo ritratto, quando, parlando
del Curato d'Ars, dice che "cercava di aderire totalmente alla propria
missione e vocazione mediante un'ascesi severa... Egli teneva a freno
il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze
alla sua anima sacerdotale". Così ha fatto anche san Carlo, vivendo il
sacerdozio come totale conformazione a Cristo.
Sebbene vissuto solo 46 anni, san Carlo
ebbe una vita intensissima, che i biografi dividono in quattro periodi.
Nel primo entra giovanissimo nello stato ecclesiastico con laute
prebende, e conduce, secondo lo spirito del tempo, una vita moralmente
sana, ma fastosa e mondana. Aveva 21 anni, quando lo zio Giovan Angelo
Medici è creato Papa col nome di Pio iv; Carlo è chiamato a Roma, e in
pochi mesi, a 22 anni, è nominato cardinale diacono, cardinale prete e
Amministratore della diocesi di Milano. Svolge importanti incarichi
nella Curia e in Roma. Il secondo periodo comincia a 24 anni, con la
morte improvvisa del fratello Federico, capitano generale della Chiesa.
Carlo cambia vita, rinuncia a ogni vanità del mondo, lascia ai poveri i
suoi redditi personali, e decide di consacrarsi definitivamente a Dio
con la riforma della propria condotta e l'impegno più generoso al
servizio della Chiesa. A 25 anni è ordinato sacerdote, cinque mesi dopo
vescovo, a 26 preconizzato arcivescovo di Milano. Prende parte
all'ultima stagione del Concilio di Trento e aiuta lo zio Papa
nell'attuazione fedele e decisa del Concilio. Pio iv lo ama molto,
anche se non approva le sue austerità; lo tiene vicino a sé per la sua
dedizione alla Chiesa, la saggezza dei consigli, la forza della
disciplina; si dice che perfino chiamava Carlo "il suo occhio destro".
Alla morte di Pio iv comincia il terzo periodo, quando, a 27 anni, può
finalmente raggiungere Milano, dove vuol essere, a imitazione di Gesù,
un vero Buon Pastore che precede tutti con l'esempio, disposto a dare
anche la vita per il suo gregge. Visita instancabilmente la grande
diocesi, mette ordine tra i canonici e il clero - un canonico gli
sparerà un colpo di fucile, a 31 anni, mentre sta pregando in cappella
- favorisce l'apostolato dei laici mediante le innumerevoli
confraternite e istituzioni della diocesi, specie quelle dedicate al
culto dell'Eucaristia e all'esercizio della carità; è sempre
personalmente presente nelle iniziative pastorali; dedica moltissime
ore alla preghiera; dorme quattro o cinque ore per notte. A 38 anni,
quando Milano è colpita dalla peste, inizia l'ultimo periodo della sua
vita. Vede nell'epidemia, con i suoi 18.000 morti, un richiamo del
Cielo a migliorare ancor più la diocesi, e un castigo dei peccati; egli
si dà perciò a una vita ancora più austera, e al dovere della
riparazione. Mentre tutte le autorità civili fuggono, egli rientra a
Milano da una visita pastorale, si dedica anche di persona agli
appestati, stabilisce un direttorio per la loro cura, indice una
processione di penitenza, a cui partecipa a piedi scalzi, portando la
croce con la reliquia del santo Chiodo. Da allora aumenta le penitenze,
prende un solo pasto al giorno, eccetto nelle grandi feste, sta a pane,
acqua, frutta e legumi. L'amore alla Passione del Signore lo fa andare
da Milano a Torino a piedi, per ben quattro volte, a venerare la
Sindone. La sua intensa preghiera alimenta la sua santità di vescovo,
tutto preso dal Signore per il bene delle anime. San Carlo ha
realizzato perciò in modo eroico l'ideale del vescovo-pastore dei tempi
moderni, con una viva sensibilità per l'organizzazione efficiente della
diocesi per diffondere il Vangelo nella società. In questo modo ha
avuto un influsso enorme sulla Chiesa, non solo italiana, ma
specialmente a Milano.
L'insegnamento di san Carlo Borromeo è di carattere schiettamente
pastorale-legislativo: si doveva dare esecuzione al Concilio di
Trento, e sistemare definitivamente la disciplina nella Chiesa. Esso
consta di omelie tenute in sei concili provinciali; e in undici sinodi
diocesani; di innumerevoli editti, decreti e istruzioni; di regole e
costituzioni; di lettere pastorali. I temi trattati riguardano tutti
gli aspetti della vita ecclesiale, dai più importanti, di carattere
teologico-ascetico, a dettagli minuti come gli arredi sacri e la
suppellettile liturgica. Le sue opere furono pubblicate appena
cinquant'anni dopo la morte, a Milano e ad Augsburg. In edizioni
parziali moderne si trovano le lettere, documenti riguardanti ordini
religiosi, e soprattutto le omelie, che dànno preziosi insegnamenti ai
vescovi nei concili provinciali, e ai sacerdoti nei sinodi diocesani.
Paolo vi ne fece pubblicare 12, in un volume che donò ai padri
conciliari del Vaticano ii (S. Caroli Borromaei orationes xii,
Romae 1963). Da questo volume ecco alcuni passi più importanti.
Parlando ai vescovi nel concilio provinciale del 1576, san Carlo
traccia, a 38 anni, il programma della sua missione episcopale:
"Certamente, se amiamo Cristo, com'è nostro dovere; se serviamo la
gloria di Cristo; se desideriamo la propagazione del regno di Cristo;
se vogliamo far piacere a Cristo; siamo tenuti a dimostrarlo con una
insigne carità verso il gregge a noi affidato, non solo a parole, ma
con i fatti. E questo faremo, Padri, se non ci lasceremo atterrire
dalle fatiche, indebolire dalle difficoltà, fiaccare dalla lotta con
Satana nostro nemico, e se non lasceremo mai di svolgere l'opera
iniziata; ma, infiammati dall'amore di Dio, e preoccupati di essere
Vescovi virtuosi, ci sforzeremo sempre di migliorare il popolo a noi
affidato, di illuminarlo, di perfezionarlo, e, col continuo sforzo
della perfezione, di introdurlo nelle dimore celesti". Nei sinodi san
Carlo si rivolge ai suoi sacerdoti per stimolarli ai loro doveri con
insistenti richieste. Li esorta allo studio. La più bella omelia da lui
tenuta è quella in cui ricorda ai sacerdoti i loro obblighi quali la
preparazione alla Messa, lo studio serio per la predicazione. San
Carlo, afferrato totalmente da Cristo, è stato un innamorato del
sacerdozio, il dono più grande che Dio abbia fatto agli uomini. "Nulla
è più gradito a Dio, che diventiamo i collaboratori del suo Figlio;
nulla fa più piacere a Cristo, che trovare chi porti insieme con Lui
questo giogo; nulla rafforza di più la santa madre Chiesa, che vedere i
suoi figli partorire in tal modo le anime. In fin dei conti, i
sacerdoti svuotano l'inferno, abbattono il demonio, distruggono il
peccato, aprono il Paradiso, riempiono i seggi vuoti del Cielo,
allietano gli Angeli, glorificano la Santissima Trinità, e preparano a
se stessi corone eterne, che non marciscono".