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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
All’altare della Cattedra della basilica Vaticana si sono svolte nel pomeriggio di venerdì 30 agosto le esequie del cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese orientali. Al termine Papa Francesco ha presieduto il rito dell’«ultima commendatio» e della «valedictio».
La messa è stata celebrata dal vice-decano del Collegio cardinalizio (pubblichiamo in questa pagina il testo della sua omelia). Hanno concelebrato venti porporati, tra i quali il segretario di Stato, Pietro Parolin, ventiquattro presuli — tra i quali l’arcivescovo Jan Romeo Pawlowski, delegato per le Rappresentanze pontificie — e numerosi prelati e sacerdoti, anche appartenenti alle Chiese orientali.
Con i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano gli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e monsignor Joseph Murphy, capo del Protocollo. Al rito, diretto dai cerimonieri pontifici, ha assistito l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia. Tra i presenti, il presidente del Consiglio dei ministri italiano incaricato, Giuseppe Conte, e alcuni parenti del cardinale Silvestrini. Numerosi gli ecclesiastici, i religiosi e i laici che hanno partecipato al rito. Subito dopo la celebrazione, le spoglie del cardinale vengono portate a Villa Nazareth dove viene celebrata la messa alle 19. La mattina di sabato 31, la salma giungerà a Brisighella, dove, alle 16, presso la collegiata di San Michele arcangelo, sarà celebrata la messa presieduta dal vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso, prima della sepoltura.

Omelia del card. Giovanni Battista Re

Di fronte alla morte, di fronte al totale e definitivo distacco dalla vita su questa terra, solo la Parola di Dio ci è di conforto.
Nella prima lettura della messa sono risuonate le parole del libro di Giobbe: «Io so che il mio Redentore è vivo... Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, vedrò Dio... i miei occhi lo contempleranno non da straniero» (Giobbe 19,1.23-27).
San Paolo poi ci ha rassicurati sulla certezza dell’immortalità futura: «Fratelli, sappiamo che quando verrà distrutto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, in cielo» (2 Cor 5,1)
Il Vangelo ci ha detto che è volontà di Cristo di avere con sé, nella sua gloria, quanti sono stati suoi su questa terra. «Padre — sono le parole di Gesù — voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me, dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (Gv 17,24).
Alla luce di queste verità e certezze della fede, diamo l’ultimo saluto al cardinale Achille Silvestrini, che il Signore ha chiamato a sé all’età di 95 anni.
La sua lunga e operosa vita è stata totalmente spesa nella Curia romana al servizio della Chiesa, del Papa e della Santa Sede, ma anche al bene della società: i ruoli infatti che egli ha ricoperto lo hanno portato a operare a favore della pace, dei diritti umani e delle grandi cause dell’umanità in campo internazionale. E sempre lo ha caratterizzato un grande spirito sacerdotale, con un occhio di speciale dedizione alla formazione della gioventù.
Nato a Brisighella nel 1923, fu ordinato sacerdote dal vescovo di Faenza nel 1946. Si laureò in Lettere e filosofia all’università di Bologna e poi in Utroque iure presso la Pontificia università Lateranense mentre era alunno della Pontificia accademia ecclesiastica.
Nel 1952 entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede, iniziando la sua collaborazione con l’allora monsignor Domenico Tardini, alla cui scuola — come qualche volta confidò — fece un’esperienza che gli risultò molto utile nella vita.
Fu poi accanto al cardinale segretario di Stato Amleto Cicognani come segretario particolare.
Nei suoi 36 anni di lavoro in Segreteria di Stato, con compiti sempre più impegnativi e di maggiore responsabilità, il cardinale Silvestrini diede prova di grandi doti di intelligenza e di saggezza.
Inizialmente monsignor Silvestrini si occupò dei problemi del sud-est asiatico (Vietnam, Cina, Indonesia); poi, dal 1965, gli fu affidato il Settore internazionale nel quale si occupò in prima persona dei problemi della pace, del disarmo, dei diritti dell’uomo e della difesa della libertà religiosa e dei valori umani.
La sua attenzione alle persone, la sua cultura, la conoscenza di uomini e di avvenimenti e la sua capacità di approfondimento dei problemi gli davano la prospettiva delle cose possibili, a bene della Chiesa ma anche della società. La stima nei suoi riguardi andò via via crescendo.
Papa Paolo VI lo nominò sotto-segretario del Pontificio consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa e Papa Giovanni Paolo II, nel 1979, lo nominò segretario del Consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa (poi confluito nel 1988 nella Sezione della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati) e gli conferì personalmente l’ordinazione episcopale, col titolo di arcivescovo.
Fu collaboratore del cardinale Casaroli anche nel portare avanti il dialogo con i regimi comunisti dei Paesi oltre la “cortina di ferro”, la cosiddetta Ostpolitik durante il periodo della “guerra fredda”. Lo scopo era di soccorrere e sostenere, per quanto possibile, la Chiesa cattolica nei Paesi che erano sotto l’egemonia sovietica, in modo che potesse continuare a vivere, o meglio a sopravvivere, nonostante le sfavorevoli circostanze.
Monsignor Silvestrini partecipò a tutte le fasi della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa. Svolse un grande lavoro. La sua ricchezza di umanità e finezza di tratto gli permisero di farsi ascoltare nel suo ragionare pacato e profondo. È merito in parte anche suo, oltre che del cardinale Casaroli, se nell’Atto finale di Helsinki si riuscì a far inserire, fra i diritti umani, il principio della libertà di religione e il diritto di agire secondo i dettami della coscienza.
Innumerevoli sono le missioni diplomatiche da lui compiute e molti sono gli incontri internazionali in cui monsignor Silvestrini rappresentò la Santa Sede.
Ne cito solo alcuni. Nel 1971 fu capo della delegazione della Santa Sede alla Conferenza dell’Onu a Ginevra sull’uso civile dell’energia atomica; e nel 1975 guidò la delegazione della Santa Sede alla Conferenza di attuazione del Trattato di non proliferazione delle armi atomiche.
Nel medesimo anno egli accompagnò il cardinale Casaroli a Mosca per depositare lo strumento di adesione della Santa Sede al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari.
L’arcivescovo Silvestrini fu poi a capo della delegazione vaticana per la revisione del Concordato lateranense col Governo italiano, che portò alla firma dell’Accordo di revisione del Concordato con l’Italia; le trattative portarono all’Accordo firmato il 18 febbraio 1984.
Egli ebbe sempre particolarmente a cuore le questioni riguardanti l’Italia, cercando con passione di servire il bene comune degli italiani. Fu a contatto con numerose personalità italiane della cultura e della politica con spirito sacerdotale.
Nel 1988 Papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale di Santa Romana Chiesa, affidandogli prima il compito di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e poi trasferendolo a prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, dove svolse un’attività molto apprezzata dai patriarchi delle Chiese orientali. Nel 1995 fu presidente delegato dell’assemblea speciale per il Libano del Sinodo dei vescovi.
Nella varietà degli uffici svolti dal cardinale Silvestrini, identico fu sempre lo spirito che lo animò: quello di un servizio generoso e fedele a Dio, al Papa, alla Santa Sede, e anche di grande dedizione nella ricerca del bene dell’umanità.
Nonostante i gravosi impegni per le grandi questioni della Chiesa e del bene dell’umanità, il cardinale Silvestrini trovò sempre tempo per dedicarsi alla formazione dei giovani e, in particolare, a favore della gioventù legata a Villa Nazareth. Dopo la scomparsa del cardinale Tardini fu lui a prendere la guida di tale benemerita istituzione, che qualche anno dopo, per darle continuità in rispondenza alle nuove esigenze, trasformò nella Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, dando nuovo sviluppo. Nel 1986, per potenziare l’azione a favore della gioventù universitaria, creò la Fondazione Comunità Domenico Tardini, della quale pure fu presidente.
Quando, per raggiunti limiti di età, il cardinale Silvestrini lasciò gli incarichi che aveva nella Curia romana, si dedicò pienamente con tutte le sue energie al bene dei giovani, aiutandoli a crescere e a prepararsi alla vita con serietà e con impegno, rivelando grande ansia pastorale, sincero zelo sacerdotale e grande sensibilità umana. Aveva un vero trasporto per questo tipo di apostolato ed era attento alle necessità delle persone. Fu ben voluto dai giovani e, soprattutto, seppe far loro del bene. Sono molti che conservano in cuore una grande riconoscenza al caro defunto per l’aiuto spirituale, i consigli e gli incoraggiamenti ricevuti.
La lunga vita del cardinale Silvestrini fu intensamente operosa. Quanto egli ha fatto rimarrà negli annali della Santa Sede.
Noi, raccolti intorno alla sua salma, imploriamo per lui la misericordia divina, nella quale ha creduto e sperato, affinché, purificato da ogni colpa, sia accolto dal Signore nell’immensità del suo amore e nella sua eterna felicità.
Facciamo nostra la preghiera con la quale il Santo Padre concluderà questa liturgia: «Su, venite santi di Dio, accorrete angeli del Signore: prendete la sua anima e presentatela al cospetto dell’Altissimo».

L'Osservatore Romano, 30 - 31 agosto 2019