l'attesa e la gioia della vita nuova
"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (Lc. 1,42)
Sulla vicenda di stupore e di molteplicità esperienziale di una donna che aspetta una vita nuova che germoglia nel suo seno si è scritto tanto, sia dal punto di vista medico, che dal punto di vista psicologico ed esistenziale.
L'aspetto che noi credenti in Cristo più trascuriamo, dal punto di vista umano e della fede, è quello per cui si fa appartenere la maternità di Maria ad una dimensione così straordinaria e particolare a prescindere da tutti quegli aspetti umani che sicuramente l'accompagnarono. Questa "povertà" narrativa non nasce certo dalla essenzialità dei vangeli ma probabilmente da un approccio del tutto maschile alla fede; approccio sicuramente valido ma ovviamente limitato nella "percezione del mistero".
Solo le anime mistiche, uomo o donna che siano, hanno trasceso un approccio monotematico della fede per cogliere tutti i risvolti umani e spirituali che accompagnano il quotidiano nel realismo puro ed intimo dell'esistenza, fatto di avvenimenti pregnanti per cui l'eternità è già e adesso, già e non ancora come direbbe il buon Giussani.
Per rispettare il fatto dell'incarnazione Dio non poteva certo scegliersi una creatura "diversa", alienata o disincarnata. Per farSi conoscere all'uomo desiderò che il Suo Figlio nascesse nella pienezza dei tempi e nascesse da donna.
Questo la dice lunga su tanti aspetti. Innanzitutto sul valore della storia.
L'uomo biblico ha fatto esperienza al contempo della relatività e dell'importanza della storia. Relatività perché la storia della salvezza è appunto un attendere al compimento ma nello stesso è fondamentale nell'oggi e nell'attimo, perché l'istante storico è un dare spazio e luogo al trascendente che si svela e si ri-vela, in una dinamica di chiarore e di mistero. Dio è il Pedagogo che rispetta la gradualità della nostra povera natura e via via la compie.
La storia non è solo strumentale per il cristiano ma è anche la pienezza del tempo in cui Dio si svela (e si ri-vela) rendendo prezioso ed unico l'attimo per tutta la persona nella sua interezza fisica, psichica e spirituale. Questa è infatti la Sapienza, il riconoscere, lo svelarsi di Dio nell'attimo storico, nel qui ed ora (hic et nunc) nell'attesa del compimento. Attesa e pienezza.
Ogni visione che elude da una parte l'attesa e dall'altra il compimento fa violenza a ciò che ci dice la Bibbia e fa violenza al dono dell'Incarnazione. Se il cristianesimo è solo attesa del cielo diventa alienazione e fuga dal reale; se il cristianesimo è solo concentrato sull"ora" diventa immanentizzato ed impegno sociale obnubilando pian piano il trascendente che è l'anima stessa del reale.
La storia del Cristianesimo ha sempre navigato tra questi opposti prospettici che vanno dal quietismo, all'encratismo, allo spiritualismo, alla teologia della liberazione dall'altro lato.
Due posizioni che non sono cristianesimo ma prospettive limitate ed univoche del dono dell'incarnazione e che purtroppo portano all'aut-aut e non all'et-et
Qui è tutta la fatica; il già e non ancora. Di questa fatica che è fedeltà a Dio, a sé stessi e alla storia non ne sono stati immuni né Gesù né Maria.
L'uomo Gesù ha vissuto la fatica dell'abbandono a Dio e del servizio amoroso e totale all'uomo.
Maria non è stata privilegiata dalla fatica di crescere nella fede.
Pertanto quali sensazioni hanno accompagnato Maria con la vita che germogliava nel Suo seno possiamo immaginarlo... sono molto vicine alle sensazioni alle gioie e alle paure che ogni donna vive nel periodo della gestazione della vita nuova.
La chiamata alla maternità di Maria nasce con un sì... due parole... ma così pregnanti di forza, realismo e tenerezza.
Con un sì! Maria ottiene che una vita nasca dentro di Lei ma che, nel contempo, sia già unica nella Sua essenza; è già persona diremmo noi. Una persona che nasce... un essere in "distinzione non autonoma" perché sviluppi l'autonomia e sveli la pienezza del sé.
Sul concetto di persona ci torneremo fra poco ma intanto basti dire che non solo per la Sacra Scrittura la pienezza della persona c'è dal concepimento ma addirittura che il nuovo testamento con il "fatto" dell'incarnazione illumina grandemente ogni visione metafisica e quindi poi legislativa sulla persona. Nessun credente, non solo cristiano, ma anche biblico può accettare totalmente non solo una legge come quella sulla fecondazione assistita ma neanche una legge dello stato come la 194 sull'aborto... perché nessuno può decidere dell'esistenza di un altro ma solo mettersi al servizio dell'altrui esistenza. Le Persone non ci comprano, non si vendono, non sottostanno ad un desiderio di pochi.
Non parliamo poi delle posizioni di parte di ogni radicalità politica. Cesare ha il suo ruolo ma guai a lui se si mette al posto di Dio come un feticcio che decide il bene o il male. Guai a Cesare se non riconosce la morale naturale inseguendo mode e pruriti "democratici" o "tirannici". Guai a Cesare se si assoggetta a mezzi e fini che seguono logiche di lobby e di poteri economici che schiavizzano la Persona con una sorta di moderna eugenetica.
Maria fa esperienza come ogni donna di avere dentro di sé un mistero da custodire e da proteggere; un mistero che la lega radicalmente al Figlio di Dio ma che ne fa anche la prima seguace, credente e discepola.
In fin dei conti per ogni mamma che vive con coscienza il proprio essere madre, accade proprio questo: la coscienza del legame e la coscienza del dono di sé.
Una percezione distante, in genere, dal vissuto dell'uomo in quanto maschio se non nelle accezioni mistico-sacerdotali.
Tutte le attese e le curiosità sull'aspetto e sulla salute del bimbo hanno sicuramente accompagnato il desiderio, le attese e la fantasia della fanciulla di Nazareth. Certo, Maria non aveva la possibilità di fare una ecografia, ma chissà quante volte ha trepidato, sognato sul suo seno fiorente. Avrà pensato allo sguardo del suo bambino, ai suoi lineamenti, alla sua intelligenza, alla sua fatica di essere nel mondo in quanto vero uomo e vero Dio, alla delusione a cui andava incontro e chissà anche a quelle parole dell'Angelo sul trono di Davide e al mistero nascosto negli scritti del servo di Jahvé del profeta Isaia.
Una gioia infinita mista a coscienza e paura rafforzata nella speranza e dalla fiducia in Dio. Un universo emotivo e spirituale in cui limite e trascendenza si incontrano.
Talvolta si è detto che Dio che è infinito ha fatto il miracolo di rendere infinito il seno di Maria per esservi accolto; ed è vero.
Ma è vero anche che Maria (è con lei ogni donna) vive già un miracolo che è quello della preservazione dalla potenza della trascendenza di una vita nuova nel suo seno. Per chi di noi ha avuto l'opportunità di fare un'autentica e radicale esperienza di amore che coinvolge intelletto, emotività, volontà e tutto il proprio essere sa che si "può morire d'Amore".
Non certo nel senso romantico della parola ma nel senso che l'esperienza totalizzante è così forte da diventare incontenibile. Questa è in realtà l'esperienza della donna Maria in attesa del Suo Gesù ma è anche l'esperienza di ogni madre, l'esperienza della vita nuova che nasce e che, per miracolo, non fa "bruciare" di infarto gioioso la gestante.
Un miracolo che non è solo proprietà di Maria, dunque, ma di ogni donna.
Un miracolo che si ripete ad ogni sussulto del bimbo nel proprio seno.
Inoltre, spesso, la donna davanti alla vita che si espande prova, con il suo compagno, l'esperienza dell'inadeguatezza.
Inadeguatezza educativa, economica, sociale, ecc. Ma anche questa è sicuramente l'esperienza di limite e di paura che ha fatto Maria e che Lei ha deposto nella Provvidenza del Padre con tutta la sua ineguagliabile sensibilità.
Ciò che fa andare avanti talvolta alcune donne è solo l'incoscienza, l'abitudine; per altre, come Maria, una fede forte e alimentata nel Dio della vita, nel Dio fedele, che non tradisce mai e che ha cura inenarrabile per i suoi "piccoli". Questo fa sì che la maternità di Maria illumina ogni maternità.
Potremmo andare avanti per molto raccogliendo l'esperienza psico-spirituale di ogni mamma e trovarvi dentro l'esperienza di Maria; l'una esperienza illumina l'altra. I significati si intrecciano e si svelano.
Entrare dentro questa esperienza umana e spirituale dal cuore di Maria è fare Natale perché lì si capisce realmente quello che Gesù disse alla Beata Angela da Foligno: "io non ti ho amato per scherzo!" (Santa Angela da Foligno, Libro, Memoriale cap XXIII).
Egli ha scelto in tutto di appartenerci perché noi potessimo appartenere, liberamente e totalmente, a Lui.
Davanti a queste considerazioni ne aggiungiamo qualcun'altra.
La chiarezza del Principio di Persona viene dal tessuto Cristologico paolino e poi si fa strada nei Padri con la riflessione Trinitaria.
La persona nasce come un essere in "relazione con", così ci chiarirà successivamente la sintesi di Boezio. La Persona è un dono e come tale va rispettato perché porta in sé l'effige di Dio che è il Dio della vita; sempre.
Un essere in relazione vitale con Dio e con l'altro uomo. L'accento nella Bibbia è sempre posto sull'essere e non sull'operare o sulla produttività e neanche sull'autocoscienza. La persona si realizza in virtù di queste relazioni bi-polari (Dio e uomo) vissute in pienezza.
Il seno di Maria con il sì diventa custode dell'essere non dell'autocoscienza. Anzi quella relazione tra il divino e l'umano diventa vitale per l'umanità stessa. Da quel momento tutto ha un senso, tutto si spiega e tutta l'umanità è potenzialmente assunta in Dio. E tutto si compirà nell'Ascensione dopo gli eventi Pasquali. Non è un rapporto di forza ma di disarmo, di piccolezza, di povertà.
In realtà la Bibbia si pone sempre a sostegno proprio dell'indifeso, di colui che non ha autocoscienza e nessun potere giuridico.
Per tali motivi noi cristiani non possiamo tacere, soprattutto in ogni Natale e all'inizio di un nuovo anno, nel gridare il nostro sì alla vita in ogni sua forma. Anche perché quando il silenzio non è richiesto diventa connivenza con la menzogna e con la morte. Diventa realmente un peccato vigliacco e codardo di omissione.
Che Cristo ci doni fortezza oltre che speranza per accogliere il dono della Sua venuta responsabilmente e con gioia.
Gesù che nasce è la nostra gioia, Maria che lo dona al mondo è la nostra icona e il nostro paradigma.
Buon anno nel nome della Madre di Dio e madre nostra.
PiEffe