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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
beato transitoLa morte è il luogo teologico dell'abbattimento delle proiezioni di Dio
e la Resurrezione è il vero volto della Gioia del noi, con Dio ed i fratelli.
Come è arrivato Francesco, il poverello di Assisi, a chiamare la morte sorella?
Ha fraternizzato con lei ogni giorno. Ha vissuto immerso nella consapevolezza duplice del "Padre nostro": sono figlio e sono fratello.
Non si chiama sorella la morte se ogni giorno non la si incontra a viso aperto e se, soprattutto, ogni giorno non si vive la certezza nella fede della Resurrezione.
A viso aperto significa abbattere, nella Grazia, le proiezioni di Dio.
Sì perchè di Dio noi abbiamo delle proiezioni, sia per motivi fisiologici, di gradualità creaturale nel cammino,
sia, purtroppo, per motivi dovuti al peccato di origine.
Il lavoro del nemico è stato quello di deformarci il volto di Dio.
E dunque vi è proiezione sana, dovuta alla gradualità e alla pedagogia di Dio, basti vedere i protagonisti della storia biblica, dai progenitori all'ultimo discepolo,
sia proiezione malata, deformata.
Basti anche qui vedere la caduta in Gen. 3 fino a coloro che "vengono consegnati a satana" dal Beato Apostolo Paolo, passando per Giuda.
Le proiezioni di Dio, dunque, sono chiamate ad essere bruciate sull'altare della grazia.

Ed è Sapienza che passa per Scienza e poi per l'Intelletto: sono figlio nel Figlio, sono fratello nella Chiesa.

PiEffe