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ramon llullA cura di P. Pietro Messa, ofm

Il pensiero di Raimondo Lullo che si confrontò con tutti

La strage avvenuta a Parigi il 7 gennaio 2015 ha messo ancora più in evidenza l’esigenza nell’attuale epoca di globalizzazione di una educazione al rispetto e al dialogo in linea con lo spirito del perdono d’Assisi. Certamente la strada da percorrere per non scadere in pericolose polarizzazioni tra identità e accoglienza non è semplice; al riguardo un aiuto proviene dalla vita e pensiero del maiorchino Raimondo Lullo che alla fine del Duecento e inizio de Trecento ha scritto innumerevoli opere e percorso diversi territori per far apprendere la via del rispetto e del dialogo. Di seguito un contributo di Sara Muzzi – apparso in L’Osservatore Romano domenica 30 ottobre 2011 – che ben riassume il pensiero di Lullo.


Lullo nacque nell’odierna Palma di Maiorca nell’anno 1232 dell’Incarnazione, cioè all’inizio del 1233 dell’anno comune. Il padre di Lullo aveva accompagnato il re Giacomo I d’Aragona nella riconquista di Maiorca ed in cambio dei suoi servigi aveva ricevuto dei possedimenti nell’isola. Così vi si era trasferito con la moglie e là nacque Raimondo. A quattordici anni, ricevuta un’educazione cortese e cavalleresca, entrò come paggio al servizio del re e lo accompagnò nei suoi viaggi, venendo in contatto con la vita di corte, politica e diplomatica del Regno, mentre si dedicava alla composizione di canzoni d’amore alla maniera provenzale. Divenne siniscalco del re e ricevette l’incarico di educarne il figlio, il principe Giacomo. Si sposò, ma non rinunciò a condurre una vita mondana e dissoluta, di cui poi si pentirà amaramente. Verso i trenta anni la sua vita cambiò in seguito ad una conversione. Come ci narra la sua biografia, la Vita coetanea, una sera, mentre si dedicava alla composizione di una canzone per una donna che amava di un amore passeggero, ebbe una visione di Cristo crocifisso. Fu necessario il ripetersi di tale apparizione per altre quattro volte prima che la sua ostinata natura ne riconoscesse la realtà e comprendesse ciò che Dio voleva: Raimondo doveva abbandonare il mondo ed essere pronto a dare la propria vita e la propria anima per l’amore e per la gloria di Cristo, convertendo i Saraceni.

Per riuscire in quest’opera avrebbe composto un libro, il migliore del mondo, contro gli errori degli infedeli e sarebbe andato dal papa e dai re cristiani per ottenere la fondazione di monasteri, dove i futuri missionari avrebbero potuto apprendere l’arabo e le altre lingue orientali.

Fu l’ascolto di un sermone su san Francesco, tre mesi dopo, a spingerlo a privarsi di tutti i suoi beni, tranne una parte che aveva intenzione di riservare al mantenimento della moglie e dei figli, e che verranno utilizzati anche per i futuri viaggi e per i suoi amanuensi. Iniziò quindi un lungo pellegrinaggio nei principali luoghi di devozione della sua epoca. Al ritorno, desiderando di realizzare i suoi propositi e percependo come inadeguata la propria formazione, aveva intenzione di andare all’Università di Parigi. I famigliari, gli amici, soprattutto san Ramón de Peñafort, lo persuasero invece a restare a Maiorca, dando inizio ad un periodo di studi che durerà nove anni e farà di Lullo un missionario dotato di un metodo personale e nuovo.

La vera scuola di Raimondo Lullo fu il contatto con gli uomini. Acquistò uno schiavo arabo e da lui acquisì una buona conoscenza della lingua araba, dei principi dell'Islam e della cultura araba; attraverso i contatti con i musulmani liberi, apprese qualche nozione di filosofia e di teologia musulmana. La vita di corte prima e l’attività di missionario poi, gli diedero la possibilità di dialogare con artigiani, mercanti, marinai, cavalieri, trovatori, chierici, dottori, saraceni, ebrei, scismatici, principi, re, papi, consoli, ambasciatori provenienti da vari luoghi, ma Maiorca fu il primo teatro della sua formazione. Al centro delle rotte marittime tra l’Africa del Nord, l’Italia, la Sicilia, la penisola iberica, la Francia, vero ponte tra l’Europa e l’Africa, Maiorca era una delle città più cosmopolite del XIII secolo. A Maiorca si trovavano comunità di mercanti genovesi e pisani, vi erano giunti colonizzatori dalla Catalogna, da Montpellier, da Marsiglia. Un ruolo di fondamentale importanza per la vita economica e diplomatica era ricoperto dalla comunità ebraica che aveva offerto abili banchieri, intermediari nel traffico dell’oro, ambasciatori che per le loro conoscenze linguistiche potevano rappresentare la corona catalana nel Magrib. Infine, quasi la metà della popolazione totale dell’isola era costituita da musulmani, schiavi frutto della recente conquista, piccoli mercanti, uomini liberi provenienti da Minorca. Maiorca permise a Raimondo Lullo di conoscere l’universo culturale del regno catalano-aragonese, aperto sul Mediterraneo, l’Africa del Nord e la Francia, e del mondo sottomesso all’insegnamento di Maometto. Maiorca aveva fatto percepire a Lullo come la sua lingua materna potesse essere utilizzata per un “apostolato internazionale”: i traffici commerciali legati all’espansione imperialistica catalana avevano trasformato il catalano in una specie di lingua internazionale del commercio e della diplomazia. Questi anni di studio “sul campo”, in un ambiente multiculturale, di convivenza di religioni diverse, di tolleranza anche se fortemente legata ad equilibri politici e commerciali, troveranno la loro piena applicazione nella metodologia missionaria lulliana.

Quando ritenne di aver compensato le lacune della sua formazione, dieci anni dopo la sua conversione, Lullo si recò sul Monte Randa per dedicarsi alla vita contemplativa. Fu in questo luogo che per illuminazione divina ricevette “la forma e il modo” del libro che avrebbe dovuto comporre per la conversione degli infedeli. In questo periodo compose anche altre opere di cui ebbe notizia l’Infante Giacomo, che, nel 1274, lo convocò a Montpellier. Qui il secondogenito del re Giacomo I, per accertarne la devozione, fece esaminare gli scritti del suo vecchio precettore da un maestro in teologia che ne diede un parere favorevole. Sempre in questa città Lullo compose e fece lezioni pubbliche sull’Ars demonstrativa. Appena l’Infante venne innalzato al trono di Maiorca, Lullo ottenne il permesso e l’aiuto per la fondazione di un monastero missionario a Miramar, nel regno di Maiorca. Quest’ultimo doveva accogliere tredici frati, che per dedicarsi alla conversione degli infedeli, si sarebbero applicati nello studio delle lingue, soprattutto dell’arabo. Giacomo II di Maiorca dotò il monastero di un reddito proprio e la fondazione venne approvata dal papa Giovanni XXI nel 1276. Lullo chiese ed ottenne che il monastero venisse donato ai frati minori, che a differenza dei predicatori, non ne possedevano nessuno. Tornato a Maiorca Raimondo Lullo diresse personalmente il monastero di Miramar, alternando la vita contemplativa con lo studio e la composizione di varie opere. Nel 1277, circa, iniziano i viaggi verso Roma per chiedere al papa la fondazione di monasteri simili a Miramar. La Vita beati Raymundi Lulli, una biografia dettata da Lullo ad un monaco della Certosa di Vauvert nel 1311, riporta il terzo viaggio a Roma: Lullo vi giunse dopo la morte del papa Onorio IV e trovando la sede vacante si diresse a Parigi per insegnarvi la sua Arte. L’atteggiamento disorientato degli studenti parigini di fronte alla sua Arte lo spinse ad andare a Montpellier per scrivere una versione semplificata dell’Arte, intitolata Ars inventiva veritatis. Da qui si recò a Genova, dove tradusse in arabo l’Ars inventiva. Nel 1292 lo ritroviamo a Roma, per ottenere dal papa Nicola IV un sostegno per i suoi progetti missionari. L’insuccesso di questa impresa lo fece ritornare a Genova dove iniziò i preparativi per andare in Africa del Nord, per sperimentare la sua Arte, ma una grave crisi spirituale ne ritardò la partenza. Per alcuni studiosi lulliani è questo il momento in cui il Maiorchino decise di vincolarsi all’Ordine dei frati minori.

Quando riuscì a giungere a Tunisi dissertò solamente con gli uomini di religione, questi interlocutori interessati al suo metodo e colpiti dal suo atteggiamento tentarono di proteggerlo, ma non riuscirono ad evitargli l’espulsione decretata dalle autorità locali, nel 1294. Costretto ad imbarcarsi su una nave genovese, Lullo cercò di ritornare segretamente a terra, per non lasciare incompiuta l’opera di apostolato che aveva iniziato, ma vedendo ciò che era capitato ad un uomo che era stato scambiato per lui, decise di imbarcarsi per Napoli. Qui insegnò pubblicamente la sua Arte ed ottenne il permesso di predicare ai musulmani che si trovavano a Lucera e a quelli prigionieri a Castel dell’Ovo. Dopo l’elezione di Celestino V, diresse al nuovo papa una petizione in cui proponeva, inutilmente, la fondazione dei monasteri, la conquista della Terra Santa e l’unificazione degli Ordini militari. L’anno successivo, Lullo rinnovò la sua petizione a Bonifacio VIII, appena eletto papa. I tentativi di Raimondo si rivelarono inefficaci e la sua profonda delusione può essere letta nelle opere che risalgono a questo periodo. Alcuni studiosi fanno risalire a quest’epoca la sua entrata nel Terzo Ordine di S. Francesco. Nonostante non si possa affermare con certezza la sua appartenenza a tale Ordine, gli elementi fondamentali che caratterizzano l’esperienza francescana – l’esperienza di conversione e di riconciliazione, la centralità di Cristo, una spiritualità caratterizzata dall’ascolto della parola di Dio, da un rapporto di fraternità con tutti gli uomini, la predisposizione al dialogo e l’instaurazione di esso – sono i medesimi che ispirarono a Lullo la promozione del principio e della prassi dell’evangelizzazione dell’Islam. Tra il 1297 ed il 1299 lo troviamo prima a Montpellier, dove risiedeva Giacomo II di Maiorca e poi, ottenuta una raccomandazione per Filippo il Bello di Francia, a Parigi. Questa volta ottenne maggiori consensi tra gli studenti della Sorbona. Abbandonò poi Parigi per andare a Barcellona dove ottenne dal re Giacomo II d’Aragona il permesso di predicare nelle sinagoghe e nelle moschee del regno. Nel 1300 tornò a Maiorca dopo un lungo periodo di assenza. La perdita delle Baleari, da parte di Giacomo II di Maiorca, aveva spinto Lullo ad intrecciare relazioni con i re di Francia e di Napoli, alleati del suo monarca e nemici del re d’Aragona. I contatti tra Lullo e quest’ultimo risalgono al periodo in cui, come risultato indiretto del Trattato di Anagni del 1295, le Baleari stavano per essere restituite a Giacomo II di Maiorca.

Intraprese poi altri viaggi: a Cipro per ottenere dal re il permesso di discutere con i monofisiti, i nestoriani e gli infedeli che vivevano nell’isola e raggiungere il sultano di Babilonia, il re di Siria ed Egitto; a Famagosta presso il Gran Maestro dell’Ordine dei Templari; in Armenia, Rodi, Malta, Maiorca, Montpellier, Genova. Nel 1305, nella speranza di essere ascoltato dal nuovo papa Clemente V, cui aveva presentato i suoi progetti nel Liber de fine, seguì la corte pontificia a Lione. Ma il papa ed i cardinali non presero in considerazione le sue suppliche. Di nuovo si mise in viaggio: Parigi, Pisa, Maiorca con l’intenzione di imbarcarsi per Bugía.

Appena giunto in terra berbera iniziò a predicare pubblicamente la fede cattolica suscitando reazioni violente tra i musulmani. Si salvò dalla lapidazione e dalla condanna a morte grazie all’intervento del muftì della città, che non poté però evitargli una prigionia durissima. L’intercessione dei catalani e dei genovesi presenti in quel luogo fece sì che le condizioni della sua detenzione migliorassero. Anche la prigione si trasformò in un luogo di scambio ed apprendimento: ogni giorno, per convincerlo a sottomettersi alla legge di Maometto gli venivano inviati uomini che gli offrivano mogli, onori, ricchezze, che Lullo rifiutava cercando di dare chiarimenti sulla dottrina cristiana. Il risultato di questi colloqui dovevano essere due libri in cui ciascuna delle due parti esponeva le ragioni della verità della propria fede, ma solo Lullo portò a termine il suo. Dopo sei mesi di prigionia, di cui una parte trascorsa nella latrina della prigione, venne espulso da Bugia e fatto imbarcare su una nave diretta a Genova. Una tempesta, però, lo fece riparare a Pisa dove venne accolto con molti onori e poté dedicarsi alla trascrizione e composizione di alcune opere. Il governo di questa repubblica gli diede raccomandazioni per il papa affinché si organizzasse una nuova crociata per la conquista della Terra Santa. Così, senza mai smettere di scrivere, Lullo andò a Genova, Montpellier, Avignone, Parigi dove intraprese una vera crociata contro l’averroismo. A Filippo il Bello chiese di liberare Parigi “dagli errori” di Averroè, che negavano i punti fondamentali della religione cristiana e trasmettevano una visione distorta dell’uomo, e di fondare collegi dove venissero insegnate le lingue degli infedeli. Dai maestri dell’Università parigina ottenne il riconoscimento delle sue dottrine, e dal re di Francia carte commendatizie per tutta la Cristianità. Alla notizia della convocazione del Concilio di Vienne, Lullo si precipitò nella cittadina francese. Con una nuova Petizione propose la costituzione delle scuole per i futuri predicatori, l’unificazione degli ordini militari, l’utilizzo della decima ecclesiastica per il recupero della Terra Santa, la riforma economica della Chiesa, la differenziazione tra gli abiti secolari e quelli ecclesiastici, il divieto di insegnare la filosofia come era stata trasmessa da Averroè, il divieto agli usurai di fare testamento, il permesso di predicare agli ebrei ed ai musulmani rispettivamente il venerdì ed il sabato, la riforma della giustizia e della medicina. Finalmente il Concilio prese in considerazione le proposizioni che Lullo aveva presentato, alcune delle quali videro un’attuazione pratica. Venne stabilita la fondazione di cinque collegi a Roma, Bologna, Parigi, Salamanca, Oxford dove doveva essere insegnata la lingua araba, ebraica e caldea o siriaca. Venne approvata anche una nuova spedizione in Terra Santa.

Nel 1312, conclusosi il Concilio, Lullo nonostante l’età avanzata, andò a Montpellier, a Maiorca per passare poi a Messina, spinto probabilmente dalla politica di Federico III e dai disegni per la crociata e per le scuole di lingue del monarca siciliano. Qui scrisse manuali per il lavoro pastorale indirizzati forse ai riformisti e agli Spirituali che si erano raccolti intorno a Federico III. Da Messina, con il fermo proposito di tornare a Bugia, tornò a Maiorca. Giunse a Bugia nel 1314 ed iniziò a dedicarsi alla predicazione pubblica ed alle controversie scritte con i dottori musulmani. Passò poi a Tunisi dove terminò le ultime due opere di cui abbiamo notizia, che recano la data del dicembre del 1315. La sua morte può essere fissata tra il dicembre del 1315 ed il marzo del 1316. La tradizione lo vuole martire a Bugia per mano musulmana: ferito, morirà poco prima di giungere a Maiorca.



L’argomento sarà oggetto delle lezioni pubbliche Raimondo Lullo tra Occidente e Oriente del prof. J. Perarnau i Espelt presso la Pontificia Università Antonianum nei giorni lunedì 12 e 19 gennaio 2015 dalle ore 17,00 alle ore 18,35.

Per un approfondimento cfr. Raimondo Lullo, Il Libro del gentile e dei tre savi, a cura di S. muzzi, Paoline, Milano 2012.