Catechesi Santo Padre
Nonni e nipote

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si celebra la quarta domenica di luglio - quest’anno il 26 luglio -, sul tema “Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15):

Messaggio del Santo Padre

Io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15)

Cari fratelli e sorelle,

per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani (cfr Is 49,16) e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio (cfr Is 49,15). Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del “tu”. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno può sentire quel “Non ti dimenticherò mai” rivolto a sé.

Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia. Esse sono la risposta a un angoscioso sentimento che agita il cuore: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato» (Is 49,14). Quante volte nella Sacra Scrittura, in particolare nei Salmi, la preghiera nasce dallo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata! La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo molte persone, e tra queste non poche sono anziane.

L’amore di Dio, che invece non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia.

La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio. Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta “Io invece non ti dimenticherò mai” prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. «In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 239).

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai!”.

È dolce, ad ogni età, ma specialmente quando non si è più giovani, scoprire, come disse il Beato Giovanni Paolo I, che siamo destinatari «da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre» (Angelus, 10 settembre 1978). Anche se non viene spontaneo pensare così, la verità è che nemmeno da vecchi cessiamo di essere figli e figlie, e perciò resta valido, ogni giorno, l’invito a tornare tra le braccia di Dio, il cui amore è paterno e materno insieme.

La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale. In questo nuovo cammino si può riconoscere che Dio, come dice Sant’Agostino, «è madre perché riscalda, perché nutre, perché allatta, perché custodisce» (Commento al Salmo 26, II, 18). È una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilità che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura. A Dio, che si fa prossimo e che impariamo a riconoscere nella sua tenerezza, possiamo ora rivolgerci con fiducia filiale nella preghiera. Non è mai troppo tardi per iniziare a rivolgersi a Lui. Può essere un grande dono per tutti.

Cari anziani e anziane, Papa Francesco parlava di voi come di un “nuovo popolo” (Catechesi, 23 febbraio 2022), in quanto il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana. È allora quanto mai importante con voi, “nuovo popolo”, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilità, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita. Infatti, quando è accettata e riconosciuta, la fragilità «apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera» (Incontro con la comunità algerina, Basilica di Nostra Signora d’Africa, Algeri, 13 aprile 2026).

È così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. Gv 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: «Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza» (Is 30,15). Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera. In questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero.

Sorelle e fratelli anziani, vi ringrazio perché mi sostenete ogni giorno con le vostre preghiere, specialmente quando recitate il santo Rosario. Ricambio di cuore e vi lascio questo augurio: il Signore ci rinnovi sempre nella fede, nella speranza e nella carità, Lui che mai si dimentica di noi!

Dal Vaticano, 15 giugno 2026

LEONE PP. XIV

[00981-IT.01]

Traduzione in lingua francese

Je ne t'oublierai jamais (Is 49, 15)

Chers frère et sœurs,

par la bouche du prophète Isaïe, le Seigneur promet qu’Il n’oubliera jamais aucun d’entre nous. Il nous assure qu’Il a gravé nos visages dans la paume de ses mains (cf. Is 49, 16) et que son amour est plus grand que celui d’une mère pour son enfant (cf. Is 49, 15). Le prophète nous laisse entrevoir un dialogue intime et intense dans lequel Dieu s’adresse à chacun et au peuple lui-même en utilisant le “tu”. Aujourd’hui encore, nous pouvons lire ces paroles comme s’adressant à chacun de nous, et chacun peut entendre ce « Je ne t’oublierai jamais » qui lui est destiné.

Ce sont des paroles qui remplissent de consolation et de confiance. Elles sont la réponse à un sentiment angoissant qui agite le cœur : « Le Seigneur m’a abandonné, le Seigneur m’a oublié » (Is 49,14). Combien de fois, dans les Saintes Écritures, en particulier dans les Psaumes, la prière naît-elle du désarroi de ceux qui ont l’impression que leur vie n’intéresse personne et qu’elle est négligée ! La douloureuse sensation d’être oublié est malheureusement commune à beaucoup de personnes, et parmi elles, nombreuses sont les personnes âgées.

L’amour de Dieu, qui n’oublie personne, se propose comme un acte de justice et une réponse à l’anonymat dans lequel la vie humaine finit trop souvent par se perdre. Un voile semble recouvrir la vie de nombre de personnes âgées, effaçant les traits de leurs visages et les enveloppant d’oubli. C’est ce qui se passe dans les foyers où règne la solitude, ainsi que dans ces lieux de soin où la singularité de chaque personne risque d’être réduite au numéro de son lit ou à sa pathologie.

La célébration de la Journée Mondiale des Grands-parents et des Personnes âgées est l’occasion de redécouvrir que l’Église est appelée à être la mère de tous et qu’à tout âge, il est toujours possible de se découvrir fils et filles de Dieu. Que cette Journée soit donc un encouragement pour tous, en particulier pour les plus jeunes, à reprendre la belle habitude de rendre visite à leurs grands-parents, aux personnes âgées de la famille, ainsi qu’à ceux qui ne reçoivent aucune visite. Apportez-leur, par ce message et par votre présence, la proximité et l’affection du Pape. Faites en sorte que les paroles du prophète « Moi, je ne t’oublierai jamais » prennent la forme d’une rencontre tendre et affectueuse. « À une époque qui tend à tout accélérer et à tout fragmenter, la chair humaine continue de demander à être soignée et reconnue par des mains capables de tendresse, par des esprits attentifs et par de bonnes paroles. La culture numérique multiplie les connexions et offre de nouvelles possibilités de rencontre ; pourtant, le cœur humain conserve un besoin irremplaçable de proximité » (Lettre encyclique Magnifica humanitas, n. 239).

L’Église connaît la souffrance de ses enfants les plus âgés ; elle sait bien qu’on les regarde trop souvent avec des préjugés et qu’on les considère comme un fardeau ; elle est consciente qu’une économie axée sur le profit affaiblit les liens familiaux ; elle sait que de nombreuses personnes âgées sont abandonnées par leurs enfants, contraints d’émigrer ou, dans certains cas, de partir à la guerre. Pour chacune de ces raisons, elle se réjouit d’annoncer la promesse du Seigneur : « Moi, je ne t’oublierai jamais ! ».

Il est doux, à tout âge, mais surtout quand on n’est plus tout jeune, de découvrir, comme l’a dit le Bienheureux Jean-Paul Ier, que «nous sommes de la part de Dieu objet d'un amour sans faille. Nous le savons: Il a toujours les yeux ouverts sur nous même lorsqu'il nous semble qu'il fait nuit. Il est père ; plus encore Il est mère » (Angelus, 10 septembre 1978). Même si cela ne vient pas spontanément à l’esprit, la vérité est que, même dans la vieillesse, on ne cesse pas d’être fils et fille, et c’est pourquoi l’invitation à retourner dans les bras de Dieu, dont l’amour est à la fois paternel et maternel, reste valable chaque jour.

Pour beaucoup, la découverte de la tendresse de Dieu se fait au cours de l’existence, parfois même dans la dernière phase de la vie. En effet, contrairement au passé, il est de plus en plus fréquent de vieillir sans avoir eu une véritable expérience de la foi. Dans ce cas, l’âge avancé, à partir des questions que l’on se pose avec plus d’urgence à cette période de la vie, peut devenir le moment opportun pour commencer ou reprendre une vie spirituelle. Sur ce nouveau chemin, on peut reconnaître que Dieu, comme le dit saint Augustin, « est mère parce qu’il réchauffe, parce qu’il nourrit, parce qu’il allaite, parce qu’il protège » (Commentaire sur le Psaume 26, II, 18). C’est une prise de conscience qui aide à ne pas avoir honte de la fragilité qui se manifeste et aussi à comprendre que nous avons tous, toujours, besoin les uns des autres et que nous sommes tous en quête d’attention et de soins. À Dieu, qui se fait proche et que nous apprenons à reconnaître dans sa tendresse, nous pouvons désormais nous adresser avec une confiance filiale dans la prière. Il n’est jamais trop tard pour commencer à s’adresser à Lui. Cela peut être un grand don pour chacun.

Chers aînés, le Pape François parlait de vous comme d’un « peuple nouveau » (Catéchèse, 23 février 2022), car le nombre de personnes âgées n’a jamais été aussi élevé dans l’histoire de l’humanité. Il est donc plus important que jamais de réfléchir avec vous, « nouveau peuple », à ce que peut être notre vocation lorsque la fragilité, compagne de l’homme depuis sa naissance, semble prendre le dessus. Je voudrais vous dire : n’ayez pas peur de la fragilité ! Cette faiblesse cache en elle-même un nouveau potentiel qui éclaire également les autres âges de la vie. En effet, lorsqu’elle est acceptée et reconnue, la fragilité « ouvre le cœur au soutien mutuel et à l’invocation de Celui qui peut donner ce qu’aucun pouvoir humain n’est en mesure de garantir : la réconciliation profonde des cœurs et, avec elle, la paix véritable » (Rencontre avec la communauté algérienne, Basilique Notre-Dame d’Afrique, Alger, 13 avril 2026).

C’est ainsi que nous pouvons vivre, en tant que chrétiens, le temps de la vieillesse: “fragiles” mais en même temps “appelés”. Un homme et une femme peuvent, en effet, renaître dans leur vieillesse (cf. Jn 3, 4-6) et s’écrier, avec le prophète: «Par la conversion et le calme, vous serez sauvés; dans la tranquillité, dans la confiance sera votre force » (Is 30, 15). Une force qui peut devenir une invitation à ne pas recourir aux voies de l’arrogance et de la puissance pour garantir la coexistence humaine, mais aux voies de la réconciliation et de la paix véritable. En cette époque, si durement marquée par la violence guerrière et sociale, beaucoup s’interrogent sur ce que sera le monde dans lequel grandiront leurs petits-enfants. Je vous exhorte, bien-aimés, à vous joindre à moi pour prier avec insistance afin que la paix vienne bientôt dans le monde entier.

Chères sœurs et chers frères âgés, je vous remercie de me soutenir chaque jour par vos prières, en particulier lorsque vous récitez le Saint Rosaire. Je vous le rends de tout cœur et je vous laisse ce vœu : que le Seigneur nous renouvelle toujours dans la foi, l’espérance et la charité, Lui qui ne nous oublie jamais !

Du Vatican, le 15 juin 2026

LÉON PP. XIV

[00981-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

I will never forget you (Is 49:15)

Dear brothers and sisters,

Through the prophet Isaiah, the Lord promises that he will never forget any of us. He assures us that he has engraved our faces on the palms of his hands (cf. Is 49:16) and that his love is greater than a mother’s love for her child (cf. Is 49:15). The prophet gives us a glimpse of an intimate and intense dialogue in which God addresses, in familiar terms, each person individually and the people as a whole. Even today, we can read these words as referring to each of us, and everyone can hear that “I will never forget you” spoken directly to them.

These are words that fill us with comfort and hope. They are the answer to an agonizing feeling that troubles the heart: “The Lord has forsaken me; my Lord has forgotten me” (Is 49:14). How often in Sacred Scripture, especially in the Psalms, does prayer spring from the despair of those who feel that their lives are of no interest to anyone and are being neglected! The painful feeling of being forgotten is, unfortunately, shared by many people, and among them are quite a few elderly people.

God’s love, which forgets no one, offers itself as an act of justice and a response to the anonymity in which human life all too often ends up lost. The lives of many elderly people, in particular, seem to be covered by a veil that blurs the features of their faces and shrouds them in oblivion. This is what happens in homes where loneliness reigns and also in those care facilities where each person’s uniqueness risks being reduced to a bed number or an illness.

The celebration of the World Day of Grandparents and the Elderly is an opportunity to rediscover that the Church is called to be a mother to all and that at any age it is always possible to recognize ourselves as sons and daughters of God. May this day, therefore, be an inspiration for everyone, especially the young, to revive the beautiful custom of visiting their grandparents, the elderly members of the family and even those who have no one to visit them. Bring them, through this message and your presence, the closeness and affection of the Pope. Ensure that the words of the prophet, “But I will never forget you,” take the form of a tender and affectionate encounter. “In an era that favors speed and fragmentation, the human person still yearns to receive care and recognition from attentive minds, kind words and hands capable of tenderness. The digital culture multiplies connections and offers new opportunities for interaction; yet, the human heart retains an irrevocable need for genuine closeness” (Encyclical Letter, Magnifica Humanitas, 239).

The Church understands the suffering of her elderly members; she knows full well that they are all too often viewed through the lens of stereotypes and considered a burden; she is aware that a profit-driven economy weakens family ties; she knows that many elderly people are left behind by children who are forced to migrate or, in some cases, to fight in wars. For each of these reasons, she joyfully proclaims the Lord’s promise: “But I will never forget you!”

It is a joy, at any age, but especially when we are no longer young, to discover, as John Paul I said, that we are the recipients “of undying love on the part of God. We know: he has always his eyes open on us, even when it seems to be dark. He is our father; even more he is our mother” (Angelus, 10 September 1978). Even if it does not come naturally to think this way, the truth is that even in old age we do not cease to be sons and daughters; therefore, the invitation to return to the arms of God — whose love is both paternal and maternal — remains worthwhile at any age.

For many, the discovery of God’s tenderness takes place over the course of their lives, sometimes even in its final stages. Indeed, unlike in the past, it is increasingly common to reach old age without having had a genuine experience of faith. In such cases, old age — beginning with the questions that arise with greater urgency during this season of life — can become the right time to begin or resume a spiritual life. On this new journey, one can recognize that God, as Saint Augustine says, “is a mother because he cherishes, because he nourishes, because he nurses, because he protects” (Commentary on Psalm 27, II, 18). It is an awareness that helps us not to feel ashamed of the fragility that emerges and also to understand that we are always in need of one another and in need of attention and care. To God, who draws near to us and whom we learn to recognize in his tenderness, we can now turn with filial trust in prayer. It is never too late to begin turning to him. It can be a great gift for everyone.

Dear elderly men and women, Pope Francis spoke of you as a “new people” (Catechesis, 23 February 2022), since the number of older adults has never been so large in human history. It is, therefore, more important than ever to reflect with you, this “new people,” on what our vocation might be when fragility — the human person’s companion from birth — seems to take over. I would like to say to you: do not be afraid of fragility! It is precisely this weakness that holds within itself a new potential that also illuminates the other stages of life. Indeed, when “we acknowledge our fragility, our hearts become open to supporting one another and to invoking the One who can grant what no human power can ensure: the profound reconciliation of hearts and, with it, true peace” (Meeting with the Algerian community, Basilica of Our Lady of Africa, Algiers, 13 April 2026).

This is how we can live out our old age as Christians: “fragile” yet at the same time “called.” A man and a woman can, in fact, be born anew in old age (cf. Jn 3:4-6) and exclaim, with the prophet: “In returning and rest you shall be saved; in quietness and in trust shall be your strength” (Is 30:15). This strength can become an invitation not to resort to the ways of arrogance and power to ensure human coexistence, but to the ways of reconciliation and true peace. In this time, so harshly marked by the violence of war and social unrest, many wonder what the world in which their grandchildren will grow up will be like. I urge you, dear friends, to join me in praying earnestly that peace may soon come to the whole world.

Dear elderly brothers and sisters, I thank you for supporting me every day with your prayers, especially when you recite the Holy Rosary. I return this gratitude from the bottom of my heart and leave you with this prayer: may the Lord always renew us in faith, hope and love — He who never forgets us!

From the Vatican, 15 June 2026

LEO PP. XIV

[00981-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Ich aber werde dich niemals vergessen (Jes 49,15)

Liebe Brüder und Schwestern,

durch den Mund des Propheten Jesaja verspricht der Herr, dass er keinen von uns jemals vergessen wird. Er versichert uns, dass er uns alle eingezeichnet hat in seine Hände (vgl. Jes 49,16) und dass seine Liebe größer ist als die einer Mutter zu ihrem Kind (vgl. Jes 49,15). Der Prophet lässt uns einen innigen und intensiven Dialog erahnen, in dem Gott jeden Einzelnen und das ganze Volk mit „du“ anspricht. Auch heute können wir diese Worte auf jeden von uns beziehen, und alle dürfen sich von diesem „Ich vergesse dich nicht“ angesprochen fühlen.

Es sind Worte, die mit Trost und Zuversicht erfüllen. Sie sind die Antwort auf ein quälendes Gefühl, das das Herz bewegt: »Der Herr hat mich verlassen, Gott hat mich vergessen« (Jes 49,14). Wie oft in der Heiligen Schrift, insbesondere in den Psalmen, kommt das Gebet aus der Verlorenheit derer, die meinen, ihr Leben sei für niemanden von Interesse und werde vernachlässigt! Das schmerzliche Gefühl, vergessen zu sein, verbindet leider viele Menschen, und unter ihnen sind nicht wenige ältere Leute.

Die Liebe Gottes hingegen, die niemanden vergisst, erscheint als Akt der Gerechtigkeit und als Antwort auf die Anonymität, in der das menschliche Leben allzu oft verloren geht. Insbesondere über dem Leben vieler älterer Menschen scheint ein Schleier zu liegen, der ihre Gesichtszüge verschwimmen lässt und in Vergessenheit hüllt. Das geschieht in den Häusern, in denen Einsamkeit herrscht, und auch in jenen Pflegeeinrichtungen, wo die Gefahr besteht, dass die Einzigartigkeit des Menschen sich auf die Nummer seines Bettes oder sein Krankheitsbild reduziert.

Der Welttag der Großeltern und älteren Menschen ist eine Gelegenheit, neu zu entdecken, dass die Kirche dazu berufen ist, Mutter aller zu sein, und dass es in jedem Alter möglich ist, sich als ein Sohn oder eine Tochter Gottes zu erfahren. Dieser Tag sei daher ein Ansporn für alle, insbesondere für die Jüngeren, die schöne Gewohnheit wiederaufzunehmen, ihre Großeltern, die älteren Familienmitglieder und auch diejenigen zu besuchen, die keinen Besuch erhalten. Bringt ihnen mit dieser Botschaft und eurer Gegenwart die Nähe und Zuneigung des Papstes zum Ausdruck. Tut es so, dass die Worte des Propheten „Ich aber vergesse dich niemals“ in einer herzlichen und liebevollen Begegnung konkrete Gestalt annehmen. »In einer Zeit, die zu Beschleunigung und Fragmentierung neigt, verlangt der menschliche Körper weiterhin nach Fürsorge und Anerkennung durch Hände, die zu Zärtlichkeit fähig sind, durch aufmerksame Menschen und durch freundliche Worte. Die digitale Kultur vervielfacht Verbindungen und bietet neue Möglichkeiten der Begegnung; dennoch bewahrt das menschliche Herz ein unverzichtbares Bedürfnis nach Nähe« (Enzyklika Magnifica humanitas, 239).

Die Kirche kennt das Leid ihrer älteren Söhne und Töchter; sie weiß sehr wohl, dass man allzu oft mit Voreingenommenheit auf sie blickt und man sie als Last empfindet; sie ist sich bewusst, dass eine gewinnorientierte Wirtschaft die familiären Bindungen schwächt; sie weiß, dass viele ältere Menschen von ihren Kindern verlassen werden, die zur Migration gezwungen sind oder, in einigen Fällen, in den Krieg ziehen müssen. Im Blick auf all diese Gründe verkündet sie freudig das Versprechen des Herrn: „Ich aber vergesse dich niemals!“

Es ist in jedem Alter schön, aber besonders, wenn man nicht mehr jung ist, zu entdecken, dass wir, wie der selige Johannes Paul I. sagte, »von Gott mit einer unvergänglichen Liebe beschenkt sind. Wir wissen: Er hat immer seine Augen auf uns gerichtet, auch wenn es Nacht zu sein scheint. Er ist Vater; noch mehr ist er Mutter« (Angelus, 10. September 1978). Auch wenn uns dieser Gedanke ungewohnt erscheinen mag, so ist es doch wahr, dass wir auch im Alter nicht aufhören, Söhne und Töchter zu sein, und so bleibt die Einladung, in die Arme Gottes zurückzukehren, dessen Liebe zugleich väterlich und mütterlich ist, jeden Tag gültig.

Viele entdecken erst im Laufe ihres Lebens die Zärtlichkeit Gottes, manchmal gerade auf dem letzten Lebensabschnitt. Denn anders als früher geschieht es immer häufiger, dass Menschen älter werden, ohne je eine echte Glaubenserfahrung gemacht zu haben. In diesem Fall kann das fortgeschrittene Alter, ausgehend von den Fragen, die man sich in dieser Lebensphase mit größerer Dringlichkeit stellt, zur günstigen Gelegenheit werden, um ein geistliches Leben zu beginnen oder wiederaufzunehmen. Auf diesem neuen Weg kann man erkennen, dass Gott, wie der heilige Augustinus sagt, „Mutter ist, weil er wärmt, weil er nährt, weil er stillt, weil er behütet“ (Kommentar zum Psalm 26, II, 18). Dieses Bewusstsein hilft, sich der aufkommenden Gebrechlichkeit nicht zu schämen und zu verstehen, dass wir stets einander brauchen und dass wir alle um Aufmerksamkeit und Fürsorge „betteln“. Zu Gott, der uns seine Nähe schenkt und den wir in seiner Zärtlichkeit immer besser kennenlernen, können wir nun mit kindlichem Vertrauen beten. Es ist nie zu spät, sich an ihn zu wenden. Das kann ein großes Geschenk für alle sein.

Liebe ältere Männer und Frauen, Papst Franziskus sprach von euch als einem „neuen Volk“ (Katechese, 23. Februar 2022), da die Zahl der Menschen im fortgeschrittenen Alter in der Geschichte der Menschheit noch nie so hoch war wie heute. Es ist daher wichtiger denn je, mit euch, dem „neuen Volk“, darüber nachzudenken, worin unsere Berufung bestehen könnte, wenn die Gebrechlichkeit, die den Menschen von Geburt an begleitet, die Oberhand zu gewinnen scheint. Ich möchte euch sagen: Fürchtet euch nicht vor der Gebrechlichkeit! Gerade diese Schwäche birgt ein neues Potenzial, das auch die anderen Lebensabschnitte erhellt. Denn wenn sie angenommen und anerkannt wird, macht die Gebrechlichkeit »das Herz offen für gegenseitige Unterstützung und für die Anrufung Gottes, der das schenken kann, was keine menschliche Macht garantieren kann: die tiefe Versöhnung der Herzen und damit den wahren Frieden« (Begegnung mit der algerischen Gemeinschaft, Basilika Unserer Lieben Frau von AfrikaAlgier13. April 2026).

So können wir als Christen das Alter leben: „gebrechlich“, aber zugleich „berufen“. Ein Mann und eine Frau können nämlich noch im Alter wiedergeboren werden (vgl. Joh 3,4–6) und mit dem Propheten ausrufen: »Durch Umkehr und Ruhe werdet ihr gerettet, im Stillhalten und Vertrauen liegt eure Kraft« (Jes 30,15). Eine Kraft, die zur Einladung werden kann, nicht auf Arroganz und Macht zurückzugreifen, um das menschliche Zusammenleben zu sichern, sondern auf Versöhnung und wahren Frieden. In dieser Zeit, die so schwer von kriegerischer und sozialer Gewalt geprägt ist, fragen sich viele, wie die Welt aussehen wird, in der ihre Enkelkinder aufwachsen werden. Ich fordere euch, liebe Brüder und Schwestern, dazu auf, mit mir beständig um einen baldigen Frieden in der ganzen Welt zu beten.

Liebe ältere Schwestern und Brüder, ich danke euch, dass ihr mich jeden Tag mit euren Gebeten unterstützt, besonders wenn ihr den Rosenkranz betet. Auch ich versichere euch von Herzen meines Gebets und wünsche euch, dass der Herr, der uns niemals vergisst, uns stets im Glauben, in der Hoffnung und in der Liebe erneuern möge!

Aus dem Vatikan, am 15. Juni 2026

LEO PP. XIV

[00981-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Yo no te olvidaré (Is 49,15)

Queridos hermanos y hermanas:

Por boca del profeta Isaías el Señor promete que no se olvidará nunca de ninguno de nosotros. Nos asegura que nuestros rostros los lleva tatuados en las palmas de sus manos (cf. Is 49,16) y que su amor es más grande que el de una madre por su hijo (cf. Is 49,15). El profeta nos permite entrever un diálogo íntimo y personal en el que Dios se dirige a cada uno y al pueblo tratándole de “tú”. También hoy podemos leer estas palabras dirigidas a nosotros y cada uno puede escuchar ese “nunca te olvidaré” como referido a sí mismo.

Son palabras que nos llenan de consuelo y de confianza. Son la respuesta a un angustioso sentimiento que agita el corazón: «Me ha abandonado el Señor, mi dueño me ha olvidado» (Is 49,14). ¡Cuántas veces en la Sagrada Escritura, en particular en los salmos, la oración nace de la desorientación de quien tiene la impresión de que la propia vida no le interesa a nadie y se desprecia a uno mismo! La dolorosa sensación de ser olvidados, desafortunadamente, es común en muchas personas, especialmente entre los mayores.

Sin embargo, el amor de Dios, que no olvida a ninguno, se presenta como acto de justicia y respuesta al anonimato, en el cual muy frecuentemente la vida humana acaba por perderse. En particular, sobre la vida de muchos mayores parece haberse extendido un velo que difumina los rasgos de los rostros y los cubre con el olvido. Es lo que sucede en las casas donde reina la soledad y también en aquellos lugares de hospitalización donde la singularidad de cada persona corre el riesgo de ser reducida al número de su cama o a su patología.

La celebración de la Jornada Mundial de los Abuelos y de los Mayores es una oportunidad para redescubrir que la Iglesia está llamada a ser madre de todos y que en cualquier edad es posible descubrirse siempre como hijos e hijas de Dios. Que esta Jornada sea, por lo tanto, un estímulo para todos, en particular para los más jóvenes, y así retomar la bella costumbre de visitar a los propios abuelos, los mayores de la familia y también a aquellos que no reciben ninguna visita. Llévenles, junto con este mensaje y su presencia, la cercanía y el afecto del Papa. Háganlo de tal modo que las palabras del profeta “Yo nunca te olvidaré” adquieran la forma de un tierno y afectuoso encuentro. «En una época que tiende a acelerar y a fragmentar, la carne humana sigue pidiendo ser cuidada y reconocida por manos capaces de ternura, por mentes atentas y buenas palabras. La cultura digital multiplica las conexiones y ofrece nuevas posibilidades de encuentro; sin embargo, el corazón humano conserva una necesidad irrenunciable de proximidad» (Carta enc. Magnifica humanitas, 239).

La Iglesia conoce el sufrimiento de sus hijos más mayores, sabe bien que muchas veces se les mira con prejuicios y se les considera un peso; es sabedora de que una economía concentrada sobre el beneficio debilita las relaciones familiares; sabe que muchos ancianos son abandonados por los hijos que se ven obligados a migrar o, en algunos casos, a combatir en la guerra. Por cada uno de estos motivos, se alegra de anunciar la promesa del Señor: “Yo nunca te olvidaré”.

Es agradable descubrir a cualquier edad, pero especialmente cuando no se es ya joven, como dijo el beato Juan Pablo I, que somos destinatarios «de parte de Dios de un amor atemporal. Sabemos: tiene siempre abiertos los ojos sobre nosotros, incluso cuando parece que sea de noche. Es padre; más aún, es madre» (Ángelus, 10 septiembre 1978). Aunque no sea espontáneo pensar así, la verdad es que ni siquiera cuando somo mayores dejamos de ser hijos e hijas, y por eso sigue siendo válida cada día la invitación a volver a los brazos de Dios, cuyo amor es paternal y maternal a la vez.

El descubrimiento de la ternura de Dios, para muchos, sucede en el transcurso de la existencia, muchas veces propiamente en el último tramo de la vida. De hecho, cada vez más frecuentemente, a diferencia de lo que ocurría en el pasado, es posible hacerse mayores sin haber tenido una experiencia real de fe. La edad avanzada, en este caso, a partir de las preguntas que nos hacemos con más urgencia en esta etapa de la vida, puede convertirse en el tiempo oportuno para iniciar o retomar una vida espiritual. En este nuevo camino se puede reconocer que Dios, como dice san Agustín, «es madre porque calienta, porque nutre, porque amamanta, porque custodia» (Comentario al Salmo 26, II, 18). Es una conciencia que ayuda a no sentir vergüenza por la fragilidad que aparece y también a comprender que todos, siempre, tenemos necesidad los unos de los otros y requerimos atención y cuidados. A Dios, que se hace prójimo y al que aprendemos a reconocer en su ternura, podemos dirigirnos ahora con filial confianza en la oración. Nunca es demasiado tarde para comenzar a dirigirse a Él. Puede ser un gran don para todos.

Queridos mayores, el Papa Francisco hablaba de ustedes como de un “nuevo pueblo” (Catequesis, 23 febrero 2022), en tanto que el número de personas avanzadas en edad nunca había sido así de elevado en la historia humana. Es cuanto más importante, pues, con ustedes, “nuevo pueblo”, reflexionar sobre cuál puede ser nuestra vocación cuando la fragilidad, que acompaña al hombre desde su nacimiento, parece tomar el control. Quiero decirles: ¡no tengan miedo de la fragilidad! Propiamente esta debilidad lleva consigo una nueva potencialidad que ilumina también las demás edades de la vida. De hecho, cuando es aceptada y reconocida, la fragilidad «abre el corazón a la ayuda mutua y a la invocación de Aquel que puede dar lo que ningún poder humano es capaz de garantizar: la reconciliación profunda de los corazones y con ello la paz verdadera» (Encuentro con la comunidad argelina, Basílica de Nuestra Señora de África, Argel, 13 abril 2026).

De esta forma podemos vivir como cristianos el tiempo de la ancianidad: “frágiles”, pero al mismo tiempo “llamados”. Un hombre y una mujer pueden renacer cuando son mayores (cf. Jn 3,4-6) y exclamar con el profeta: «Su salvación está en convertirse y en tener calma, su fuerza está en confiar y estar tranquilos» (Is 30,15). Una fuerza que puede convertirse en una invitación a no recurrir a los caminos de la arrogancia y del poder para garantizar la convivencia humana, sino a los caminos de la reconciliación y de la paz verdadera. En este tiempo, marcado de una manera tan fuerte por la violencia bélica y social, muchos se interrogan acerca de cómo será el mundo en el cual crecerán los propios nietos. Les exhorto, queridos hermanos, a unirse a mí en la oración constante para que llegue pronto la paz al mundo entero.

Hermanas y hermanos mayores: les agradezco porque me sostienen cada día con sus oraciones, especialmente cuando recitan el santo rosario. Se lo agradezco de corazón y les dejo este deseo: que el Señor les renueve siempre en la fe, en la esperanza y en la caridad, ¡Él, que nunca se olvida de nosotros!

Vaticano, 15 de junio de 2026

LEÓN PP. XIV

[00981-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Eu nunca te esquecerei (Is 49, 15)

Queridos irmãos e irmãs,

Pela boca do profeta Isaías, o Senhor promete que nunca se esquecerá de nenhum de nós. Assegura-nos que traz os nossos rostos gravados nas palmas das mãos (cf. Is 49, 16) e que o seu amor é maior do que o de uma mãe pelo seu filho (cf. Is 49, 15). O profeta permite-nos vislumbrar um diálogo íntimo e intenso, no qual Deus se dirige a cada um e ao próprio povo, tratando todos por “tu”. Também hoje podemos ler referidas a nós estas palavras, e cada um pode ouvir aquele “nunca te esquecerei” dirigido a si mesmo.

Trata-se de palavras que enchem de consolação e confiança. São a resposta a um sentimento angustiante que agita o coração: «O Senhor abandonou-me, o meu dono esqueceu-se de mim» (Is 49, 14). Quantas vezes, na Sagrada Escritura, em particular nos Salmos, a oração nasce do desamparo de quem tem a impressão de que a sua vida não interessa a ninguém e é negligenciada! A dolorosa sensação de ser esquecido é, infelizmente, comum a muitas pessoas e, entre elas, não poucas são idosas.

O amor de Deus, que, pelo contrário, não esquece ninguém, oferece-se como um ato de justiça e uma resposta ao anonimato, no qual, com demasiada frequência, a vida humana acaba por perder-se. Sobre a existência de muitos idosos, em particular, parece estender-se um véu que esbate as feições dos rostos e relega ao esquecimento. É o que acontece nas casas onde reina a solidão, e também naqueles asilos onde a singularidade de cada pessoa corre o risco de ser reduzida ao número da sua cama ou à sua patologia.

A celebração do Dia Mundial dos Avós e dos Idosos é uma oportunidade para redescobrir que a Igreja é chamada a ser mãe de todos e que é sempre possível, em qualquer idade, descobrir-se filhos e filhas de Deus. Que este Dia seja, portanto, um estímulo para todos, em particular os mais jovens, retomarem o bom hábito de visitar os seus avós, os idosos da família e também aqueles que não recebem nenhuma visita. Levai-lhes, com esta mensagem e com a vossa presença, a proximidade e o carinho do Papa. Fazei com que as palavras do profeta “Eu nunca te esquecerei” assumam a forma de um encontro terno e afetuoso. «Numa época que tende a acelerar e a fragmentar, a carne humana continua a pedir para ser cuidada e reconhecida por mãos capazes de ternura, por mentes atentas e por palavras bondosas. A cultura digital multiplica as conexões e oferece novas possibilidades de encontro; no entanto, o coração humano conserva uma necessidade inalienável de proximidade» (Carta enc. Magnifica humanitas, 239).

A Igreja conhece o sofrimento dos seus filhos mais idosos, sabe bem que demasiadas vezes se olha para eles com preconceitos e são considerados um fardo; está ciente de que uma economia centrada no lucro enfraquece os laços familiares; sabe que muitos idosos são abandonados pelos filhos, obrigados a migrar ou, nalguns casos, a combater na guerra. Por cada uma destas razões, alegra-se em anunciar a promessa do Senhor: “Eu nunca te esquecerei!”.

Em qualquer idade da vida, mas especialmente quando já não somos jovens, é gratificante descobrir, como disse o Beato João Paulo I, que somos destinatários «da parte de Deus, dum amor que não se apaga. Sabemos que tem os olhos sempre abertos para nos ver, mesmo quando parece que é de noite. Ele é papá; mais ainda, é mãe» (Angelus, 10 de setembro de 1978). Embora não seja espontâneo pensar assim, a verdade é que, mesmo na velhice, não deixamos de ser filhos e filhas, e por isso permanece válido, todos os dias, o convite a regressar aos braços de Deus, cujo amor é paternal e maternal ao mesmo tempo.

Para muitos, a descoberta da ternura de Deus, no decorrer da vida, acontece precisamente na sua última etapa. Cada vez mais, na realidade, ao contrário do que acontecia no passado, é possível chegar à velhice sem ter tido uma verdadeira experiência de fé. Neste caso, a idade avançada, a partir das questões que nesta fase da vida se colocam com maior premência, pode tornar-se o momento oportuno para iniciar ou retomar a vida espiritual. Neste novo caminho, pode-se reconhecer que Deus, como diz Santo Agostinho, «é mãe porque aquece, porque alimenta, porque amamenta, porque protege» (Comentário ao Salmo 26, II, 18). É uma consciência que ajuda a não sentir vergonha da fragilidade que vai surgindo e também a compreender que todos precisamos, sempre, uns dos outros e somos mendigos de atenção e cuidado. A Deus, que se faz próximo e que aprendemos a reconhecer na sua ternura, podemos então dirigir-nos com confiança filial na oração. Nunca é tarde demais para a Ele nos começarmos a dirigir. Pode ser um grande dom para todos.

Queridos idosos e idosas, o Papa Francisco referiu-se a vós como um “novo povo” (Catequese, 23 de fevereiro de 2022), uma vez que o número de pessoas de idade avançada nunca foi tão elevado na história da humanidade. Portanto, é importante mais do que nunca refletir convosco, “novo povo”, sobre qual poderá ser a nossa vocação quando a fragilidade, companheira do homem desde o nascimento, parece prevalecer. Sinto-me no dever de vos dizer: não tenhais medo da fragilidade! É justamente esta fraqueza que esconde em si uma nova potencialidade que ilumina também as outras idades da vida. Efetivamente, quando é aceite e reconhecida, a fragilidade «abre o coração ao apoio mútuo e à invocação d’Aquele que pode dar o que nenhum poder humano é capaz de garantir: a reconciliação profunda dos corações e, com ela, a verdadeira paz» (Encontro com a comunidade argelina, Basílica de Nossa Senhora de África, Argel, 13 de abril de 2026).

É assim que podemos viver, como cristãos, o tempo da velhice: “frágeis” e, simultaneamente, “chamados”. Na verdade, um homem e uma mulher podem renascer na velhice (cf. Jo 3, 4-6) e reconhecer, com o profeta: «A vossa salvação está na conversão e em terdes calma; a vossa força está em terdes confiança» (Is 30, 15). Uma força que, para garantir a convivência humana, pode tornar-se convite a não recorrer aos caminhos da arrogância e do poder, mas aos caminhos da reconciliação e da verdadeira paz. Neste tempo, marcado de forma tão dura pela violência bélica e social, muitos questionam-se sobre como será o mundo em que crescerão os próprios netos. Exorto-vos, caríssimos, para que vos unais comigo numa incessante oração para que a paz chegue em breve a todo o mundo.

Irmãs e irmãos idosos, agradeço-vos por me apoiardes todos os dias com as vossas orações, especialmente quando recitais o terço. Retribuo-o de coração, deixando-vos este desejo: que o Senhor nos renove sempre na fé, na esperança e na caridade, Ele que nunca se esquece de nós!

Vaticano, 15 de junho de 2026

LEÃO PP. XIV

[00981-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

„Ja nie zapomnę o tobie” (Iz 49, 15)

Drodzy Bracia i Siostry!

Ustami proroka Izajasza Pan obiecuje, że nigdy nie zapomni o nikim z nas. Zapewnia nas, że nasze twarze nosi wyryte na obu dłoniach (por.Iz49, 16) i że Jego miłość jest większa niż miłość matki do własnego dziecka (por.Iz49, 15). Prorok pozwala nam dostrzec bliski, przejmujący dialog, w którym Bóg zwraca się do każdego człowieka i do całego ludu, mówiąc mu: „ty”. Także dzisiaj możemy odczytywać te słowa jako skierowane do każdego z nas, a każdy może usłyszeć owo: „Ja nie zapomnę o tobie” – wypowiedziane właśnie do niego.

Są to słowa, które napełniają pociechą i ufnością. Stanowią odpowiedź na pełne lęku poczucie, które porusza serce: „Pan mnie opuścił, Pan o mnie zapomniał” (Iz49, 14). Ileż razy w Piśmie Świętym, zwłaszcza w Psalmach, modlitwa rodzi się z zagubienia człowieka, który ma wrażenie, że jego życie nikogo nie obchodzi i zostaje pominięte! Bolesne poczucie bycia zapomnianym łączy niestety wiele osób, a wśród nich niemało osób starszych.

Natomiast miłość Boga, która nie zapomina o nikim staje się aktem sprawiedliwości i odpowiedzią na anonimowość, w której ludzkie życie zbyt często ginie bez śladu. Zwłaszcza nad życiem wielu osób starszych zdaje się rozciągać zasłona, która zaciera rysy twarzy i okrywa zapomnieniem Tak dzieje się w domach, w których króluje samotność, a także w placówkach opiekuńczych, gdzie niepowtarzalność każdej osoby może zostać sprowadzona do numeru jej łóżka lub do jej choroby.

Obchody Światowego Dnia Dziadków i Osób Starszych są sposobnością do ponownego odkrycia, że Kościół jest powołany, by być matką wszystkich, oraz że w każdym wieku można odkryć siebie jako synów i córki Boga. Niech zatem ten Dzień stanie się zachętą dla wszystkich – zwłaszcza dla młodych – by powrócić do pięknego zwyczaju odwiedzania swoich dziadków, osób starszych w rodzinie, a także tych, których nikt nie odwiedza. Zanieście im – wraz z tym orędziem i waszą obecnością – bliskość i serdeczność Papieża. Sprawcie, aby słowa proroka:„Ja nie zapomnę o tobie”, przybrały kształt czułego i serdecznego spotkania. „W epoce, która dąży do przyspieszenia i fragmentaryzacji, ludzkie ciało wciąż domaga się troski i uznania ze strony rąk zdolnych do czułości, uważnych umysłów i dobrych słów. Kultura cyfrowa mnoży połączenia i otwiera nowe możliwości spotkania; serce człowieka zachowuje jednak niezbywalną potrzebę bliskości” (Enc.Magnifica humanitas, 239).

Kościół zna cierpienie swoich najstarszych synów i córki; dobrze wie, że zbyt często patrzy się na nich z uprzedzeniem i uważa się ich za ciężar; jest świadomy, że gospodarka nastawiona na zysk osłabia więzi rodzinne; wie, że wiele osób starszych zostaje pozostawionych przez dzieci albo zmuszone do migracji albo – w niektórych przypadkach – do walki na wojnie. Z każdego z tych powodów Kościół z radością głosi obietnicę Pana: „Ja nie zapomnę o tobie!”

Słodko jest w każdym wieku – a szczególnie wtedy, gdy nie jest się już młodym – odkrywać, jak powiedział bł. Jan Paweł I, że jesteśmy adresatami „niegasnącej miłości ze strony Boga. Wiemy, że On zawsze ma oczy otwarte nad nami, także wtedy, gdy zdaje się panować noc. Jest ojcem; więcej jeszcze – jest matką” (Anioł Pański, 10 września 1978). Choć taka myśl nie przychodzi nam spontanicznie, prawdą jest, że nawet w starości nie przestajemy być synami i córkami, dlatego każdego dnia pozostaje aktualne zaproszenie, by powracać w ramiona Boga, którego miłość jest zarazem ojcowska i macierzyńska.

Odkrycie czułości Boga u wielu osób dokonuje się w ciągu życia, niekiedy właśnie na jego ostatnim etapie. Coraz częściej bowiem – inaczej niż w przeszłości – można dożyć starości, nie mając za sobą rzeczywistego doświadczenia wiary. W takim przypadku podeszły wiek, ze względu na pytania, które w tym okresie życia powracają z większą natarczywością, może stać się czasem stosownym, by rozpocząć albo podjąć na nowo życie duchowe. Na tej nowej drodze można rozpoznać, że Bóg – jak mówi św. Augustyn – jest „matką, bo grzeje, karmi mlekiem, bo obejmuje” (Enarr. in Ps., 26, II, 18)[1]. Ta świadomość pomaga nie wstydzić się kruchości, która się ujawnia, a także zrozumieć, że wszyscy, zawsze, potrzebujemy siebie nawzajem oraz żebrzemy o uwagę i troskę. Do Boga, który staje się bliski i którego uczymy się rozpoznawać w Jego czułości, możemy teraz zwracać się w modlitwie z synowską ufnością. Nigdy nie jest za późno, by zacząć zwracać się do Niego. Może to być wielki dar dla wszystkich.

Drodzy seniorzy i drogie seniorki, Papież Franciszek mówił o was jako o „nowym ludzie” (Katecheza, 23 lutego 2022)[2], ponieważ liczba osób w podeszłym wieku w dziejach ludzkości nigdy jeszcze nie była tak wielka. Tym ważniejsze jest więc, abyśmy razem z wami – „nowym ludem” – zastanowili się, jaka może być nasza misja wtedy, gdy kruchość, towarzysząca człowiekowi od narodzin, zdaje się brać górę. Pragnę wam powiedzieć: nie lękajcie się kruchości! Właśnie ta słabość kryje w sobie nową możliwość, która rzuca światło także na inne etapy życia. Kiedy bowiem kruchość zostaje przyjęta i uznana, „otwiera serce na wzajemne wsparcie i na przyzywanie Tego, który może obdarzyć tym, czego nie jest w stanie zapewnić żadna ludzka władza: głębokim pojednaniem serc, a wraz z nim prawdziwym pokojem” (Spotkanie ze wspólnotą algierską, Algier, Bazylika Matki Bożej Królowej Afryki, 13 kwietnia 2026).

W ten sposób możemy przeżywać po chrześcijańsku czas starości: będący „kruchymi”, a jednocześnie „powołanymi”. Mężczyzna i kobieta mogą bowiem narodzić się na nowo także w starości (por.J3, 4-6) i wołać z prorokiem: „W nawróceniu i spokoju jest wasze ocalenie, w ciszy i ufności leży wasza siła” (Iz30, 15). Jest to siła, która może stać się wezwaniem, aby dla zapewnienia ludzkiego współistnienia nie uciekać się do dróg pychy i potęgi, lecz wybierać drogi pojednania i prawdziwego pokoju. W tym czasie, tak boleśnie naznaczonym przemocą wojenną i społeczną, wielu pyta, jaki będzie świat, w którym dorastać będą ich wnuki. Najdrożsi, zachęcam was, abyście zjednoczyli się ze mną w wytrwałej modlitwie o rychłe nadejście pokoju na całym świecie.

Siostry i bracia w podeszłym wieku, dziękuję wam, że każdego dnia wspieracie mnie waszymi modlitwami, zwłaszcza gdy odmawiacie Różaniec święty. Odwzajemniam się z serca modlitwą i pozostawiam wam to życzenie: niech Pan, który nigdy o nas nie zapomina, zawsze odnawia nas w wierze, nadziei i miłości!

Z Watykanu, dnia 15 czerwca 2026 r.

LEON PP. XIV

__________________

[1]Św. Augustyn,Objaśnienia Psalmów. Ps. 1-36(=PSP, 37),tłum. J. Sulowski, oprac. E. Stanula, Warszawa 1986, s. 210.

[2] Franciszek,Łaska czasu i przymierze dwóch okresów życia, „L’Osservatore Romano”, wyd. polskie, nr 3-4 (441)/2022, s. 21.

[00981-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

"أَنا لا أَنْساك" (أشعيا 49، 15)

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء!

على لسان النّبي أشعيا يعد الله بأنّه لن ينسى أحدًا منّا أبدًا. ويؤكّد لنا أنّه يحمل وجوهنا منقوشة على كفَّيّ يديه (راجع أشعيا 49، 16)، وأنّ محبّته أعظم من محبّة الأمّ لابنها (راجع أشعيا 49، 15). ويجعلنا النّبي نُلقي نظرة على حوارٍ حميمٍ وعميق، يخاطب فيه الله كلَّ واحدٍ منّا، كما يخاطب الشّعب نفسه بصيغة شخصيّة. واليوم أيضًا، يمكن لكلّ واحدٍ منّا أن يقرأ هذه الكلمات وكأنّها موجَّهة إليه شخصيًّا، وأن يسمع هذه الكلمة: ”أَنا لا أَنْساك“ موجَّهةً إليه.

إنّها كلمات تملأ القلب تعزيةً وثقةً. فهي الجواب على شعورٍ مؤلم وقلب مضطرب قلق: "تَرَكَني الرَّبّ، ونَسِيَني سَيِّدي" (أشعيا 49، 14). وكم مرّة في الكتاب المقدّس، ولا سيّما في المزامير، تنبع الصّلاة من حالة ضياع يشعر فيها الإنسان بأنّ حياته لا تعني أحدًا، وأنّها مهملة! للأسف، إنّ الشّعور المؤلم بأنّ الإنسان منسيّ يصيب كثيرين، ومن بينهم عدد غير قليل من كبار السّنّ.

أمّا محبّة الله، التي لا تنسى أحدًا، فإنّها تُظهر جوابًا عادلًا على حالة التّلاشي في المجهول التي تنتهي إليها الحياة البشريّة في كثيرٍ من الأحيان. ويبدو أنّ ستارًا قد أُسدِل على حياة العديد من كبار السّنّ على وجه الخصوص، فيحجب ملامح وجوههم ويخفيها في النّسيان. هذا ما يحدث في البيوت التي يسودها الشّعور بالعزلة، وكذلك في دور الرّعاية حيث توشك فرادة كلّ إنسان أن تُختزل إلى رقم سريره أو إلى مرضه.

الاحتفال باليوم العالميّ للأجداد وكبار السّنّ هو فرصةٌ لنكتشف أنّ الكنيسة مدعوّة إلى أن تكون أمًّا للجميع، وأنّه في كلّ مرحلة من مراحل العمر يمكن للإنسان أن يكتشف من جديد أنّه ابنٌ أو ابنةٌ لله. فليكن هذا اليوم حافزًا للجميع، ولا سيّما للشباب، لكي يستعيدوا تلك العادة الجميلة، أن يزوروا أجدادهم وكبار السّنّ في عائلاتهم، وكذلك الذين لا يزورهم أحد. احملوا إليهم، بهذه الرّسالة وبحضوركم الشّخصيّ، قرب البابا ومودّته. واجعلوا كلمات النّبي "أَنا لا أَنْساك" تتجسّد في لقاءٍ حنونٍ ومفعمٍ بالمحبّة. "في عصرٍ يميل إلى السّرعة والتّجزئة، لا يزال الجسد البشريّ يطلب أن يتمّ الاهتمام والاعتراف به من قِبَل أيادٍ قادرة على الحنان، وعقول متنبّهة، وكلمات طيّبة. الثّقافة الرّقميّة تضاعف الرّوابط وتقدّم إمكانيّات جديدة للقاء، مع ذلك، يبقى قلب الإنسان بحاجة لا غِنَى عنها إلى القرب والمودّة" (رسالة بابويّة عامّة، الإنسانيّة الرّائعة، 239).

الكنيسة تعرف آلام أبنائها كبار السّنّ، وتعلَم جيّدًا أنّه يُنظر إليهم في كثير من الأحيان بأحكامٍ مسبقة ويُعتبرون عبئًا. وهي تدرك أنّ اقتصادًا يتمحوّر حول الرّبح يُضعف الرّوابط العائليّة، وتعلَم أنّ كثيرًا من كبار السّنّ يُترَكون بسبب اضطرار أبنائهم إلى الهجرة أو، في بعض الحالات، إلى القتال في الحروب. من أجل كلّ هذه الأسباب، يسعدها أن تعلن وعد الله: "أَنا لا أَنْساك".

ما أطيب أن يكتشف الإنسان، في كلّ عمر، ولا سيّما عندما لا يعود شابًّا، كما قال الطّوباويّ البابا يوحنّا بولس الأوّل، أنّنا موجّهون "إلى قلب محبّةٍ إلهيّة لا تزول. فنحن نعلم أنّ عينَي الله مفتوحتان علينا دائمًا، حتّى عندما يبدو أنّ الليل قد حلّ. إنّه أبٌ لنا، بل وأكثر من ذلك، إنّه أمّ" (صلاة الملاك، 10 أيلول/سبتمبر 1978). وإن لم يكن من السّهل أن نفكّر بهذه الطّريقة، فإنّ الحقيقة تبقى أنّنا لا نكُفُّ عن أن نكون أبناءً وبناتٍ لله حتّى في الشّيخوخة، ولذلك تظلّ الدّعوة إلى أن نعود كلّ يوم إلى أحضان الله قائمًة، هو الذي يجمع حبُّه بين الأبوّة والأمومة معًا.

اكتشاف حنان الله يحدث لدى كثيرين في كلّ مراحل الحياة، وأيضًا في مرحلتها الأخيرة. في الواقع، في زمننا الحاضر، وعلى خلاف ما كان عليه الأمر في الماضي، بات من الممكن أن يبلغ الإنسان سنّ الشّيخوخة من دون أن يكون قد اختبر الإيمان اختبارًا حقيقيًّا. في هذه الحالة، يمكن للتقدّم في السّنّ، انطلاقًا من الأسئلة الملحّة التي تظهر في هذه المرحلة من العمر، أن يصير الوقت المناسب لبدء حياة روحيّة أو لاستئنافها. في هذه المسيرة الجديدة، يمكن للإنسان أن يكتشف أنّ الله، كما يقول القدّيس أغسطينس، "هو أمّ، لأنّه يمنح الدّفء والغذاء ويُرضِع ويَحفظ" (شرح المزمور 26، القسم الثّاني، 18). هذا الوَعي يساعدنا لألّا نخجل من الهشاشة التي تظهر فينا، كما يساعدنا لنفهم أنّنا جميعًا، وفي كلّ حين، محتاجون بعضنا إلى بعض، ومتسوّلون للاهتمام والرّعاية. وإلى الله الذي يقترب منّا، والذي نتعلّم أن نعرفه بحنانه، نستطيع الآن أن نتوجّه إليه بثقة الأبناء في الصّلاة. لم يَفُت الوقت. الوقت دائمًا مناسب لنبدأ مخاطبة الله. فقد يكون ذلك نعمةً كبيرة للجميع.

أيّها الكبار في السّنّ الأعزّاء، لقد كان البابا فرنسيس يقول فيكم إنّكم "شعب جديد" (التّعليم المسيحيّ أثناء المقابلة العامّة، 23 شباط/فبراير 2022)، لأنّ عدد الأشخاص المتقدّمين في السّنّ لم يبلغ في تاريخ البشريّة قطّ ما بلغه اليوم. لذلك فإنّه لمن الأهمّيّة بمكان أن نتأمّل معكم، أنتم ”الشّعب الجديد“، في ماذا يمكن أن تكون دعوتنا عندما تغلب علينا الهشاشة، وهي رفيقة الإنسان منذ ولادته، وكأنّها تفرض حضورها بقوّة. أودّ أن أقول لكم: لا تخافوا من الهشاشة! فهذا الضّعف بالتّحديد يخفي في داخله إمكانيّةً جديدة تُضيء أيضًا سائر مراحل الحياة. في الواقع، عندما تُقبَل الهشاشة ويُعترف بها، "تفتَحُ القلب على الدّعم المتبادل وعلى التّوجّه إلى الله الذي يستطيع أن يمنح ما لا تستطيع أيّة سُلطَة بشريّة أن تمنحه وهو المصالحة العميقة للقلوب، ومعها السّلام الحقيقيّ" (لقاء مع جماعة المؤمنين في الجزائر، بازيليكا مريم العذراء سيِّدة أفريقيا، الجزائر العاصمة، 13 نيسان/أبريل 2026).

هكذا يمكننا أن نعيش زمن الشّيخوخة كمسيحيّين: ”ضعفاء“ ولكن في الوقت نفسه ”لنا دعوة“. في الواقع، الإنسان، رجلًا كان أم امرأة، يستطيع أن يولد من جديد وهو في الشّيخوخة (راجع يوحنّا 3، 4-6)، وأن يهتف مع النّبيّ: "في التَّوبَةِ والرَّاحَةِ كانَ خَلاصُكم، وفي الطُّمَأنينَةِ والثِّقَةِ كانَت قُوَّتُكم" (أشعيا 30، 15). إنّها قوّة يمكن أن تصير دعوةً إلى عدم اللجوء إلى دروب الغطرسة والقدرة لِضمان العيش معًا بين البشر، بل إلى سُبل المصالحة والسّلام الحقيقيّ. في هذا الزّمن الذي يتّسم بشدّة بعنف الحرب والعنف في المجتمع، يتساءل كثيرون ماذا سيكون عليه العالم الذي سينشأ فيه أحفادهم. إنّي أدعوكم، أيّها الأعزّاء، إلى أن تتّحدوا معي في الصّلاة بإلحاح لكي يحلّ السّلام قريبًا في كلّ العالم.

أيّها الإخوة والأخوات الكبار في السّنّ، أشكركم لأنّكم تساندونني كلّ يوم بصلواتكم، ولا سيّما عندما تتلون السُّبحة الورديّة المقدّسة. أبادلكم ذلك من صميم قلبي، وأترك لكم هذه الأمنية: ليجدّدنا الرّبّ يسوع دائمًا في الإيمان والرّجاء والمحبّة، هو الذي لا ينسانا أبدًا!

من الفاتيكان، يوم 15 حزيران/يونيو 2026.

لاوُن الرّابع عشر

© Bollettino Santa Sede - 15 giugno 2026