«Potervi incontrare mi riempie di speranza. Prego per voi, per tutto il popolo americano, e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie». Così Papa Francesco ha dato appuntamento ai fedeli statunitensi in vista del prossimo viaggio, in programma dal 23 al 28 settembre a Wa s h i n g ton, New York e Philadelphia. Il Pontefice lo ha detto a conclusione della videoconferenza registrata nei giorni scorsi e trasmessa nella serata di venerdì 4 (quando in Italia era già notte) dalla rete televisiva Abc. Raggiunto in Vaticano dal conduttore David Miur di «World News Tonight», il Papa si è collegato via satellite con tre diversi gruppi: studenti del collegio gesuita Cristo Re, nel centro storico di Chicago, che si dedica alla formazione di giovani poveri ed emarginati; donne e uomini senzatetto di Los Angeles e volontari che si occupano di loro; fedeli della parrocchia del Sacro Cuore di McAllen, in Texas, vicino alla frontiera tra Stati Uniti e Messico. La trasmissione è durata circa novanta minuti, durante i quali il Papa ha risposto in spagnolo e con qualche battuta in inglese. Di seguito pubblichiamo, in una nostra traduzione italiana, la trascrizione integrale delle sue parole e una sintesi delle testimonianze degli interlocutori e delle domande rivoltegli.Dopo avergli presentato i gruppi collegati — riguardo al primo Francesco ha commentato sorridendo: «Se sono gesuiti, sono buoni!» — l’anchorman ha subito chiesto un messaggio per la gente degli Stati Uniti prima del viaggio.
Un saluto grande. Un grande saluto alla comunità cattolica degli Stati Uniti e a tutti i cittadini degli Stati Uniti. È questo il mio messaggio, un affettuoso saluto.
Dal collegio gesuita di Chicago è giunta la testimonianza di Valery Herrera.
La giovane ha parlato della malattia della pelle da cui è affetta e del modo con cui ha superato le difficoltà con l’aiuto della famiglia e impegnandosi in un coro. La musica l’ha anche aiutata ad avvicinarsi alla fede e a sentirsi meno sola. Vorrebbe iscriversi all’università — sarebbe la prima a farlo nella sua famiglia — e studiare farmacia.
Quindi ha chiesto al Pontefice cosa si aspetta dai giovani
Valery, mi piacerebbe sentirti cantare, posso chiederti di cantare una canzone per me? Aspetto che tu lo faccia. Vai avanti, vai avanti. Sii coraggiosa [Valery canta una canzone]. Grazie. Sei stata molto gentile. E la mia prima risposta alla tua domanda è questa: quello che mi aspetto dai giovani è che non camminino soli nella vita. È il primo passo, ma mi aspetto molte altre cose. Che abbiano il coraggio di camminare con l’amore e la tenerezza degli altri. Che trovino qualcuno — tu hai cantato alla Vergine di portarti tra le braccia, di farti camminare tenendoti per mano — che li aiuti nella vita a camminare. Nella vita è molto difficile, molto difficile camminare da soli; uno si perde, si confonde, può trovare un cammino sbagliato o può errare come in un labirinto, o peggio ancora, si può fermare perché si stanca di camminare. Camminare sempre tenuti per mano da qualcuno che ti vuole bene, da qualcuno che ti dà tenerezza, e tu hai detto questo a Nostra Signora. Camminare tenuti per mano da Gesù, camminare tenuti per mano dalla Vergine, questo dà sicurezza. È la prima cosa che mi aspetto dai giovani: che si lascino accompagnare, ma da buone compagnie, ossia che camminino ben accompagnati. Nel mio Paese c’è un proverbio che dice: «Meglio soli che male accompagnati ». È vero, ma camminate in compagnia. Ogni giovane deve cercare nella vita qualcuno che lo aiuti nel cammino: può essere il suo papà, la sua mamma, un parente, un amico, un nonno, una nonna — i nonni consigliano così bene! —, un professore, qualcuno che ti aiuti a confrontarti con le cose della vita. Camminare accompagnati, per prima cosa. Secondo: dai giovani mi aspetto che camminino con coraggio. A te poco fa è costato fare il primo passo in questo cammino che ti ho chiesto, ossia cantare una canzone. Eri emozionata, non sapevi come farlo, ma sei stata coraggiosa e hai fatto il primo passo, e hai cantato molto bene. Continua a cantare, canti molto bene. Cioè, il coraggio di fare il primo passo, il coraggio di andare avanti. Voi sapete quanto è triste vedere un giovane che non è coraggioso? È un giovane triste, un giovane con la faccia da funerale, un giovane senza allegria. Il coraggio ti dà allegria e l’allegria ti dà speranza, che è un dono di Dio, ovviamente. È vero che nel cammino della vita ci sono difficoltà, e molte. Non abbiate paura delle difficoltà! Siate prudenti, siate attenti ma non abbiate paura. Avete la forza per superarle. Non vi spaventate, non vi fermate. Non c’è cosa peggiore di un giovane pensionato prima del tempo. Non so a che età la gente va in pensione negli Stati Uniti, ma v’immaginate un giovane di 25 anni pensionato? Terribile! Andate sempre avanti, con coraggio e con speranza. E Dio, se glielo chiedete, vi darà la speranza. È questa la mia risposta, Valery. E grazie per la canzone.
Dopo la testimonianza di Alexandra Vázquez da Chicago — al termine della quale il Papa ha commentato:
«Grazie Alexandra. Continua il cammino. Dio ti benedica» —
si è passati al collegamento con Los Angeles, dov’erano riunite persone che vivono in diverse strutture di accoglienza per poveri e senzatetto. Il diciannovenne Marco, che sogna di diventare musicista, ha chiesto al Pontefice come mai il viaggio negli Stati Uniti è tanto importante per lui.
Per me è molto importante perché incontrerò voi, cittadini degli Stati Uniti che avete la vostra storia, la vostra cultura, le vostre virtù, gioie e tristezze, i vostri problemi come tutti. Io sono al servizio di tutte le Chiese e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Per me c’è una cosa che è molto importante, ed è la vicinanza. Per me è difficile non stare vicino alla gente. Invece, quando mi avvicino alla gente, come farò con voi, mi risulta più facile capirla e aiutarla nel cammino della vita. Perciò è molto importante questo viaggio, per stare vicino al vostro cammino e alla vostra storia.
Significativa, quindi, la testimonianza di Rosemary, ragazza madre, con le sue due figlie. Dopo aver vissuto in una struttura di accoglienza, ora hanno ottenuto una casa tutta per loro.
Grazie Rosemay per la tua testimonianza. Voglio dirti una cosa. So che non è facile essere una madre single, so che la gente a volte vi può guardare male, ma ti dico una cosa: sei una donna coraggiosa perché sei stata capace di mettere al mondo queste due figlie. Potevi ucciderle quando erano nel tuo grembo, ma hai rispettato la vita, hai rispettato la vita che avevi dentro, e Dio ti premierà per questo, ti premia. Non avere vergogna, cammina a testa alta. «Io non ho ucciso le mie figlie, le ho messe al mondo!». Mi congratulo con te, e che Dio ti benedica.
Infine il collegamento con il Texas, da dove Ricardo, immigrato all’età di quatto anni, ha parlato della propria esperienza di vita. Quella di un ragazzo che dopo un incidente capitato al padre, all’età di sedici anni ha dovuto mantenere per un periodo la sua famiglia composta da sei persone. Poi è stato ricambiato dal padre, il quale lo ha aiutato a pagarsi gli studi. E la sua domanda non poteva che toccare alcuni dei problemi sociali più attuali — la povertà, il sistema educativo e l’immigrazione — e le loro possibili soluzioni.
Ovviamente, ascoltando la tua storia, posso dirti che la vita ti ha fatto padre prima del tempo perché hai dovuto mantenere, durante la malattia di tuo padre, quando eri ancora molto giovane, la tua famiglia. Ma lo hai saputo fare perché hai avuto un padre con il coraggio d’iniziarti nel cammino del lavoro e della lotta, e con il coraggio, dopo, di farti studiare a costo di sacrifici. In questa vita ci sono molte ingiustizie, e come credente, come cristiano, il primo a subirle, a concentrarle in sé, è stato Gesù. Gesù è nato in strada, è nato come un homeless, sua madre non aveva dove partorirlo. Bisogna sempre guardare la figura di Gesù. Tu mi chiedi come. Guardando la figura di Gesù facciamo un altro passo. Dio a volte ci parla con parole, come nella Bibbia, ci dice la sua Parola. Dio a volte ci parla con gesti attraverso la storia, con le situazioni. E Dio, a volte, molte volte, ci parla con il suo silenzio. Quando io vedo — quello che mi ha chiesto tu — quanta gente soffre la fame, non ha il necessario per crescere, per la salute, muore da piccola, non ha il necessario per l’educazione, quanta gente non ha casa, quanta gente oggi, lo stiamo vendendo, lascia il proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore, e muore; tanti muoiono durante il cammino. Allora io guardo Gesù sulla Croce e scopro il silenzio di Dio. Il primo silenzio di Dio sta nella Croce di Gesù. È stata l’ingiustizia più grande della storia e Dio è rimasto in silenzio. Detto questo, sarò più concreto nella risposta ad altri livelli, ma non dimenticarti che Dio ci parla con parole, con gesti e con silenzi. E quello che mi hai chiesto si capisce solo nel silenzio di Dio, e il silenzio di Dio lo capiremo solo guardando la Croce. Che cosa fare? Il mondo deve prendere più coscienza che lo sfruttamento l’uno dell’altro non è un cammino. Siamo tutti creati per l’amicizia sociale. Tutti abbiamo una responsabilità per tutti. Nessuno può dire: «La mia responsabilità arriva fino a qui». Tutti siamo responsabili di tutti, e dobbiamo aiutarci nel modo in cui ognuno può farlo. Amicizia sociale, per questa Dio ci ha creati. Ma c’è una parola molto brutta che appare anche nella prima pagina della Bibbia. Dio dice al demonio, al padre della menzogna, al serpente: «Metterò inimicizia tra te e la donna ». E la parola inimicizia è cresciuta nel corso della storia, e poco dopo c’è stata la prima inimicizia tra fratelli: Caino uccide Abele. È stata la prima ingiustizia. Da allora le guerre, le distruzioni. Da allora l’odio. Parlando in termini calcistici, ti direi che la partita si gioca tra amicizia sociale e inimicizia sociale. La scelta deve farla ognuno nel cuore, e noi dobbiamo aiutare a fare questa scelta nel cuore. La fuga attraverso le dipendenze o la violenza non aiuta; aiutano solo la vicinanza e il dare di me quello che posso, come tu hai dato tutto quello che potevi quando da ragazzo hai mantenuto la tua famiglia. Non dimenticartene, l’amicizia sociale contro la proposta del mondo che è inimicizia sociale: «Arrangiati e che l’altro si arrangi da solo!». Non è questo il disegno di Dio. È ciò che mi viene da dirti, oltre a esprimerti la mia ammirazione; la vita ti ha fatto padre quando eri molto giovane. Quando sarai padre veramente e avrai dei figli tuoi, che tu possa continuare a educarli nel cammino che hai imparato da tuo padre. Grazie.
Con un braccialetto elettronico alla caviglia è quindi intervenuta Vilma, immigrata illegalmente da El Salvador con l’obiettivo di dare una speranza di vita migliore a suo figlio Ernesto, nato con una malattia congenita agli occhi che non gli permette di vedere. Ha chiesto, ottenendola, una benedizione al Papa. Il quale ha successivamente chiesto di una religiosa intravista sullo schermo. Si chiama suor Norma.
Sorella, attraverso di lei voglio ringraziare tutte le religiose degli Stati Uniti. Il lavoro che voi religiose avete fatto e fate negli Stati Uniti è grandioso. Mi congratulo con voi. Siate coraggiose. Andate avanti, sempre in prima linea. E vi dico un’altra cosa — sta male che lo dica il Papa? Non lo so —: vi voglio molto bene!
La conferenza si è conclusa con la testimonianza di Wendy, undicenne appena arrivata con sua madre da El Salvador, che ha lasciato per la violenza delle bande. Dopo aver raccontato piangendo i drammatici giorni del viaggio, la bambina ha mostrato un disegno al Papa, che ha ricevuto in dono anche un crocifisso fatto dagli studenti di Chicago.
© Osservatore Romano - 6 settembre 2015
Riportiamo qui di seguito la trascrizione delle parole del Santo Padre Francesco nel corso della videoconferenza, registrata il 31 agosto, trasmessa dalla catena televisiva ABC il 4 settembre, in collegamento con tre località degli USA: la scuola “Cristo Rey” dei Gesuiti a Chicago (per giovani di ambienti meno favoriti); un centro per senza fissa dimora a Los Angeles; una parrocchia a McAllen (Texas) a poche miglia dalla frontiera con il Messico dove sono ospitati molti migranti:
Videoconferenza
El periodista saluda al Papa y le presenta los diferentes grupos católicos de Chicago, Los Angeles y Texas que participan en la video conferencia. En referencia al grupo de alumnos del Colegio jesuita “Cristo Rey” de Chicago, el Papa comenta: “Si son jesuitas, son buenos”
P. Santo Padre, como Ud. puede ver a todos muy emocionados. ¿Tiene un mensaje para la gente de Estados Unidos antes de su viaje a nuestro país?
R- Un saludo grande. Un gran saludo a la comunidad católica de Estados Unidos y a todos los ciudadanos de los Estados Unidos. Ese es mi mensaje, un cariñoso saludo.
Conexión con Chicago con la Escuela jesuita “Cristo Rey” (Escuela para pobres y emarginados)
Testimonio de Valerie Herrera (Joven con una enfermedad de la piel, que superó dificultades con la ayuda de la familia y como integrante de un coro. La música la ayudó a acercarse a la fe y a sentirse menos sola y diferente. Piensa entrar en la universidad – la primera de su familia que lo hará- y estudiar farmacia.
P.- ¿Que espera Ud. de nosotros, la juventud? ¿Qué espera que hagamos o que seamos?
R. Valery. I would like to hear you singing, may I ask you to sing a song for me. I wait for that. Go on, go on.. Be courageous (Valery canta una canción). Thank you very much. It’s very kind of you. Y mi primera respuesta a tu pregunta es esa: lo que espero de los jóvenes es que no caminen solos en la vida. Es el primer paso, espero muchas cosas más. Que se animen a caminar con el amor y la ternura de los demás. Que encuentren a alguien – vos cantabas a la Virgen que te llevara en los brazos, que te hiciera de la mano caminar- que los acompañe en la vida a caminar. En la vida es muy difícil, muy difícil caminar solo, uno se pierde, uno se confunde, uno puede encontrar un camino equivocado o puede estar errando como en un laberinto, o lo peor, puede detenerse porque se cansa de caminar en la vida. Siempre caminar de la mano de alguien que te quiere, de alguien que te da ternura -y vos le decías eso a Nuestra Señora-. Caminar de la mano con Jesús, caminar de la mano con la Virgen, eso da seguridad. Es lo primero que espero de los jóvenes: que se dejen acompañar pero con buenas compañías, es decir, que caminen bien acompañados. En mi patria hay un refrán que dice: “Mejor solo que mal acompañado”. Eso es verdad, pero caminen acompañados. Cada joven tiene que buscar en la vida alguien que lo ayude en el camino, puede ser su papá, su mamá, un pariente, un amigo, un abuelo, una abuela –los abuelos aconsejan tan bien-, un profesor, alguien que te ayude a confrontar las cosas de la vida. Caminar acompañado, primero. Segundo: de los jóvenes espero que caminen con valentía. A vos recién te costó dar el primer paso en ese camino que yo te pedí, que cantarás una canción. Estabas emocionada, no sabías cómo hacerlo, pero fuiste valiente y diste el primer paso, y cantaste muy bien. Seguí cantando, cantás muy bien. O sea, la valentía de dar el primer paso, la valentía de ir adelante. ¿Ustedes saben lo triste que es ver un joven que no es valiente? Es un joven triste, un joven con la cara de duelo, un joven sin alegría. La valentía te da alegría y la alegría te da esperanza que es un regalo de Dios, obviamente. Es verdad que en el camino de la vida hay dificultades, muchas. ¡No le tengan miedo a las dificultades! Sean prudentes, sean cuidadosos pero no les tengan miedo. Ustedes tienen la fuerza para vencerlas. No se asusten, no se detengan. No hay peor cosa que un joven jubilado antes de tiempo. Yo no sé a qué edad se jubila la gente en los Estados Unidos, pero ¿ustedes se imaginan un joven de 25 años jubilado? Terrible. Siempre adelante, con valentía y con esperanza. Y Dios, si se lo piden, les dará esa esperanza. Esa es mi respuesta Valery. Y gracias por la canción.
Testimonio de Alexandra Vázquez (No hubo pregunta pero el Papa hizo un comentario).
R. Muchas gracias, Alexandra. Go on along the path. God bless you.
Conexión con Los Angeles . Las personas reunidas vienen de distintos refugios que amparan a personas pobres y sin techo de Los Angeles.
Testimonio de Marcos de 19 años, un sin hogar que sueña con ser músico.
P. Yo sé por qué usted es tan importante para mí, pero ¿por qué este viaje a Estados Unidos es tan importante para usted?.
R. Para mí es muy importante para encontrarlos a ustedes, a los ciudadanos de Estados Unidos que tienen su historia, su cultura, sus virtudes, sus alegrías, sus tristezas, sus problemas como toda la gente. Yo estoy al servicio de todas las Iglesias y de todos los hombres y mujeres de buena voluntad. Para mí algo muy importante que es la cercanía. Para mí es difícil no estar cercano a la gente. En vez, cuando me acerco a la gente, como voy a hacer con ustedes, me resulta más fácil comprenderlos y ayudarlos en el camino de la vida. Por eso es tan importante este viaje, para hacerme cercano al camino y a la historia de ustedes.
Testimonio de Alisa de 11 años y su mamá Rosemary, madre soltera. Han vivido en un refugio para las personas sin hogar. Ahora les han concedido una casa. (No hubo pregunta pero el Papa hizo un comentario)
R. Gracias, Rosemary por tu testimonio. Quiero decirte una cosa.. Sé que no es fácil ser una madre soltera, sé que la gente a veces las puede mirar mal, pero te digo una cosa, sos una mujer valiente porque fuiste capaz de traer éstas dos hijas al mundo. Vos podrías haberlas matado en tu vientre, y respetaste la vida, respetaste la vida que tenías dentro tuyo, y eso Dios te lo va a premiar, y te lo premia. No tengas vergüenza, andá con la frente alta: “Yo no maté a mis hijas, las traje al mundo”. Te felicito, te felicito, y que Dios te bendiga.
Conexión con Tejas en la Iglesia Sagrado Corazón en McAllen (frontera con México)
Testimonio de Ricardo, inmigrante en Tejas, desde los 4 años. Después de un accidente del padre, durante un tiempo, tuvo que encargarse - a los 16 años- de su familia de seis personas. Pero luego el padre lo ayudó a pagarse sus estudios.
P. Con todos los problemas que hay en el mundo: la pobreza, nuestro sistema de educación, la inmigración.. ¿Qué piensa usted cuál es la solución a estos problemas?
R. Evidentemente que escuchando tu historia te puedo decir que la vida te hizo padre antes de tiempo porque tuviste que mantener desde muy chico tu familia durante la enfermedad de tu padre. Pero lo supiste hacer porque tuviste un padre con el coraje de iniciarte en ese camino del trabajo y de la lucha, y el coraje después de hacerte estudiar a costa de sacrificios. En esta vida hay muchas injusticias, y como creyente, como cristiano, el primero que las sufrió, (¿), que las condensó en sí mismas, fue Jesús. Jesús nació en la calle, nació como un homeless, no tenía su madre dónde parirlo. Siempre mirar la figura de Jesús. Vos me preguntás sobre el cómo. Mirando la figura de Jesús damos un paso más. Dios a veces nos habla con palabras, como en la Biblia, nos dice Su Palabra. Dios a veces nos habla con gestos a través de la historia, con las situaciones. Y Dios, a veces, muchas veces, nos habla con su silencio. Cuando yo veo -lo que vos me preguntás- la cantidad de gente que pasa hambre, que no tiene para crecer, que no tiene para salud, que muere niño, que no tiene para la educación, la cantidad de gente que no tiene casa, la cantidad de gente que hoy día, lo estamos viendo, migran de su país buscando futuro mejor, y mueren, tantos mueren durante el camino, yo miro a Jesús en la Cruz y descubro el silencio de Dios. El primer silencio de Dios está en la Cruz de Jesús. La injusticia más grande de la historia y Dios callaba. Dicho esto, voy a ser concreto en la respuesta a otros niveles, pero no te olvides de que Dios nos habla con palabras, con gestos y con silencios. Y lo que vos me preguntás solamente se comprende en el silencio de Dios, y le silencio de Dios solamente lo entendemos mirando la Cruz.
¿Qué hacer? El mundo tiene que tomar más conciencia que la explotación de uno con otro no es un camino. Todos estamos creados para la amistad social. Todos tenemos responsabilidad sobre todos. Ninguno puede decir: “mi responsabilidad llega hasta aquí”. Todos somos responsables de todos, y ayudarnos de la manera que cada uno puede. Amistad social, para eso nos creó Dios. Pero hay una palabra muy fea que también aparece en la primera página de la Biblia. Dios le dice al demonio, al padre de la mentira, a la serpiente: “Pondré enemistad entre ti y la mujer”. Y la palabra enemistad fue creciendo a lo largo de la historia, y poquito después de eso, la primera enemistad entre hermanos: Caín mata a Abel. La primera injusticia. De ahí en más, las guerras, las destrucciones. De ahí en más, el odio. Hablando en términos futbolísticos yo te diría que el partido se juega entre amistad social y enemistad social. Y la opción la tiene que hacer cada uno en el corazón y nosotros ayudar a hacer esa opción en el corazón. La huída a través de las adicciones o de la violencia no ayuda, solamente la cercanía y dar de mí lo que yo pueda - como vos diste todo lo que podías cuando de chico mantuviste a tu familia-. No te olvides de eso, amistad social contra la propuesta del mundo que es enemistad social: “Arregláte vos y que el otro se arregle solo”. Ese no es el plan de Dios. Eso es lo que se me ocurre decirte, y además expresarte mi admiración, la vida te hizo padre muy joven. Que ahora cuando seas padre de verdad y tengas tus propios hijos los continúes educando en el camino que aprendiste de tu padre. Gracias.
Testimonio de Vilma una inmigrante ilegal de El Salvador que lleva un grillete electrónico. Quería mejorar la vida de su hijo Ernesto que nació con una enfermedad congénita en sus ojos que no lo deja ver. Ella pide una bendición al Santo Padre y él la imparte. Luego el Santo Padre pregunta por una religiosa que ha visto en la pantalla y le dirige algunas palabras. Se trata de la hermana Norma
R. Hermana, yo quiero agradecer en su persona a todas las religiosas de los Estados Unidos. El trabajo que las religiosas han hecho y hacen en los Estados Unidos es grandioso. Las felicito. Sean valientes. Vayan adelante, en primera línea siempre. Y les digo una cosa más – ¿queda feo que lo diga un Papa?. no sé- ¡las quiero mucho!
Testimonio de Wendy de 11 años que acaba de llegar con su mamá desde El Salvador por la violencia de las pandillas. La niña cuenta llorando los dramáticos días del viaje. Le muestra un dibujo del Papa. El Papa agradece. Al finalizar la videoconferencia regalan al Santo Padre un crucifijo hecho por los estudiantes de Chicago.
P. Santo Padre tiene un mensaje final.
R. Que estoy muy esperanzado en poder encontrarlos. Que rezo por ustedes, por todo el pueblo americano y le pido por favor que recen por mi. Gracias.
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 5 settembre 2015