Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Catechesi Santo Padre

missio1Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la per la 100° Giornata Mondiale delle Missioni 2026.

Messaggio del Santo Padre

Uno in Cristo, uniti nella missione

Cari fratelli e sorelle!

Per la Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che segna il centenario di questa celebrazione, istituita da Pio XI e tanto cara alla Chiesa, ho scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Dopo l’Anno giubilare, desidero esortare tutta la Chiesa a proseguire con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia.

Riflettendo sul nostro essere uno in Cristo e uniti nella missione, lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per «rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria» e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in «un’epoca missionaria nuova» nella storia della Chiesa (Omelia nella Messa per il Giubileo del mondo missionario e dei migranti, 5 ottobre 2025).

1. Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle

Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Prima della sua Passione, Gesù ha pregato il Padre: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature.

L’essere cristiani non è anzitutto un insieme di pratiche o idee: è una vita in unione con Cristo, nella quale siamo resi partecipi della relazione filiale che Egli vive con il Padre nello Spirito Santo. Significa dimorare in Cristo come i tralci nella vite (cfr Gv 15,4), immersi nella vita trinitaria. Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria. Sì, «la comunione è insieme sorgente e frutto della missione», come insegnò San Giovanni Paolo II (Esort. ap. Christifideles laici, 32).

Per questo la prima responsabilità missionaria della Chiesa è rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri. In tante situazioni noi assistiamo a conflitti, polarizzazioni, incomprensioni, sfiducia reciproca. Quando questo accade anche nelle nostre comunità, ne indebolisce la testimonianza. La missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione. In quest’ottica, sarà importante intensificare l’impegno ecumenico con tutte le Chiese cristiane, anche cogliendo le opportunità suscitate dalla comune celebrazione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea.

Infine – ma non per importanza – l’essere «uno in Cristo» ci chiama a tenere sempre lo sguardo rivolto al Signore, perché Egli sia davvero al centro della vita personale e comunitaria, di ogni parola, azione, relazione interpersonale, così da farci dire con stupore: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo sarà possibile nell’ascolto costante della sua Parola e nella grazia dei Sacramenti, per essere pietre vive della Chiesa, chiamata oggi a raccogliere le istanze fondamentali del Concilio Vaticano II e del successivo Magistero pontificio, in particolare, di Papa Francesco. Infatti, come afferma San Paolo, «noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (2Cor 4,5). Ribadisco perciò le parole di San Paolo VI: «Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 22). Tale processo di genuina evangelizzazione comincia dal cuore di ogni cristiano per espandersi a tutta l’umanità.

Pertanto, quanto più saremo uniti in Cristo, tanto più potremo compiere insieme la missione che Egli ci affida.

2. Uniti nella missione. Perché il mondo creda in Cristo Signore

L’unità dei discepoli non è fine a sé stessa: è ordinata alla missione. Gesù lo afferma con chiarezza: «Perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). È nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale che l’annuncio del Vangelo trova la sua piena forza comunicativa.

In questa prospettiva, merita di essere ricordato il motto del Beato Paolo Manna: «Tutta la Chiesa per la conversione di tutto il mondo». Esso esprime sinteticamente l’ideale che animò la fondazione, nel 1916, della Pontificia Unione Missionaria. Ad essa, nel suo 110° anniversario, va il mio riconoscimento e la mia benedizione, per l’impegno di animare e formare lo spirito missionario di sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici, favorendo l’unione di tutte le forze evangelizzatrici. Nessun battezzato, infatti, è estraneo o indifferente alla missione: tutti, ciascuno secondo la propria vocazione e condizione di vita, partecipano alla grande opera che Cristo affida alla sua Chiesa. Come ha più volte ricordato Papa Francesco, l’annuncio del Vangelo è sempre un’azione corale, comunitaria, sinodale.

Per questo, essere uniti nella missione significa custodire e alimentare la spiritualità di comunione e collaborazione missionaria. Crescendo ogni giorno in tale atteggiamento, impariamo con la grazia divina a guardare i nostri fratelli e sorelle sempre di più con occhi di fede, a riconoscere con gioia il bene che lo Spirito suscita in ciascuno, ad accogliere la diversità come ricchezza, a portare i pesi gli uni degli altri e a cercare sempre l’unità che viene dall’Alto. Tutti infatti abbiamo insieme una sola missione da «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,5-6). Questa spiritualità costituisce la forma quotidiana del discepolato missionario. Essa ci aiuta a recuperare una visione universale della missione evangelizzatrice della Chiesa, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni fazioni – “di Paolo”, “di Apollo” – tra i seguaci dell’unico Signore (cfr 1Cor 1,10-12).

L’unità missionaria, ovviamente, non va intesa come uniformità, ma come convergenza dei diversi carismi per lo stesso scopo: rendere visibile l’amore di Cristo e invitare tutti all’incontro con Lui. L’evangelizzazione si realizza quando le comunità locali collaborano tra loro e quando le differenze culturali, spirituali e liturgiche si esprimono pienamente e armonicamente nella stessa fede. Incoraggio perciò le istituzioni e le realtà ecclesiali a irrobustire il senso di comunione missionaria ecclesiale e a sviluppare con creatività le vie concrete di collaborazione tra loro per e nella missione.

A proposito, ringrazio le Pontificie Opere Missionarie per il servizio alla cooperazione missionaria, che ho sperimentato con riconoscenza già durante il mio ministero in Perù. Queste opere – Propagazione della Fede, Infanzia Missionaria, San Pietro Apostolo e Unione Missionaria – continuano ad alimentare e formare la coscienza missionaria dei fedeli, dai piccoli ai grandi, e a promuovere una rete di preghiera e carità che collega le comunità del mondo intero. È significativo che la fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, la Beata Pauline Marie Jaricot, abbia ideato duecento anni fa il Rosario Vivente, che raduna ancora oggi tantissimi fedeli in gruppi a distanza per pregare per ogni bisogno spirituale e missionario. Va poi ricordato che proprio su proposta dell’Opera della Propagazione della Fede, Pio XI istituì nel 1926 la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, le cui offerte raccolte ogni anno vengono distribuite da essa, a nome del Papa, per le varie necessità della missione della Chiesa. Le quattro Opere quindi, nell’insieme e ciascuna nella sua specificità, svolgono tuttora un ruolo prezioso per tutta la Chiesa. Esse sono un segno vivo dell’unità e della comunione missionaria ecclesiale. Invito tutti a collaborare con esse con spirito di gratitudine.

3. Missione dell’amore. Annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio

Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo.

La missione dei discepoli e della Chiesa intera è il prolungamento, nello Spirito Santo, di quella di Cristo: una missione che nasce dall’amore, si vive nell’amore e conduce all’amore. Tant’è vero che il Signore stesso, nella sua grande preghiera al Padre prima della Passione, dopo aver invocato l’unità dei discepoli così conclude: «L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). Gli Apostoli poi evangelizzarono spinti dall’amore di Cristo e per Cristo (cfr 2Cor 5,14). Allo stesso modo, lungo i secoli, schiere di cristiani, martiri, confessori, missionari, hanno dato la vita per far conoscere questo amore divino al mondo. Così, la missione evangelizzatrice della Chiesa continua sotto la guida dello Spirito Santo, Spirito d’amore, sino alla fine dei tempi.

Desidero quindi ringraziare particolarmente i missionari e le missionarie ad gentes di oggi: persone che, come San Francesco Saverio, hanno lasciato la propria terra, la propria famiglia e ogni sicurezza per annunciare il Vangelo, portando Cristo e il suo amore in luoghi spesso difficili, poveri, segnati da conflitti o lontani culturalmente. Continuano a donarsi con gioia malgrado avversità e limiti umani, perché sanno che Cristo stesso con il suo Vangelo è la più grande ricchezza da condividere. Con la loro perseveranza mostrano che l’amore di Dio è più forte di ogni barriera. Il mondo ha ancora bisogno di questi testimoni coraggiosi di Cristo, e le comunità ecclesiali hanno ancora bisogno di nuove vocazioni missionarie, che dobbiamo sempre avere a cuore e per le quali occorre pregare il Padre continuamente. Che Egli ci conceda il dono di giovani e adulti disposti a lasciare tutto per seguire Cristo nella via dell’evangelizzazione sino alle estremità della terra!

Ammirando i missionari e le missionarie, rivolgo un appello speciale alla Chiesa intera: che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni. Spesso – lo sappiamo – «l’Amore non è amato», come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, al quale guardiamo in modo particolare a ottocento anni dal suo transito al Cielo. Lasciamoci contagiare dal suo desiderio di vivere nell’amore del Signore e di trasmetterlo ai vicini e lontani, perché, come affermava, «molto si deve amare l’amore di Colui che molto ci ha amato» (S. Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda maggiore, cap. IX, 1; Fonti francescane, 1161). Sentiamoci stimolati pure dallo zelo di Santa Teresa di Gesù Bambino, che si prefisse di continuare la sua missione anche dopo la morte, dichiarando: «In Cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare» (Lettera al reverendo M. Bellière, 24 febbraio 1897).

Animati da queste testimonianze, impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto, specialmente in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai più poveri e bisognosi. Ogni dono, anche il più piccolo, diventa un atto significativo di comunione missionaria. Rinnovo perciò ancora il mio sentito grazie «per tutto quello che farete per aiutarmi ad aiutare i missionari in ogni parte del mondo» (Videomessaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2025). E per favorire la comunione spirituale, vi lascio, insieme con la mia benedizione, questa semplice preghiera:

Padre santo, donaci di essere uno in Cristo, radicati nel suo amore che unisce e rinnova. Fa’ che tutti i membri della Chiesa siano uniti nella missione, docili allo Spirito Santo, coraggiosi nel testimoniare il Vangelo, annunciando e incarnando ogni giorno il tuo amore fedele per ogni creatura.

Benedici i missionari e le missionarie, sostienili nella fatica, custodiscili nella speranza!

Maria, Regina delle missioni, accompagna la nostra opera evangelizzatrice in ogni angolo della terra: rendici strumenti di pace, e fa’ che il mondo intero riconosca in Cristo la luce che salva. Amen.

Dal Vaticano, 25 gennaio 2026, III domenica del Tempo Ordinario, festa della Conversione di San Paolo apostolo.

LEONE PP. XIV

[00129-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Un dans le Christ, unis dans la mission

Chers frères et sœurs !

Pour la Journée Mondiale des Missions 2026, qui marque le centenaire de cette célébration instituée par Pie XI et si chère à l’Église, j’ai choisi le thème « Un dans le Christ, unis dans la mission ». Après l’Année jubilaire, je souhaite exhorter toute l’Église à poursuivre avec joie et zèle dans l’Esprit Saint le chemin missionnaire, qui exige des cœurs unifiés dans le Christ, des communautés réconciliées et, chez tout le monde, une disponibilité pour collaborer avec générosité et confiance.

En réfléchissant à notre être un dans le Christ et unis dans la mission, laissons-nous guider et inspirer par la grâce divine, afin de « renouveler en nous le feu de la vocation missionnaire » et d’avancer ensemble dans l’engagement de l’évangélisation, pour « une nouvelle ère missionnaire » dans l’histoire de l’Église (Homélie lors de la messe pour le Jubilé du monde missionnaire et des migrants, 5 octobre 2025).

1. Un dans le Christ. Disciples-missionnaires unis en Lui et avec les frères et sœurs

Au centre de la mission se trouve le mystère de l’union avec le Christ. Avant sa Passion, Jésus a prié le Père : « Que tous soient un, comme toi, Père, tu es en moi et moi en toi, qu’ils soient un en nous eux aussi » (Jn 17, 21). Ces paroles révèlent le désir le plus profond du Seigneur Jésus et, en même temps, l’identité de l’Église, communauté de ses disciples : être une communion qui naît de la Trinité et qui vit de et dans la Trinité, au service de la fraternité entre tous les êtres humains et de l’harmonie avec toutes les créatures.

Être chrétien n’est pas avant tout un ensemble de pratiques ou d’idées : c’est une vie en union avec le Christ, dans laquelle nous sommes rendus participants de la relation filiale qu’Il vit avec le Père dans l’Esprit Saint. Cela signifie demeurer dans le Christ comme les sarments en la vigne (cf. Jn 15, 4), immergés dans la vie trinitaire. De cette union jaillit la communion réciproque entre les croyants et naît toute fécondité missionnaire. Oui, « la communion est à la fois source et fruit de la mission », comme l’enseignait saint Jean-Paul II (cf. Exhort. ap. Christifideles laici, 32).

C’est pourquoi la première responsabilité missionnaire de l’Église est de renouveler et de maintenir vivante l’unité spirituelle et fraternelle entre ses membres. Dans de nombreuses situations, nous assistons à des conflits, des polarisations, des incompréhensions, une méfiance réciproque. Lorsque cela se produit également dans nos communautés, leur témoignage en est affaibli. La mission évangélisatrice que le Christ a confiée aux disciples exige avant tout des cœurs réconciliés et désireux de communion. Dans cette optique, il sera important d’intensifier l’engagement œcuménique avec toutes les Églises chrétiennes, en saisissant également les occasions offertes par la célébration commune du 1700e anniversaire du Concile de Nicée.

Enfin, et ce n’est pas le moins important, être « un dans le Christ» nous appelle à toujours garder les yeux tournés vers le Seigneur, afin qu’Il soit vraiment au centre de la vie personnelle et communautaire, de toute parole, action, relation interpersonnelle, de sorte que nous puissions dire avec émerveillement : « Je vis, mais ce n’est plus moi, c’est le Christ qui vit en moi » (Ga 2, 20). Cela sera possible par l’écoute constante de sa Parole et par la grâce des sacrements, afin d’être des pierres vivantes de l’Église qui est aujourd’hui appelée à recueillir les demandes fondamentales du Concile Vatican II et du Magistère pontifical qui a suivi, en particulier celui du Pape François. En effet, comme l’affirme saint Paul, «ce n’est pas nous que nous prêchons mais le Christ Seigneur » (2 Co 4, 5). Je répète donc les paroles de saint Paul VI : « Il n’y a pas de véritable évangélisation si le nom, l’enseignement, la vie, les promesses, le Royaume, le mystère de Jésus de Nazareth, Fils de Dieu, ne sont pas proclamés » (Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, 22). Ce processus d’évangélisation authentique commence dans le cœur de chaque chrétien pour s’étendre à toute l’humanité.

Ainsi, plus nous serons unis dans le Christ, plus nous pourrons accomplir ensemble la mission qu’Il nous confie.

2. Unis dans la mission. Pour que le monde croie dans le Christ Seigneur

L’unité des disciples n’est pas une fin en soi : elle est ordonnée à la mission. Jésus l’affirme clairement : « Pour que le monde croie que tu m’as envoyé » (Jn 17, 21). C’est dans le témoignage d’une communauté réconciliée, fraternelle et solidaire que l’annonce de l’Évangile trouve toute sa force communicative.

Dans cette perspective, il convient de rappeler la devise du bienheureux Paolo Manna : « Toute l’Église pour la conversion du monde entier ». Celle-ci exprime de manière synthétique l’idéal qui a animé la fondation, en 1916, de l’Union Pontificale Missionnaire. À l’occasion de son 110e anniversaire, je lui adresse ma reconnaissance et ma bénédiction pour son engagement à animer et à former l’esprit missionnaire des prêtres, des personnes consacrées et des fidèles laïcs, en favorisant l’union de toutes les forces évangélisatrices. En effet, aucun baptisé n’est étranger ni indifférent à la mission : tous, chacun selon sa vocation et sa condition de vie, participent à la grande œuvre que le Christ confie à son Église. Comme l’a rappelé à plusieurs reprises le Pape François, l’annonce de l’Évangile est toujours une action chorale, communautaire, synodale.

C’est pourquoi être unis dans la mission revient à préserver et à nourrir la spiritualité de communion et de collaboration missionnaire. En grandissant chaque jour dans cette attitude, nous apprenons, avec la grâce divine, à regarder nos frères et sœurs toujours davantage avec les yeux de la foi, à reconnaître avec joie le bien que l’Esprit suscite en chacun, à accueillir la diversité comme une richesse, à porter les fardeaux les uns des autres et à rechercher toujours l’unité qui vient d’En Haut. En effet, nous avons tous ensemble une seule mission provenant d’ « un seul Seigneur, une seule foi, un seul baptême, un seul Dieu et Père de tous, qui est au-dessus de tous, partout, et en tous » (Ep 4, 5-6). Cette spiritualité constitue la forme quotidienne du fait d’être disciple missionnaire. Elle nous aide à retrouver une vision universelle de la mission évangélisatrice de l’Église, en dépassant la fragmentation des efforts et les divisions en factions – “de Paul”, “d’Apollos” – entre les disciples du Seigneur unique (cf. 1 Co 1, 10-12).

L’unité missionnaire ne doit évidemment pas être comprise comme une uniformité, mais comme une convergence des différents charismes vers un même but : rendre visible l’amour du Christ et inviter chacun à Le rencontrer. L’évangélisation se réalise lorsque les communautés locales collaborent entre elles et lorsque les différences culturelles, spirituelles et liturgiques s’expriment pleinement et harmonieusement dans la même foi. J’encourage donc les institutions et les réalités ecclésiales à renforcer le sens de la communion missionnaire ecclésiale et à développer avec créativité les voies concrètes de collaboration entre elles pour et dans la mission.

À ce propos, je remercie les Œuvres Pontificales Missionnaires pour leur service à la coopération missionnaire, dont j’ai déjà fait l’expérience avec gratitude pendant mon ministère au Pérou. Ces œuvres – Propagation de la Foi, Enfance Missionnaire, Saint Pierre Apôtre et Union Missionnaire – continuent à nourrir et à former la conscience missionnaire des fidèles, petits et grands, et à promouvoir un réseau de prière et de charité qui relie les communautés du monde entier. Il est significatif que la fondatrice de l’Œuvre de la Propagation de la Foi, la bienheureuse Pauline Marie Jaricot, ait conçu il y a deux cents ans le Rosaire vivant, qui rassemble encore aujourd’hui de nombreux fidèles en groupes à distance pour prier pour tous les besoins spirituels et missionnaires. Il convient également de rappeler que c’est précisément sur la proposition de l’Œuvre de la Propagation de la Foi que Pie XI institua en 1926 la célébration de la Journée Mondiale des Missions, dont les offrandes recueillies chaque année sont distribuées par celle-ci, au nom du Pape, pour les divers besoins de la mission de l’Église. Les quatre Œuvres, dans leur ensemble et chacune dans sa spécificité, continuent donc à jouer un rôle précieux pour toute l’Église. Elles sont un signe vivant de l’unité et de la communion missionnaire ecclésiale. J’invite tout le monde à collaborer avec elles dans un esprit de gratitude.

3. Mission d’amour. Annoncer, vivre et partager l’amour fidèle de Dieu

Si l’unité est la condition de la mission, l’amour en est la substance. La Bonne Nouvelle que nous sommes envoyés annoncer au monde n’est pas un idéal abstrait : c’est l’Évangile de l’amour fidèle de Dieu, incarné dans le visage et la vie de Jésus-Christ.

La mission des disciples et de toute l’Église est le prolongement, dans l’Esprit Saint, de celle du Christ : une mission qui naît de l’amour, se vit dans l’amour et conduit à l’amour. À tel point que le Seigneur lui-même, dans sa grande prière au Père avant sa Passion, après avoir invoqué l’unité des disciples, conclut ainsi : « Que l’amour dont tu m’as aimé soit en eux et que moi aussi, je sois en eux » (Jn 17, 26). Les Apôtres ont ensuite évangélisé, poussés par l’amour du Christ et pour le Christ (cf. 2 Co 5, 14). De la même manière, au cours des siècles, des foules de chrétiens, de martyrs, de confesseurs, de missionnaires ont donné leur vie pour faire connaître cet amour divin au monde. Ainsi, la mission évangélisatrice de l’Église se poursuit sous la conduite de l’Esprit Saint, Esprit d’amour, jusqu’à la fin des temps.

Je tiens donc à remercier tout particulièrement les missionnaires ad gentes d’aujourd’hui : des personnes qui, comme saint François Xavier, ont quitté leur terre, leur famille et toute forme de sécurité pour annoncer l’Évangile, apportant le Christ et son amour dans des lieux souvent difficiles, pauvres, marqués par des conflits ou culturellement éloignés. Ils continuent à se donner avec joie malgré les adversités et les limites humaines, car ils savent que le Christ lui-même, avec son Évangile, est la plus grande richesse à partager. Par leur persévérance, ils montrent que l’amour de Dieu est plus fort que toute barrière. Le monde a encore besoin de ces courageux témoins du Christ, et les communautés ecclésiales ont encore besoin de nouvelles vocations missionnaires, que nous devons toujours garder à cœur et pour lesquelles nous devons sans cesse prier le Père. Qu’Il nous accorde le don de jeunes et d’adultes prêts à tout quitter pour suivre le Christ sur le chemin de l’évangélisation jusqu’aux extrémités de la terre !

En admirant les missionnaires, j’adresse un appel particulier à toute l’Église : unissons-nous tous à eux dans la mission évangélisatrice par le témoignage de la vie dans le Christ, la prière et la contribution pour les missions. Souvent, nous le savons, « l’amour n’est pas aimé », comme l’a dit saint François d’Assise, vers qui nous tournons notre regard tout particulièrement 800 ans après son entrée au ciel. Laissons-nous contaminer par son désir de vivre dans l’amour du Seigneur et de le transmettre à nos proches comme à ceux qui sont loin, car, comme il l’affirmait, « il faut beaucoup aimer l’amour de Celui qui nous a tant aimés » (Saint Bonaventure de Bagnoregio, Leggenda maggiore, chap. IX, 1 ; Fonti francescane, 1161). Sentons-nous également stimulés par le zèle de sainte Thérèse de l’Enfant-Jésus qui s’était fixé pour objectif de poursuivre sa mission même après sa mort, déclarant : « Au Ciel, je désirerai la même chose que sur terre : aimer Jésus et le faire aimer » (Lettre au révérend M. Bellière, 24 février 1897).

Encouragés par ces témoignages, engageons-nous tous à contribuer, chacun selon sa vocation et les dons reçus, à la grande mission évangélisatrice, qui est toujours une œuvre d’amour. Vos prières et votre soutien concret, en particulier à l’occasion de la Journée Mondiale des Missions, seront d’une grande aide pour apporter l’Évangile de l’amour de Dieu à chacun, en particulier aux plus pauvres et aux plus nécessiteux. Chaque don, même le plus modeste, devient un acte important de communion missionnaire. Je renouvelle donc mes sincères remerciements « pour tout ce que vous ferez pour m’aider à aider les missionnaires partout dans le monde » (Message vidéo pour la Journée Mondiale des Missions 2025). Et afin de favoriser la communion spirituelle, je vous laisse, avec ma bénédiction, cette simple prière :

Père saint, accorde-nous d’être un dans le Christ, enracinés dans son amour qui unit et renouvelle. Fais que tous les membres de l’Église soient unis dans la mission, dociles à l’Esprit Saint, courageux dans le témoignage de l’Évangile, annonçant et incarnant chaque jour ton amour fidèle pour toute créature.

Bénis les missionnaires, soutiens-les dans leurs efforts, garde-les dans l’espérance !

Marie, Reine des missions, accompagne notre œuvre d’évangélisation aux quatre coins de la terre : fais de nous des instruments de paix, et fais que le monde entier reconnaisse dans le Christ la lumière qui sauve. Amen.

Du Vatican, le 25 janvier 2026, Troisième dimanche du Temps ordinaire, fête de la Conversion de Saint Paul

LÉON PP. XIV

[00129-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

One in Christ, united in mission

Dear brothers and sisters,

For World Mission Day 2026, which marks the centenary of a celebration established by Pius XI that is very dear to the Church, I have chosen the theme “One in Christ, united in mission.” Following the Jubilee Year, I wish to encourage the whole Church to continue its missionary journey with joy and zeal in the Holy Spirit. This requires hearts united in Christ, reconciled communities and, in everyone, a willingness to cooperate with generosity and trust.

As we reflect on being one in Christ and united in mission, let us allow ourselves to be guided and inspired by divine grace, “to renew in ourselves the fire of our missionary vocation” and advance together in the commitment to evangelization, in this “new missionary age” in the history of the Church (Homily, Jubilee of the Missionary World and of Migrants, 5 October 2025).

1. One in Christ  Missionary disciples united in him and with our brothers and sisters

The mystery of union with Christ lies at the heart of mission. Before his Passion, Jesus prayed to the Father, “that they may all be one. As you, Father, are in me and I am in you, may they also be in us” (Jn 17:21). These words reveal Jesus’ deepest desire, as well as the identity of the Church as a community of his disciples. That is, a communion that flows from the Trinity, and continues to be sustained by the Trinity. A communion at the service of fraternity among all human beings and harmony with all creation.

Being a Christian is not primarily about practices or ideas; it is a life in union with Christ, in which we share in his filial relationship with the Father in the Holy Spirit. It means abiding in Christ, like branches on the vine (cf. Jn 15:4), immersed in the life of the Trinity. This union gives rise to mutual communion among believers and is the source of all missionary fruitfulness. Indeed, just as Saint John Paul II taught, “communion represents both the source and the fruit of mission” (Apostolic Exhortation Christifideles Laici, 32).

In this context, the Church’s primary missionary responsibility is to renew and sustain spiritual and fraternal unity among its members. In many situations, we encounter conflicts, polarization, misunderstandings and a lack of mutual trust. When this occurs even within our communities, it undermines our witness. The evangelizing mission that Christ entrusted to his disciples requires, above all, hearts that are reconciled and eager for communion. Consequently, it is important to intensify ecumenical efforts with all Christian Churches, building upon the opportunities arising from the joint celebration of the 1700th anniversary of the Council of Nicaea.

Last but not least, being “one in Christ” calls us to keep our gaze fixed on the Lord, so that he may truly be at the center of our lives and communities, the center of every word, action and interpersonal relationship, leading us to say with amazement: “It is no longer I who live, but it is Christ who lives in me” (Gal 2:20). By constantly listening to his word and through the grace of the Sacraments, it will be possible for us to become living stones in the Church. Today, the Church is called to take up the fundamental themes of the Second Vatican Council and the subsequent Papal Magisterium, in particular that of Pope Francis. In fact, as Saint Paul says, “we do not proclaim ourselves; we proclaim Jesus Christ as Lord” (2 Cor 4:5). For this reason, I reiterate the words of Saint Paul VI: “There is no true evangelization if the name, the teaching, the life, the promises, the kingdom and the mystery of Jesus of Nazareth, the Son of God are not proclaimed” (Apostolic Exhortation Evangelii Nuntiandi, 22). This process of genuine evangelization begins in the heart of every Christian in order to reach all of humanity.

Therefore, the more united we are in Christ, the better able we will be to carry out together the mission that he entrusts to us.

2. United in mission  That the world may believe in Christ the Lord

The unity of disciples is not an end in itself; it is directed towards mission. Jesus states this clearly: “So that the world may believe that you have sent me” (Jn 17:21). It is through the witness of a reconciled, fraternal and united community that the proclamation of the Gospel acquires its full communicative power.

From this perspective, it is worth recalling the motto of Blessed Paolo Manna, “All the Churches united for the conversion of the whole world,” which succinctly expresses the ideal that inspired the establishment of the Pontifical Missionary Union in 1916. On its 110th anniversary, I convey my gratitude and my blessing for its commitment to inspiring and forming the missionary spirit of priests, consecrated persons and lay faithful, promoting the unity of all evangelizing efforts. In fact, no baptized person is exempt from or indifferent to mission: everyone, each according to their own vocation and condition of life, participates in the great work that Christ has entrusted to his Church. As Pope Francis repeatedly reminded us, proclaiming the Gospel is an action that is always harmonious, communal and synodal.

For this reason, unity in mission means safeguarding and nurturing the spirituality of communion and missionary cooperation. By daily fostering this attitude, divine grace gradually teaches us to see our brothers and sisters through the eyes of faith. We also learn to recognize joyfully the good that the Spirit inspires in each person, to embrace diversity as a treasure, to bear one another’s burdens and always to seek the unity that comes from above. Indeed, we all share in one mission in “one Lord, one faith, one baptism, one God and Father of all, who is above all and through all and in all” (Eph 4:5-6). This spirituality constitutes the daily expression of missionary discipleship. It helps us to recover a universal vision of the Church’s evangelizing mission, and to overcome a lack of coordinated efforts and the creation of factions among the followers of the one Lord — such as “I belong to Paul,” “I to Apollos” (cf. 1 Cor 1:10-12).

Needless to say, missionary unity should not be understood as uniformity, but rather as the convergence of different charisms for the same purpose, namely to make Christ’s love visible and to invite everyone to encounter him. Evangelization is achieved when local communities cooperate with one another and when cultural, spiritual and liturgical differences are fully and harmoniously expressed in the same faith. I therefore encourage all institutions in the Church to strengthen their sense of ecclesial missionary communion and to develop creative and concrete ways of cooperating with one another for and in the mission.

In this regard, I would like to thank the Pontifical Mission Societies for their service to missionary cooperation, which I experienced with gratitude during my ministry in Peru. These Societies — Propagation of the Faith, Holy Childhood, Saint Peter the Apostle and Pontifical Missionary Union — continue to nurture and form missionary awareness for the faithful of all ages, and to promote a network of prayer and charity that connects communities throughout the world. Here, it is worth noting that the founder of the Society of the Propagation of the Faith, Blessed Pauline Marie Jaricot, established the Living Rosary two hundred years ago. Even today it continues to bring together many of the faithful throughout the world to pray for every spiritual and missionary need. It is also worth remembering that, following a proposal from the Society of the Propagation of the Faith, Pius XI established World Mission Day in 1926. The annual offerings collected on this day are distributed by the Society, on behalf of the Pope, to support the various needs of the Church’s mission. The four Societies, therefore, as a whole and each in its own specificity, still play a valuable role for the entire Church. They are a living sign of unity and ecclesial missionary communion. I invite everyone to work with them in a spirit of gratitude.

3. Mission to love  Proclaiming, living and sharing God’s faithful love

If unity is the condition of mission, love is its essence. The Good News that we are sent to proclaim to the world is not an abstract ideal; it is the Gospel of God’s faithful love, which became flesh in the face and life of Jesus Christ.

The mission of the disciples and the Church as a whole is to continue the mission of Christ in the Holy Spirit: a mission born of love, lived in love, and leading to love. In fact, the Lord himself, in his great prayer to the Father before his Passion, after invoking unity among his disciples, concludes: “so that the love with which you have loved me may be in them, and I in them” (Jn 17:26). Impelled by the love of Christ, the Apostles then went out to evangelize for Christ (cf. 2 Cor 5:14). In the same way, throughout the centuries, multitudes of Christians — martyrs, confessors and missionaries — have given their lives to make this divine love known to the world. Thus, guided by the Holy Spirit, the Spirit of love, the Church’s evangelizing mission will continue until the end of time.

I would like to express my special gratitude to today’s ad gentes missionaries. Like Saint Francis Xavier, they have left their homeland, their families and all sense of security in order to proclaim the Gospel and bring Christ and his love to places that are often challenging, poor, conflict-ridden or culturally distant. Despite adversity and human limitations, they continue to give themselves joyfully, because they know that Christ himself, and his Gospel, are the greatest treasures we can offer. Through their perseverance, they demonstrate that God’s love transcends all barriers. The world still needs these courageous witnesses of Christ, and ecclesial communities still need new missionary vocations. We must always keep them close to our hearts and continually pray to the Father for them. May he grant us the gift of young people and adults who are willing to leave everything behind to follow Christ on the path of evangelization even to the ends of the earth!

Filled with admiration for men and women missionaries, I make a special appeal to the whole Church to join them in the mission of evangelization through the witness of our lives in Christ, through prayer and through our contributions to the missions. As Saint Francis of Assisi said, “Love is not loved,” and we look to him in a special way on the eight hundredth anniversary of his passing to heaven. Let us find inspiration in his desire to live in the love of the Lord and to transmit it to those both near and far, because, as he said, “this love Who hath loved us much is much to be loved” (Saint Bonaventure of Bagnoregio, The Life of Saint Francis, chap. IX, 1; Fonti Francescane, 1161). Let us also draw inspiration from the zeal of Saint Thérèse of the Child Jesus, who declared that she would continue her mission even after death: “I shall desire in heaven the same thing as I do now on earth: to love Jesus and to make him loved” (Letter 220 to l’Abbé Bellière, 24 February 1897).

Inspired by these testimonies, let us all commit to contributing to the great mission of evangelization — which is always a work of love —according to our own vocation and the gifts we have received. Your prayers and practical support, particularly on World Mission Day, will be a great help in bringing the Gospel of God’s love to everyone, especially the poorest and those most in need. Every gift, no matter how small, becomes a meaningful act of missionary communion. I renew my heartfelt gratitude “for everything you will do to help me help missionaries throughout the world” (Video Message for World Mission Day 2025, 19 October 2025). To foster spiritual communion, I give you my blessing with this simple prayer:

Holy Father, make us one in Christ, rooted in his love that unites and renews. May all members of the Church be united in mission, docile to the Holy Spirit, courageous in bearing witness to the Gospel, proclaiming and daily embodying your faithful love for all creatures.

Bless all missionary men and women, support them in their efforts, and watch over them in hope!

Mary, Queen of Missions, accompany our work of evangelization in every corner of the earth: make us instruments of peace, and grant that the whole world may recognize in Christ the light that saves. Amen.

From the Vatican, 25 January 2026, Third Sunday in Ordinary Time, Feast of the Conversion of Saint Paul

LEO PP. XIV


[00129-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Eins in Christus, vereint in der Mission

Liebe Brüder und Schwestern!

In diesem Jahr 2026 wird der von Papst Pius XI. eingeführte und in der Kirche sehr geschätzte Weltmissionssonntag zum 100. Mal begangen. Ich habe dafür das Thema »Eins in Christus, vereint in der Mission« gewählt. Nach dem Heiligen Jahr möchte ich die ganze Kirche ermutigen, mit Freude und Eifer im Heiligen Geist den missionarischen Weg fortzusetzen. Dazu braucht es in Christus geeinte Herzen, versöhnte Gemeinschaften und von allen die Bereitschaft zur großherzigen und vertrauensvollen Zusammenarbeit.

Beim Nachdenken über unser Eins-Sein in Christus und unser Vereint-Sein-in-der-Mission wollen wir uns von der göttlichen Gnade leiten und inspirieren lassen, um »das Feuer der missionarischen Berufung in uns zu erneuern« und gemeinsam im Engagement für die Evangelisierung voranzukommen, in »einem neuen missionarischen Zeitalter« in der Geschichte der Kirche (Predigt bei der heiligen Messe zur Heiligjahrfeier der Missionare und der Migranten, 5. Oktober 2025).

1. Eins in Christus. Missionarische Jünger, vereint in ihm und mit den Brüdern und Schwestern

Im Zentrum der Mission steht das Geheimnis der Vereinigung mit Christus. Vor seinem Leiden betete Jesus zum Vater: »Alle sollen eins sein: Wie du, Vater, in mir bist und ich in dir bin, sollen auch sie in uns sein« (Joh 17,21). In diesen Worten wird der tiefste Wunsch Jesu, unseres Herrn, und zugleich die Identität der Kirche sichtbar, die die Gemeinschaft seiner Jünger ist, die aus der Dreifaltigkeit hervorgeht und aus und in der Dreifaltigkeit lebt, im Dienste der Geschwisterlichkeit aller Menschen und der Harmonie mit allen Geschöpfen.

Das Christsein ist nicht in erster Linie eine Reihe von Praktiken oder Ideen: Es ist ein Leben in der Einheit mit Christus, in der wir an der Relation des Sohnes mit dem Vater im Heiligen Geist teilhaben. Es bedeutet, in Christus zu bleiben wie die Reben am Weinstock (vgl. Joh 15,4), eingetaucht in das Leben der Dreifaltigkeit. Aus dieser Einheit entspringt die Gemeinschaft unter den Gläubigen und jede missionarische Fruchtbarkeit. Ja, »die communio [ist] zugleich Quelle und Frucht der Sendung», wie der heilige Johannes Paul II. lehrte (Apostolisches Schreiben Christifideles laici, 32).

Deshalb besteht die erste missionarische Verantwortung der Kirche darin, die geistliche und geschwisterliche Einheit ihrer Glieder zu erneuern und lebendig zu erhalten. In vielen Situationen erleben wir Konflikte, Polarisierungen, Missverständnisse und gegenseitiges Misstrauen. Wenn dies auch in unseren Gemeinschaften geschieht, schwächt es ihr Zeugnis. Der Evangelisierungsauftrag, den Christus den Jüngern anvertraut hat, erfordert vor allem versöhnte Herzen, die nach Gemeinschaft streben. In diesem Sinne wird es von Bedeutung sein, die ökumenischen Beziehungen zu allen christlichen Kirchen zu intensivieren und dabei auch die Chancen zu nutzen, die sich aus der gemeinsamen Feier des 1700. Jahrestages des Konzils von Nizäa ergeben haben.

Schließlich – aber nicht weniger wichtig – ruft uns das „Einssein in Christus“ dazu auf, unseren Blick stets auf den Herrn zu richten, damit er wirklich im Zentrum unseres persönlichen und gemeinschaftlichen Lebens, jedes Wortes, jeder Handlung und jeder zwischenmenschlichen Beziehung steht, sodass wir voller Staunen sagen können: »Nicht mehr ich lebe, sondern Christus lebt in mir« (Gal 2,20). Dies wird möglich im beständigen Hören auf sein Wort und durch die Gnade der Sakramente, um lebendige Bausteine der Kirche zu sein, die heute aufgerufen ist, die Grundanliegen des Zweiten Vatikanischen Konzils und des nachfolgenden päpstlichen Lehramtes, insbesondere das von Papst Franziskus, aufzugreifen. Wie der heilige Paulus sagt: »Wir verkünden nämlich nicht uns selbst, sondern Jesus Christus als den Herrn« (2 Kor 4,5). Ich wiederhole daher die Worte des heiligen Paul VI.: »Es gibt keine wirkliche Evangelisierung, wenn nicht der Name, die Lehre, das Leben, die Verheißungen, das Reich, das Geheimnis von Jesus von Nazaret, des Sohnes Gottes, verkündet werden« (Apostolisches Schreiben Evangelii nuntiandi, 22). Dieser Prozess echter Evangelisierung beginnt im Herzen jedes Christen und erstreckt sich dann auf die ganze Menschheit.

Je mehr wir also in Christus vereint sind, desto mehr können wir gemeinsam die Sendung erfüllen, die er uns anvertraut.

2. Vereint in der Mission. Damit die Welt an Christus, den Herrn, glaubt

Die Einheit der Jünger ist kein Selbstzweck: Sie ist auf die Sendung ausgerichtet. Jesus sagt dies ganz klar: »Damit die Welt glaubt, dass du mich gesandt hast.« (Joh 17,21). Erst im Zeugnis einer versöhnten, geschwisterlichen und solidarischen Gemeinschaft entfaltet die Verkündigung des Evangeliums ihre volle kommunikative Kraft.

In dieser Hinsicht verdient das Motto des seligen Paolo Manna Beachtung: »Die ganze Kirche für die Bekehrung der ganzen Welt«. Es bringt das Ideal auf den Punkt, das 1916 zur Gründung der Päpstlichen Missionsvereinigung führte. Ihr gilt anlässlich ihres 110-jährigen Bestehens meine Anerkennung und mein Segen für ihr Engagement, den missionarischen Geist von Priestern, Ordensleuten und Laien zu beleben und zu formen und die Vereinigung aller an der Evangelisierung beteiligten Kräfte zu fördern. Kein Getaufter ist nämlich von der Mission ausgeschlossen oder ihr gegenüber gleichgültig: alle, also jeder entsprechend seiner Berufung und seiner Lebenssituation, nehmen an dem großen Werk teil, das Christus seiner Kirche anvertraut. Papst Franziskus hat mehrfach daran erinnert, dass die Verkündigung des Evangeliums immer ein gemeinsames, gemeinschaftliches, synodales Handeln ist.

Deshalb bedeutet Einheit in der Sendung, die Spiritualität der Gemeinschaft und der missionarischen Zusammenarbeit zu bewahren und zu pflegen. Indem wir jeden Tag in dieser Haltung wachsen, lernen wir mit Gottes Gnade, unsere Brüder und Schwestern immer mehr mit den Augen des Glaubens zu sehen, mit Freude das Gute zu erkennen, das der Heilige Geist in jedem wirkt, die Verschiedenheit als Reichtum anzunehmen, die Lasten der anderen zu tragen und immer die Einheit zu suchen, die von oben kommt. Denn wir alle haben gemeinsam eine einzige Sendung von »einem Herrn, einem Glauben, einer Taufe, einem Gott und Vater aller, der über allem und durch alles und in allem ist« (vgl. Eph 4,1-6). Diese Spiritualität ist die alltägliche Form der missionarischen Nachfolge. Sie hilft uns, eine universale Sicht des Evangelisationsauftrages der Kirche wiederzugewinnen und die Zersplitterung der Bemühungen und die spaltenden Gruppenbildungen wie die „des Paulus“, „des Apollos“ unter den Anhängern des einen Herrn zu überwinden (vgl. 1 Kor 1,10-12).

Die missionarische Einheit ist natürlich nicht als Uniformität zu verstehen, sondern als Zusammenwirken verschiedener Charismen für dasselbe Ziel: die Liebe Christi sichtbar zu machen und alle zur Begegnung mit ihm einzuladen. Die Evangelisierung verwirklicht sich, wenn die lokalen Gemeinschaften miteinander zusammenarbeiten und wenn kulturelle, spirituelle und liturgische Unterschiede sich voll und ganz und harmonisch in demselben Glauben ausdrücken. Ich ermutige daher die kirchlichen Institutionen und Einrichtungen, das Gefühl der missionarischen Gemeinschaft der Kirche zu stärken und mit Kreativität konkrete Wege der Zusammenarbeit untereinander für und in der Mission zu entwickeln.

In diesem Zusammenhang danke ich den Päpstlichen Missionswerken für ihren Dienst an der missionarischen Zusammenarbeit, den ich bereits während meines Wirkens in Peru anerkennend erfahren habe. Diese Werke – das Missionswerk der Glaubensverbreitung, das Kindermissionswerk, das Missionswerk des Heiligen Apostels Petrus und die Missionsvereinigung – nähren und formen weiterhin das missionarische Bewusstsein der Gläubigen, von Klein und Groß, und fördern ein Netzwerk des Gebets und der Nächstenliebe, das die Gemeinschaften der ganzen Welt verbindet. Es ist bezeichnend, dass die Gründerin des Missionswerkes der Glaubensverbreitung, die selige Pauline Marie Jaricot, vor zweihundert Jahren den Lebendigen Rosenkranz ins Leben gerufen hat, der auch heute noch viele Gläubige in Gebetsgruppen aus der Ferne zusammenbringt, um für alle spirituellen und missionarischen Anliegen zu beten. Es sei auch daran erinnert, dass Pius XI. auf Vorschlag des Missionswerkes der Glaubensverbreitung 1926 den Weltmissionssonntag ins Leben rief, dessen jährliche Kollekte im Namen des Papstes für die verschiedenen Bedürfnisse der kirchlichen Mission verteilt wird. Die vier Werke spielen also insgesamt und jedes für sich in seiner Besonderheit nach wie vor eine wertvolle Rolle für die gesamte Kirche. Sie sind ein lebendiges Zeichen der Einheit und der kirchlichen Missionsgemeinschaft. Ich lade alle ein, mit ihnen dankbar zusammenzuarbeiten.

3. Mission der Liebe. Die treue Liebe Gottes verkünden, leben und weitergeben

Einheit ist die Voraussetzung für die Mission, die Liebe ist ihr Inhalt. Die Frohe Botschaft, die wir der Welt verkünden sollen, ist kein abstraktes Ideal: Es ist das Evangelium der treuen Liebe Gottes, die im Antlitz und im Leben Jesu Christi Gestalt angenommen hat.

Die Mission der Jünger und der ganzen Kirche ist die Fortsetzung der Sendung Christi im Heiligen Geist: eine Sendung, die aus der Liebe entsteht, in der Liebe gelebt wird und zur Liebe führt. So schließt der Herr selbst sein großes Gebet zum Vater vor seinem Leiden, nachdem er um die Einheit der Jünger gebetet hat, mit den Worten ab: »damit die Liebe, mit der du mich geliebt hast, in ihnen ist und ich in ihnen bin« (Joh 17,26). Die Apostel verkünden also das Evangelium, gedrängt von der Liebe Christi und für Christus (vgl. 2 Kor 5,14). Ebenso haben im Laufe der Jahrhunderte Scharen von Christen, Märtyrern, Bekenner und Missionaren ihr Leben gegeben, um diese göttliche Liebe der Welt bekannt zu machen. So setzt sich die Evangelisierungsmission der Kirche unter der Führung des Heiligen Geistes, des Geistes der Liebe, bis zum Ende der Zeiten fort.

Deshalb möchte ich ganz besonders den Missionaren und Missionarinnen von heute danken: Menschen, die wie der heilige Franz Xaver ihre Heimat, ihre Familie und jede Sicherheit verlassen haben, um das Evangelium zu verkünden und Christus und seine Liebe an Orte zu bringen, die oft schwierig, arm, von Konflikten geprägt oder kulturell fremd sind. Sie verschenken sich weiterhin mit Freude trotz Widrigkeiten und menschlichen Grenzen, weil sie wissen, dass Christus selbst mit seinem Evangelium der größte Reichtum ist, den es zu teilen gilt. Mit ihrer Beharrlichkeit zeigen sie, dass die Liebe Gottes stärker ist als jede Barriere. Die Welt braucht noch immer diese mutigen Zeugen Christi und die kirchlichen Gemeinschaften brauchen noch immer neue missionarische Berufungen, die uns stets am Herzen liegen müssen und für die wir unablässig zum Vater beten müssen. Möge er uns die Gabe junger Menschen und Erwachsener schenken, die bereit sind, alles zu verlassen, um Christus auf dem Weg der Evangelisierung bis an die Enden der Erde zu folgen!

In Bewunderung für die Missionare und Missionarinnen richte ich einen besonderen Appell an die gesamte Kirche: Verbinden wir uns alle mit ihnen im Evangelisationsauftrag durch das Zeugnis unseres Lebens in Christus, durch das Gebet und durch unseren Beitrag für die Missionen. Wir wissen, dass oft »die Liebe nicht geliebt wird«, wie der heilige Franz von Assisi sagte, auf den wir 800 Jahre nach seinem Heimgang besonderes schauen. Lassen wir uns von seinem Wunsch anstecken, in der Liebe des Herrn zu leben und sie an die Nahe- und Fernstehenden weiterzugeben. Er sagte: »Die Liebe dessen, der uns sehr geliebt hat, müssen wir sehr lieben« (Hl. Bonaventura von Bagnoregio, Leggenda maior, Kap. IX, 1; Franziskus-Quellen, 741). Lassen wir uns auch vom Eifer der heiligen Theresia vom Kinde Jesu anspornen. Sie hatte sich vorgenommen, ihre Sendung auch nach dem Tod fortzusetzen, und erklärte: »Ich werde nämlich im Himmel denselben Wunsch haben wie auf der Erde: Jesus zu lieben und zu bewirken, dass er geliebt wird«.« (Brief an Abbé Bellière, 24. Februar 1897).

Angeregt durch diese Zeugnisse wollen wir uns alle, jeder entsprechend seiner Berufung und den empfangenen Gaben, für den großen Auftrag der Evangelisierung einsetzen, die immer ein Werk der Liebe ist. Eure Gebete und eure konkrete Unterstützung, insbesondere anlässlich des Weltmissionssonntags, werden eine große Hilfe sein, um das Evangelium der Liebe Gottes allen Menschen zu bringen, gerade den Ärmsten und Bedürftigsten. Jede Gabe, auch die kleinste, wird zu einer bedeutenden Tat missionarischer Gemeinschaft. Deshalb erneuere ich meinen herzlichen Dank »für alles, was ihr tun werdet, um mir zu helfen, den Missionaren in allen Teilen der Welt zu helfen« (Videobotschaft zum Weltmissionssonntag 2025). Und um die geistliche Gemeinschaft zu fördern, gebe ich euch, verbunden mit meinem Segen, dieses einfache Gebet mit auf den Weg:

Gütiger Vater, schenke uns, dass wir eins sind in Christus, verwurzelt in seiner Liebe, die uns eint und erneuert. Lass alle Glieder der Kirche vereint sein in der Sendung, fügsam gegenüber dem Heiligen Geist, mutig im Zeugnis des Evangeliums, indem sie jeden Tag deine treue Liebe zu jedem Geschöpf verkünden und verkörpern.

Segne die Missionare und Missionarinnen, stütze sie in ihren Mühen, bewahre sie in der Hoffnung!

Maria, Königin der Missionen, begleite unser Evangelisierungswerk in allen Teilen der Welt: Mache uns zu Werkzeugen des Friedens und lass die ganze Welt in Christus das rettende Licht erkennen. Amen.

Aus dem Vatikan, 25. Januar 2026, 3. Sonntag im Jahreskreis, Fest der Bekehrung des heiligen Apostels Paulus.

LEO PP. XIV

[00129-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Uno en Cristo, unidos en la misión

Queridos hermanos y hermanas:

Para la Jornada Mundial de las Misiones de 2026, que marca el centenario de esta celebración, instituida por Pío XI y tan querida por la Iglesia, he elegido el tema “Uno en Cristo, unidos en la misión”. Después del Año jubilar, deseo exhortar a toda la Iglesia a continuar con alegría y celo en el Espíritu Santo el camino misionero, que requiere corazones unificados en Cristo, comunidades reconciliadas y, en todos, disponibilidad para colaborar con generosidad y confianza.

Reflexionando sobre nuestro ser uno en Cristo y estar unidos en la misión, dejémonos guiar e inspirar por la gracia divina, para «renovar en nosotros el fuego de la vocación misionera» y avanzar juntos en el compromiso de la evangelización, en «una época misionera nueva» en la historia de la Iglesia (Homilía en la Misa por el Jubileo del Mundo Misionero y de los Migrantes, 5 octubre 2025).

1. Uno en Cristo. Discípulos misioneros unidos en Él y con los hermanos y hermanas

En el centro de la misión está el misterio de la unión con Cristo. Antes de su Pasión, Jesús oró al Padre: «Que todos sean uno: como tú, Padre, estás en mí y yo en ti, que también ellos sean uno en nosotros, para que el mundo crea que tú me enviaste» (Jn 17,21). En estas palabras se revela el deseo más profundo del Señor Jesús y, al mismo tiempo, la identidad de la Iglesia, comunidad de sus discípulos: ser una comunión que nace de la Trinidad y que vive de y en la Trinidad, al servicio de la fraternidad entre todos los seres humanos y de la armonía con todas las criaturas.

Ser cristianos no es ante todo un conjunto de prácticas o ideas; es una vida en unión con Cristo, en la que participamos de la relación filial que Él vive con el Padre en el Espíritu Santo. Significa permanecer en Cristo como los sarmientos en la vid (cf. Jn 15,4), inmersos en la vida trinitaria. De esta unión brota la comunión recíproca entre los creyentes y nace toda fecundidad misionera. Sí, «la comunión representa a la vez la fuente y el fruto de la misión», como enseñó san Juan Pablo II (cf. Exhort. ap. Christifideles laici, 32).

Por eso, la primera responsabilidad misionera de la Iglesia es renovar y mantener viva la unidad espiritual y fraterna entre sus miembros. En muchas situaciones asistimos a conflictos, polarizaciones, incomprensiones, desconfianza mutua. Cuando esto ocurre también en nuestras comunidades, se debilita su testimonio. La misión evangelizadora, que Cristo confió a sus discípulos, requiere ante todo corazones reconciliados y deseosos de comunión. En esta perspectiva, será importante intensificar el compromiso ecuménico con todas las Iglesias cristianas, aprovechando también las oportunidades que brinda la celebración conjunta del 1700° aniversario del Concilio de Nicea.

Por último —pero no menos importante—, ser “uno en Cristo” nos llama a mantener siempre la mirada fija en el Señor, para que Él sea verdaderamente el centro de nuestra vida personal y comunitaria, de cada palabra, acción y relación interpersonal, de modo que podamos decir con asombro: «Ya no vivo yo, sino que Cristo vive en mí» (Ga 2,20). Esto será posible en la escucha constante de su Palabra y en la gracia de los sacramentos, para ser piedras vivas de la Iglesia, llamada hoy a recoger las instancias fundamentales del Concilio Vaticano II y del posterior Magisterio pontificio, en particular, del Papa Francisco. De hecho, como afirma san Pablo, «no nos predicamos a nosotros mismos, sino a Cristo Jesús como Señor» (2Co 4,5). Reitero, por tanto, las palabras de san Pablo VI: «No hay evangelización verdadera, mientras no se anuncie el nombre, la doctrina, la vida, las promesas, el Reino, el misterio de Jesús de Nazaret Hijo de Dios» (Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, 22). Este proceso de auténtica evangelización comienza en el corazón de cada cristiano para extenderse a toda la humanidad.

Por lo tanto, cuanto más unidos estemos en Cristo, tanto más podremos cumplir juntos la misión que Él nos confía.

2. Unidos en la misión. Para que el mundo crea en Cristo Señor

La unidad de los discípulos no es un fin en sí misma: está ordenada a la misión. Jesús lo afirma con claridad: «Para que el mundo crea que tú me enviaste» (Jn 17,21). Es en el testimonio de una comunidad reconciliada, fraterna y solidaria donde el anuncio del Evangelio encuentra toda su fuerza comunicativa.

En esta perspectiva, vale la pena recordar el lema del beato Paolo Manna: “Toda la Iglesia para la conversión de todo el mundo”. Este expresa sintéticamente el ideal que animó la fundación, en 1916, de la Pontificia Unión Misional. A ella, en su 110º aniversario, le expreso mi reconocimiento y mi bendición por su compromiso de animar y formar el espíritu misionero de los sacerdotes, las personas consagradas y los fieles laicos, favoreciendo la unión de todas las fuerzas evangelizadoras. De hecho, ningún bautizado es ajeno o indiferente a la misión; todos, cada uno según su vocación y condición de vida, participan en la gran obra que Cristo confía a su Iglesia. Como ha recordado en varias ocasiones el Papa Francisco, el anuncio del Evangelio es siempre una acción coral, comunitaria, sinodal.

Por eso, estar unidos en la misión significa custodiar y alimentar la espiritualidad de comunión y colaboración misionera. Al crecer cada día en esta actitud, aprendemos con la gracia divina a mirar cada vez más a nuestros hermanos y hermanas con ojos de fe, a reconocer con alegría el bien que el Espíritu suscita en cada uno, a acoger la diversidad como riqueza, a llevar las cargas los unos de los otros y a buscar siempre la unidad que viene de lo Alto. De hecho, todos tenemos juntos una sola misión recibida de «un solo Señor, una sola fe, un solo bautismo [...] un solo Dios y Padre de todos, que está sobre todos, lo penetra todo y está en todos» (Ef 4,5-6). Esta espiritualidad constituye la forma cotidiana del discipulado misionero. Nos ayuda a recuperar una visión universal de la misión evangelizadora de la Iglesia, superando la fragmentación de los esfuerzos y las divisiones facciosas —“de Pablo”, “de Apolo”— entre los seguidores del único Señor (cf. 1 Co 1,10-12).

La unidad misionera, obviamente, no debe entenderse como uniformidad, sino como convergencia de los diferentes carismas con el mismo objetivo: hacer visible el amor de Cristo e invitar a todos al encuentro con Él. La evangelización se realiza cuando las comunidades locales colaboran entre sí y cuando las diferencias culturales, espirituales y litúrgicas se expresan plena y armoniosamente en la misma fe. Por lo tanto, animo a las instituciones y realidades eclesiales a fortalecer el sentido de comunión misionera eclesial y a desarrollar con creatividad formas concretas de colaboración entre ellas, para y en la misión.

A propósito, agradezco a las Obras Misionales Pontificias por su servicio a la cooperación misionera, que experimenté con gratitud durante mi ministerio en Perú. Estas Obras —Propagación de la Fe, Infancia Misionera, San Pedro Apóstol y Unión Misional— continúan alimentando y formando la conciencia misionera de los fieles, desde los más pequeños hasta los más grandes, y promoviendo una red de oración y caridad que conecta a las comunidades de todo el mundo. Es significativo que la fundadora de la Obra de la Propagación de la Fe, la beata Pauline Marie Jaricot, idease hace doscientos años el Rosario viviente, que aún hoy reúne a numerosos fieles en grupos a distancia para rezar por todas las necesidades espirituales y misioneras. Cabe recordar que, precisamente a propuesta de la Obra de la Propagación de la Fe, Pío XI instituyó en 1926 la celebración de la Jornada Mundial de las Misiones, cuyos donativos recogidos cada año son distribuidos por ella, en nombre del Papa, para las diversas necesidades de la misión de la Iglesia. Las cuatro Obras, en su conjunto y cada una en su especificidad, siguen desempeñando un papel valioso para toda la Iglesia. Son un signo vivo de la unidad y la comunión misionera eclesial. Invito a todos a colaborar con ellas con espíritu de gratitud.

3. Misión de amor. Anunciar, vivir y compartir el amor fiel de Dios

Si la unidad es la condición de la misión, el amor es su esencia. La Buena Nueva que estamos enviados a anunciar al mundo no es un ideal abstracto; es el Evangelio del amor fiel de Dios, encarnado en el rostro y en la vida de Jesucristo.

La misión de los discípulos y de toda la Iglesia es la prolongación, en el Espíritu Santo, de la misión de Cristo; una misión que nace del amor, se vive en el amor y conduce al amor. Tanto es así que el mismo Señor, en su gran oración al Padre antes de la pasión, después de invocar la unidad de los discípulos, concluye de este modo: «Para que el amor con que tú me amaste esté en ellos, y yo también esté en ellos» (Jn 17,26). Los apóstoles evangelizaron impulsados por el amor de Cristo y por Cristo (cf. 2 Co 5,14). De la misma manera, a lo largo de los siglos, multitudes de cristianos, mártires, confesores, misioneros han dado la vida para dar a conocer este amor divino al mundo. Así, la misión evangelizadora de la Iglesia continúa bajo la guía del Espíritu Santo, Espíritu de amor, hasta el fin de los tiempos.

Por eso, deseo agradecer especialmente a los misioneros y misioneras ad gentes de hoy; personas que, como san Francisco Javier, han dejado su tierra, su familia y toda seguridad para anunciar el Evangelio, llevando a Cristo y su amor a lugares a menudo difíciles, pobres, marcados por conflictos o culturalmente lejanos. Siguen entregándose con alegría a pesar de las adversidades y las limitaciones humanas, porque saben que Cristo mismo, con su Evangelio, es la mayor riqueza que se puede compartir. Con su perseverancia muestran que el amor de Dios es más fuerte que cualquier barrera. El mundo sigue necesitando estos valientes testigos de Cristo, y las comunidades eclesiales siguen necesitando nuevas vocaciones misioneras, que debemos tener siempre en el corazón y por las que debemos rogar continuamente al Padre. Que Él nos conceda el don de jóvenes y adultos dispuestos a dejarlo todo para seguir a Cristo en el camino de la evangelización hasta los confines de la tierra.

Al admirar a los misioneros y misioneras, hago un llamamiento especial a toda la Iglesia: unámonos todos a ellos en la misión evangelizadora mediante el testimonio de la vida en Cristo, la oración y la contribución a las misiones. A menudo, como sabemos, «el Amor no es amado», como dijo san Francisco de Asís, a quien miramos de manera especial a ochocientos años de su paso al cielo. Dejémonos contagiar por su deseo de vivir en el amor del Señor y de transmitirlo a los cercanos y a los lejanos, porque, como afirmaba: «mucho ha de ser amado el amor de Aquel que tanto nos amó» (S. Buenaventura de Bagnoregio, Leyenda mayor, cap. IX, 1; Fuentes franciscanas, 1161) Sintámonos también estimulados por el celo de santa Teresa del Niño Jesús, que se propuso continuar su misión incluso después de la muerte, declarando: «En el cielo desearé lo mismo que deseo ahora en la tierra: amar a Jesús y hacerle amar» (Carta al abate M. Bellière, 24 febrero 1897).

Animados por estos testimonios, comprometámonos todos a contribuir, cada uno según su vocación y los dones recibidos, a la gran misión evangelizadora, que es siempre obra del amor. Sus oraciones y su apoyo concreto, especialmente con motivo de la Jornada Mundial de las Misiones, serán de gran ayuda para llevar el Evangelio del amor de Dios a todos, especialmente a los más pobres y necesitados. Cada don, por pequeño que sea, se convierte en un acto significativo de comunión misionera. Por eso renuevo mi sincero agradecimiento «por todo lo que harán para ayudarme a apoyar a los misioneros en todas partes» (Videomensaje para la Jornada Mundial de las Misiones 2025). Y para favorecer la comunión espiritual, les dejo, junto con mi bendición, esta sencilla oración:

Padre santo, concédenos ser uno en Cristo, arraigados en su amor que une y renueva. Haz que todos los miembros de la Iglesia estén unidos en la misión, dóciles al Espíritu Santo, valientes en dar testimonio del Evangelio, anunciando y encarnando cada día tu amor fiel por cada criatura.

Bendice a los misioneros y misioneras, apóyalos en su esfuerzo, presérvalos en la esperanza.

María, Reina de las misiones, acompaña nuestra labor evangelizadora en todos los rincones de la tierra; haznos instrumentos de paz y haz que el mundo entero reconozca en Cristo la luz que salva. Amén.

Vaticano, 25 de enero de 2026, III domingo del Tiempo Ordinario, fiesta de la Conversión del apóstol san Pablo.

LEÓN PP. XIV

[00129-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Um em Cristo, unidos na missão

Queridos irmãos e irmãs!

Para o Dia Mundial das Missões de 2026, que marca o centenário desta celebração, instituída por Pio XI e tão estimada pela Igreja, escolhi o tema «Um em Cristo, unidos na missão». Após o Ano Jubilar, desejo exortar toda a Igreja a prosseguir o caminho missionário com alegria e zelo no Espírito Santo, o que requer corações unificados em Cristo, comunidades reconciliadas e, em todos, disponibilidade para colaborar com generosidade e confiança.

Refletindo sobre o nosso ser um em Cristo e unidos na missão, deixemo-nos guiar e inspirar pela graça divina, para «renovar em nós o fogo da vocação missionária» e avançar juntos no empenho pela evangelização, numa «nova era missionária» na história da Igreja (Homilia na Missa pelo Jubileu do Mundo Missionário e dos Migrantes, 5 de outubro de 2025).

1. Um em Cristo. Discípulos-missionários unidos n’Ele e com os irmãos e irmãs

No centro da missão está o mistério da união com Cristo. Antes da sua Paixão, Jesus orou ao Pai: «Para que todos sejam um só, como Tu, Pai, estás em mim e Eu em ti; para que assim eles estejam em Nós» (Jo 17, 21). Nestas palavras, revela-se o desejo mais profundo do Senhor Jesus e, ao mesmo tempo, a identidade da Igreja, comunidade dos seus discípulos: ser uma comunhão que nasce da Trindade e que vive da e na Trindade, ao serviço da fraternidade entre todos os seres humanos e da harmonia com todas as criaturas.

Ser cristão não é, em primeiro lugar, um conjunto de práticas ou ideias: é uma vida em união com Cristo, na qual nos tornamos participantes da relação filial que Ele vive com o Pai no Espírito Santo. Significa permanecer em Cristo como os ramos na videira (cf. Jo 15, 4), imersos na vida trinitária. Desta união, brota a comunhão recíproca entre os crentes e nasce toda a fecundidade missionária. Sim, como ensinou São João Paulo II, a comunhão representa a fonte e, simultaneamente, o fruto da missão (cf. Exort. ap. Christifideles laici, 32).

Sendo assim, a primeira responsabilidade missionária da Igreja é renovar e manter viva a unidade espiritual e fraterna entre os seus membros. Em muitas situações, assistimos a conflitos, polarizações, incompreensões, desconfiança mútua. Quando, também nas nossas comunidades, isto acontece, o seu testemunho enfraquece. A missão evangelizadora, que Cristo confiou aos discípulos, requer primeiramente corações reconciliados e desejosos de comunhão. Nesta ótica, será importante intensificar o compromisso ecuménico com todas as Igrejas cristãs, aproveitando também as oportunidades suscitadas pela comum celebração do 1700.º aniversário do Concílio de Nicéia.

Por último, mas não menos importante, ser «um em Cristo» chama-nos a manter sempre o olhar voltado para o Senhor, para que Ele esteja verdadeiramente no centro da vida pessoal e comunitária, de cada palavra, ação, relação interpessoal, de modo a fazer-nos dizer com admiração: «Já não sou eu que vivo, mas é Cristo que vive em mim» (Gl 2, 20). Isto será possível na escuta constante da sua Palavra e na graça dos Sacramentos, para sermos pedras vivas da Igreja, chamada hoje a recolher as instâncias fundamentais do Concílio Vaticano II e do subsequente Magistério pontifício, em particular, do Papa Francisco. Realmente, como afirma São Paulo, «não nos pregamos a nós mesmos, mas a Cristo Jesus, o Senhor» (2 Cor 4, 5). Reitero, portanto, as palavras de São Paulo VI: «Não haverá nunca evangelização verdadeira se o nome, a doutrina, a vida, as promessas, o reino, o mistério de Jesus de Nazaré, Filho de Deus, não forem anunciados» (Exort. ap. Evangelii nuntiandi, 22). Tal processo de genuína evangelização começa a partir do coração de cada cristão para depois se expandir a toda a humanidade.

Por conseguinte, quanto mais estivermos unidos em Cristo, mais poderemos realizar juntos a missão que Ele nos confia.

2. Unidos na missão. Para que o mundo creia em Cristo Senhor

A unidade dos discípulos não é um fim em si mesma: ela está orientada para a missão. Jesus afirma-o com clareza: «para que assim […] o mundo creia que Tu me enviaste» (Jo 17, 21). É no testemunho de uma comunidade reconciliada, fraterna e solidária que o anúncio do Evangelho encontra toda a sua força comunicativa.

Nesta perspectiva, vale a pena recordar o lema do Beato Paulo Manna: «Toda a Igreja para o mundo inteiro», que expressa sinteticamente o ideal que animou a fundação, em 1916, da Pontifícia União Missionária. A ela, no seu 110.º aniversário, pelo empenho em animar e formar o espírito missionário de sacerdotes, pessoas consagradas e fiéis leigos, favorecendo a união de todas as forças evangelizadoras, vai o meu reconhecimento e a minha bênção. Com efeito, nenhum batizado é estranho ou indiferente à missão: todos, cada um segundo a sua vocação e condição de vida, participam na grande obra que Cristo confia à sua Igreja. Como o Papa Francisco recordou mais de uma vez, o anúncio do Evangelho é sempre uma ação conjunta, comunitária, sinodal.

Por isso, estar unidos na missão significa guardar e alimentar a espiritualidade de comunhão e colaboração missionária. Crescendo dia a dia nessa atitude, aprendemos com a graça divina a olhar cada vez mais para os nossos irmãos e irmãs com olhos de fé, a reconhecer com alegria o bem que o Espírito suscita em cada um, a acolher a diversidade como riqueza, a carregar os fardos uns dos outros e a buscar constantemente a unidade que vem do Alto. Pois temos juntos uma única missão que nos vem de «um só Senhor, uma só fé, um só baptismo; um só Deus e Pai de todos, que reina sobre todos, age por todos e permanece em todos» (Ef 4, 5-6). Esta espiritualidade constitui a forma quotidiana do discipulado missionário. Ela ajuda-nos a recuperar uma visão universal da missão evangelizadora da Igreja, superando a fragmentação dos esforços e divisões de facções – “de Paulo”, “de Apolo” – entre os seguidores do único Senhor (cf. 1 Cor 1, 10-12).

Obviamente, a unidade missionária não deve ser entendida como uniformidade, mas como convergência dos diferentes carismas para o mesmo objetivo: tornar visível o amor de Cristo e convidar todos a um encontro com Ele. A evangelização realiza-se quando as comunidades locais colaboram entre si e quando as diferenças culturais, espirituais e litúrgicas se expressam plena e harmoniosamente na mesma fé. Encorajo, deste modo, as instituições e realidades eclesiais a fortalecer o sentido de comunhão missionária eclesial e a desenvolver com criatividade formas concretas de colaboração entre si para a missão e na missão.

A propósito, agradeço às Pontifícias Obras Missionárias pelo serviço à cooperação missionária, que experimentei com apreço já durante o meu ministério no Peru. Estas obras – Propagação da FéInfância MissionáriaSão Pedro Apóstolo e União Missionária – continuam a alimentar e a formar a consciência missionária dos fiéis, seja dos pequenos aos crescidos, e a promover uma rede de oração e caridade que une as comunidades de todo o mundo. É significativo que a fundadora da Obra para a Propagação da Fé, a Beata Pauline Marie Jaricot, tenha idealizado, há duzentos anos, o Rosário Vivo, que ainda hoje reúne à distância numerosos fiéis em grupos para rezar pelas necessidades espirituais e missionárias. É importante recordar que, precisamente a partir de uma proposta da Obra para a Propagação da Fé, Pio XI instituiu, em 1926, a celebração do Dia Mundial das Missões, cujas ofertas recolhidas anualmente são por ela distribuídas, em nome do Papa, para as várias necessidades da missão da Igreja. Desta forma, as quatro Obras, em conjunto e cada uma na sua especificidade, continuam a desempenhar um papel precioso para toda a Igreja. Elas são um sinal vivo da unidade e da comunhão missionária eclesial. Convido todos a colaborar com elas com espírito de gratidão.

3. Missão do amor. Anunciar, viver e partilhar o amor fiel de Deus

Se a unidade é a condição da missão, o amor é a sua essência. A Boa Nova que somos enviados a anunciar ao mundo não é um ideal abstrato: é o Evangelho do amor fiel de Deus, encarnado no rosto e na vida de Jesus Cristo.

A missão dos discípulos e de toda a Igreja é a continuação, no Espírito Santo, da missão de Cristo: uma missão que nasce do amor, que se vive no amor e que conduz ao amor. Tanto é verdade que o próprio Senhor, na sua grande oração ao Pai antes da Paixão, depois de invocar a unidade dos discípulos, conclui assim: «O amor que me tiveste esteja neles e Eu esteja neles também» (Jo 17, 26). Os Apóstolos, portanto, evangelizaram movidos pelo amor de Cristo e por Cristo (cf. 2 Cor 5, 14). Da mesma forma, ao longo dos séculos, numerosos cristãos, mártires, confessores, missionários, deram a vida para dar a conhecer este amor divino ao mundo. Assim, a missão evangelizadora da Igreja continua guiada pelo Espírito Santo, Espírito de amor, até ao fim dos tempos.

Por isso, desejo agradecer especialmente aos atuais missionários e missionárias ad gentes: pessoas que, como São Francisco Xavier, deixaram a sua terra, a sua família e as seguranças para anunciar o Evangelho, levando Cristo e o seu amor a lugares muitas vezes difíceis, pobres, marcados por conflitos ou culturalmente distantes. Apesar das adversidades e dos limites humanos, eles continuam a doar-se com alegria porque sabem que o próprio Cristo, com o seu Evangelho, é a maior riqueza a partilhar. Com a sua perseverança, mostram que o amor de Deus é mais forte do que qualquer barreira. O mundo ainda precisa destes corajosos testemunhos de Cristo, e também as comunidades eclesiais necessitam de novas vocações missionárias, que devemos sempre ter no coração e rezar continuamente por elas ao Pai. Que Ele nos conceda o dom de jovens e adultos dispostos a deixar tudo para seguir Cristo no caminho da evangelização até aos confins da terra!

Admirando os missionários e as missionárias, faço um apelo especial à Igreja: unirmo-nos todos a eles na missão evangelizadora através do testemunho da vida em Cristo, da oração e do contributo para as missões. Muitas vezes, bem o sabemos, «o Amor não é amado», como disse São Francisco de Assis, a quem olhamos de modo particular pelos oitocentos anos do seu trânsito para o Céu. Deixemo-nos contagiar pelo seu desejo de viver no amor do Senhor e de o transmitir ao próximo e ao distante, porque, como ele afirmava, «muito se deve amar o amor d’Aquele que muito nos amou» (São Boaventura de Bagnoregio, Legenda Maior, cap. IX, 1; Fontes franciscanas, 1161). Sentimo-nos também estimulados pelo zelo de Santa Teresinha do Menino Jesus, que se propôs continuar a sua missão mesmo depois da morte, declarando: «No Céu, desejarei a mesma coisa que na terra: amar Jesus e fazê-Lo amar» (Carta ao reverendo M. Bellière, 24 de fevereiro de 1897).

Animados por estes testemunhos, comprometamo-nos todos a contribuir, cada um segundo a própria vocação e dons recebidos, para a grande missão evangelizadora, que é sempre obra do amor. As vossas orações e o vosso apoio concreto, especialmente por ocasião do Dia Mundial das Missões, serão uma grande ajuda para levar o Evangelho do amor de Deus a todos, especialmente aos mais pobres e necessitados. Cada dom, mesmo o menor entre eles, torna-se um ato significativo de comunhão missionária. Por isso, renovo o meu sincero agradecimento «por tudo o que fareis para me ajudar a ajudar os missionários em todo o mundo» (Videomensagem para o Dia Mundial das Missões 2025). E para promover a comunhão espiritual, deixo-vos, com a minha bênção, esta simples oração:

Pai santo, concedei-nos ser um em Cristo, enraizados no seu amor que une e renova. Fazei que todos os membros da Igreja sejam unidos na missão, dóceis ao Espírito Santo, corajosos no testemunho do Evangelho, anunciando e encarnando todos os dias o vosso amor fiel por cada criatura.

Abençoai os missionários e as missionárias, sustentai-os no seu esforço, guardai-os na esperança!

Maria, Rainha das missões, acompanhai a nossa obra evangelizadora em todos os cantos da terra: tornai-vos instrumentos de paz e fazei que o mundo inteiro reconheça em Cristo a luz que salva. Amém.

Vaticano, no III domingo do Tempo Comum, Festa da Conversão de São Paulo Apóstolo, 25 de janeiro de 2026

LEÃO PP. XIV

[00129-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Jedno w Chrystusie, zjednoczeni w misji

Drodzy Bracia i Siostry!

Na Światowy Dzień Misyjny 2026 r., który zbiega się ze stuleciem tych obchodów, ustanowionych przez Piusa XI i jakże drogich Kościołowi, wybrałem temat: „Jedno w Chrystusie, zjednoczeni w misji”. Po Roku Jubileuszowym pragnę zachęcić cały Kościół, aby z radością i gorliwością w Duchu Świętym kontynuował drogę misyjną, która wymaga serc zjednoczonych w Chrystusie, pojednanych wspólnot, a od wszystkich – gotowości do szczodrej i ufnej współpracy.

Zastanawiając się nad naszym byciem jedno w Chrystusie i zjednoczonymi w misji, pozwólmy się prowadzić i inspirować łasce Bożej, aby „odnowić w sobie żar powołania misyjnego” i wspólnie postępować w zaangażowaniu ewangelizacyjnym, w „nowej epoce misyjnej” w dziejach Kościoła (Homilia podczas Mszy św. z okazji Jubileuszu Świata Misyjnego i Jubileuszu Migrantów, 5 października 2025).

1. Jedno w Chrystusie. Uczniowie-misjonarze zjednoczeni w Nim oraz z braćmi i siostrami

W centrum misji znajduje się tajemnica jedności z Chrystusem. Przed swoją męką Jezus modlił się do Ojca: „Aby wszyscy stanowili jedno, jak Ty, Ojcze, we Mnie, a Ja w Tobie, aby i oni stanowili w Nas jedno” (J 17, 21). W tych słowach objawia się najgłębsze pragnienie Pana Jezusa, a jednocześnie tożsamość Kościoła – wspólnoty Jego uczniów: być jednością, która rodzi się z Trójcy Świętej, z Niej oraz w Niej żyje, służąc braterstwu między wszystkimi ludźmi i harmonii ze wszystkimi stworzeniami.

Bycie chrześcijaninem nie jest przede wszystkim zbiorem praktyk lub idei: jest ono życiem w którym stajemy się uczestnikami synowskiej relacji, jaką On przeżywa z Ojcem w Duchu Świętym. Oznacza to trwanie w Chrystusie jak latorośle w winnym krzewie (por. J 15, 4), zanurzone w życiu trynitarnym. Z tego zjednoczenia wypływa wzajemna komunia między wierzącymi i rodzi się wszelka misyjna płodność. Tak, „komunia jest równocześnie źródłem i owocem misji”, jak nauczał św. Jan Paweł II (por. Adhort. apost. Christifideles laici, 32).

Dlatego pierwszą odpowiedzialnością misyjną Kościoła jest odnawianie i podtrzymywanie żywej duchowej i braterskiej jedności między jego członkami. W wielu sytuacjach jesteśmy świadkami konfliktów, polaryzacji, nieporozumień, wzajemnej nieufności. Kiedy tak się dzieje także w naszych wspólnotach, osłabia to ich świadectwo. Misja ewangelizacyjna, którą Chrystus powierzył uczniom, wymaga przede wszystkim serc pojednanych i pragnących komunii. W tej optyce ważne będzie zintensyfikowanie zaangażowania ekumenicznego wszystkich Kościołów chrześcijańskich, również poprzez wykorzystanie sposobności, jakie dają wspólne obchody 1700. rocznicy Soboru Nicejskiego.

Wreszcie – co nie mniej ważne – bycie „jedno w Chrystusie” wzywa nas do tego, abyśmy nieustannie mieli wzrok zwrócony ku Panu, żeby On naprawdę był w centrum naszego życia osobistego i wspólnotowego, każdego słowa, działania, relacji międzyosobowej, tak abyśmy mogli z zadziwieniem stwierdzić: „Teraz zaś już nie ja żyję, lecz żyje we mnie Chrystus” (Ga 2, 20). Będzie to możliwe dzięki nieustannemu słuchaniu Jego Słowa i łasce sakramentów, abyśmy byli żywymi kamieniami Kościoła, wezwanego dzisiaj do podjęcia fundamentalnych postulatów Soboru Watykańskiego II i późniejszego papieskiego Magisterium, zwłaszcza Papieża Franciszka. Istotnie, jak stwierdza św. Paweł: „Nie głosimy bowiem siebie samych, lecz Chrystusa Jezusa jako Pana” (2 Kor 4, 5). Dlatego przywołuję słowa św. Pawła VI: „Nie ma prawdziwej ewangelizacji bez głoszenia imienia i nauki, życia i obietnic, Królestwa i tajemnicy Jezusa Nazareńskiego, Syna Bożego” (Adhort. apost. Evangelii nuntiandi, 22). Taki proces prawdziwej ewangelizacji rozpoczyna się w sercu każdego chrześcijanina, aby następnie rozszerzyć się na całą ludzkość.

Dlatego też, im bardziej będziemy zjednoczeni w Chrystusie, tym pełniej będziemy mogli wspólnie wypełniać misję, jaką On nam powierzył.

2. Zjednoczeni w misji. Aby świat uwierzył w Chrystusa Pana

Jedność uczniów nie jest celem samym w sobie: jest ona podporządkowana misji. Jezus wyraźnie to potwierdza: „By świat uwierzył, że Ty Mnie posłałeś” (J 17, 21). To właśnie w świadectwie wspólnoty pojednanej, braterskiej i solidarnej głoszenie Ewangelii odnajduje swoją pełną siłę komunikacyjną.

W tej perspektywie warto przypomnieć zawołanie bł. Pawła Manny: „Cały Kościół dla nawrócenia całego świata”. Wyraża ono w syntetyczny sposób ideał, który ożywił powstanie w 1916 r. Papieskiej Unii Misyjnej. W 110. rocznicę jej założenia kieruję ku niej moją wdzięczność i błogosławieństwo za zaangażowanie w animowanie i formowanie ducha misyjnego kapłanów, osób konsekrowanych i wiernych świeckich, sprzyjając zjednoczeniu wszystkich sił ewangelizacyjnych. Żaden ochrzczony nie jest bowiem obcy ani obojętny wobec misji: wszyscy – każdy zgodnie ze swoim powołaniem i stanem życia – uczestniczą w wielkim dziele, które Chrystus powierza swojemu Kościołowi. Jak wielokrotnie przypominał Papież Franciszek, głoszenie Ewangelii jest zawsze działaniem zespołowym, wspólnotowym, synodalnym.

Dlatego też, zjednoczenie w misji oznacza strzeżenie i podtrzymywanie duchowości komunii i współpracy misyjnej. Wzrastając każdego dnia w takiej postawie, uczymy się dzięki łasce Bożej coraz bardziej patrzeć na naszych braci i siostry oczyma wiary, z radością rozpoznawać dobro, które Duch wzbudza w każdym, przyjmować różnorodność jako bogactwo, nieść nawzajem brzemiona i zawsze szukać jedności, która pochodzi z wysoka. Wszyscy bowiem mamy jedną misję pochodzącą od „jednego Pana, jednej wiary, jednego chrztu jednego Boga i Ojca wszystkich, który jest [i działa] ponad wszystkimi, przez wszystkich działa i we wszystkich” (por. Ef 4, 5-6). Ta duchowość stanowi codzienną formę uczniostwa misyjnego. Pomaga nam ona odzyskać uniwersalną wizję misji ewangelizacyjnej Kościoła, przezwyciężając rozdrobnienie wysiłków i podziały frakcyjne – „Ja jestem od Pawła”, „ja od Apollosa” – pomiędzy wyznawcami jedynego Pana (por. 1 Kor 1, 10-12).

Jedność misyjna nie powinna być, oczywiście, rozumiana jako jednolitość, ale jako zbieżność różnych charyzmatów zmierzających do tego samego celu: uczynić widzialną miłość Chrystusa i zaprosić wszystkich do spotkania z Nim. Ewangelizacja urzeczywistnia się wówczas, gdy lokalne wspólnoty współpracują ze sobą, a różnice kulturowe, duchowe i liturgiczne znajdują pełny i harmonijny wyraz w tej samej wierze. Dlatego zachęcam zatem instytucje i rzeczywistości kościelne do umacniania poczucia misyjnej komunii eklezjalnej i do kreatywnego rozwijania konkretnych form wzajemnej współpracy dla misji i w ramach misji.

W tym kontekście dziękuję Papieskim Dziełom Misyjnym za służbę na rzecz współpracy misyjnej, której doświadczyłem z wdzięcznością już podczas mojej posługi w Peru. Dzieła te – Papieskie Dzieło Rozkrzewiania Wiary, Papieskie Dzieło Misyjne Dzieci, Papieskie Dzieło św. Piotra Apostoła i Papieska Unia Misyjna – nadal podtrzymują i kształtują świadomość misyjną wiernych, od najmłodszych po dorosłych, a także promują sieć modlitwy i miłosierdzia, która łączy wspólnoty całego świata. Wymowne jest to, że założycielka Papieskiego Dzieła Rozkrzewiania Wiary, bł. Paulina Maria Jaricot, dwieście lat temu zainicjowała Żywy Różaniec, który do dziś gromadzi bardzo wielu wiernych w grupach, nieraz na odległość, aby modlić się we wszelkich potrzebach duchowych i misyjnych. Należy również przypomnieć, że właśnie z inicjatywy Papieskiego Dzieła Rozkrzewiania Wiary Pius XI ustanowił w 1926 r. obchód Światowego Dnia Misyjnego, a ofiary zbierane każdego roku z tej okazji są następnie rozdzielane przez to dzieło, w imieniu Papieża, na różne potrzeby misji Kościoła. Zatem cztery Papieskie Dzieła, zarówno jako całość, jak i każde w swojej specyfice, nadal odgrywają cenną rolę dla całego Kościoła. Są one żywym znakiem jedności i misyjnej komunii Kościoła. Zapraszam wszystkich do współpracy z nimi w duchu wdzięczności.

3. Misja miłości. Głosić, żyć i dzielić się wierną miłością Boga

Jeśli jedność jest warunkiem misji, to miłość jest jej istotą. Dobra Nowina, którą mamy głosić światu, nie jest jakimś abstrakcyjnym ideałem: jest to Ewangelia wiernej miłości Boga, wcielonej w obliczu i w życiu Jezusa Chrystusa.

Misja uczniów i całego Kościoła jest przedłużeniem – w Duchu Świętym – misji Chrystusa: misją, która rodzi się z miłości, żyje miłością i prowadzi do miłości. Tak bardzo, że sam Pan, w swojej wspaniałej modlitwie do Ojca przed Męką, po wezwaniu jedności uczniów, tak konkluduje: „Aby miłość, którą Ty Mnie umiłowałeś, w nich była i Ja w nich” (J 17, 26). Apostołowie ewangelizowali potem, przynagleni miłością Chrystusa i dla Chrystusa (por. 2 Kor 5, 14). Podobnie, na przestrzeni wieków, rzesze chrześcijan, męczenników, wyznawców i misjonarzy oddawały życie, aby świat poznał tę Bożą miłość. W ten sposób misja ewangelizacyjna Kościoła trwa dalej pod przewodnictwem Ducha Świętego, Ducha miłości, aż do końca czasów.

Chciałbym zatem szczególnie podziękować współczesnym misjonarzom i misjonarkom ad gentes: osobom, które – podobnie jak św. Franciszek Ksawery – opuściły swoją ojczyznę, rodziny i wszelkie zabezpieczenia, aby głosić Ewangelię, niosąc Chrystusa i Jego miłość w miejsca często trudne, biedne, naznaczone konfliktami lub odległe kulturowo. Nadal z radością poświęcają się swojej misji, pomimo przeciwności i ludzkich ograniczeń, ponieważ wiedzą, że sam Chrystus ze swoją Ewangelią jest największym bogactwem, jakim trzeba się dzielić. Swoją wytrwałością ukazują, że miłość Boga jest silniejsza od wszelkich barier. Świat wciąż potrzebuje tych odważnych świadków Chrystusa, a wspólnoty kościelne nadal potrzebują nowych powołań misyjnych, które zawsze powinny nam leżeć na sercu i o które trzeba modlić się nieustannie do Ojca. Niech On udzieli nam daru ludzi młodych i dorosłych, gotowych porzucić wszystko, aby podążać za Chrystusem drogą ewangelizacji aż po krańce ziemi!

Podziwiając misjonarzy i misjonarki, kieruję szczególny apel do całego Kościoła: abyśmy wszyscy zjednoczyli się z nimi w misji ewangelizacyjnej poprzez świadectwo życia w Chrystusie, modlitwę i nasz wkład na rzecz misji. Często – jak wiemy – „Miłość nie jest kochana”, jak powiedział św. Franciszek z Asyżu, na którego spoglądamy szczególnie w osiemsetną rocznicę jego przejścia do nieba. Pozwólmy się zarazić jego pragnieniem życia w miłości Pana i przekazywania jej bliskim i dalekim, ponieważ, jak twierdził, „wielce należy miłować miłość Tego, który nas wielce umiłował” (Św. Bonawentura, Leggenda maggiore, IX, 1)[1]. Niech także i nas pobudza gorliwość św. Teresy od Dzieciątka Jezus, która postanowiła kontynuować swoją misję nawet po śmierci, oświadczając: „W niebie będę żywić te same pragnienia, co na ziemi: kochać Jezusa i sprawiać, by Go kochano” (List do księdza M. Bellière’a, 24 lutego 1897)[2].

Poruszeni tymi świadectwami, zaangażujmy się wszyscy – każdy zgodnie z własnym powołaniem i otrzymanymi darami – w wielką misję ewangelizacyjną, która jest zawsze dziełem miłości. Wasze modlitwy i wasze konkretne wsparcie, zwłaszcza z okazji Światowego Dnia Misyjnego, będą wielką pomocą w niesieniu Ewangelii miłości Bożej wszystkim, a zwłaszcza najuboższym i najbardziej potrzebującym. Każdy dar, nawet najmniejszy, niech się stanie wymownym aktem misyjnej komunii. Dlatego ponawiam raz jeszcze moje serdeczne podziękowania „za wszystko, co będziecie czynić, aby pomóc mi pomagać misjonarzom na całym świecie” (Przesłanie wideo z okazji Światowego Dnia Misyjnego 2025). Aby sprzyjać duchowej komunii, pozostawiam wam, wraz z moim błogosławieństwem, tę prostą modlitwę:

Ojcze Najświętszy, daj nam być jedno w Chrystusie, zakorzenionymi w Jego miłości, która jednoczy i odnawia. Spraw, aby wszyscy członkowie Kościoła byli zjednoczeni w misji, posłuszni Duchowi Świętemu, odważni w dawaniu świadectwa Ewangelii, głosząc i urzeczywistniając każdego dnia Twoją wierną miłość do każdego stworzenia.

Błogosław misjonarzy i misjonarki, wspieraj ich w trudach, strzeż ich w nadziei!

Maryjo, Królowo misji, towarzysz naszemu dziełu ewangelizacji w każdym zakątku ziemi: uczyń nas narzędziami pokoju i spraw, aby cały świat rozpoznał w Chrystusie światło, które zbawia. Amen.

Z Watykanu, dnia 25 stycznia 2026 r., w III Niedzielę Zwykłą, w święto Nawrócenia św. Pawła Apostoła

LEON PP. XIV

[1] Św. Bonawentura, Życiorys większy św. Franciszka z Asyżu, IX, 1: Źródła Franciszkańskie, Kraków 2005, s. 909.

[2] Św. Teresa z Lisieux, Listy do moich duchowych braci, tłum. Bogdan Pociejuk, Kraków 2001, s. 42.

[00129-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

واحد في المسيح، متّحدون في الرّسالة

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

في مناسبة اليوم العالميّ للرّسالات لسنة 2026، الذي يصادف الذّكرى المئويّة لهذا الاحتفال، الذي أسّسه البابا بيوس الحادي عشر والعزيز جدًّا على الكنيسة، اخترتُ موضوع: "واحد في المسيح، متّحدون في الرّسالة". بعد سنة اليوبيل، أودّ أن أدعو كلّ الكنيسة إلى أن تستمرّ في مسيرة الرّسالة بفرح وحماسة في الرّوح القدس، وهي مسيرة تتطلّب قلوبًا متّحدة في المسيح، وجماعات متصالحة، ولدى الجميع استعدادًا للتّعاون بسخاء وثقة.

نتأمّل في كوننا واحدًا في المسيح ومتّحدين في الرّسالة، ونترك النّعمة الإلهيّة تقودنا وتُلهمنا، لكي "نجدّد شعلة الدّعوة إلى الرّسالة في داخلنا" ونستمرّ معًا في الالتزام بالبشارة بالإنجيل، في "حقبة رسالة جديدة" في تاريخ الكنيسة (عظة في القدّاس الإلهيّ في مناسبة يوبيل عالم الرّسالات والمهاجرين، 5 تشرين الأوّل/أكتوبر 2025).

1. واحد في المسيح. تلاميذ مرسلون متّحدون به ومع الإخوة والأخوات

في قلب الرّسالة يكمن سرّ الاتّحاد بالمسيح. صلّى يسوع إلى الآب قبل آلامه، وقال: "ليكونوا بِأَجمَعِهم واحِدًا: كَما أَنَّكَ فِيَّ، يا أَبَتِ، وأَنا فيك، فَلْيكونوا هُم أَيضًا فينا" (يوحنّا 17، 21). في هذا الكلام تظهر أعمق رغبة في قلب الرّبّ يسوع المسيح، وفي الوقت نفسه، هويّة الكنيسة، التي هي جماعة تلاميذه: أن تكون شركة ووَحدة تُولد من الثّالوث وتعيش بالثّالوث وفي الثّالوث، في خدمة الأخوّة بين جميع البشر وبالانسجام مع كلّ الخليقة.

أن نكون مسيحيّين لا يعني أوّلًا مجموعة ممارسات أو أفكار، بل حياة في اتّحاد مع المسيح، نشارك فيها في العلاقة البنويّة التي يعيشها هو مع الآب في الرّوح القدس. هذا يعني أن نثبت في المسيح كما تثبت الأغصان في الكرمة (راجع يوحنّا 15، 4)، فيما تغمرنا حياة الثّالوث. من هذا الاتّحاد تنبع الوَحدة والشّركة المتبادلة بين المؤمنين وتولد كلّ رسالة مُثمرة. نعم، "الوَحدة والشّركة هي مصدر الرّسالة وثمرتها في آنٍ معًا"، كما علّم القدّيس يوحنّا بولس الثّاني (راجع الإرشاد الرّسوليّ، العلمانيّون المؤمنون بالمسيح- Christifideles laici، 32).

لذلك، فإنّ مسؤوليّة رسالة الكنيسة الأولى هي تجديد الوَحدة الرّوحيّة والأخويّة بين أعضائها والحفاظ عليها حيّة. نشهد في أماكن كثيرة صراعات واستقطابات وسوء تفاهم وانعدام ثقة متبادل. وعندما يحدث هذا داخل جماعاتنا أيضًا، تَضعُف الشّهادة. رسالة البشارة بالإنجيل التي أوكلها المسيح إلى تلاميذه، تتطلّب أوّلًا قلوبًا متصالحة ومتعطّشة إلى الوَحدة والشّركة. من هذا المنطلق، من المهمّ تكثيف الالتزام المسكونيّ مع جميع الكنائس المسيحيّة، ونستفيد أيضًا من الفرص التي تتيحها الاحتفالات المشتركة بذكرى ألف وسبع مائة سنة على مجمع نيقية.

وأخيرًا، وليس آخرًا، أن نكون "واحدًا في المسيح" يدعونا إلى أن نُبقي نظرنا دائمًا موجّهًا إلى الرّبّ يسوع، لكي يكون هو حقًا في محور حياتنا الشّخصيّة والجماعيّة، وفي كلّ كلمة وعمل وعلاقة إنسانيّة، حتّى نستطيع أن نقول باندهاش: "فما أَنا أَحْيا بَعدَ ذلِك، بلِ المسيحُ يَحْيا فِيَّ" (غلاطية 2، 20). ذلك سيكون ممكنًا بإصغائنا الدّائم لكلمته وبنعمة الأسرار المقدّسة، لكي نكون حجارة حيّة في الكنيسة، المدعوّة اليوم إلى أن تجمع المطالب الأساسيّة للمجمع الفاتيكانيّ الثّاني والسُّلطة التعليميّة البابويّة اللاحقة، ولا سيّما للبابا فرنسيس. في الواقع، كما أكّد القدّيس بولس: "فلَسْنا نَدْعو إِلى أَنْفُسنا، بل إِلى يسوعَ المَسيحِ الرَّبّ" (2 قورنتس 4، 5). لذلك أكرّر كلام القدّيس البابا بولس السّادس: "لا توجد بشارة بالإنجيل حقيقيّة إن لم يُعلن اسم يسوع النّاصري، ابن الله، وتعليمه وحياته ووعوده وملكوته وسرّه" (الإرشاد الرّسوليّ، البشارة بالإنجيل، 22). عمليّة البشارة الأصيلة بالإنجيل تبدأ من قلب كلّ مسيحيّ لتنتشر في كلّ البشريّة.

لذلك، كلّما زاد اتّحادنا في المسيح، كلّما استطعنا أن نتمّم معًا الرّسالة التي أوكلها إلينا.

2. متّحدون في الرّسالة. لكي يؤمن العالم بالمسيح الرّبّ

وَحدة التّلاميذ ليست غاية في ذاتها، بل هي موجّهة نحو الرّسالة. أكّد يسوع ذلك بوضوح: "لِيُؤمِنَ العالَمُ بِأَنَّكَ أَنتَ أَرسَلتَني" (يوحنّا 17، 21). فإعلان الإنجيل يجد قوّته الكاملة في التّواصل في شهادة جماعة متصالحة، وأخويّة ومتضامنة.

من هذا المنظور، يجدر التّذكير بشعار الطّوباويّ باولو مانّا (Paolo Manna): "كلّ الكنيسة من أجل توبة كلّ العالم". عبّر باختصار عن المثال الذي ألهم تأسيس اتّحاد الرّسالة الحبريّ سنة 1916. في ذكرى مائة وعشر سنوات على تأسيسه، أُعرب له عن تقديري وبركتي لالتزامه بتنشيط وتنشئة روح الرّسالة لدى الكهنة والمكرّسين والعلمانيين، وتعزيز اتّحاد كلّ القوى التي تبشّر. في الواقع، لا يوجد أي معمّد غريب أو غير مبالٍ بالرّسالة: الجميع، كلٌّ بحسب دعوته ووضعه في الحياة، يشاركون في العمل الكبير الذي يوكله المسيح إلى كنيسته. كما ذكّر البابا فرنسيس مرارًا، فإن إعلان الإنجيل هو دائمًا عمل جماعي وسينوديّ.

لذلك، أن نتّحد في الرّسالة يعني أن نحرس وننمّي روحانيّة الشّركة والتّعاون في الرّسالة. عندما ننمو كلّ يوم في هذا الموقف، نتعلّم بنعمة الله أن ننظر إلى إخوتنا وأخواتنا دائمًا بعيون الإيمان، ونعترف بفرح بالخير الذي يثيره الرّوح القدس في كلّ واحد منّا، ونقبل التّنوّع على أنّه غِنى، ونحمل أثقال بعضنا بعضًا، ونبحث دائمًا عن الوَحدة التي تأتي من العُلى. في الواقع، كلّنا لنا رسالة واحدة "هُناكَ رَبٌّ واحِدٌ وإِيمانٌ واحِدٌ ومَعْمودِيَّةٌ واحِدة، وإِلهٌ واحِدٌ أَبٌ لِجَميعِ الخَلْقِ وفوقَهم جَميعًا، يَعمَلُ بِهم جَميعًا وهو فيهِم جَميعًا" (أفسس 4، 5-6). هذه الرّوحانيّة هي طريقة الحياة اليوميّة للتلميذ المرسل. وهي تساعدنا لنستعيد رؤية شاملة لرسالة الكنيسة من أجل البشارة بالإنجيل، فنتجاوز تشتّت الجهود والانقسامات الفئويّة – ”لبولس“ و ”أبولّوس“ – بين أتباع الرّبّ يسوع الواحد (راجع 1 قورنتس 1، 10-12).

بالتّأكيد، يجب ألّا نفهم وَحدة الرّسالة على أنّها تسوية شاملة، بل هي تلاقٍ بين مواهب مختلفة من أجل الهدف نفسه: أن نجعل محبّة المسيح مرئيّة وندعو الجميع إلى اللقاء به. البشارة بالإنجيل تتحقّق عندما تتعاون الجماعات المحلّيّة فيما بينها، وعندما يعبِّر المؤمنون عن الفوارق الثّقافيّة والرّوحيّة والليتورجيّة تعبيرًا كاملًا ومنسجمًا في الإيمان نفسه. لذلك أشجّع المؤسّسات والهيئات الكنسيّة على تقوية حسّ الشّركة والوَحدة الكنسيّ في الرّسالة وإلى تطوير سُبل عمليّة للتعاون في ما بينها بطرق مبدعة من أجل الرّسالة وفي الرّسالة.

في هذا الصّدد، أشكر الأعمال الإرساليّة البابويّة على خدمتها في مجال التعاون الإرساليّ، التي اختبرتها بشكر في أثناء خدمتي في البيرو. هذه المؤسّسات، نشر الإيمان، ورسالة الطّفولة، والقدّيس بطرس الرّسول، ووَحدة الرّسالة، تستمرّ في تغذية وتنشئة وَعي الرّسالة في المؤمنين، الصّغار والكبار، وتعزيز شبكة صلاة ومحبّة تربط جماعات العالم أجمع. ومن اللافت أنّ مؤسِّسَة جمعيّة نشر الإيمان، الطّوباويّة بولين ماري جاريكو (Pauline Marie Jaricot)، ابتكرت منذ مئتي سنة المسبحة الورديّة الحيّة، التي ما زالت تجمع حتّى اليوم عددًا كبيرًا من المؤمنين في مجموعات للصّلاة من أجل كلّ حاجة روحيّة وإرساليّة. يجب أن نذكّر أيضًا أنّ البابا بيوس الحادي عشر أنشأ سنة 1926 اليوم العالميّ للرّسالات بناءً على اقتراح من جمعيّة نشر الإيمان، والتّبرّعات التي تُجمع سنويًّا في هذه المناسبة تُوزِّعها هذه الجمعيّة باسم البابا لتلبية احتياجات رسالة الكنيسة المختلفة. إذًا، تواصل المؤسّسات الأربع، مجتمعة وكلّ واحدة على حِدة في خصوصيّتها، أداءَ دورٍ بالغ الأهمّيّة لكلّ الكنيسة. إنّها علامة حيّة على الوَحدة والشّركة الإرساليّة في الكنيسة. أدعو الجميع إلى أن يتعاونوا معها بروح شاكرة.

3. رسالة المحبّة. أن نعلن محبّة الله الأمينة ونعيشها ونتشارك فيها

إن كانت الوَحدة شرط الرّسالة، فالمحبّة هي جوهرها. البُشرى السّارّة التي أُرسلنا لكي نعلنها للعالم ليست فكرة تجريديّة، بل إنجيل محبّة الله الأمينة، المتجسّدة في وجه وحياة يسوع المسيح.

رسالة التّلاميذ وكلّ الكنيسة هي امتداد لرسالة المسيح في الرّوح القدس: رسالة تولد من المحبّة، وتُعاش في المحبّة، وتقود إلى المحبّة. حتّى إنّ الرّبّ يسوع نفسه، في صلاته الكبرى إلى الآب، قبل آلامه، وبعد أن طلب وَحدة تلاميذه، اختتم قائلًا: "لِتَكونَ فيهِم المَحبَّةُ الَّتي أَحبَبتَني إِيَّاها، وأَكونَ أَنا فيهِم" (يوحنّا 17، 26). ثمّ بدأ الرّسل يبشّرون وقد دفعتهم محبّة المسيح ومن أجل المسيح (راجع 2 قورنتس 5، 14). وبالمِثل، على مرّ العصور، بذل جموع من المسيحيّين، والشّهداء والمعترفين والمرسلين، حياتهم ليُعرّفوا العالم بهذه المحبّة الإلهيّة. وهكذا تستمرّ رسالة الكنيسة من أجل البشارة بالإنجيل تحت إرشاد الرّوح القدس، روح المحبّة، إلى نهاية الأزمنة.

لذلك، أودّ أن أشكر بشكل خاصّ المُرسَلين والمُرسَلات اليوم إلى الأمم: الأشخاص الذين تركوا، مثل القدّيس فرنسيس كسفاريوس، أوطانهم وعائلاتهم وكلّ أمان لإعلان الإنجيل، وحملوا مرارًا المسيح ومحبّته إلى أماكن صعبة وفقيرة ومتأثّرة بالصّراعات أو بعيدة ثقافيًّا. وما زالوا يواصلون بذلَ أنفسهم بفرح رغم الشّدائد والضّعف البشريّ، لأنّهم يعلمون أنّ المسيح نفسه مع إنجيله هما أكبر غِنى يمكن مشاركته مع الآخرين. وبمثابرتهم يُبَيِّنُون أنّ محبّة الله أقوى من كلّ الحواجز. العالم لا يزال بحاجة إلى شهود المسيح الشّجعان هؤلاء، والجماعات الكنسيّة ما زالت بحاجة إلى دعوات إرساليّة جديدة، التي يجب أن نحملها دائمًا في قلوبنا ونصلّي إلى الآب من أجلها بلا انقطاع. ليمنحنا الآب عطيّة الشّباب والبالغين المستعدّين أن يتركوا كلّ شيء لاتّباع المسيح في طريق البشارة بالإنجيل إلى أقاصي الأرض!

وإذ نعجب بالمُرسَلين والمُرسَلات، أتوجّه بنداء خاصّ إلى كلّ الكنيسة: أن نتّحد جميعًا معهم في رسالة البشارة بالإنجيل بشهادة الحياة في المسيح، والصّلاة، والمساهمة من أجل الرّسالات. نحن نعلَم أنّ "الحبّ غير محبوب"، كما قال القدّيس فرنسيس الأسيزي، الذي ننظر إليه بشكل خاصّ بعد مرور ثمانمئة سنة على انتقاله إلى السّماء. لنملأ أنفسنا برغبته في أن نعيش في محبّة الله ولنحملها إلى القريب والبعيد، لأنّه كما قال: "يجب أن نحب كثيرًا بمثل محبّة ذاك الذي أحبّنا كثيرًا" (القدّيس بونافنتورا، الرّواية الكبرى، الفصل التّاسع؛ مصادر فرنسيسكانيّة، 1161). ولندرك أيضًا غَيرة القدّيسة تريزا الطّفل يسوع، التي أرادت أن تستمرّ في رسالتها حتّى بعد موتها، فقالت: "في السّماء أريد الشّيء نفسه الذي أردته على الأرض: أن أحب يسوع وأجعله محبوبًا" (رسالة إلى الأب بيليير، 24 شباط/فبراير 1897).

فيما تدفعنا هذه الشّهادات، لنلتزم جميعًا، كلٌ بحسب دعوته والعطايا التي نالها، برسالة البشارة بالإنجيل الكبرى، التي هي دائمًا عمل المحبّة. صلواتكم ودعمكم العمليّ، ولا سيّما في مناسبة اليوم العالميّ للرّسالات، ستكون عونًا كبيرًا لنشر إنجيل محبّة الله للجميع، وخاصّة للفقراء والمحتاجين. فكلّ عطيّة، ولو كانت صغيرة، تصير عملًا ذا معنى في الوَحدة والشّركة الإرساليّة. أجدّد شكري من كلّ قلبي "على كلّ ما تصنعونه لمساعدتي لمساعدة المُرسَلين في كلّ أنحاء العالم" (رسالة فيديو في اليوم العالميّ للرّسالات 2025). ولتعزيز الوَحدة والشّركة الرّوحيّة، أترك لكم، مع بركتي، هذه الصّلاة البسيطة:

أيّها الآب القدوس، امنحنا أن نكون واحدًا في المسيح، متجذّرين في محبّته التي توحِّد وتجدِّد. واجعل جميع أعضاء الكنيسة متّحدين في الرّسالة، ومطيعين للرّوح القدس، وشجعانًا في الشّهادة للإنجيل، فنعلن ونجسّد كلّ يوم محبّتك الأمينة لكلّ الخليقة.

بارك المُرسَلين والمُرسَلات، واسندهم في جهودهم، واحفظهم في الرّجاء.

يا مريم، ملكة الرّسالات، رافقي عملنا في البشارة بالإنجيل في كلّ أنحاء الأرض: اجعلينا أدوات سلام، واجعلي كلّ العالم يَعرِف المسيح النّور الذي يخلِّص. آمين.

من حاضرة الفاتيكان، يوم 25 كانون الثّاني/يناير من عام 2026، الأحد الثّالث من زمن السّنة، عيد اهتداء القدّيس بولس.

لاوُن الرّابع عشر

© Bollettino Santa Sede - 25 gennaio 2026