Partenza da Lourdes e Accoglienza a Metz
Questa mattina, dopo essersi congedato dalla Casa Vescovile, alle ore 7.10, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto all’Aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, da dove alle ore 7.51 è decollato - a bordo di un A321 Air France - alla volta di Metz. L’atterraggio all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine è avvenuto alle ore 9.02.
Al Suo arrivo Leone XIV è stato accolto da alcune autorità locali e si è diretto nella Sala VIP per un breve incontro privato.
Quindi, si è trasferito in auto al Centro congressi “Robert Schuman” per l’incontro interreligioso.
Incontro interreligioso
Alle ore 10.20 circa, il Pontefice ha raggiunto l’ingresso del Centro congressi accompagnato da alcuni rappresentanti di altre religioni.
Dopo l’introduzione musicale e la lettura dell’Appello di Metz da parte dei rappresentanti dei culti Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo Discorso.
Al termine, il Papa ha lasciato la sala e si è diretto verso l’Auditorium per l'incontro "Alle Radici dell'Europa per la pace e l'unità".
Pubblichiamo di seguito il Discorso che il Pontefice ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro interreligioso:
Cari fratelli e sorelle,
cari amici rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,
è con profonda gioia, ma anche con vivo senso di responsabilità spirituale, che mi trovo oggi tra voi a Metz, città di frontiere e di passaggi, presso il Centro Congressi che porta il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.
Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro. Come diceva il mio predecessore, Papa Francesco: «Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. [...] L’obiettivo è di stabilire amicizia, pace» (Lett. enc. Fratelli tutti, 271). Prima di lui, il santo Papa Giovanni Paolo II considerava il dialogo come un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2001, 10). Secondo Paul Ricœur, è la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia; è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza.
Infatti, invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni.
D’altra parte, se la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza, essa si esprime anche nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana.
Cari amici, «la Chiesa considera compagni di viaggio tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà, la bellezza» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 23). Vi ringrazio ancora una volta per la vostra vicinanza e la vostra presenza. Che l’infinita bontà di Dio e la sua saggezza ci accompagnino e ci insegnino a vivere sempre più come suoi figli e come fratelli e sorelle gli uni per gli altri. E che così possiamo essere, là dove viviamo, artigiani di pace e testimoni di una speranza che non cessa di crescere nel nostro mondo.
Che Dio vi benedica!
© Bollettino Santa Sede - 28 settembre 2026