Catechesi Santo Padre

Cerca

Istituto cattolico di ParigiAlle ore 10.10, Papa Leone XIV è arrivato in auto nel cortile dell’Institut Catholique de Paris dove è stato accolto da S.Em. Card. Jean-Marc Aveline, Arcivescovo Metropolita di Marsiglia e Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, S.E. Mons. Laurent Ulrich, dal Rettore dell’Istituto, Rev. Emmanuel Petit, dal Presidente del Consiglio di amministrazione e dal Parroco di Saint-Joseph-des-Carmes. Successivamente il Santo Padre è entrato nella chiesa, dove erano radunati studenti, professori e seminaristi per un breve momento di raccoglimento. Quindi, ha raggiunto l’Auditorium Georges Bernanos attraverso il percorso dei martiri del 2 settembre 1792.

Dopo il canto e le parole di benvenuto dell’Arcivescovo Metropolita di Parigi è stato consegnato al Santo Padre Leone XIV l’Instrumentum Laboris dell’Assemblea ecclesiale provinciale. Sono seguite le testimonianze di un neocatecumeno, di un neofita e di un’accompagnatrice dei catecumeni. Quindi il Papa ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine dell’incontro, il Pontefice si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica dove ha pranzato in privato.

Pubblichiamo di seguito il Discorso che Papa Leone XIV ha pronunciato nel corso dell’incontro con i membri dell’Assemblea sinodale provinciale, i Catecumeni e Neofiti:

Eccellenze,
cari preti e persone consacrate,
cari membri dell’Assemblea sinodale,
cari catecumeni e neofiti, fratelli e sorelle,

sono lieto di incontrarvi e di potermi soffermare, nel contesto di questo Viaggio Apostolico, sul cammino che state portando avanti nell’Assemblea Ecclesiale Provinciale.

Ringrazio Sua Eccellenza Monsignor Laurent Ulrich, Arcivescovo di Parigi, che ha richiamato l’importanza storica e spirituale del luogo in cui ci troviamo, ricordando anche Frate Lorenzo della Risurrezione, che ha segnato molto il mio percorso di fede con la sua mistica del quotidiano. Ma soprattutto esprimo la mia gratitudine per l’Instrumentum Laboris che mi avete consegnato, espressione di un cammino ecclesiale in cui è stato coinvolto il Popolo di Dio, in uno stile di ascolto reciproco e di sinodalità.

Oggi ci accoglie l’Institut Catholique de Paris, un’istituzione situata al crocevia tra scienza e fede, che da secoli contribuisce a formare le menti e i cuori al servizio del Vangelo. Saluto i docenti, gli studenti, il personale di questa università, ma anche tutti i membri di questa Assemblea Provinciale, impegnati a riflettere sulle prospettive pastorali per l’accoglienza dei neofiti e dei catecumeni, nonché sulla vita della Chiesa.

Osservando da vicino il lavoro che state portando, ma soprattutto ascoltando le testimonianze di Josué, di Marielle e di Sophie, avverto anzitutto tanta gratitudine per l’imprevedibile opera di Dio. Come voi e insieme a voi sono stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Può sembrare paradossale che questo fenomeno, per cui così tante persone riscoprono il Vangelo e abbracciano la fede, si collochi nel contesto di una società come quella francese, segnata da una cultura fortemente secolarizzata. La vostra esperienza e la vostra testimonianza, cari catecumeni e neofiti, sono il segno tangibile dell’opera della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche. Questo fenomeno, che contraddice ogni atteggiamento disfattista e quello che Papa Francesco chiamava “pessimismo sterile” (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 84-86), deve essere accolto con spirito di responsabilità.

Siamo infatti chiamati a rivolgerci ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, riscoprendo lo stile proprio di Dio, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza. Con tenerezza pastorale e carità fraterna, dobbiamo riconoscere, accogliere e custodire la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi.

Lo stupore di fronte a ciò che sta accadendo a tanti nostri fratelli e sorelle non deve chiuderci in una beata ingenuità; al contrario, dobbiamo impegnarci, cercare, porci delle domande e intraprendere azioni pastorali concrete. Questo è lo Spirito che anima la vostra Assemblea sinodale e, più in generale, il cammino della Chiesa in Francia: meravigliati dall’opera imprevedibile di Dio, che cosa dobbiamo fare e dove ci sospinge lo Spirito per accompagnare i catecumeni, i neofiti, i “ricomincianti”?

Anzitutto, mi piace richiamare un’espressione usata dall’Episcopato francese qualche anno fa, ed esortarvi a immaginare e incarnare una Chiesa in “stato di iniziazione”, che si prende cura del percorso dei catecumeni, dei neofiti e dei ricomincianti, offrendo loro, nel tempo, un accompagnamento solido e costante. L’iniziazione cristiana nel suo insieme è stata infatti al centro della sollecitudine dei Pastori sin dagli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Vi erano già allora numerose richieste e il fermento teologico e liturgico di quegli anni contribuì in larga misura al rinnovamento dei percorsi del catecumenato che si realizzò durante il Concilio Vaticano II.. Anche se oggi il contesto è diverso, voi potete riferirvi a questa tradizione pastorale ben radicata circa l’accompagnamento dei catecumeni. Non dimentichiamo, poi, che questa prassi già in atto è stata rinvigorita a partire dal 1996, anno in cui vedono la luce la Lettera ai cattolici di Francia e, al contempo, l’ultima edizione francese del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti.

Cari fratelli e sorelle, essere “in stato di iniziazione” significa accogliere i nuovi cercatori di Dio scoprendovi un’opportunità e una missione: l’opportunità sta nel fatto che, grazie a loro, anche la comunità dei credenti rinnovi il proprio cammino di fede e sperimenti in modo nuovo la gioia del Vangelo. La missione, a tal proposito, consiste nel prendersi cura di loro e nel fungere da guida, anche dopo che hanno ricevuto i Sacramenti. Bisogna accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia e favorire un annuncio essenziale del kerygma, anche attraverso le formule conosciute nel cammino personale o di comunità. Non dimentichiamo, però, che in molte di queste persone emerge poi la domanda che abbiamo ascoltato nella testimonianza di Marielle: come evitare il vuoto post-battesimale?

Occorre, dunque, accompagnare e integrare pienamente queste persone nelle nostre comunità e nelle nostre assemblee oranti dopo il Battesimo, offrendo loro uno spazio familiare e una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita. In neofiti, infatti, hanno bisogno di approfondire le fondamenta della fede cristiana, di essere adeguatamente formati dal punto di vista biblico e teologico, di scoprire sempre più la ricchezza della dottrina e le diverse dimensioni dell’agire morale cristiano connesso alla professione di fede.

Non da ultimo, essi hanno anche bisogno di essere iniziati e introdotti nella vita liturgica della Chiesa. Anche nelle testimonianze abbiamo ascoltato di come la celebrazione dei riti liturgici sia stata per alcuni una porta di ingresso al mistero stesso della fede. Si tratta di un ambito fondamentale della vita della Chiesa, che richiede un’attenzione pastorale radicata negli insegnamenti del Concilio Vaticano II.. La liturgia, in effetti, non può essere intesa come una realtà “successiva” alla catechesi, nella quale applicare quanto è stato appreso lungo il percorso. Al contrario, essa manifesta e attualizza il Mistero della Pasqua di Cristo e, pertanto, è un evento capace di dischiudere il senso della Buona Notizia e la vita stessa di Dio. Con i suoi ritmi, i suoi linguaggi e i suoi riti, la liturgia è parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai Sacramenti.

Per portare avanti questa missione è di fondamentale importanza il ruolo dei formatori. Come ci insegna l’antica tradizione della Chiesa, si tratta di preparare padrini e madrine, espressione della comunità, appositamente formati per iniziare i neofiti. Nel quadro di questa formazione, desidero raccomandare una conoscenza approfondita del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti. Allo stesso tempo, è necessario che gli operatori pastorali siano formati – non solo sul piano biblico, teologico, liturgico e della vita spirituale, ma anche dal punto di vista delle qualità umane – per saper discernere e accompagnare coloro che hanno percorsi di vita più complessi e meno lineari. Lo abbiamo ascoltato poco fa: alcuni arrivano con una semplice sete spirituale, una ricerca di senso e un’attrazione nei confronti del Vangelo, mentre altri giungono segnati da esperienze dolorose, da situazioni di solitudine e difficoltà profonde. È qui che lo stile della vicinanza, della compassione e della tenerezza assume tutto il suo significato: occorre trovare un sapiente equilibrio per accoglierli, ascoltarli e, allo stesso tempo, incoraggiarli ad affrontare le impegnative sfide della fede. Si tratta di un cammino in cui è necessario rispettare il ritmo dell’altro, procedendo con gradualità, attenzione e in un accompagnamento fraterno. Si tratta di assumere lo stile del “camminare insieme”. Sui sentieri della fede cristiana ci si arricchisce a vicenda, si cresce insieme: preti e laici, padrini, madrine e catecumeni, animatori pastorali e neofiti.

Penso a ciò che accadde a uno dei catecumeni più famosi della storia, sant’Agostino. Fu introdotto alla fede da sant’Ambrogio e la sua fede era solo un piccolo seme quando fu battezzato. Ma quel seme è cresciuto e si è moltiplicato, diventando un albero così grande che, sotto la sua chioma, ancora oggi possiamo trovare conforto.

Guardando voi, cari catecumeni e neofiti, non vedo solo il frutto dello Spirito che vi ha messo in cammino, ma anche una promessa di fecondità per la Chiesa in Francia. A vostra volta, siate missionari del Vangelo in questa società!

Che i grandi testimoni di questa terra amata vi sostengano nel vostro percorso. Penso a Santa Teresa di Gesù Bambino che, con la sua “piccola via”, ci insegna come la fiducia apra le porte della grazia; penso a San Martino di Tours, figura emblematica della condivisione e della carità fraterna. Insieme a tanti altri santi e sante provenienti da questa terra di Francia, essi ci ricordano che la missione si costruisce oggi, preservando innanzitutto la presenza del Signore nella vita quotidiana.

Accogliendovi gli uni gli altri, possiate formare tutti insieme il popolo vivente della Chiesa in Francia, capace di trasmettere la fede. Invocando la protezione materna della Vergine Maria, Patrona principale della Francia, e l’intercessione di Santa Genoveffa e di San Denis, protettori di questa città, vi imparto di tutto cuore la mia benedizione.

Grazie e buon cammino!

© Bollettino Santa Sede - 26 settembre 2026