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Catechesi Santo Padre

Pontificia Accademia EcclesiasticaQuesto pomeriggio, il Santo Padre Leone XIV si è recato in visita presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, in Piazza della Minerva 74 a Roma, in occasione del 325° anniversario della sua fondazione.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

Eminenza,
Eccellenze,
carissimi Superiori e Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica,

sono lieto di compiere la mia prima visita come Romano Pontefice presso questa antica e nobile Istituzione, in occasione del giubileo per il suo 325° anniversario di fondazione. Già quando qualche anno fa, nel quadro degli incontri proposti agli Alunni, venni qui a dare la mia testimonianza in qualità di Prefetto del Dicastero per i Vescovi, ebbi modo di riflettere sulla missione essenziale che svolge l’Alma mater dei Diplomatici pontifici. Oggi, a quasi un anno dall’inizio del mio Ministero petrino, accompagnato dal solerte impegno della Segreteria di Stato e delle Rappresentanze Pontificie, quei sentimenti hanno trovato conferma. Guardo perciò con profonda gratitudine alla storia di dedizione e di servizio che questa gioiosa ricorrenza celebra.

Tale storia — radicata nella cattolicità stessa della Chiesa — nel corso dei secoli ha visto una catena ininterrotta di sacerdoti, provenienti da varie parti del mondo, contribuire con le proprie umili forze alla costruzione di quella unità in Cristo che, nella diversità delle origini, fa della comunione una caratteristica fondamentale del servizio diplomatico della Santa Sede. I passaggi di riforma — di cui l’ultimo in ordine di tempo voluto dal mio immediato Predecessore, di venerata memoria — hanno sempre mirato a custodire questa nota distintiva e costitutiva dell’azione della nostra diplomazia, chiamata ogni giorno a pregare e lavorare «ut unum sint» (Gv 17, 21).

In particolare, i recenti mutamenti relativi a diversi aspetti della formazione accademica e intellettuale, hanno dato all’Istituzione l’autonomia necessaria per rinnovare l’impianto di studio delle discipline giuridiche, storiche, politologiche ed economiche, insieme a quello delle lingue in uso nelle relazioni internazionali. Mi preme tuttavia ribadire che la riforma più importante richiesta a chi varca la soglia di questa Comunità, è quella di un costante esercizio di conversione, volto a coltivare «la prossimità, l’ascolto attento, la testimonianza, l’approccio fraterno e il dialogo […] coniugate con l’umiltà e la mitezza» (Francesco, Chirografo Il ministero petrino, 25 marzo 2025): virtù che devono permeare tutto il vostro ministero sacerdotale.

L’incontro di oggi, in questa Casa che ha contribuito alla crescita intellettuale, umana e spirituale di vari Santi e Beati — tra cui alcuni miei illustri Predecessori —, è per me l’occasione per delineare con voi alcuni tratti del Sacerdote diplomatico pontificio che, partecipando del ministero del Successore di Pietro, accoglie e coltiva una vocazione speciale a servizio della pace, della verità e della giustizia.

Egli deve essere, prima di tutto, un messaggero dell’annuncio pasquale: «Pace a voi!» (Gv 20,19). Anche quando le speranze di dialogo e riconciliazione sembrano svanire e la pace “come la dà il mondo” viene calpestata e messa a dura prova, voi siete chiamati a continuare a portare a tutti la parola di Cristo Risorto: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). E prima ancora di tentare di costruirla con le nostre povere forze, davanti a quanti non la ricercano come dono di Dio, la vostra missione vi chiama ad esserne “ponti” e “canali”, perché la grazia che viene dal cielo possa farsi strada tra le pieghe della storia.

Il Diplomatico pontificio poi, — operando nei più diversi contesti culturali e negli Organismi Internazionali — è particolarmente inviato a testimoniare la Verità che è Cristo, portandone il messaggio nel consesso delle Nazioni, e facendosi segno del Suo amore per quella porzione di umanità, che è affidata alla sua missione di pastore, prima ancora che di diplomatico. Come ho avuto modo di indicare all’inizio di quest’anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, oggi è fortemente necessario che «le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe», perché «solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti» (Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026). Anche per questo è importante che portiate al mondo il Verbo della Vita, che si è rivelato non con l’affermazione di principi e idee astratti, ma facendosi carne.

Infine, voi vi preparate a svolgere un peculiare ministero, che non si declina solo nella tutela del bene della comunità cattolica, ma di tutta la famiglia umana che abita una determinata Nazione o che partecipa delle istanze dei diversi Organismi internazionali. Ciò vi vuole promotori di tutte le forme di giustizia che aiutano a riconoscere, ricostruire e proteggere l’immagine di Dio impressa in ogni persona. Nella difesa dei diritti umani — tra cui spiccano quelli alla libertà religiosa e alla vita —, vi raccomando perciò di continuare a indicare la strada, non della contrapposizione e della rivendicazione, ma della tutela per la dignità della persona, dello sviluppo per i popoli e per le comunità e della promozione della cooperazione internazionale. Sono questi i soli strumenti che consentono di avviare autentici cammini di pace.

Cari Superiori e Alunni, in un mondo segnato da tensioni, che sembra fare dei conflitti l’unico modo per affrontare bisogni e istanze, le nostre capacità di spenderci per il dialogo, l’ascolto e la riconciliazione possono sembrare insufficienti, a volte perfino inutili. Questo non ci deve scoraggiare! Continuiamo ad invocare con fiducia il dono della pace di Cristo, senza timore. E siate certi che il vostro generoso ministero, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo, sarà sempre strumento per promuovere e custodire la dignità di ogni uomo e donna, creati a immagine e somiglianza di Dio, e per incrementare il bene comune.

Con questi auspici e con paterna benevolenza, invoco su ciascuno di voi e sul futuro cammino della Pontificia Accademia Ecclesiastica, per intercessione della Beata Vergine Maria e di Sant’Antonio Abate, vostro Patrono, la Benedizione Apostolica. 

© Bollettino Santa Sede - 27 aprile 2026