Rassegna stampa Speciali

UN TOMMASO MORO CERCASI DISPERATAMENTE

Quanto avvenuto in questi mesi e in questi ultimi giorni in Italia, con accuse di varia natura che aggrediscono - oltre che i diretti interessati, siano essi soggetti pubblici o singoli privati - l'opinione pubblica per la violenza con cui sono mosse, chiede una serie di riflessioni che vanno ben al di là dei singoli casi, per quanto gravi. Ne accenniamo tre.


La prima riguarda il tema del contendere. Si tratta, in tutto ciò che è accaduto, di materia che riguarda matrimonio e famiglia. Qui la Chiesa non-può-fare-altro, e sono convinto che sia proprio un “obbligo” intrinseco, che parlare. La gerarchia, come pure ciascun battezzato. Perché la Chiesa sul matrimonio ha una competenza derivata dallo stesso Principio creatore sull’umanità, sull’uomo e sulla donna. Far finta che non ci siano problemi quando si tratta di matrimonio vuol dire non avere capito che la Chiesa crede a tal punto nel matrimonio da farne cogliere in esso la presenza di Cristo. E su questo non si scherza, né ci possono essere deleghe a chicchessia, né anestetici etici di tipo psico-socio-assistenziale. Se la Chiesa non parla di matrimonio e famiglia, se non ne illustra le più alte aspirazioni, allora è essa stessa che si sta suicidando. Di più, nella storia recente il filo logico che collega il Magistero di Giovanni Paolo II con quello di Benedetto XVI (dalle celebri catechesi sull’amore umano dei primi anni ’80, alla Deus caritas est) è l’affermazione che sull’amore tra uomo e donna si gioca il principio antropologico che apre il XXI secolo.

In secondo luogo, si tratta del confronto tra Chiesa e Stato. Non è poi una novità, sul piano storico, che su matrimonio e famiglia si giochi un serrato confronto tra Chiesa e Stato: la definizione che la famiglia è la cellula della società corrisponde a quella logica che vuole veramente la costruzione del bene comune, e non di un bene parziale o settoriale; è la pretesa, da parte della Chiesa, di avere a tal punto a cuore l’uomo, tutto l’uomo (passioni e istinti compresi), da dover intervenire perché questa umanità si realizzi, anche confrontandosi sul piano della realizzazione storica dei fondamentali della famiglia. Ma questo comporta che quando il potere politico non agisce per realizzare questo bene comune (o lo demolisce), non si possa tacere. Il caso più eclatante nell’epoca moderna è il conflitto che ha comportato il totale cambio di prospettiva da parte del papato nei confronti di Enrico VIII. Dapprima definito, negli sconvolgimenti europei della Riforma nel 1521, “difensore della fede” (titolo che ancora appartiene alla corona d’Inghilterra!), per poi finire scismatico e scomunicato; per cosa? Esattamente per la sua questione matrimoniale. E che a questo sia seguito un duplice esito interessa davvero: alla Chiesa inglese sono stati soppressi i monasteri, le opere pie, ed espropriati i beni, e successivamente è stato imposto il divieto di insegnamento. Correva l’anno 1534.

A questo punto, infine, occorrono santi politici. Un personaggio che si afferma all’epoca è Tommaso Moro. Erudito, “uomo completo”, consigliere del re Enrico VIII “l’uomo più vicino al sovrano e suo diretto rappresentante”, prima ricopre il più alto incarico a corte, ma rifiuta di sottomettersi all’atto di supremazia del Re contro la Chiesa. Viene espropriato dei suoi compiti, e successivamente decapitato. Un politico che nella teoria e nella vita associa alla finezza giuridica fatti estremamente concreti.

Oggigiorno nessun sovrano occidentale mozza più la testa al proprio consigliere. Forse, avendo abolito la pena di morte, non si usa più? O piuttosto perché non ci sono più consiglieri che sono capaci di porre la propria fede al servizio dello Stato, e che essendo ispirati alla verità prima che alla mediazione al ribasso dei valori, quando si arriva al dunque sanno che non si negozia l’innegoziabile? La verità la si può fare perché c’è una comunità cristiana che ti ha educato a questo, e ti accompagna in questo, pur con tutte le sue debolezze, meschinità e talvolta tradimenti. Allora l’Occidente non muore di fame (tutt’al più tira un po’ la cinghia, e fa della sobrietà se non una virtù una necessità), allora l’Occidente non muore di sovrappopolazione (tutt’al più muore di vecchiaia), ma l’Occidente rischia davvero di morire di cancro spirituale. Di mancanza di santi testimoni pubblici che fanno politica, e proprio su matrimonio e famiglia si gioca – davvero – la partita del cristiano in politica.

Marco Lora

© http://www.piuvoce.net/newsite/index.php - 16 settembre 2009

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