Rassegna stampa Speciali

#SANREMO PARLA MARCELLO MARROCCHI, “CANTAUTORE CRISTIANO”

Marcello Marrocchi e san Giovanni Paolo IIdi Barbara Moi

Marcello Marrocchi, cantautore e compositore italiano, cantautore "cristiano" come ama definirsi oggi. Come scritto nel suo curriculum, 30 anni di attività e 500 canzoni scritte e interpretate da grandi artisti, ne cito solo alcuni come: Mina, Nicola Di Bari, Califano, Josè Feliciano, Vanoni, Morandi, Massimo Ranieri. Proprio da quest'ultimo artista vorrei partire, per chiederle, come ha vissuto la vittoria del Festival di Sanremo del 1988 con “Perdere l’amore”, quale emozione si prova e come fu il dopo la vittoria? Marrocchi: “ Ero sicuro della canzone, del testo e della musica, ero sicuro della sua bellezza e “grandezza”, ma non mi aspettavo potesse vincere, ero sicuro del valore, ma, un conto è pensarlo, sognarlo, un conto poi, sentirsi chiamati e ricevere sul palco il famoso cavallo di bronzo, per gli autori… mentre a Ranieri (all’interprete), regalarono un cavallo vero…(a pensarci, neanche un “giretto” me c’ha fatto fa…!)”

Il Festival di Sanremo è sempre uno spettacolo ed un trampolino di lancio per molti artisti, quali cambiamenti trova negli anni, positivi e negativi?

Marrocchi: “Oggi Sanremo è uno show, non è più “la ricerca di una canzone”, non è più la ricerca dell’espressione degli artisti. Mi spiego: prima, l’artista, (Paoli, Caterina Caselli, Modugno, Mietta ecc).. aveva una sua propria personalità artistica, voce, timbro, portamento, oggi sembrano tutti uguali, come tutti omologati a temi, genere musicale, espressione esteriore, timbrica vocale. Anche le canzoni, prima erano “universali”, oggi ognuno canta la sua propria e spesso personale “storia” . Da qui il fatto che certe canzoni dopo trent’anni ancora si cantano, ancora sono attuali, e tantissime altre no.”

 

● Da cosa dipende, secondo lei, questo?

Marrocchi: “Noi, in Italia non abbiamo più case Discografiche, abbiamo venduto tutto. Nelle case discografiche avveniva una selezione, una valutazione, di artisti e canzoni.. se lei leggesse il libro di Mimma Gaspari, (dalle Messaggerie Musicali, a Milano, fondate dall'imprenditore Ladislao Sugar, alla RCA Italiana di Ennio Melis a Roma, per circa un trentennio Mimma Gaspari si è occupata dei percorsi promozionali dei cantanti), intitolato “Penso che un sogno cosi non ritorni mai più” con prefazione di Renzo Arbore, capirà… Quindi ognuno fa da sé, ognuno si incide il proprio disco, che poi presenta a gruppi editoriali, etichette piccole, dove non si investe sul prodotto e, quindi, non c’è tutta quella cura che, case discografiche come Fonit, Sugar, RCA ecc.. avevano. Cioè la canzone era una Canzone, si sceglievano testi e musica e si cercava l’artista più idoneo a cantarla, quello che rappresentasse meglio, la sua personalità, il suo mondo e ciò che si voleva comunicare”.

 

Non trova che in passato c'era più cura nella scelta dei brani selezionati per il festival di Sanremo o erano gli stessi brani ad essere già più curati?

Marrocchi: “E’ ovvio che nel modo in cui le ho detto quando si presentava a Sanremo una canzone, già una selezione era stata fatta dalla casa discografica, scegliendo cosa e chi dovesse partecipare, scegliendo un “prodotto” all’altezza, poi si partecipava alla competizione. Oggi sceglie chi conduce, chi presenta, con giurie selettive che, forse, e dico forse, non sono fatte proprio di “addetti ai lavori.”

 

Come vede gli artisti di oggi rispetto al passato e soprattutto cosa si sente di dire sui brani proposti?

Marrocchi: “Sembrano tutti uguali… sembra che tutti cantino la stessa canzone, diversa negli arrangiamenti, nella “melodia”, forse. Posso capire ci sia una canzone di protesta, una più dolce, una più aggressiva… ma ognuna deve avere una “vita” sua. Se invece ascolti quella che ci presentano sembra che sia sempre la stessa, con orchestre che suonano rap, dub…:non è più la canzone italiana.. imitando generi musicali non nostri, in cui sono molto più bravi all’estero. Infatti, quello che “vendiamo”, quello che ci richiedono all’estero è la musica italiana, con la nostra cultura, non una copia pressappochista della loro. Una volta, partivano dall’Italia per l’America, le navi cariche di dischi italiani, adesso io non so quanto riusciamo ad esportare.”

 

Lei si definisce cantautore cristiano, vuole spiegarci cosa la porta a dire questo?

Marrocchi: “Fin dai 15 anni scrivo canzoni. Vengo da una famiglia cristiana. In me la fede è sempre stata presente. In tutto ciò che ho composto, nel modo di raccontare la vita e l’amore, la fede, Dio, Gesù Cristo, sono sempre stati presenti, perché Dio fa parte della vita dell’uomo, ma non nelle esaltazioni, nelle cose di tutti i giorni, nella vita vera, nel modo di viverla. Avevo già scritto canzoni del rapporto dell’uomo con Dio, appunto a 15 anni. Ho iniziato a pubblicarle perché ne avevo bisogno dentro. Raoul Follereau ha detto che ognuno di noi ha un Dono, e noi dobbiamo restituire questo Dono.. allora, io, secondo me, l’unica cosa che so fare bene sono le canzoni. Avendone scritte più di 500, avendo vinto tutto, da Canzonissima a Un disco per l’estate, a Sanremo, significa che ho un dono, e che è quello di saper fare canzoni, e perché, allora, non restituire al Signore questo dono, parlando della Sua vita, lodandolo? Avrei voluto farlo prima, ma fino a quel momento non avevo trovato nessuna casa discografica disposta..forse perché non vedevano un ritorno, (sbagliando, perché ad esempio dell’ultimo album “La perla preziosa”, sono state vendute 25.000 copie, e su Amazon ancora periodicamente escono in vendita i libretti abbinati al cd con gli accordi e i commenti di Mons. Ravasi, e dopo pochissimo spariscono… tutti venduti!!!). Alla fine con le Edizioni Paoline è stato possibile.”

 

Lei ha incontrato difficoltà, se le ha incontrate, portando nei testi delle sue canzoni temi riguardanti valori cristiani?

Marrocchi: “Come no! Mi hanno fatto un’interpellanza parlamentare per “Per te mamma” ed “Eutanasia” presenti nell’album “Caino chi è?” In “Per te mamma” un bambino nel grembo rivolgendosi alla mamma dice:..mamma, se tu mi fai nascere, io per te andrò nei paesi più belli e ti porterò le cose più belle che trovo..; guarda, che Dio, e Lui non sbaglia mai, per nascere ha scelto le braccia di una mamma…perché vuoi che ci rinunci proprio io..?” e in “Eutanasia” dico che i vecchi sono abbandonati, come se non servissero a nulla, e vogliono regalare loro l’eutanasia. Ho scoperto, dopo morta, una lettera di mia madre (morta per cancro), ad un sacerdote, in cui diceva che soffriva dolori indicibili, ma che era felice di offrire al Signore tutto ciò che stava vivendo per la conversione dei peccatori… A una donna così si vuol regalare l’eutanasia???...questa donna è inutile??? Bene, per questo ho avuto una interpellanza parlamentare!”

 

Oggi siamo nell'era dell'assurdo, dove cercano di confondere o addirittura cancellare la verità, con leggi contro la vita, la famiglia, la bellezza della diversità uomo/donna, chiedendo tolleranza per poi arrivare ad un diritto. Oggi anche attraverso i brani musicali spesso si sente parlare di "libertà" che passa però per un voler essere liberi di fare e provare tutto quel che si vuole, distruggendo se stessi e la propria vita. Lei cosa ne pensa di questi brani?

Marrocchi: “Penso che lei, a riguardo, ha detto esattamente ciò che è giusto dire. Penso che stiamo imboccando una strada senza ritorno. Penso che quando nascono i vizi, è difficile fermarli, penso che oggi è diventato tutto un diritto, tutti vogliono fare ciò che vogliono. Senza avere critiche. Non si critica più nulla se non la Chiesa, e ciò che dice.”

 

Secondo lei, quindi, c'è interesse a far veicolare certi messaggi anche attraverso la musica?

Marrocchi: “Certo, siccome non si vuole la Verità, e ancor meno dedicare la vita a Dio, si cerca tutto ciò che serve per andare contro Dio, ed è lapalissiano, si nega anche la natura, la scienza: il mondo è nato da un uomo e una donna. Il Male sta crescendo.”

 

Secondo lei perché alcuni brani che parlano invece di temi a favore della vita, sulla fede o comunque temi delicati vengono spesso scartati per il festival?

Marrocchi: “Forse perché si crede che affrontano temi di minor interesse.. O forse perché il prodotto artistico non è buono. Molto spesso certi temi vengono affrontati male da un punto di vista artistico… pensi alle canzoni che cantiamo in chiesa: moltissime, al di là del significato spirituale, sono oggettivamente brutte, banali.”

 

Domanda di rito, come trova il festival di Sanremo 2019?

Marrocchi: “Ancora non c’ho capito nulla. Non riesco a capire quello che dicono, quello che vogliono comunicare, e non riesco a capire nemmeno le musiche. Penso che non sarà un Festival memorabile, e che non so quante canzoni rimarranno impresse nella memoria e nella storia.”

 

Un consiglio per i giovani artisti per chi vuole intraprendere questa professione, cosa vuole dirgli?

Marrocchi: “Di trovare una modalità personale, di crearsi una personalità artistica propria. Di non imitare, copiare. Essere noi stessi è sempre la carta vincente. E di lavorarci tanto, perchè solo così si diventa professionisti ed artisti veri.” Ringraziando anche Dio che ci ha dato quel dono!

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PRESENTE NELLA VERSIONE PER ABBONATI, 9 febbraio 2019

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