Rassegna stampa Speciali

Saluto del patriarca Sako al Santo Padre a nome dei nuovi Cardinali

cardinal sako e papa FrancescoPubblichiamo l’indirizzo di saluto rivolto al Papa dal patriarca di Babilonia dei caldei. A nome mio e dei miei fratelli nuovi cardinali, ringrazio Vostra Santità per la fiducia riposta in noi e per averci chiamati a servire con un amore più grande la Chiesa e tutti gli uomini.
Questa nomina di cardinali da paesi diversi esprime la vitalità e l’apertura della Chiesa cattolica e concretizza la sua cattolicità — universalità — al servizio di tutti gli uomini. Alcuni musulmani venuti per farmi gli auguri, hanno espresso la loro ammirazione per l’apertura della Chiesa e per il vostro stare sempre vicino alla gente nelle loro preoccupazioni, paure e speranze. Per quanto mi riguarda ho colto anche la vostra speciale attenzione per le Chiese orientali, e per il piccolo gregge che costituiscono i cristiani in Medio oriente in Pakistan e in altri paesi che attraversano un periodo difficile a causa delle guerre e del settarismo e dove ci sono ancora martiri. Preghiamo e speriamo che il vostro sforzo per promuovere la pace cambi i cuori degli uomini e delle donne per il meglio, e contribuisca ad assicurare un ambiente dignitoso a ogni persona umana. Questa nomina nel giorno di Pentecoste non è avvenuta a caso, essa ci chiede l’imp egno dell’annuncio e dell’approfondimento della fede che risponda alle esigenze della fase attuale e futura, ci spinge a un servizio sempre più attento verso il popolo di Dio a noi affidato e ci chiede di avere orizzonti sempre più vasti. La nomina cardinalizia non è un premio, oppure un onore personale, come si pensa talvolta, ma è l’invio alla missione con l’abito rosso che vuol dire dare la vita fino alla fine, fino all’effusione del sangue, portando l’ EVANGELII GAUDIUM, la gioia del vangelo, a tutti. La vostra chiamata paterna per noi è un incoraggiamento nelle nostre sofferenze e ci dona la speranza che la tempesta attuale passerà e sarà possibile vivere insieme armoniosamente. Credo fermamente nella fecondità dell’amore spinto fino alla fine. Questo sangue dei martiri non è per niente; Santità, vi assicuriamo il nostro sostegno e la nostra collaborazione ancora più intensa per promuovere la cultura del dialogo, del rispetto e della pace dappertutto e in particolare dove c’è più bisogno come nell’Iraq (Terra di Abramo), nella Siria, nella Palestina e nel Medio oriente e in tutto il mondo. Siamo consapevoli dei rischi e delle sfide che dobbiamo affrontare, ma la nostra fede nel Signore ci dona il coraggio di continuare a sperare per un futuro migliore per tutti. Noi oggi, alla vostra presenza vogliamo rinnovare la nostra fedeltà, l’amore alla Chiesa e alla nostra gente con la promessa che faremo il nostro meglio per essere testimoni gioiosi della nostra fede, del nostro amore, della gratuità, del perdono, e della costruzione della pace nel mondo d’oggi, che vive nell’indifferenza, nel consumismo e nei conflitti di potere e di interessi. Grazie, beatissimo Padre.

© Osservatore Romano - 30 giugno - 1 luglio 2018


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