Rassegna stampa Speciali

Nell’ottantesimo compleanno presentato il quarto tomo del «De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione» di Prospero Lambertini. Omaggio al prefetto dei santi

Visita de Cardenal Angelo AmatoNicola Gori

Con un cordiale omaggio al cardinale Angelo Amato, che l’8 giugno compie ottant’anni, si apre il quarto volume della celeberrima opera di Prospero Lambertini, poi Papa dal 1740 al 1758 con il nome di Benedetto XIV. Il tomo appena pubblicato del De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione.
La beatificazione dei servi di Dio e la canonizzazione dei beati (iv, 1, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2018, pagine 754, euro 40) viene infatti presentato ai responsabili e ai dipendenti del dicastero la mattina dell’8 giugno. La dedica in latino, che si trova in apertura del libro, ripercorre le tappe principali del servizio come teologo e come prelato nella Curia romana di Angelo Amato a conclusione del decennio trascorso come prefetto nella Congregazione delle cause dei santi. Fu Benedetto XVI, infatti, il 2 luglio 2008, a volerlo alla guida del dicastero, dopo che era stato suo «fedele collaboratore». Nato a Molfetta — «illustre figlio della Chiesa di Puglia» si legge nella dedica — e lasciata la terra natale insieme a una promettente carriera, è entrato nella società salesiana di don Bosco. Prima nell’aspirantato di Torre Annunziata, poi nel noviziato di Portici Bellavista e infine nello studentato filosofico di San Gregorio a Catania. Trasferitosi a Roma, ha conseguito la licenza in filosofia e in teologia presso il Pontificio ateneo salesiano. Ordinato sacerdote il 22 dicembre 1967, il giovane Amato, dopo il dottorato in teologia alla Pontificia università Gregoriana, è stato inviato dal Segretariato per l’unità dei cristiani in Grecia, dove inizialmente ha trascorso quattro mesi nella residenza ateniese dei gesuiti per la preparazione linguistica in vista dell’iscrizione all’università. Iscritto alla facoltà di teologia di Salonicco, ha poi frequentato le lezioni di storia dei dogmi di Jannis Kaloghirou e quelle di dogmatica sistematica di Jannis Romanidis. Nel contempo il giovane teologo ha condotto una ricerca sul sacramento della penitenza nella teologia greco-ortodossa dal XVI secolo al Novecento, poi pubblicata nella collana «Análekta Vlatádon». Tornato a Roma, ha insegnato cristologia nella facoltà di teologia della Pontificia università salesiana, della quale è stato decano dal 1981 al 1987 e quindi dal 1994 al 1999. Il 19 dicembre 2002 Giovanni Paolo II lo ha nominato segretario della Congregazione per la dottrina della fede, da oltre un ventennio guidata dal cardinale Joseph Ratzinger. E il 6 gennaio 2003 nella basilica vaticana ha ricevuto l’ordinazione episcopale dalle mani di Papa Wojtyła. Nei dieci anni di permanenza alla guida della Congregazione dei santi, che per l’occasione augura al porporato «ogni bene con cuore grato», sono stati canonizzati ben 100 beati e beatificati 1233 venerabili. Tra i primi: Angela da Foligno, Pietro Favre, Francesco de Laval, Giuseppe de Anchieta, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Teresa di Calcutta, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Francesco e Giacinta Marto. Nei 146 riti di beatificazione celebrati, quasi sempre presieduti nei cinque continenti dal cardinale prefetto, sono stati elevati agli onori degli altari, tra gli altri, Giuseppe Puglisi, Odoardo Focherini, Álvaro del Portillo, Paolo VI, Óscar Arnulfo Romero. Altri beati, il cui miracolo è stato riconosciuto nei mesi scorsi, verranno canonizzati il prossimo 14 ottobre. Infatti, nel concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione, svoltosi il 19 maggio, Papa Francesco ha annunciato che verranno elevati agli onori degli altari Giovanni Battista Montini, l’arcivescovo martire di San Salvador, insieme con due sacerdoti diocesani italiani, una suora tedesca e una religiosa spagnola. E di miracoli si parla nel testo di Prospero Lambertini appena pubblicato e che è dedicato al cardinale Amato. Si tratta del quarto tomo dell’edizione originale in latino, che nella versione italiana è stato suddiviso in tre parti. Come spiega il cappuccino Vincenzo Criscuolo, relatore generale del dicastero, nella presentazione al volume, l’argomento particolare dell’intera prima parte di questo tomo «fa riferimento unicamente alle questioni relative ai miracoli». Vi sono alcuni «fili rossi», od «orientamenti di fondo», che «animano praticamente tutta la trattazione sui miracoli». Il primo è costituito dalla convinzione di Lambertini che la Chiesa, «o meglio la Congregazione dei Riti, si muova con molta serietà e grande scrupolosità nelle complesse procedure relative all’approvazione dei miracoli». Il secondo è rappresentato dall’importanza fondamentale riservata al parere dei medici nel giudizio sulle guarigioni miracolose, soprattutto in relazione «alla gravità della malattia e al conseguimento istantaneo della guarigione». Il terzo fa riferimento al desiderio del futuro Benedetto XIV di «approntare con la sua opera una guida sicura e opportuni criteri di discernimento per i consultori per l’allora Congregazione dei Riti nella formulazione del loro giudizio sugli eventi miracolosi». E un ultimo filo rosso è costituito «dal continuo e costante riferimento a vari luminari della scienza medica del suo tempo». Interessante è infine il capitolo sulla «divina guarigione straordinaria di zoppi e impossibilitati a camminare». In particolare si fa riferimento a un miracolo attribuito all’intercessione di Teresa d’Ávila. Un bambino di quattro anni, storpio fin dalla nascita, non riusciva a stare in piedi e nemmeno disteso poteva muoversi. Il bimbo venne portato nella cella del monastero dove aveva abitato Teresa di Gesù e, nell’ultimo giorno della novena, fu istantaneamente guarito. Venne annotato che «restò libero dalla contrazione e cominciò a camminare speditamente con i suoi piedi». Questo fatto fu attribuito dagli uditori di Rota a un miracolo di secondo grado, «tenuto conto cioè della gravità del male, della preghiera precedente e della guarigione conseguita in modo rapido e perfetto». Per intercessione della grande Teresa.

© Osservatore Romano - 8 giugno 2018

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