Rassegna stampa Speciali

Novant’anni dai Patti Lateranensi. Scelta lungimirante e realista

patti lateranensiIl Pontificio comitato di scienze storiche ha pubblicato, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, il volume "I Patti Lateranensi in occasione del XC anniversario (1929-2019)" a cura del presidente padre Bernard Ardura. Il libro, uno studio pluridisciplinare dei Patti Lateranensi e delle vicende della loro elaborazione, raccoglie gli atti della tavola rotonda che si è svolta lo scorso 12 febbraio presso il Pontificio Collegio Teutonico. Riportiamo la prefazione scritta dal cardinale segretario di Stato.
**

Pietro Parolin

Ormai novant’anni sono passati dall’11 febbraio 1929, quando furono firmati nel Palazzo Lateranense gli omonimi Patti. L’evento, opportunamente commemorato dal Pontificio comitato di Scienze storiche, non si riduce certamente a un felice episodio nei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato italiano, anche se la firma del Trattato e del Concordato ha segnato ufficialmente una tappa decisiva nella storia di queste relazioni, fino a quel punto piuttosto conflittuali.
I Patti Lateranensi hanno una valenza molto superiore, in quanto hanno positivamente concluso la cosiddetta “questione romana” e consentito al Papa e alla Santa Sede di svolgere l’universale missione spirituale che è loro propria nella necessaria piena libertà e indipendenza nei confronti di qualsiasi potere politico.
I numerosi studi storici e le nutrite pubblicazioni edite nel corso di questi quasi cento anni hanno giustamente messo in luce la complessità della situazione fronteggiata da Pio XI e dal suo segretario di Stato, il cardinale Pietro Gasparri. Per la Santa Sede era necessario trovare una soluzione che consentisse al Papa di ricuperare una piena sovranità, anche se sulla base di un territorio poco più che simbolico, ciò che non assicurava la legge delle Guarentigie, unilateralmente promulgata dallo Stato italiano il 13 maggio 1871. Anche se ridotta al minimo, la sovranità territoriale del Papa sullo Stato della Città del Vaticano fu determinante, tra l’altro, nell’opera di protezione delle persone ricercate dal regime fascista per motivi politici, prima e durante la seconda Guerra mondiale. Inoltre, con la firma dei Patti Lateranensi, la Santa Sede ritrovava a pieno titolo il suo posto nel concerto delle nazioni e si rafforzava la possibilità di dispiegare la sua soggettività internazionale, già riconosciuta di fatto, e di partecipare a pieno titolo ai vari negoziati internazionali.
Alcuni nostalgici avrebbero voluto che fosse riconosciuta al Papa la sovranità su un territorio di una certa estensione, ma Pio XI ebbe la saggezza di optare per la soluzione minima.
I Patti Lateranensi si inseriscono in un’intensa attività diplomatica intrapresa da Papa Ratti, che si è estrinsecata nella conclusione di concordati con un considerevole numero di Paesi, volti a promuovere sia il bene delle Chiese locali, dei loro pastori e fedeli, sia una proficua cooperazione con le autorità civili per il bene delle nazioni.
Se Pio XI è stato giustamente definito “il Papa delle missioni”, lo si deve in parte anche alla possibilità di agire pienamente sulla scena internazionale.
La questione più delicata alla quale si dovette dare una risposta era sapere se fosse opportuno firmare un trattato con l’Italia governata dal regime fascista, pur con la certezza che una tale conciliazione avrebbe giovato allo stesso regime. Pio XI e il cardinale Gasparri erano pienamente consci della posta in gioco. L’uno e l’altro avevano ben presente che il fascismo avrebbe tratto vantaggio dalla Conciliazione ed erano pure consapevoli che non pochi cattolici — e tra di loro alcuni cardinali — erano contrari a qualsiasi accordo con il regime, così come vari esponenti del mondo politico estero.
Anche se non erano certi della durata degli accordi sanciti l’11 febbraio 1929, Pio XI e il suo segretario di Stato scelsero l’occasione offerta dal contesto storico del momento. Entrambi intendevano favorire un’intesa complessiva con lo Stato italiano e, per questo motivo, non si lasciarono fermare da considerazioni e da riserve — peraltro comprensibili — sui riflessi dell’accordo nelle contingenze di quella stagione politica, ma puntarono a dare un assetto duraturo ed organico alle relazioni Stato-Chiesa in Italia.
Pio XI fu lungimirante e realista, come attesta la storia di questi novanta anni. Infatti, i Patti Lateranensi sono stati recepiti dalla Costituzione della Repubblica italiana, che li richiama all’articolo 7.
Inoltre, dovendosi prendere atto, per la Santa Sede, delle novità apportate dal concilio Vaticano II e, per l’Italia, della necessità di armonizzare i Patti con la medesima Costituzione repubblicana, il Concordato ha fornito la prova della sua adattabilità alle mutate circostanze, come attestato dall’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984.
Queste pagine permettono, attraverso lo studio pluridisciplinare dei Patti Lateranensi e delle vicende della loro elaborazione, di comprendere meglio la proficua cooperazione in atto tra Chiesa e Stato nell’Italia del XXI secolo, per il bene comune.

© Osservatore Romano - 11 luglio 2019