Rassegna stampa Speciali

La questione delle parrocchie ortodosse di tradizione russa

celebrazioneGiovanni Zavatta

Non è certo la conclusione della vicenda, che si preannuncia ancora lunga e di difficile soluzione, piuttosto la presa d’atto che la maggioranza dell’assemblea generale straordinaria dell’Arcivescovado delle Chiese ortodosse russe in Europa occidentale (già esarcato del patriarcato ecumenico) ha risposto «sì» alla possibilità di legarsi canonicamente al patriarcato di Mosca. La consultazione, avvenuta il 7 settembre a Parigi, sede dell’arcivescovado, ha visto la partecipazione di centottantasei membri (fra clero e altri rappresentanti delle parrocchie) che si sono espressi in questo modo: 104 sì, 75 no, sei schede bianche e una nulla.
In pratica il 58,1 per cento si è detto favorevole a passare sotto l’ala del patriarcato di Mosca, quantità tuttavia non sufficiente a far convalidare le delibere dell’assemblea, per le quali sono necessari i due terzi dei voti validi. Sarà dunque indispensabile un’altra assemblea pastorale per decidere il da farsi. Nel frattempo la consultazione una prima importante conseguenza l’ha avuta: una settimana dopo, il 14 settembre, il sinodo della Chiesa ortodossa russa ha stabilito di ricevere l’arcivescovo Jean (Renneteau) nella giurisdizione del patriarcato di Mosca con il titolo “di Dubna” (città nell’oblast di Mosca) assieme a tutto il clero e alle parrocchie a lui soggette che hanno espresso tale desiderio di adesione. A Jean è conferita la guida di queste parrocchie, la cui organizzazione canonica sarà in seguito meglio considerata, partendo dalle particolarità dell’amministrazione diocesana e parrocchiale, nonché dalle tradizioni liturgiche e pastorali.
Jean, fino al 31 agosto, era arcivescovo di Charioupolis, al quale il patriarcato di Costantinopoli aveva affidato la cura delle parrocchie di tradizione russa in Europa occidentale. Quel giorno una nota firmata dal sinodo presieduto da Bartolomeo informava di aver deciso di dare a monsignor Jean il «congedo canonico» dalla giurisdizione del trono ecumenico, destituendolo dalla carica, in conseguenza del desiderio da lui più volte espresso di entrare a far parte del patriarcato di Mosca. La responsabilità delle comunità francesi facenti parte dell’ex esarcato sono state affidate in corpore al metropolita Emmanuel. Inoltre il sinodo ha nominato come superiore della chiesa di Saint-Alexandre-Nevsky, nella storica rue Daru a Parigi, l’arciprete Alexis Struve. Per quanto concerne le comunità dell’ex esarcato che si trovano nelle altre nazioni dell’Europa occidentale (Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Norvegia, Svezia, Danimarca, Italia e Spagna) esse sono passate sotto la protezione canonica e la responsabilità pastorale dei gerarchi del patriarcato ecumenico che in quei paesi hanno la cura delle diocesi (in Italia il metropolita Gennadios). Inutile sottolineare che per Costantinopoli il risultato delle votazioni dell’assemblea del 7 settembre non ha alcun valore.
Tutto è cominciato il 27 novembre 2018 quando il sinodo del patriarcato ecumenico riunito a Istanbul ha deciso di revocare il tomos del 1999 con cui accordava la cura pastorale e l’amministrazione delle parrocchie ortodosse di tradizione russa in Europa occidentale al suo arcivescovo-esarca. Nel comunicato il patriarcato spiega che le circostanze storiche che avevano portato all’istituzione dell’esarcato — la rivoluzione russa dell’ottobre 1917 e la conseguente protezione data da Costantinopoli ai fedeli fuggiti verso ovest (protezione sancita con il tomos firmato da Fozio II il 17 febbraio 1931 che portò alla creazione dell’Esarcato provvisorio delle parrocchie russe in Europa occidentale) — «sono profondamente cambiate». Con l’obiettivo di «rafforzare ancora di più il legame delle parrocchie di tradizione russa con la Chiesa madre del patriarcato di Costantinopoli», il sinodo ha deciso di integrare e collegare le suddette parrocchie alle diverse metropolie del patriarcato ecumenico del paese dove esse si trovano, continuando ad assicurare e garantire «la salvaguardia della loro tradizione liturgica e spirituale».
Hanno fatto seguito in seno all’arcidiocesi — che raggruppa sessantacinque parrocchie in Europa (gran parte in Francia) per un totale di oltre cento preti e trenta diaconi — una serie di riunioni in cui, sostanzialmente, la maggioranza si è opposta allo scioglimento dell’esarcato, confermando alla sua guida l’arcivescovo Jean di Charioupolis. In particolare, nell’assemblea del 23 febbraio 2019, il 93 per cento ha votato contro la dissoluzione dell’arcivescovado. Si è cercato quindi di trovare una soluzione avviando molteplici contatti con altre Chiese ortodosse, specialmente con il patriarcato di Mosca resosi disponibile ad accogliere le comunità desiderose di legarsi, pur mantenendo un grado di autonomia, alla Chiesa ortodossa russa. Il risultato dell’assemblea generale straordinaria del 7 settembre, seguito da una lettera con la quale Jean si poneva sotto l’obbedienza del patriarcato di Mosca, ha fatto poi pendere decisamente il piatto della bilancia verso la Russia. L’obiettivo sarebbe quello di preservare l’unità dell’arcivescovado, garantendo la continuità della sua vita ecclesiale, liturgica e sacramentale, attraverso appunto l’adesione canonica alla giurisdizione della Chiesa ortodossa russa. Prossimamente un gruppo di rappresentanti delle parrocchie che hanno votato «sì» invierà al patriarca Cirillo (che ha già espresso il suo compiacimento) e al sinodo le sue proposte sulle eventuali forme di organizzazione.
L’ultima nota è datata 17 settembre. In essa Jean, che si firma “arcivescovo dirigente dell’Unione direttrice diocesana delle Associazioni ortodosse russe in Europa occidentale”, annuncia che nei prossimi giorni convocherà un’assemblea pastorale affinché il clero possa confermare la volontà di legarsi canonicamente al patriarcato di Mosca. Dal Phanar ancora nessuna nuova reazione ufficiale. Per Costantinopoli, in virtù della decisione sinodale del 27 novembre 2018, le parrocchie dell’ex esarcato devono d’ora in poi fare riferimento ai metropoliti locali del trono ecumenico.

© Osservatore Romano - 21 settembre 2019


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