Rassegna stampa Speciali

La lezione di Pancho

pancho e papaSi chiama Francisco, ma tutti familiarmente lo chiamano Pancho. Abita nell’hogar argentino San Roque di Capitán Bermúdez. Aveva otto anni, nell’aprile 1987, quando a Rosario fece la prima comunione dalle mani di Giovanni Paolo II , che stava compiendo il viaggio apostolico in Uruguay, Cile e Argentina. A distanza di trentuno anni da quella data, Pancho ha voluto incontrare di nuovo il successore di Pietro.
Con questo desiderio nel cuore, Pancho era nell’Aula Paolo VI , mercoledì mattina, 27 giugno, tra alcuni gruppi di malati. La sua storia è particolare: è nato senza braccia né gambe, e fin dal quinto giorno di vita è ospitato nell’hogar insieme con una cinquantina di persone. Sua madre ricorda con emozione quando Papa Wo j t y ła lo prese in braccio. Porta impresso quel gesto nel suo cuore e ha voluto immortalare quello scatto stampandolo sulla sua maglietta e su quella del figlio. Tutti lo conoscono a Capitán Bermúdez. Lo chiamano perfino in seminario e nell’università cattolica di Rosario per tenere conferenze spirituali. Partecipa ogni giorno alla messa e ogni anno prende parte al pellegrinaggio a San Lorenzo. Lo hanno anche nominato “a m b a s c i a t o re ” del cura Brochero, al quale ha dedicato una canzone da lui composta. Nonostante la sua disabilità, è sempre sereno e fiducioso. Uno dei suoi più grandi sogni si è realizzato proprio con l’incontro con Papa Francesco. Accanto a lui nell’Aula erano i ragazzi di Special Olympics Italia. Venti atleti e tecnici che parteciperanno al torneo internazionale in programma a Chicago dal 17 al 21 luglio per celebrare i cinquanta anni dell’associazione. Hanno portato con sé la torcia — accesa e benedetta dal Papa — che partirà per Chicago e il 20 luglio alimenterà la fiamma dell’Eternal flame of hope, il tripode di nove metri realizzato dall’artista Richard Hunt e collocato presso il museo campus. Li guidava il presidente della divisione Italia, Maurizio Romiti, il quale ha spiegato che la fiamma vuole trasmettere un forte messaggio di inclusione e di unione per ispirare le generazioni future e incoraggiarle a portare nel mondo la speranza che Special Olympics promuove da cinquanta anni. In Aula era presente anche un gruppo di centotrenta giovani non udenti tra i diciotto e i ventisei anni, provenienti da Stati Uniti d’America, Messico, Guatemala e Italia. Fanno parte dell’organizzazione Catholic deaf youth iniziatives of the Americas, fondata da don Joseph A. Mulcrone a Chicago. Nel decimo anniversario del primo pellegrinaggio a Roma, come ha spiegato il fondatore, i giovani hanno voluto vivere con Papa Francesco questo momento particolarmente importante. Lo scopo di don Mulcrone è quello di aiutare le persone non udenti a inserirsi pienamente non solo nella vita sociale ma anche nella comunità ecclesiale, dove non di rado rimangono emarginati ed esclusi. L’accompagnavano la messicana Chelo Manero Soto e suor Veronica Donatello, responsabile del settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana. La religiosa ha tradotto per i ragazzi le parole del Papa nella lingua dei segni. Al Pontefice hanno regalato la maglia con la scritta «Pope Francis 1» dei Chicago bears, la celebre squadra di football americano. In piazza San Pietro, dove Francesco si è trasferito dopo i saluti nell’Aula Paolo VI , l’attendevano circa dodicimila fedeli. Per gli ottocento anni dell’incontro di san Francesco d’Assisi con il sultano d’Egitto, è giunto dal Medio oriente un gruppo di giovani e di frati minori. Tra loro, quaranta ragazzi e ragazze facevano parte della corale “La perfetta letizia” del Cairo in Egitto. Ad accompagnarli il vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni, e padre Ibrahim Faltas, di Gerusalemme, con due frati che vivono rispettivamente ad Aleppo e ad Hama, in Siria. Hanno cantato in arabo la prima strofa del cantico delle creature di san Francesco e al Papa hanno donato un’op era artistica che da duecentocinquanta anni non veniva più prodotta: un quadro, con cornice di legno di olivo, raffigurante l’incontro del Poverello con il sultano, tutto realizzato in madreperla da artigiani di Gerusalemme. Proveniva invece dalla Bosnia ed Erzegovina e dalla Croazia un gruppo di rettori, pro-rettori e docenti delle università più importanti dei rispettivi Paesi: quella di Mostar e quella di Zagabria. Hanno sottoscritto un memorandum di collaborazione con la Pontificia università Antonianum per sostenere e diffondere negli ambiti accademici l’enciclica Laudato sì’ . Ad accompagnarli l’ambasciatore di Bosnia ed Erzegovina presso la Santa Sede, Slavica Karačić, e l’ambasciatore di Croazia presso la Santa Sede, Neven Pelicarić.

© Osservatore Romano - 28 giugno 2018


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