L'Arcivescovo Marchetto scrive al direttore del Corriere della Sera

Riceviamo dal Carconcilio-vaticano-2o Arcivescovo Marchetto, una sua lettera al direttore del Corriere della Sera che volentieri rigiriamo.

Gent.mo Signor Direttore,

Assisto in questi giorni di beatificazione di Paolo VI al "ricupero" di tanti che in altri tempi contro di lui hanno scritto e parlato, arrivando ad indicarlo come l'affossatore del Concilio Ecumenico Vaticano II. Basterebbe riandare ai 5 volumi della Storia di tale Concilio che si rifanno alla cosiddetta Scuola di Bologna.

Se fosse una "conversione storica" non avrei che da rallegrarmene, ma l'articolo, ieri, sul Suo giornale, di Alberto Melloni, mi dice che così non é.

Già le avvisaglie ci sono dal come egli tratta la minoranza "qualificata" per quel che concerne la futura "Dei Verbum", che alla fine mette insieme giustamente sacra Scrittura, Tradizione e Magistero, ma ancor più per il riferimento alla proposta di Dossetti per dei voti orientativi sulla ecclesiologia, le cui schede furono fatte distruggere da Paolo VI. Si procedette poi in modo diverso per quanto riguarda la formulazione delle questioni così che le risposte non bloccassero in seguito la normale discussione conciliare.

Che poi Paolo VI abbia gioito, dopo la votazione, con un "dunque abbiamo vinto", identificandosi -sembra dal testo- con Dossetti, non risulta fondato (v. il mio volume "Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia", p. 122-125).

Suona male altresì, infine, quel voler "ipotecare" il post-concilio da parte di Paolo VI, come se un Papa non dovesse preoccuparsi della corretta ermeneutica e giusta ricezione di un Concilio, magno "in casu".

Grato per l'attenzione, auguro ogni Bene, con distinti saluti.

+ Agostino Marchetto

   Arcivescovo



Nota

Per inquadrare l'episodio della distruzione delle primitive schede sugli orientamenti da prendere in Concilio bisognerà ricordare che i Moderatori cominciarono a far da sé, mettendo da parte la Segreteria generale, servendosi dell'opera di Don Dossetti, che il card. Lercaro presentò come segretario dei Moderatori. Felici [Segretaro generale del Concilio] d'inizio lasciò fare finché il nodo non venne al pettine, in occasione proprio della proposta di votazione sui famosi cinque punti sull'episcopato ed il diaconato.

Allora mons. Felici protestò con il Card. Agagianian, affermando che il Segretario dei Moderatori a norma del Regolamento era il Segretario generale. Egli aggiunse che riteneva nullo quanto fatto da D. Dossetti. Lo stesso disse al Card. Doepfner.

Il Papa, informato della cosa, affermò categoricamente che non voleva Dossetti a quel posto; se ne tornasse anzi a Bologna. In ogni caso quando i Moderatori ordinarono a Felici di dare alle stampe i quesiti, egli obbedì, ma contemporaneamente avvertì il Card. Segretario di Stato (il 15 ottobre), il quale informò il S. Padre, che considerò inopportuna la proposta: in breve, i Moderatori furono costretti , il giorno seguente, a rimandare la votazione. Nello spazio di due ore i quesiti furono composti, stampati e distrutti.

I Moderatori peraltro insistettero su una votazione, così la cosa fu deferita alla Presidenza e al Coordinamento, anche se i Moderatori volevano proporla solo al Coordinamento. Comunque per le questioni circa la collegialità furono pregati il Card. Suenens e il Card. Siri di trovare una formula di accordo e proporla alla riunione congiunta. Di fatto i Moderatori fecero da sè, così come il Card. Siri, e la Commissione congiunta non fu più riunita se non dopo che furono proposti i quesiti. I Moderatori ottennero un'udienza del Papa, dove la proposta del Card. Siri fu presentata come collimante con la loro ("quod verum non erat"). I Moderatori dissero poi che il Papa aveva approvato quel testo con le note aggiunte.




Grazie e ogni Bene.




+ Agostino