Rassegna stampa Speciali

Italiani bamboccioni? Colpa di lavoro, affitti e... genitori

La notizia emersa lunedì dalle elaborazioni dei dati Istat 2003-2007 è ghiotta, molti si sono allineati al ritornello tutto italiano sui “soliti bamboccioni”. Uscire di casa per i giovani italiani é sempre più una meta lontana, capita che vi si rimanga sino ai 40 anni. Nel 2003 un italiano su due, tra i 18 e i 39 anni, stava ancora con i suoi e dopo quattro anni era uscito di casa solo il 20,8%. Proviamo a stare fuori dal coretto, cercando di capire come mai i giovani italiani sono  così "mammoni". Diciamolo pure, dopo i 25-28 anni non si è più giovani, già il linguaggio inganna, coniato da papà e mamme comprensivi e facoltosi per giustificare i poveri figli: "bisogna aiutare perché adesso è dura, non come una volta". Una auto-illusione di una larga fascia di famiglie, nelle quali troviamo anche quelle di nostri vicini di casa. Un grande alibi dei genitori, incapaci di affrontare la vita di coppia senza figli a carico, tentati dal trattenere il "tran-tran" di decenni.

La prima causa degli adulti 40enni in casa dei genitori, sono dunque gli stessi genitori. Tuttavia, non è possibile scartare gli altri problemi che rendono difficile l’uscita anche ai più volenterosi. Questo problema strutturale, come lo chiama l’Istat, è dovuto alla difficoltà di trovare un lavoro stabile e sufficientemente affidabile per i giovani. E’ noto infatti, prendiamola per il verso positivo, che l’anno 2010 vedrà aprirsi e concludersi il dibattito sui nuovi ammortizzatori sociali, riflessione evitata in Italia dai tempi dei Co.co.co. e dalla firma del Patto per l’Italia del 2004.

I ‘lavoratori temporanei’ difficilmente possono affrontare la stabilità e l’impegno responsabile di una famiglia, una prole, una affitto ecc. Ancor più impervio è essere lavoratore instabile in Italia, senza nessuna copertura per l’oggi e per il domani.
Oltre a ciò, delizia per gli speculatori, i giovani faticano a uscire di casa per la difficoltà di trovare alloggi a prezzi abbordabili, sia che si tratti di acquisto che di affitto. Basta dare uno sguardo alle vetrine delle medie e grandi città per farsi una risata grandiosa e ammirare i prezzi da capogiro che non hanno paragone in nessuna metropoli europea.
Chesterton diceva che non c’era nulla di più divertente che leggere gli orari dei treni, noi abituati ai treni italiani, potremmo sostituire quelli con i prezzi degli affitti e degli acquisti delle abitazioni.
L’abolizione dell’Equo Canone, genialata speculativa venduta allora con la previsione di un roseo futuro dai prezzi stracciati, si sta dimostrando come una fucina d’oro dei monopolisti del mattone. Salvo poi, passare dal pantalone nazionale, il sistema bancario di cui i correntisti sono azionisti, che paga per i buchi miliardari di Società Immobiliari tanto pompose quanto speculative.

Bene, ai genitori inconsistenti e incerti si aggiungono dunque due altre cause, il lavoro e l’abitazione. L'entrata nel primo lavoro si è progressivamente spostata verso un'età più avanzata, anche in conseguenza del prolungamento dei percorsi formativi, ma l'ingresso nel mercato del lavoro delle donne continua a essere più tardivo di quello degli uomini e il differenziale di genere e territoriale non si riduce nel corso delle generazioni.

I differenziali di genere per chi entra nel mercato del lavoro entro i 35 anni, che soprattutto nel Nord del Paese sono abbastanza contenuti, esplodono nelle aree del Mezzogiorno, nonostante il tendenziale miglioramento dell'inserimento occupazionale femminile.
Tra gli italiani di 18-39 anni che sono rimasti in famiglia tra il 2003 e il 2007, il 47,8% dichiara che il motivo è la presenza di problemi economici, mentre il 44,8% si confessa più "bamboccione" dichiarando di "stare bene così, mantenendo la propria libertà".
Pigrizia,ozio e paura di assumersi responsabilità sono frutti amari della diseducazione ricevuta da ragazzi. Certo, le donne italiane diventano per tutto ciò mamme a un’età impossibile per ricucire il tasso di denatalità del Paese, eppure è scientificamente provato che il desiderio di maternità delle giovani italiane, al pari delle europee, è pari a 2,5 figli. Dunque, la politica non nasconda la mano dietro la schiena, in quel giochino odioso che ha contraddistinto gli ultimi 20 anni.

Tra i giovani che nel 2003 avevano indicato l'intenzione di uscire per matrimonio, soltanto il 40% ha lasciato la famiglia di origine. Il 72,1% di costoro ha poi effettivamente contratto matrimonio: le donne in misura superiore agli uomini (il 77,5% a fronte del 67,2%).
Basta romanzi rosa, il bene comune passa anche da qui.

© il Sussidiario - 30 dicembre 2009

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