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I commenti all'"Evangelii gaudium" nella stampa internazionale

papa-saluto-3"Una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno. Per evangelizzare, il Papa punta prima di tutto sulla gioia contagiosa": commentando su "la Croix" l'Evangelii gaudium, Sébastien Maillard pone l'accento sull'invito alla gioia. "Al cuore della sua esortazione apostolica, resa pubblica martedì 26 novembre a Roma, riassume ciò che cerca di ottenere".
Sulla stessa linea l'editoriale di Dominique Greiner, Une Église hors-les-murs pubblicato sul medesimo giornale: "Quando denuncia con forza i difetti del mondo attuale, come ad esempio l'economia "che uccide" producendo esclusione e disuguaglianze sociali, Francesco lo fa con la convinzione che la Chiesa ha una responsabilità di primo piano da assumersi per indicare una via verso una felicità e una gioia autentiche alle quali molti aspirano senza trovarle. Tocca a lei uscire dalle sue mura per ascoltare questa richiesta e proporre il suo messaggio".
Il Papa chiama la Chiesa a uscire dal catalogo dei peccati e a essere più aperta, scrive Stéphanie Le Bars su "Le Monde" del 27 novembre, commentando "la prima tabella di marcia ufficiale" del pontificato, preceduta da gesti inediti, discorsi fondatori e battute a effetto.
"Francesco - scrive Luigi Accattoli sul "Corriere della Sera" - rimette all'avventura la Chiesa di Roma: l'avevamo capito dal nome che aveva scelto, ma ora c'è il proclama del documento".
L'Evangelii gaudium è come un I have a dream di Francesco, scrive John L. Allen Jr. sul sito del National Catholic Reporter. Inizia con un sogno, "come prima impressione sembrerebbe essere qualcosa di eccezionale. Il testo ci giunge con le ormai familiari e colorite espressioni del linguaggio "casereccio" di Francesco. In un altro punto, Francesco insiste sul fatto che "la Chiesa non è una dogana". Benché non esponga un progetto completo di riforma, va al di là di puri suggerimenti, dando chiare indicazioni di direzione. L'alternativa, avverte Francesco, non è piacevole. "Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità", scrive. "Ciò non è altro che un lento suicidio"".
Liam Moloney, sul "Wall Street Journal" nell'articolo Pope Francis Criticizes Economic Inequality in Mission Manifesto, sottolinea la critica della "fiducia grossolana e ingenua" nel libero mercato lasciato ai suoi meccanismi, che troppo spesso favorisce una "cultura dello scarto" che considera certe categorie di persone come oggetti a disposizione, creando "una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale". Anche Zachary A. Goldfarb e Michelle Boorstein sul "Washington Post" commentano la denuncia dell'idolatria del denaro, mentre Cindy Wooden ("Catholic News Service") mette invece in risalto i passi in cui si parla della valorizzazione della donna all'interno della Chiesa.
Il giornale spagnolo "La Razón" sintetizza la road map di Papa Bergoglio in dieci punti (Los 10 mandamientos de la Revolución Francisco di Darío Menor) e lo stesso fanno i più diffusi media polacchi, dal quotidiano "Nasz Dziennik" all'agenzia Kai, sottolineando l'originalità, lo stile e il carattere programmatico del documento.
E su Twitter il regista statunitense Michael Moore chiude il suo messaggio di commento alle parole di Papa Francesco con un hashtag, #yikes, che indica un'espressione di sorpresa favorevole. (silvia guidi)

(©L'Osservatore Romano 28 novembre 2013)