Rassegna stampa Speciali

Il Papa alle esequie del cardinale Sgreccia

All’altare della Cattedra della basilica Vaticana si sono svolte, nella mattina di venerdì 7 giugno, le esequie del cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita.

Al termine Papa Francesco ha presieduto il rito dell’«ultima commendatio» e della «valedictio». La messa è stata celebrata dal vice-decano del collegio cardinalizio — pubblichiamo in questa pagina l’omelia — insieme al quale hanno concelebrato diciannove porporati, tra i quali il segretario di Stato Parolin, e undici presuli. Due cardinali hanno assistito al rito. Con i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano gli arcivescovi Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Tra i parenti del cardinale, le nipoti Palma e Paola Sgreccia. Numerosi gli ecclesiastici, i religiosi e i laici che hanno voluto essere presenti, tra i quali don Alessandro Pierotti e suor Esperance, con alcune sue consorelle della Congregazione delle Figlie di Santa Teresa di Gesù Bambino che hanno assistito il compianto porporato. Il cardinale Sgreccia sarà sepolto nel paese natale Nidastore di Arcevia (Ancona), in diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola.

 

«Sia che viviamo, sia che moriamo siamo del Signore» (Rm 14, 8)

Queste confortanti parole, che sono risuonate nella seconda lettura, illuminano la nostra fede e sostengono la nostra speranza in questo momento in cui, raccolti intorno all’altare del Signore, diamo l’ultimo saluto al cardinale Elio Sgreccia.

Il Signore lo ha chiamato a sé la vigilia del compimento dei 91 anni, dopo alcuni mesi di malattia e dopo una lunga vita straordinariamente attiva e impegnata prima in campo pastorale e poi per 40 anni nel campo scientifico per quanto riguarda le questioni legate alla bioetica. Possiamo dire che egli era diventato non solo un esperto, ma un punto di riferimento nel mondo cattolico circa le questioni attinenti alla bioetica.

Il suo motto episcopale «Ut vitam habeant» richiama l’insonne sua dedizione a difendere la sacralità della vita dal concepimento alla fine naturale e a promuovere la «pastorale della vita»

Ordinato sacerdote nel 1952 dal vescovo di Fossombrone, dopo un paio d’anni di attività pastorale a favore dell’Azione cattolica fu vice rettore e poi per 6 anni rettore del seminario regionale marchigiano di Fano. Quegli anni lo videro frequentare l’università di Bologna conseguendo la laurea nella facoltà di Lettere e filosofia. Nell’università bolognese ebbe modo anche di approfondire il pensiero del personalismo di Maritain, Mounier e Gilson, che gli risulterà poi molto utile.

Una svolta nel suo cammino sacerdotale avvenne nel 1974 , quando fu chiamato a Roma come assistente spirituale presso la facoltà di Medicina dell’Università cattolica del Sacro Cuore e il Policlinico Gemelli.

Questo incarico lo portò a confrontarsi con una dinamica pastorale nuova, chiamata ad aprirsi alle sfide della modernità in anni non facili, che videro la contestazione studentesca, il terrorismo delle Brigate Rosse, la legge sull’aborto in Italia. Ma nonostante le difficoltà, monsignor Sgreccia ricorderà sempre quegli anni, con animo grato al Signore, per gli incontri stimolanti con gli studenti, con i docenti, con i medici e gli infermieri della Facoltà di Medicina e del Policlinico Gemelli.

Un evento indimenticabile per monsignor Sgreccia fu il 13 maggio del 1981, quando Papa Giovanni Paolo II, dopo l’attentato in piazza San Pietro, fu portato al Gemelli. Monsignor Sgreccia accorse immediatamente al momento dell’arrivo. Monsignor Stanislao Dziwisz gli chiese di impartire l’assoluzione sacramentale al Papa, mentre lo stavano introducendo nella sala operatoria. Poi monsignor Sgreccia rimase nella stanza accanto a pregare fino a quando terminò l’intervento chirurgico del professor Crucitti.

L’impegno pastorale tuttavia non impedì a monsignor Sgreccia di continuare a coltivare la sua passione per la riflessione scientifica. Inoltre, fin dall’inizio del suo lavoro pastorale nell’Università cattolica, il rettore Lazzati gli aveva chiesto di collaborare alla redazione della rivista «Medicina e morale», fondata da un gruppo di medici cattolici, su richiesta di padre Agostino Gemelli. Questo impegno lo portò a studiare in profondità le questioni etiche e giuridiche connesse con la procreazione artificiale, a seguito della nascita nel 1978 della prima bambina concepita in provetta in Inghilterra.

Agli inizi degli anni ’80, per incarico della Segreteria di Stato egli partecipò ad alcuni incontri organizzati dal Comitato etico del Consiglio d’Europa su temi connessi con la bioetica.

Terminati i 10 anni come assistente spirituale, era programmato il suo ritorno nella diocesi di Fano, dove era prevista la sua nomina a parroco della ex-cattedrale di Fossombrone. Ma la Segreteria di Stato fece presente all’Università cattolica che conveniva non privarsi della competenza che monsignor Sgreccia aveva acquisito nel campo della bioetica circa le innovazioni che si stavano affacciando nel campo scientifico con risvolti importanti dal punto di vista morale.

Nasceva così quella che fu definita la seconda vita del futuro cardinale Sgreccia, quella dello studioso e insegnante di bioetica.

Inizialmente gli fu affidato un corso opzionale di bioetica nella Facoltà di Medicina. Monsignor Sgreccia scrisse in breve tempo un manuale di bioetica per medici e biologi, che ricevette molti apprezzamenti e che ebbe poi varie edizioni. Nel frattempo il rettore Adriano Bausola istituì nella Facoltà di Medicina dell’Università cattolica la cattedra di Bioetica, la prima in Europa. Monsignor Sgreccia ne vinse il concorso.

Notevole è stato il contributo dato dal cardinale Sgreccia, con pubblicazioni e interventi, per chiarire alcuni temi di scottante attualità come la donazione di organi, le cellule staminali, l’obiezione di coscienza, lo stato vegetativo permanente, la critica alla teoria del gender...

Nel 1992 Papa Giovanni Paolo IInominò monsignor Sgreccia segretario del Pontificio consiglio per la famiglia e lo elevò alla dignità episcopale.

Nonostante il lavoro presso questo Pontificio consiglio, monsignor Sgreccia continuò a insegnare all’Università cattolica, ma presto diventò praticamente impossibile svolgere bene contemporaneamente i due incarichi. Siccome non si riuscì a trovare un successore per l’insegnamento della bioetica, Papa Giovanni Paolo IIpreferì che monsignor Sgreccia lasciasse il Pontificio consiglio per la famiglia per continuare a dedicarsi alla bioetica e lo nominò presidente dell’Accademia per la vita.

Nel Concistoro del 20 novembre 2010 Papa Benedetto XVI lo annoverò fra i cardinali.

Il cardinali Sgreccia dedicò i suoi ultimi anni alla «pastorale della vita» e, in tale contesto, fondò l’associazione «Donum vitae». Poi per dare vigore e sostegno a questa attività, d’intesa col Vicariato di Roma, diede origine a una fondazione, che volle denominare «Ut vitam habeant», parole dell’evangelista Giovanni, che erano anche il suo motto episcopale.

L’anno scorso il defunto cardinale ha pubblicato una specie di autobiografia che ha come titolo due parole: Contro vento e come sottotitolo Una vita per la bioetica, a ricordo dei 40 anni che aveva dedicato a tale scienza.

Il cardinale Sgreccia ha dovuto sovente andare «contro vento». Egli spiegava la scelta di questo titolo affermando che, quando nel cammino dell’uomo sorge un ostacolo o un problema, non ci si deve arrestare, né piegarsi agli eventi, né nascondersi, ma si deve dispiegare la vela alla ricerca di un approdo valido e di una soluzione umanamente piena e di più alto valore. In altre parole, non la fuga, non il compromesso, ma la fedeltà ai principi e ai valori, in stretta unione col magistero della Chiesa. Questo fu il suo criterio di azione. Lo sorresse sempre la certezza — sono parole sue — che «Gesù risorto è con noi e guida la Chiesa: se abbiamo fiducia possiamo andare contro vento senza affondare e possiamo giungere al porto e all’approdo desiderato» (cfr. Contro vento).

Una considerazione viene spontanea: come non ringraziare il cardinale Sgreccia per il coraggio con cui ha sempre difeso i valori irrinunciabili della vita umana? Tutti abbiamo apprezzato la sua tenacia nel difendere, con tono pacato ma con chiarezza, la dignità e la sacralità della vita umana, impegno che caratterizzò l’intera sua vita. Inoltre seppe promuovere efficacemente l’integrazione fra dottrina cristiana e materie scientifiche. Ora ci mancherà la grande capacità che aveva di coinvolgere persone, organizzazioni e istituzioni per una «alleanza a favore della vita». Resterà però il suo insegnamento organico e robusto; resteranno le sue numerose pubblicazioni; resterà soprattutto la sua testimonianza. Fu un padre e un maestro.

L’entusiasmo e la dedizione con cui il defunto cardinale operava erano il frutto della sua solida fede, delle sue convinzioni personali, della sua piena fedeltà al magistero, del suo spirito sacerdotale.

La liturgia di questa messa ci invita ad alzare lo sguardo oltre le frontiere della morte, verso quella vita nella quale il cardinale Elio Sgreccia è già entrato.

Ci sono di sostegno le parole risuonate nel Vangelo: «Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6, 37).

A chi crede in Cristo è assicurata la vita eterna. Con la certezza che Cristo ha vinto la morte e con la speranza della vita eterna il cardinale Sgreccia si è spento l’altro ieri. Noi ora nella preghiera affidiamo la sua anima alla misericordia di Dio. Lo accompagni la beata Vergine Maria, della quale era tanto devoto. Lo accolga Cristo nell’immensità del suo amore.

di Giovanni Battista Re

© Osservatore Romano - 8 giugno 2019

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