Rassegna stampa Speciali

'Ferrara-Ciro': teologia della storia e discernimento in tempo di elezioni

creaturanuova.jpgC’è in giro tantissima confusione. E, lo sappiamo, la confusione non viene mai da Dio. Anzi. Per essere subito chiari, il diavolo – diabolon – è “ciò che divide”. Per questo, nella confusione-divisione che regna in questa campagna elettorale, solo apparentemente anestetizzzata da probabili calcoli sottobanco, ci sembra fin troppo evidente lo zampino del demonio. Il motivo è presto detto.

Sta a noi discernere, e non è facile. La nebbia è fitta in questa campagna elettorale, i leader mimetizzati si rincorrono e fanno a chi si copia meglio e di più. Unici grandi assenti: i principi non negoziabili. Non negoziabili purtroppo, non perché intangibili basi della convivenza civile, ma perché, semplicemente, non hanno mercato, non sono titoli negoziabili alla borsa dei voti e del potere, piuttosto fanno perdere denari, alle multinazionali, alle massonerie, agli avvocati, ai cineasti. Sembrano merce infetta, hanno paura di toccarla, potrebbe condurre alla sconfitta. Eppure questi principi non negoziabili sono gli unici che a noi interessano davvero. O, almeno, dovrebbero.

Possiamo infatti, in questo passaggio elettorale, guardarci dentro e cercare che cosa realmente desideriamo, e che cosa ci aspettiamo come priorità dalla politica. Ecco, potremmo provare a immaginarci Presidenti del Consiglio, con solida maggioranza a sostegno, e buttar giù un elenco di priorità. Se in cima non svettano i principi non negoziabili la cosa si fa preoccupante. Soprattutto per il nostro spirito.

 

Che cosa cerchiamo? Che cosa desideriamo? I denari? Ovvero meno tasse, stipendi più alti, pensioni più eque? Case? Lavoro? Giustizia? Sicurezza, in strada come al lavoro? Benissimo, tutti desideri e diritti sacrosanti, sanciti anche dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Ma senza il fondamento antropologico disegnato dai valori non negoziabili, tutto è destinato a restare un bel sogno, una chimera buona per adescare in campagna elettorale, un fiammifero che accende i nostri sentimenti di giustizia per lasciarli poi più frustrati di prima. Come è stato più o meno sino ad ora.

 

Per questo, per discernere in questi tempi di elezioni, è fondamentale innanzi tutto comprendere se il nostro sguardo sulla realtà sia mondano o celeste. Se mondano, la bussola del discernimento segnerà al nord il nostro portafogli. Se celeste, indicherà i principi non negoziabili, vita, famiglia, educazione. Sono essi il fondamento antropologico di una vita civile secondo l'ispirazione della Dottrina Sociale della Chiesa. Per capire prendiamo ad esempio la casa, per tutti bene primario. C'è un leader che ne ha promesse un bel po'. Bene. Poniamo anche che, una volta eletto, questo leader mantenga la promessa e ci regali una bella casa. Ma noi ci domandiamo: che case saranno? E in che tipo di quartiere sorgeranno? Se il leader in questione non ha posto a fondamento la vita dal suo concepimento al termine naturale, le case che distribuirà, statene certi, saranno quelle che si costruiscono da tempo nelle periferie, buone per famiglie con uno o due figli al massimo, e sorgeranno su quartieri senza chiese. E così via, per scuola, sanità, giustizia, lavoro, sicurezza.

 

Attenti allora a come guardiamo la realtà, a che cosa ci muove e ispira il nostro discernimento. Demonio, carne e mondo sono i nemici dell'anima. Anche in tempo di elezioni. E non perché gli esiti della consultazione possano incidere sugli esiti del nostro cammino interiore, ma perché anche le elezioni possono svelare quel che abbiamo nel cuore. Le vecchie scomuniche per chi votava comunista non sono ferri arrugginiti di cui, tra l'altro, vergognarsi. Esse rispondevano ad un'attenzione pastorale, guardavano al bene delle anime e del popolo. Votare per chi perseguitava la Chiesa, facendo scorrere il sangue dei cristiani, da una parte palesava la confusione e l'inganno in cui s'era inccapati. D'altra parte significava spalancare le porte ad un'ideologia che, al governo, avrebbe attentato non solo alla Chiesa e ai cristiani, al corpo stesso di Cristo, ma anche alla vita, alla famiglia, alla libertà. Esattamente come oggi. Anche se la Chiesa, in tempi diversi e in pieno relativismo che camuffa tutto, si astiene da scomuniche e da indicazioni di voto, le parole del Magistero sono inequivocabili. E chi, oggi come ieri, si fa complice dell'anticristo, cioè dell'anti-vita, dell'anti-famiglia, per intendersi, si pone automaticamente fuori della comunione di quel corpo di cui fa parte per Grazia. Non servono bolle pontificie, è nei fatti che si consuma la discomunione, la divisione. Che, come abbiamo visto, è opera del demonio.

 

L'aborto infatti è affar suo, prodotto tra i meglio riusciti della fabbrica. L'aborto è il logo del demonio, la griffe che il mondo emancipato e civile esibisce con orgoglio. Ma l'aborto è anche un tema "sensibile" per chi tiene alle poltrone. Un ticket da pagare per accomodarsi sul ponte di comando. D'altronde potere e morte sono tra i gioielli di famiglia più cari al demonio. Allora, ecco lo zampino... molto meglio diluire il tutto, data l'alta tossicità dell'argomento. E, come si dice, meglio discuterne pacatamente, senza steccati, seguendo ognuno la propria storia politica, e giù bla-bla-bla. E un solo punto fermo: l'intangibilità di una legge assassina. Il punto è tutto qui. E proprio qui il ragionamento si fa semplicissimo.

Se la legge non si tocca, allora in tempo di elezioni, mi guardo attorno e penso seriamente a chi, almeno, mi assicura che il tema lo terrà vivo: sull'aborto parlerà, discuterà, incalzerà, esattamente come ha fatto sino ad ora, in grande sintonia con il Pastore della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI. Che sia cristiano, che appartenga a questo o a quello poco importa.


I puri, i moralmente superiori, i migliori non esistono. Tanto meno esiste una casta politica di sacerdoti del buon governo, onesto e serio che dispensi pace, denaro e felicità; non esiste un'elite di perfetti ai quali delegare e sui quali proiettare le nostre qualità morali frustrate nei limiti della debolezza. Non esistono paladini, non esistono totem di specchiata moralità, se non nelle illusioni ideologiche e demagogiche cha hanno ingoiato milioni di persone. Esistono invece timidi tentativi umani nei quali sono celati i balbettii della Grazia, che abbiamo il dovere di cercare tra le pieghe dei programmi politici. Queste tracce di Dio, del suo amore per l'uomo, per la famiglia, per la vita, per tutte le povertà, soprattutto quelle dei più indifesi, anziani, malati ed embrioni dobbiamo individuare, discernere e scegliere.

Noi, sinceramente, da un politico cattolico non ci aspettiamo nulla meno di questo: "la legge 194 è criminale perché legalizza un crimine. Mi batterò per la sua abrogazione!". Ce n'è in giro di politici così? No, anzi; proprio i politici che sbandierano ovunque i propri quattro o sedici quarti di cattolicità gridano l'intangibilità della legge, al massimo qualche revisione, un maquillage che non ne scalfisce certo l'impianto, inaccettabile.

Allora noi, alla vigilia di queste elezioni, apriamo la Bibbia, ce ne andiamo al capitolo 45 del Profeta Isaia, e lasciamo che sia la Parola di Dio ad illuminarci. Siamo nel VI sec. a.C. e Israele sta vivendo da anni l'esilio babilonese quando ecco sorgere all'orizzonte un personaggio imprevisto, Ciro. Di lui ci parlano anche gli storici greci Erodoto e Senofonte. Proveniva dalla Persia, ove aveva posto la sua capitale nella città di Pasargade. Di là Ciro era partito dilagando attraverso una serie impressionante di conquiste che dettero origine al più grande impero mai visto fino a quel momento: Media, Lidia e la gloriosa e immensa Babilonia. Con un editto, permise agli Ebrei deportati a Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme del 586 a.C. ad opera del re babilonese Nabucodonosor, di rientrare in patria e di ricostruire il loro tempio. Isaia legge teologicamente questi avvenimenti. Si chiama Teologia della storia:

"Per amore di Giacobbe mio servo
e di Israele mio eletto
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non v`è alcun altro;
fuori di me non c`è dio;
ti renderò spedito nell`agire, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall`oriente fino all`occidente
che non esiste dio fuori di me....

Io l`ho stimolato per la giustizia;
spianerò tutte le sue vie.
Egli ricostruirà la mia città
e rimanderà i miei deportati,
senza denaro e senza regali",
dice il Signore degli eserciti".

Isaia 45 1, ss

Chiudiamo il libro e riflettiamo. Un lampo e sorge, spontaneo, un accostamento, forse ardito, ma calzantissimo: Giuliano Ferrara-Ciro! Sì, quell'intellettuale finissimo che da anni ormai ha impugnato i temi più "sensibili" per le nostre coscienze. Vita, morte, famiglia, educazione. E, con essi, cultura, identità, radici, e moltissimo altro. Nessuno, diciamo nessuno, almeno negli ultimi tempi, ha fatto quel che ha fatto lui. Un solo esempio: la legge 40 sulla fecondazione assistita. Chi ha memoria ricorderà la campagna lucida e pressante che ha dato le ali alla politica per difendere l'embrione.

In questi ultimi anni "se non sbaglio, l'identità cattolica è stata tematizzata, analizzata e per così dire fatta oggetto del discorso pubblico, ne è stato compreso il significato, ne sono stati rivendicati con forza l'importanza e il peso sulla cultura occidentale e dunque anche nostra, ne sono stati messi a fuoco i complessi rapporti con la modernità e con la storia italiana, ne è stato mostrato l'insuperabile rilievo etico, soprattutto a opera di donne, uomini, ambienti e iniziative, che nulla o quasi avevano a che fare con qualsivoglia «partito cattolico»" (L'identità dei cattolici. Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 24 febbraio 2008).

Un filo rosso e invisibile sembra legare l'iniziativa di Giuliano Ferrara al vasto movimento che ha preso il largo nelle strade e nelle Piazze d'Europa, dal Family Day romano, alla Celebrazione per la famiglia di Madrid. Un unico grande movimento che ha unito fede e ragione, le forze più vive della Chiesa alle menti più lucide e attente tra i cosiddetti laici. E' proprio questa quell'alleanza tra fede e ragione auspicata dal Papa: "La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l'aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato" (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno della Chiesa italiana, Verona Giovedì, 19 ottobre 2006)

Importa qualcosa che Ferrara-Ciro non sia credente? Assolutamente nulla. Se è Dio che lo ha "stimolato per la giustizia", Dio stesso "spianerà tutte le sue strade". Paragone ardito? Chissà, con queste cose è sempre meglio andarci piano. Ma:

- la storia culturale e politica del Ferrara-Ciro, la lunga traversata dall'ideologia alla ragione, soprattutto il percorso fatto in questi ultimi anni;

- le prese di non-posizione del PDL sui temi che ci premono confinati alla sfera, privatissima e così ininfluente, della coscienza, per tener buoni massoni, radicali e socialisti riciclati che trovano albergo nel blocco di centro-destra;

- l'insistenza arrogante sul voto utile, specchietto per le allodole che sta abbagliando quasi tutti i novelli Macchiavelli cattolici, per i quali, il fine - l'incidenza politica dei cosiddetti valori cattolici nel Palazzo - giustifica i mezzi - l'assoluto silenzio proprio su questi valori da parte dei leader delle grandi coalizioni per non dover esporsi e perdere consensi. L'emorragia di voti per liste considerate inutili sarebbe per loro la peggiore conseguenza proprio per la difesa della vita, che, inutile in campagna elettorale, diventerebbe poi, d'incanto, utile nelle aule parlamentari...

- l'ingresso dei radicali e altri loro epigoni tra le fila del PD, che ha così smascherato il nuovo che più vecchio non si può, con il suo nulla colorato di desideri, carrozzone liftato dal quale affiorano le stesse figure di sempre, i campioni della pill-kill, la pillola del giorno dopo, dei divorzi-express, dello sterminio degli embrioni e della neo-eugenetica, dell'eutanasia e dei nuovi modelli familiari, omosessuali e con adozioni libere, dell'aborto e dell'autodeterminazione della donna a farsi Medea;

- le dichiarazioni dei leader del PD sulle unioni di fatto, sulla legge 40, sul testamento biologico che ripetono l'ossessivo tam-tam della passata Legislatura;

- la delusione per chi si professa cattolico e mostra solo interesse a difendere il proprio orticello, come ha puntualmente sintetizzato Galli della Loggia: "... l'esistenza di un «partito cattolico»... non sembra in grado di avere un' incidenza effettiva sulla difesa di quell'«identità cristiana» del Paese, per la quale pure dice di scendere in campo. La sua nascita risponde solo a ragioni di politica, di rispettabilissima politica naturalmente, ma sia chiaro: tutto comincia e finisce qui" (Ernesto Galli della Loggia L'identità dei cattolici, Corriere della Sera, 24 febbraio 2008). Non bastano bei volti e bei nomi, e dichiarazioni, scarse per la verità, di facciata. Il grigiore è assoluto, si nota, salvo rarissime eccezioni, la scarsa dimestichezza con i valori non negoziabili, mentre la polemica contro questo o quello sembra essere, per questi politici cattolici, l'habitat naturale;

tutto questo ci fa ravvisare quei segni dei tempi che adombrano, oggi, in Italia, per questa fase politica, quale novello Ciro, Giuliano Ferrara, che per la difesa della vita si va a prendere pomodori e insulti. Sarebbe dunque meglio dialogare con chi ha già deciso che l'omicidio deve essere legale, senza discussioni? Meglio dialogare con i muri? Che la legge 194 debba essere applicata in tutti i suoi punti mi sembra ovvio, come tutte le leggi d'altronde. Il punto che Ferrara-Ciro sta ponendo all'attenzione è diverso, è culturale, è strappare dall'oscurità demoniaca un diritto assassino per rimetterlo in discussione. E' questo quanto possiamo chiedere alla politica.

La Chiesa annuncia Cristo risorto, l'unico che può cambiare il cuore dell'uomo sino ad aprirlo di fronte alla vita, in qualunque circostanza, anche la più drammatica. Ma questo è un miracolo della Grazia, non della politica. Essa deve cercare vie praticabili ad una convivenza civile, senza clericalismi di qualsivoglia colore. L'aborto è incivile in radice perché priva arbitrariamente del diritto a vivere nella civitas (città) persone, anche se embrioni, ma non solo, da alcuni ritenute sgradite o indesiderate, o - che pietà....- troppo sofferenti per reggere su questo mondo. Partiamo dal fatto che questo non può essere tollerato, e non solo per ragioni di fede. Guardate quel che sta succedendo, gli insulti, la rabbia, il livore di questa campagna elettorale, guardate dove si sono catalizzati. Su Ferrara-Ciro e non sui grandi leader che monopolizzano riempiendo di nulla gli schermi televisivi. Il demonio digrigna i denti contro i suoi nemici, e lui non fa distinzioni tra voto utile e inutile, tra credente e non credente, lui non sopporta d'essere disturbato, specie laddove credeva d'aver già vinto...

Approfondendo un pochino nella lettura delle vicende della storia di Israele ci accorgiamo che proprio quelli che, disobbedendo al comando di Dio, rimasero in Palestina furono coloro che diluirono le proprie radici compromettendole con gli idoli dei popoli vicini, e furono incapaci di custodire i propri tesori, pur restandovi vicini. Come non riconoscere i tanti che, abbarbicati ai simulacri del loro potere, barattano le vere battaglie con interessi di bottega. E come non riconoscere quanti di noi pensano ai denari piuttosto o prima che alla vita, alla famiglia, all'educazione. Gli esuli che obbedirono alle parole dei Profeti invece, nella deportazione babilonese impararono l'umiltà e videro purificata la propria fede. Con Ciro poterono rientrare in Patria e ricostruire sulle macerie e con spirito nuovo. Con le dovute proporzioni è quanto speriamo di vedere nel futuro dell'Italia.

La secolarizzazione e i tempi mutati hanno spianato le strade al Concilio Vaticano II. Nell' "Humanae salutis", la Lettera che scrisse per convocare il Concilio, il Beato Giovanni XXIII scrisse infatti: "La Chiesa assiste oggi ad una crisi della società. Mentre l'umanità è alle porte di una nuova era, spettano alla Chiesa compiti di una gravità e ampiezza immensi, come nelle epoche più tragiche della sua storia...".

Da quell'evento di Grazia che fu il Concilio sono scaturiti i Carismi che oggi irrorano di vita le arterie della Chiesa, annunciando il Vangelo, insegnando a vivere cristianamente in un mondo ostile, che amano e salvano la vita e la famiglia, che accolgono gli anziani, che difendono, come novelli monaci del Tremila, la cultura cristiana dai marosi del relativismo. Anche grazie alla loro vitalità, allo zelo e alla parresia di chi non si rassegna alla menzogna imperante che grava sulla nostra generazione, gli spiriti come Giuliano Ferrara hanno tratto ispirazione e trovato cittadinanza. Il loro personalissimo percorso intellettuale e spirituale ha fatto il resto, certo, ma è da ciechi non riconoscere quello che ci accade sotto gli occhi.

Se a questo aggiungiamo, ma è invero il criterio fondamentale, l'elezione di Benedetto XVI, il suo insegnamento fermo e deciso, la completa identità di vedute sui principi non negoziabili, il quadro è completo. Scriveva l'allora Card. Ratzinger: "Non esistono due tipi di morale politica: una morale dell'opposizione e una morale del dominio. Esiste soltanto una morale: la morale come tale, la morale dei comandamenti di Dio, che non possono essere messi fuori corso, neanche per qualche tempo, allo scopo di accelerare un cambiamento delle cose... Il cristiano è sempre un sostenitore dello stato nel senso che egli compie il positivo, il bene, il quale tiene insieme gli stati. Non ha paura di contribuire così al potere dei cattivi, ma è convinto che sempre e soltanto il rafforzamento del bene può abbattere il male e ridurre il potere del male e dei malvagi... Solo là dove il bene si fa e si riconosce come bene, può anche prosperare una buona convivenza tra gli uomini. Il perno di un'azione politica responsabile dev'essere quello di far valere nella vita pubblica il piano della morale, il piano dei comandamenti di Dio" (Card. J. Ratzinger, Omelia tenuta il 26 novembre 1981 durante una liturgia per i deputati cattolici del parlamento tedesco nella chiesa di San Winfried a Bonn). Ferrara-Ciro ha fatto di questo perno il suo scopo politico. Non conosce Dio, almeno secondo gli schemi che tutti, e lui stesso probabilmente, abbiamo dentro? Non importa, ce lo dice Isaia con molta chiarezza. E se la sua scelta fosse ispirata, misteriosamente, da Dio "per amore" nostro, dell'Italia e del mondo? Non sono i comandamenti di Dio il cammino della vita? Non è la vita più forte della morte che mostra come non vi sia altro Dio che non il Signore?

Nessun altro, ripetiamo, nessun altro ha messo la propria faccia in gioco sull'aborto e sui temi della vita, così, come una puntata al buio. Certo anche lui dice di non voler toccare la legge (ci crediamo poco...). Ma da lui non ci aspettiamo quello che, oggi, non può dare, ma che, probabilmente, in futuro ci regalerà. Guardiamo ciò per cui si è impegnato, e non è poco, e che coincide con quello che, da un laico svincolato da ragioni di partito, è legittimo aspettarsi. Se non è possibile, perché nessuno ne fa oggetto di programma politico, l'abrogazione della legge 194 sine-glossa, beh noi guardiamo a chi la vita, dal concepimento al termine naturale, ha dimostrato di difenderla e, per questo, sta giocando se stesso, senza compromessi. Grazie a lui, ad esempio, anche il Movimento per la Vita ha tratto frutti importantissimi. Scrive Carlo Casini su Avvenire: "«La rivolta dei fatti contro la legge 194»: potrebbe essere questo il giudizio di sintesi su ciò che da mesi rompe il silenzio di anni ed occupa prime pagine di giornali e servizi televisivi... Eppure mai come in questa campagna elettorale si è parlato dell'aborto e della legge che lo regola. Perché i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Dal 19 dicembre scorso i gridi e gli insulti contro il parallelo proposto da Giuliano Ferrara tra pena di morte ed aborto dimostrano una inquietudine che non può essere cancellata. Perché l'ironia o l'indifferenza sarebbero state la risposta se la provocazione del Direttore de Il Foglio fosse una stupidaggine e non un pensiero serio, che tocca corde profonde e problemi sociali e individuali non risolti. Come non parlare della legge 194? Il suo presupposto è il riconoscimento o la negazione dell'umanità del concepito?Si moltiplicano le lettere a Il Foglio (e ad altri giornali) di donne che confessano di avere a suo tempo difeso la legge, ma che ora dichiarano: «ho cambiato idea».... Dunque l'opinione pubblica comincia a capire che è possibile evitare l'aborto anche quando è in corso una gravidanza non desiderata. Perché non tener conto di queste esperienze e di quella di tutti i Cav per modificare la legge 194?... Ve ne è, dunque, abbastanza per tenere la legge 194 bene dentro la riflessione che prima delle elezioni conduce alla scelta del voto e dopo all'impegno per una sua possibile, realistica revisione" (Carlo Casini, Contro la legge la rivolta dei fatti, Avvenire, 3 aprile 2008). Così tanto per capire che con una battaglia come quella di Ferrara a far da apripista non è utopico pensare ad una revisione e ad una cancellazione della 194. Ma questo è forse un futuro ancora lontano, per il quale è comunque nostro dovere attrezzarci.

Diceva il Papa al Convegno della Chiesa italiana in quel di Verona due anni fa: "È inoltre sentita con crescente chiarezza l'insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un'etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede. La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia. Tocca a noi infatti - non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo Spirito Santo - dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all'Europa e al mondo, perché è presente ovunque l'insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo" (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno della Chiesa italiana, Verona Giovedì, 19 ottobre 2006).

E' la Chiesa, nella figura del Santo Padre, che ci incoraggia ad aprirci e a non trascurare alcuna energia. Forse il diavolo, il divisore, spiazzato dall'attacco diretto sferratogli da un fronte che non aveva considerato, ha deciso di fare il suo mestiere gettando fumo intorno a Ferrara. Ma, sinceramente e in coscienza, non ho trovato convincente alcun argomento a sfavore della sua battaglia. Perché chiariamoci, non ci si può dichiarare a favore dei contenuti e contrari alla lista, per poi strizzare l'occhio a liste che quei contenuti li occultano o li tirano fuori a intermittenza secondo l'evenienza. C'è qualcosa che stride, e suona tanto a potere, a calcoli, a politica di casta...

Si dice in alcuni ambienti: un fallimento di Ferrara-Ciro sarebbe la pietra tombale per il dibattito su questi temi, con l'opinione pubblica, specie la più agguerrita, a sbandierare le infime percentuali della lista contro l'aborto. Non siamo d'accordo. A parte che si diceva così anche prima del referendum sulla legge 40, quando in effetti la mobilitazione cattolica fu compatta; e allora ci chiediamo, perchè non imparare dalla storia e guardare oggi a quello che più ci preme, e che costituirebbe l'unica vera novità nel panorama desolante delle minestre riscaldate? Perchè temere e non rischiare?

E poi, una lista contro l'aborto nel Palazzo costituirebbe un peso enorme, non solo politico, capace di rovesciare gli equilibri e sbarrare la strada alle menzogne mortali che ci avvelenano il presente e il futuro.

Che fuori, nelle piazze e nei giornali social-massonici dicano quel che vogliono, il cuore della gente semplice e cristiana non "capisce" e non accetta gli intellettuali porno-soft, statene certi. Qualunque risultato ottenga la lista di Ferrara-Ciro la gente si farà l'opinione che si farà. Chi vorrà farsi lavare il cervello lo avrà gia messo, da un pezzo, sotto la doccia ideologica e sofista. A noi preme altro, che non siano toccati i principi non negoziabili. E, oggi, non ci sentiamo garantiti da nessuno come da Ferrara-Ciro. Altro che tolleranza, dialogo, confronto - mentre migliaia di bambine abortiscono sole e abbandonate ad esempio -; ci sembra chiaro che la maggior parte delle opposizioni a Ferrara-Ciro sia roba astuta, mimetica, arte del principe della menzogna, per farci perdere un'occasione più unica che rara.

I cristiani han fatto le cose migliori quando i mezzi a disposizione non erano altro che le loro vite, rinnovate e trasformate in segno. La Grazia spesso fa scherzi strani, fa possibile l'impossibile, se si tratta di salvare un uomo. Ci sembra che qui sia in gioco la vita di molti uomini, e poi la famiglia, e poi l'educazione e tutto il resto. Ci sembra proprio che ci siano tutti gli ingredienti per un miracolo, come una traduzione politica del Mistero pasquale, povera e debole ovviamente, la vita più forte della morte sugli scranni del Potere. A dispetto dei calcoli politici, delle alchimie che sconsigliano e scoraggiano, dei mancati apparentamenti. Se in passato i cristiani avessero dato ascolto ai "sondaggi" e ai profeti di sventura non saremmo oggi qui a parlare. La storia dei cristiani ce lo insegna, loro non hanno perduto proprio perchè hanno rischiato di perdere. E infatti le cose sono andate diversamente. Non sarà così anche stavolta? Noi lo crediamo, nella speranza che anche oggi, in Italia, appaia che "non esiste dio fuori di me, il Signore". Per mezzo di Ciro, del nostro Ferrara-Ciro, spedito nell'agire, un lampo apparso all'orizzonte di queste elezioni.


Antonello Iapicca, Pbro
fonte - Segni dei Tempi -

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