Rassegna stampa Speciali

"Cristiada": sugli schermi il film sulla rivolta dei "cristeros" in Messico

cristiadaE’ arrivato finalmente sugli schermi italiani “Cristiada” - in alcune città e il 5 novembre a Roma -, una impegnativa produzione cinematografica messicana sulla rivolta dei “cristeros”, esplosa sul finire degli anni ’20 del secolo scorso contro le leggi anticattoliche e laiciste volute dal governo massone e socialista del Messico. Il servizio di Luca Pellegrini:
Le logge contro le chiese, un sedicente illuminismo riformista contro una vituperata metafisica, le leggi della plutocrazia contro le tradizioni della fede: un periodo turbolento si scatena nella prima metà del ‘900 in Messico, quando la massoneria al potere si scaglia contro un cattolicesimo radicato. Fu la guerra dei cosiddetti cristeros, il cui nome deriva da Cristos Reyes, i "Cristi-Re", come gli avversari definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici che combattevano al grido di "Viva Cristo Re!", riprendendo il tema della regalità di Cristo, all'epoca molto popolare e in sintonia con l'istituzione della festa di Cristo Re proclamata nel 1925 da Pio XI. Una guerra civile nata con l’imposizione di leggi laiciste e oppressive imposte dal nuovo presidente messicano, massone e intransigente, il generale Plutarco Elías Calles, modernizzatore a suo modo, amico delle lobby statunitensi e filosocialista. Su quei fatti ancora poco divulgati, e poco nobili per tutti, che finirono con una resa comune gravida di conseguenze, in cui brillarono intolleranze e fanatismi, ma anche molti dei martiri della terra messicana, Cristiada, apre un sipario tragico e magniloquente. La rivolta, come il film, inizia nel 1926 e si conclude, anche se non definitivamente (strascichi della storia ancora gravano sul Messico moderno), nel 1929, con l’accordo tra Governo e Santa Sede, che voleva evitare ulteriori spargimenti di sangue. Dean Wright firma con questo soggetto impegnativo la sua prima regia  e per l’occasione viene chiamato un cast di stelle cine-televisive: Peter O’Toole, Andy Garcia, Eva Longoria, Catalina Sandino Moreno, Oscar Isaac, convinti dall’intraprendente, giovane produttore messicano Pablo Jose Barroso per una produzione da 40 milioni di dollari, la più impegnativa nella storia del cinema del suo Paese. "Un film uscito dal cuore – confessa il produttore – e non da un calcolo politico. Per dare un’immagine autentica del popolo messicano, della sua lotta per la libertà di culto e di religione ed evitare che questo passato ritorni”.

© www.radiovaticana.org - 22 ottobre 2014


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