Rassegna stampa Speciali

Cosa ha detto ieri Papa Francesco a Jason Drew Horowitz (The New York Times) rientrando dall'Africa sulle critiche e i scismi nella Chiesa?

creaturanuovaAereo papale Air Madagascar, ieri, 10 settembre, rientrando a Roma. Domanda al Papa di Jason Drew Horowitz (The New York Times, Stati Uniti). 
Nel volo verso Maputo lei ha riconosciuto di essere sotto attacco di un settore della Chiesa americana, ovviamente ci sono forti critiche da alcuni vescovi e cardinali, ci sono tv cattoliche e siti web americani molto critici, e persino alcuni dei suoi alleati più stretti hanno parlato di un complotto contro di lei. C’è qualcosa che questi critici non capiscono del suo pontificato? C’è qualcosa che lei ha imparato dalle critiche? Lei ha paura di uno scisma nella Chiesa americana? E se sì, c’è qualcosa che lei potrebbe fare - un dialogo - per evitarlo?

Risposta del Santo Padre:
«Prima di tutto, le critiche sempre aiutano, sempre. Quando uno riceve una critica subito deve fare l’autocritica e dire: questo è vero o non vero? Fino a che punto? E io sempre dalle critiche traggo vantaggi. A volte ti fanno arrabbiare… Ma i vantaggi ci sono.  Nel viaggio di andata a Maputo uno di voi mi ha dato quel libro in francese su come gli americani vogliono cambiare il Papa. Sapevo di quel libro, ma non l’avevo letto. Le critiche non sono soltanto degli americani, ci sono un po’ dappertutto, anche in Curia. Almeno quelli che le dicono hanno il vantaggio dell’onestà di dirle. A me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo: ti fanno un sorriso facendo vedere i denti e poi ti danno il pugnale da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica è un elemento di costruzione, e se la tua critica non è giusta, tu stai preparato a ricevere la risposta e fare un dialogo e arrivare a un punto giusto. Questa è la dinamica della critica vera. Invece la critica delle pillole di arsenico, di cui parlavamo a proposito di questo articolo che ho dato a padre Rueda, è un po’ buttare la pietra e nascondere la mano… Questo non serve, non aiuta. Aiuta ai piccoli gruppetti chiusi, che non vogliono sentire la risposta alla critica. Invece una critica leale - io penso questo, questo e questo - è aperta alla risposta, questo costruisce, aiuta. Davanti al caso del Papa: questo del Papa non mi piace, lo critico, parlo, faccio un articolo e gli chiedo di rispondere, questo è leale. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non voler bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa, cambiare il Papa, o fare uno scisma. Questo è chiaro: sempre una critica leale è ben ricevuta, almeno da me. Secondo, il problema dello scisma: nella Chiesa ci sono stati tanti di scismi. Dopo il Vaticano I, ad esempio, l’ultima votazione, quella dell’infallibilità, un bel gruppo n’è andato e ha fondato i Vetero-cattolici per essere proprio “onesti” verso la tradizione della Chiesa. Poi loro hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno le ordinazioni delle donne. Ma in quel momento erano rigidi, andavano dietro un’ortodossia e pensavano che il concilio avesse sbagliato. Un altro gruppo se n’è andato zitti zitti, ma non hanno voluto votare… Il Vaticano II ha avuto tra le conseguenze queste cose. Forse il distacco post-conciliare più conosciuto è quello di Lefebvre. Sempre c’è l’opzione scismatica nella Chiesa, sempre. Ma è una delle opzioni che il Signore lascia alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è in gioco la salute spirituale di tanta gente. Che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino dello scisma non è cristiano. Pensiamo all’inizio della Chiesa, come ha cominciato con tanti scismi, uno dietro l’altro: ariani, gnostici, monofisiti... Poi mi viene di raccontare un aneddoto: è stato il popolo di Dio a salvare dagli scismi. Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune: si staccano dal popolo, dalla fede del popolo di Dio. E quando nel Concilio di Efeso c’era la discussione sulla maternità divina di Maria, il popolo - questo è storico - era all’entrata della cattedrale quando i vescovi entravano per fare il concilio. Erano lì con dei bastoni. Li facevano vedere ai vescovi e gridavano “Madre di Dio! Madre di Dio!”, come per dire: se non fate questo vi aspettano… Il popolo di Dio sempre aggiusta e aiuta. Uno scisma sempre è un distacco elitario provocato da un’ideologia staccata dalla dottrina. È un’ideologia, forse giusta, ma che entra nella dottrina e la stacca… Per questo prego perché non siano degli scismi, ma non ho paura. Questo è un risultato del Vaticano II, non di questo o di quell’altro Papa. Per esempio le cose sociali che dico, sono le stesse che ha detto Giovanni Paolo II, le stesse! Io copio lui. Ma dicono: il Papa è comunista… Entrano delle ideologie nella dottrina e quando la dottrina scivola nelle ideologie, lì c’è la possibilità di uno scisma. C’è l’ideologia della primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio. I pastori devono condurre il gregge tra la grazia e il peccato, perché la morale evangelica è questa. Invece una morale di un’ideologia così pelagiana ti porta alla rigidità, e oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro la Chiesa, che non sono scismi ma vie cristiane pseudo scismatiche, che finiranno male. Quando voi vedete cristiani, vescovi, sacerdoti rigidi, dietro ci sono dei problemi, non c’è la santità del Vangelo. Per questo dobbiamo essere miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, stanno passando un problema, dobbiamo accompagnarli con mitezza».

Fonte Il Sismografo: http://ilsismografo.blogspot.com/2019/09/vaticano-cosa-ha-detto-ieri-papa.html#more

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