Rassegna stampa Speciali

Cominciare dal basso

Il Papa con i bimbi del Bambino GesùAndrea Monda

«Bisogna cominciare dal basso». Lo aveva detto sin dall’inizio. Nell’estate del 2013 il neoeletto pontefice rispondendo all’intervista del direttore de La Civiltà Cattolica aveva precisato la sua visione della Chiesa: «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia.

È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso».

Non sono rimaste parole morte, le abbiamo viste incarnate quotidianamente in questi sei anni di pontificato, fino al gesto di giovedì pomeriggio 11 aprile, abbiamo visto quel “dal basso”, con il Papa chinato per terra, a fatica, per baciare i piedi al presidente e ai vicepresidenti designati del Sud Sudan. Una nazione che è un campo di battaglia, una ferita aperta nella terra martoriata dell’Africa da curare urgentemente.
Baciare i piedi, forse non esiste un gesto più umile, più vicino all’humus, alla terra, quell’humus da cui nasce l’humanus, l’humanitas. Un gesto biblico, viene in mente la lavanda dei piedi, le lacrime della peccatrice sui piedi di Gesù e soprattutto il grido di esultanza del profeta: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Isaia 52, 7) perché di questo si tratta, della pace. La pace che è un processo che nel gesto di giovedì ha conosciuto un’accelerazione. Il Papa non crede a facili irenismi, sa che questo processo comporterà crisi, rallentamenti e anche lotte, che però — ha detto ai leader convocati davanti a lui — devono avvenire «davanti al popolo, con le mani unite», solo così «da semplici cittadini diventerete Padri della Nazione». Più volte Francesco ha esortato gli uomini, soprattutto i giovani, a diventare da meri abitanti dei veri cittadini, ora chiede ai leader politici di diventare da cittadini Padri della Nazione, è il “mas”, il “di più” della spiritualità ignaziana. Ma, sempre, nella concretezza, senza inseguire vaghi ideali, gettandosi invece nelle pieghe e nelle piaghe della storia.
Da qui sono nati tanti gesti compiuti da Francesco in questi sei anni, da qui nasce la prassi dei “venerdì della misericordia”, da qui è scaturita l’immagine della Chiesa come ospedale da campo.
È questa immagine che L’Osservatore Romano vuole rimarcare creando, a partire dal presente numero, una pagina con questo titolo che raccoglierà storie che provengono dai mondi in cui la Chiesa mostra il volto misericordioso di chi, nello spazio e nel tempo (la Chiesa sin dall’inizio è stata ospedale da campo), si china a curare le ferite dell’umanità dolente, cominciando dal basso.

 

© Osservatore Romano - 14 aprile 2019

 

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