Rassegna stampa Speciali

A vent’anni dalla «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione». Chiamati all’unità

ecumeneRiccardo Burigana

«Ci siamo ritrovati da tutto il mondo per ricordare che nel battesimo siamo stati incorporati nell’unico corpo di Cristo»: con queste parole l’arcivescovo nigeriano Musa Panti Filibus, presidente della Federazione luterana mondiale (Flm), nei giorni scorsi nella cattedrale di San Pietro, la maggiore chiesa protestante di Ginevra, ha aperto la preghiera per la commemorazione ecumenica del ventesimo anniversario della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, sottoscritta dalla Chiesa cattolica e dalla Flm il 31 ottobre 1999 ad Augusta.
A queste due adesioni, come è noto, si sono aggiunte nel 2006 quella del Consiglio metodista mondiale (Cmm) e nel 2017 quelle del Consiglio anglicano consultivo (Cac) e della Comunione mondiale delle Chiese riformate (Cmcr), tanto che la Dichiarazione ha assunto una maggiore valenza ecumenica. Alla preghiera hanno preso la parola il pastore Martin Junge, segretario generale della Flm, il benedettino Augustinus Sander del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo Ivan M. Abrahams, segretario generale del Cmm, il reverendo Philip Vinod Peacock, segretario esecutivo del Cmcr per la giustizia e la testimonianza, l’arcivescovo anglicano Josiah Idowu-Fearon, segretario generale del Cac e il pastore Emmanuel Fuchs, presidente della Chiesa protestante di Ginevra.
Per sottolineare, ancora una volta, l’attualità e l’ecumenicità della Dichiarazione, durante la preghiera è stato letto il testo redatto lo scorso marzo alla Notre Dame University al termine di un convegno al quale hanno preso parte anglicani, cattolici, luterani, metodisti e riformati. La preghiera è stata celebrata a margine della riunione annuale del Consiglio della Flm. Organismo che è composto dal presidente, dal responsabile del comitato economico e da 48 membri delle Chiese luterane delle sette regioni della Flm.
A Ginevra si è discusso della nuova struttura della Flm, secondo i criteri definiti nel corso dell’assemblea generale del 2017, per rafforzare il sostegno alle singole Chiese nella condivisione dei progetti stabiliti per testimoniare la confessione luterana nella società del XXI secolo, in modo da rendere sempre più evidente la comunione che deve esistere tra i membri della Flm. Per questo i segretari regionali sono stati cooptati nell’ufficio del segretario generale per manifestare «a livello locale, regionale e globale le espressioni di comunione». Dopo aver confermato la scelta della sede della Flm a Ginevra, nonostante i costi che questo comporta, è stato accolto l’invito, formulato dalla Chiesa evangelica della confessione di Augusta in Polonia, di tenere la prossima assemblea della Flm, la tredicesima dal 1947, anno di fondazione, a Cracovia dal 21 al 27 giugno 2023.
Ampio spazio è stato riservato alla valutazione dei primi passi del programma “Waking the Giant”, che, attivato nell’ottobre 2018, anche dietro sollecitazione delle Nazioni Unite, si propone di rendere sempre più protagoniste le comunità luterane nel ripensamento dell’economia per definire uno sviluppo sostenibile, nel rispetto della creazione, per rimuovere violenza e discriminazione, determinate da un uso distorto delle risorse del pianeta. Con questo progetto ci si propone di aiutare le comunità a «conoscere, riflettere e agire» su come lavorare insieme, in una prospettiva ecumenica, attenta anche al dialogo interreligioso, per le buone pratiche della testimonianza quotidiana. Durante i lavori del Consiglio generale è stata richiamata l’attenzione su un ulteriore sviluppo del cammino ecumenico, anche per la presenza di ospiti delle altre confessioni cristiane che hanno voluto ricordare il contributo offerto dai luterani alla costruzione dell’unità visibile della Chiesa. Il pastore luterano Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches, ha rivolto un messaggio alla Flm ricordando lo straordinario valore ecumenico dell’esperienza della commemorazione comune del cinquecentenario della Riforma, quando «i cristiani hanno condiviso la comune fede in Gesù Cristo, rispondendo così alla chiamata all’unità». Il benedettino Sander ha sottolineato l’importanza del “miracolo di Lund”, che ha aperto nuove prospettive per il cammino ecumenico e non solo per i rapporti tra cattolici e luterani: dopo Lund, ha detto, i cristiani «non possono più chiudere le orecchie alle grida della violenza e dell’ingiustizia, ma devono ascoltare ciò che lo Spirito vuole dire alle Chiese».

© Osservatore Romano - 1-2 luglio 2019