Rassegna stampa Speciali

Chaterine Deneuve non dà ragione a Bellomo

deneuvebikiniLucia Scozzoli per la © La Croce Quotidiano - http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

Il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole alla destituzione di Francesco Bellomo, come conclusione del procedimento disciplinare aperto a suo carico dopo le denunce di molestie di alcune borsiste della scuola per aspiranti magistrati da lui gestita. La decisione dell’adunanza, che da regolamento non è vincolante, passerà poi al consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, organo di autogoverno delle toghe di questo settore, che si riunirà venerdì 12 gennaio e metterà la parola fine alla vicenda.

Le accuse a Bellomo hanno un peso specifico rilevante, in questo momento storico di esplosione del #metoo: faceva firmare alle allieve, che volevano ottenere una borsa di studio con cui frequentare i suoi corsi, un contratto che includeva clausole sull’abbigliamento e le impegnava ad accettare intromissioni nella loro vita privata.

Bellomo si è difeso dalle accuse affermando di essere stato tradito e usato dalle studentesse che ora lo additano: «Con talune ho avuto relazioni sentimentali e mai nessuna, sino a quando il rapporto è durato, mi ha eccepito un qualche comportamento sgradito, anzi insistendo perché la relazione acquistasse importanza. Quanto alle altre (un ridottissimo numero di allieve titolari di borsa di studio), esse mi chiedevano di prepararle e guidarle per affrontare al meglio il concorso in magistratura, esprimendo piena e convinta adesione al mio metodo di insegnamento».

Molte di loro, continua il consigliere «non diversamente da tanti altri allievi, hanno anche brillantemente superato le prove di concorso, manifestandomi riconoscenza. Adesso vedo costruita (senza averne peraltro alcuna formale notizia) sui loro racconti un’accusa di estorsione e assisto impotente al tramonto di una carriera a cui nessun rimprovero può essere mosso (e mai è stato mosso)». Naturalmente non sappiamo dove stia la verità e confidiamo che la magistratura chiarisca le eventuali responsabilità penali. Intanto però Bellomo ha visto la sua carriera al Consiglio di Stato decisamente stroncata dallo scandalo e se fosse davvero innocente come si autoproclama, ci sarebbe da masticare amaro in questa storia.

Infatti una caratteristica comune alla stragrande maggioranza delle confessioni che sono esplose in questo periodo sotto la bandiera delle molestie è che non sono nemmeno approdate in tribunale: è stato per molte sufficiente (e più soddisfacente) spiattellare sui social le vicende e ottenere l’ostracizzazione degli uomini accusati.

Ci sono stati licenziamenti in grosse aziende, carriere ridimensionate, altre proprio seppellite, a causa di questo tsunami.

Ora però anche Catherine Deneuve è scesa in campo scrivendo una lettera a Le Monde, insieme ad un centinaio di donne francesi (scrittrici, artiste e accademiche), per invocare la fine di questa “caccia alle streghe” che sta involontariamente vanificando le conquiste sessantottine in materia di libertà sessuale: infatti il quadro che emerge da queste denunce esaltate dai media è che le donne sono sempre vittime anche quando sembrano “starci”, che la donna di default non acconsente a rapporti occasionali, non si diverte come l’uomo sul divanetto del regista, non vive il sesso come uno scambio piacevole di fluidi senza implicazioni conseguenti e non ama le avances fatte da colleghi e superiori, perché si sente in obbligo morale di accettarle, per la paura di subire ritorsioni.

Donne sesso debole e puro, donne fragili a cui non bisogna domandare perché è chiaro che non vogliono e se dicono di sì è solo per debolezza e costrizione della situazione, donne che restano traumatizzate per decenni da una sveltina sul divanetto, donne ingenue che non intuiscono i doppi sensi e il fine di certe proposte. Insomma, donne più che medievali, peggio che suore.

La Deneuve ha fiutato il rischio di una restaurazione dei costumi in questa strana controrivoluzione femminista e cerca di correre ai ripari: «Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista» ha affermato e pare che la gente comune, quella della strada, convenga con lei: ieri in radio ho ascoltato un sondaggio tra gli ascoltatori proprio su questo tema e tutte le donne che hanno chiamato si sono proclamate perfettamente d’accordo. A parte una, la quale ha malevolmente insinuato che il problema della Deneuve sia che ormai è una vecchietta che nessuno corteggia più, per cui si dispiace soprattutto di questo e lancia un appello ai maschi affinché si rifacciano vivi.

Emblematico questo intervento: le donne non sono una categoria, un partito, un movimento coeso. Come non lo sono gli uomini. Facciamo tutti parte della medesima umanità e siamo divisi da mille differenze che ci caratterizzano nella nostra unicità.

Il più grave errore del #metoo è proprio la forzatura di inglobare le donne tutte nella stessa definizione, creando mal di pancia ovunque e reazioni sempre più acide: più di una presunta vittima è stata additata come poco di buono, proprio da parte delle donne che non si identificano in questa battaglia alto borghese.

Il progressismo femminista, come fa notare la Deneuve, sta usando gli stessi strumenti del puritanesimo: «Questa liberazione della parola è diventata oggi il suo contrario: intimidiamo le persone affinché parlino “correttamente”, mettiamo a tacere chi non si allinea e quelle donne che rifiutano di conformarsi sono considerate traditrici e complici». La censura parte dal linguaggio per arrivare al pensiero: un enorme “non toccare” deve lampeggiare sulla testa delle donne, anche quelle in minigonna e tacchi. Un femminismo amazzone, rasente il lesbismo, è il risultato finale.

Personalmente preferisco il rischio di un puritanesimo censore che un libertinismo sfrenato: il massimo che può provocare è qualche appuntamento in meno. Sempre in radio, lo speaker ricordava divertito come ai suoi tempi, per portarsi una ragazza a letto, te la dovevi sposare, altro che puritanesimo! E non lo diceva con rammarico, ma con nostalgia, segno che quei no ricevuti sono stati ampiamente digeriti nella maturità e non hanno provocato alcun trauma simile agli angoscianti ricordi delle donne molestate.

Per un no non si muore, per un sì invece pare che ci sia il rischio.

La seduzione tra uomo e donna è meccanismo vecchio quanto il mondo, capace di bruciare come un incendio sotto la cenere di società ben più rigide nei costumi della nostra: non sarà certo un divieto al doppio senso esplicito a spegnerlo. Anzi, è probabile che si accenda di più, tornando ad essere quella fiamma cristallina che dà forza, potenza, eroismo, capacità di sacrificio e desiderio di eternità, come dovrebbe fare ogni vero amore.

 

Mi piace molto questo giro in tondo che ha compiuto il femminismo: ha voluto rinnegare ogni tradizione, alla ricerca di un eden di liberazione che non esiste ed ora ritorna ad invocare la protezione della società e della cultura, per aiutare le donne ad essere quello che da sole non riescono ad essere, nonostante sia ciò che vogliono intimamente. Mi dispiace molto per gli uomini che sono finiti in mezzo a questo tritacarne solo perché hanno giocato con le vecchie regole del gioco: pensavano che la marmellata fosse gratis ed invece poi gli è stato presentato un conto salatissimo, senz’altro non è giusto. Però non butterei a mare tutto il #metoo: possiamo imparare qualcosa di buono per il futuro, uomini e donne insieme, riscoprendo la grande pedagogia del no.

11/01/2018

http://www.lacrocequotidiano.it  - 11 gennaio 2018

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