Rassegna stampa Speciali

Certo non annullata, quell'assenza è stata riempita

benedetto-angelus.jpgCarlo Cardia - Avvenire - Non si poteva dubitarne, eppure quanto ac­caduto a Roma ha riempito il cuore e la mente di uomini e donne di tutto il mondo. Non solo per l'applauso liberatore che ha accolto la lettura del discorso del Papa, che pure è risuo­nato come espressione di un affetto senza con­fini, ma per i contenuti di quel discorso che ha parlato di fede e di ragione, facendoli intreccia­re come in un dialogo che sorvola i secoli e guar­da con amore e dedizione alla fatica dell'uomo per raggiungere la verità.
  Ad essere precisi, la giornata del Papa è comin­ciata mercoledì pomeriggio nell'udienza nella Sala Nervi, quando giovani e meno giovani han­no abbracciato il pontefice inneggiando alla li­bertà. Alla libertà che era stata violata, ma che loro e la Chiesa intendono garantire e assicura­re in Italia e ovunque. In quel coro c'era il di­scrimine tra chi è impegnato a favore dei dirit­ti di tutti e chi aveva voluto negare al Papa il di­ritto di parlare liberamente e serenamente, co­me fa sempre.
  Alla Sapienza è accaduto qualcosa di più. L'as­senza del Papa ha amareggiato e umiliato Ro­ma e l'Italia intera. Ma alla Sapienza essa è sta­ta riempita dalle parole che gli altri hanno det­to sul Papa, e dalle parole dell'intervento pon­tificio. Attraverso quelle parole, così tipiche del suo magistero, Benedetto XVI si è rivolto alla coscienza di ciascuno di noi, è riuscito a tra­smettere concetti e pensieri, sentimenti e sug­gestioni, che non potranno più essere oscurati. Chi parlava era un papa, e un teologo, ma per tutto il tempo dell'intervento la sua è stata la cattedra della fede e della ragione. Della ragio­ne che dialoga con la fede, e della fede che in­coraggia la ragione ad andare avanti. Per lunghi secoli della storia cristiana, filosofia e teologia si sono sviluppate insieme ponendo i capisaldi della cultura occidentale, e dell'umanesimo cri­stiano che si è poi diffuso in ogni latitudine. Quando c'è stata separazione tra filosofia e teo­logia, ha ricordato il Papa, non si è trattato di u­na separazione totale e definitiva, ma di un pas­saggio necessario per la ricerca di una autono­mia necessaria ad entrambe, per avviare un nuovo dialogo sviluppatosi lungo la modernità. Il Papa non ha smentito la propria capacità cri­tica, e autocritica, quando ha ricordato che mol­te cose dette dai teologi nel corso della storia si sono dimostrate false. E ciò perché il cammino e l'evoluzione dell'uomo è fatto di luci e di om­bre, di traguardi e di sconfitte. Ma ha aggiunto che la storia dell'umanità intera sta lì anche a dimostrare quanto la fede cristiana abbia illu­minato gli uomini, abbia introdotto il principio di eguaglianza, abbia aperto l'orizzonte della solidarietà e della carità per gli uomini e i po­poli, e annunciato la speranza di una salvezza che supera i confini della materia. Tutto ciò è prova della verità della fede cristiana nel suo nucleo essenziale, perché il cristianesimo si è confrontato con la ragione, ha alimentato e vi­vificato la storia umana.
  Benedetto XVI non ha chiesto alla ragione di cessare la sua critica, anzi le critiche della ra­gione possono migliorare la fede e la religione. Ma ha invitato gli uomini a mettere la ragione al servizio della verità. La verità non è mai cri­stallizzata in un sistema di pensiero, anche per­ché essa si svela agli uomini in modo progres­sivo, ma ciò che costruisce è solido e non effi­mero. La ragione porta il suo contributo origi­nale quando procede, va avanti, tenendo con­to di ciò che nella storia del pensiero, da Socra­te a Tommaso, ai filosofi della modernità, è sta­to intuito, elaborato e costruito. Ma, ha ricordato il Papa nel punto più alto dell'intervento, la ve­rità non è mai pura teoria, anche perché il sem­plice sapere rende tristi, ma coincide con la ri­cerca e la conoscenza del bene. Quel bene che i popoli della Terra, a cominciare da quanti sof­frono e attendono aiuto e sollievo, chiedono e reclamano con sempre maggior forza. Quando il sapere è finalizzato all'agire per il bene degli altri è un sapere più grande, convince e attira l'uomo. A quel punto non si sente più lontano dalla fede.
  Si parlerà e si discuterà a lungo delle parole del Papa pronunciate dalla cattedra sulla quale ra­gione e fede stanno insieme nutrendosi a vi­cenda. Oggi possiamo dire che quella volontà di censura che credeva di offendere e umiliare si è nei fatti rimpicciolita, si è nascosta, ed è scomparsa. Il Papa, che fisicamente ha dovuto essere assente, è stato più presente che mai, per­ché munito soltanto della forza della parola, di una parola che ha proposto e pregato perché ragione e fede dialoghino e si uniscano per il bene dell'uomo.

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