Rassegna stampa Speciali

Visita del cardinale Parolin alla diocesi di Prizren-Prishtina. Per la Pentecoste e la riconsacrazione della cattedrale dedicata alla beata Vergine Maria ausiliatrice

kosovoDall’8 al 10 giugno il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha visitato la diocesi di Prizren-Prishtina, in Kosovo, su invito del vescovo del luogo, monsignor Dodë Gjergji, per la celebrazione della solennità di Pentecoste e per la riconsacrazione della cattedrale di Prizren, dedicata alla beata Vergine Maria ausiliatrice, dopo la conclusione di importanti lavori di restauro. Il cardinale è giunto all’aeroporto di Prishtina nella serata di sabato 8, accompagnato da monsignor Giovanni Gaspari, officiale della sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.
All’arrivo è stato ricevuto da monsignor Gjergji, da monsignor Daniele Liessi, consigliere della delegazione apostolica in Kosovo, con sede a Lubiana (Slovenia), e da Anton Berisha, persona di contatto delle autorità del Kosovo per il dialogo con la Santa Sede.
L’indomani, solennità di Pentecoste, il cardinale segretario di Stato ha presieduto al mattino l’Eucaristia nella nuova concattedrale di Prizren-Prishtina, dedicata a Santa Teresa di Calcutta, con la partecipazione di un migliaio di fedeli, e ha amministrato il sacramento della Confermazione a 43 giovani. Erano presenti anche i rappresentanti della Chiesa ortodossa-serba e della comunità islamica in Kosovo, nonché alcune autorità militari della Kosovo Force (Kfor), la forza militare internazionale di sicurezza e stabilità guidata dalla Nato, tra i quali l’attuale comandante, il generale di divisione Lorenzo D’Addario.
Nell’omelia, il segretario di Stato ha trasmesso il saluto e la vicinanza spirituale di Papa Francesco alla Chiesa cattolica e alla popolazione del Kosovo, e ha ricordato che in quell’area geografica il cristianesimo giunse e cominciò a trovare accoglienza sin dal primo secolo, come testimoniano i protomartiri della diocesi di Prizren-Prishtina, i fratelli Floro e Lauro, che subirono il martirio nella città di Ulpiana, allora capitale della regione storica della Dardania, sotto l’imperatore Adriano (117-138). Prendendo spunto dalle letture bibliche del giorno, il cardinale Parolin ha sottolineato, in particolare, che lo Spirito Santo è colui che crea la diversità e l’unità, che plasma un popolo nuovo, variegato e unito: la Chiesa universale. A tale proposito, prendendo spunto da un’espressione di Papa Francesco, ha esortato la Chiesa in Kosovo a essere la “casa dell’armonia”, dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme per divenire ricchezza.
È seguito un ricevimento gioioso e familiare, nei locali sottostanti alla concattedrale, che ha permesso al segretario di Stato di intrattenersi con coloro che avevano preso parte alla celebrazione.
Nel pomeriggio di domenica 9 giugno, il cardinale Parolin, accompagnato dal vescovo Gjergji, si è recato nella cittadina di Prizren per la celebrazione della messa con il rito di consacrazione dell’altare della rinnovata cattedrale, costruita in piena epoca ottomana sui ruderi di diverse chiese preesistenti, risalenti, con tutta probabilità, al V secolo, epoca in cui venne fondata la diocesi.
Hanno concelebrato anche l’arcivescovo di Bar, monsignor Rrok Gjonlleshaj, e il suo predecessore, monsignor Zef Gashi, entrambi originari della diocesi di Prizren-Prishtina. Erano presenti quasi tutti i sacerdoti diocesani e numerose religiose e fedeli. Hanno assistito alla celebrazione anche il vescovo locale della Chiesa serbo-ortodossa, Theodosije di Raška-Prizren, il gran Muftì del Kosovo, Naim Tërnava, e una rappresentate della comunità ebraica.
Nell’omelia il segretario di Stato ha menzionato la particolare attenzione che la Santa Sede riserva alla Chiesa cattolica in Kosovo. Essa, per quanto numericamente piccola, è una comunità giovane e manifesta la sua vitalità con l’attivo contributo alla crescita morale e spirituale della popolazione, in un contesto multireligioso e multiculturale, dove ha saputo mantenere vivi i valori della fede e della vita cristiana anche in epoche particolarmente difficili, quando la libertà religiosa era di fatto impedita. Ha ricordato anche i modelli di santità che la Chiesa locale ha espresso, tra i quali quelli inclusi tra i 38 martiri di Albania, beatificati a Scutari il 5 novembre 2016, e l’origine da quei luoghi dei genitori di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, oggi conosciuta come santa Teresa di Calcutta e particolarmente venerata dalle popolazioni albanesi. Anche alla celebrazione eucaristica a Prizren erano presenti alte cariche militari della Kfor — tra cui quelle dell’arma italiana dei Carabinieri, impegnata a fornire il pieno contributo all’Unità specializzata multinazionale della Kfor, che svolge sul territorio compiti di lotta al crimine organizzato e al terrorismo — accompagnate dai due cappellani militari al seguito del contingente italiano.
Lunedì 10, dopo la celebrazione dell’Eucaristia nella cappella dell’episcopio a Prishtina, il cardinale Parolin si è recato presso il Kosovo Museum di Prishtina, dove ha avuto un incontro, a titolo di cortesia, con Ramush Haradinaj, primo ministro. Nel corso del cordiale colloquio, si è avuta l’occasione di parlare dell’identità multiculturale e multireligiosa del Kosovo e degli obiettivi da perseguire per divenire un autentico modello di società pluralistica. Il segretario di Stato ha riaffermato, in particolare, che il Papa e la Santa Sede seguono con particolare interesse la democratizzazione della regione e continuano a dare il loro contributo ai processi di riconciliazione.
Successivamente, nei locali della concattedrale di Santa Teresa di Calcutta, il segretario di Stato ha presieduto la riunione con i sacerdoti, i religiosi, i catechisti e i collaboratori parrocchiali della diocesi. Dopo il saluto del vescovo e una sintetica presentazione della realtà ecclesiale, da parte di monsignor Lush Gjergji, già vicario generale, il cardinale ha ringraziato per l’invito e per la familiare accoglienza, e ha riferito i saluti e l’affettuosa vicinanza di Papa Francesco. Ha espresso, inoltre, parole di ammirazione per la generosità e la testimonianza di non pochi sacerdoti, religiose e laici impegnati, che si trovano ad agire in un contesto a maggioranza islamica e in situazioni sociali non di rado precarie. È seguito un colloquio familiare, preceduto da alcune testimonianze, tra cui quella del direttore di Caritas Kosovo, con delle domande da parte dei presenti. Nelle risposte il segretario di Stato ha messo in evidenza l’importanza della sinodalità, espressione simbolo dell’impegno programmatico proposto da Papa Francesco alla Chiesa universale, e ha esortato la Chiesa di Prizren-Prishtina a camminare unita, sia pure con responsabilità diverse, valorizzando l’apporto di ciascuno, nonché a essere all’altezza della testimonianza di fede nel contesto in cui si trova, promovendo il dialogo interreligioso e le relazioni tra persone di differenti fedi, per costruire insieme ponti di mutua fiducia e rispetto. Infine, il cardinale Parolin ha confidato ai presenti che porterà nel cuore l’esperienza dell’incontro con la Chiesa di Prizren-Prishtina.
Nel primo pomeriggio di lunedì 10 il segretario di Stato è stato accompagnato dal vescovo Gjergji, da alcuni sacerdoti e da Anton Berisha all’aeroporto internazionale di Skopje, nella vicina Repubblica di Macedonia del Nord, dove si è imbarcato sul volo di rientro per Roma.

© Osservatore Romano - 13 giugno 2019