Rassegna stampa Speciali

Amare la Chiesa, amare Pietro

francesco sorregge lateranoÈ resa pubblica tramite il sito Lifesitenews, dal 25 agosto, una lettera dell’Arcivescovo emerito Carlo Maria Viganò che parla, dettagliatamente, dell’Arcivescovo Theodore McCarrick.

La lettura dell'articolo è pubblica, noi desideriamo ricordare alcuni criteri.

Anzitutto ricordiamo che molti, per combattere il male dentro la Chiesa, e fare pulizia in essa, finiscono per combattere la Chiesa stessa. Occorre infatti difendersi, in realtà, da due categorie co-presenti e frammiste nella Chiesa.

I tiepidi, indulgenti e mondanizzati, spesso collusi con le realtà mondane e le passioni disordinate, omo-affettive, lussuriose, vanesie, carrieriste, manipolatorie e ricche di clericalismo.

All'opposto vi sono coloro che non vogliono il Bene della Chiesa ma, anzitutto, la sua purezza. E cercano questo con la intransigenza di coloro che sembrano al riparo dalle passioni e dai ritmi dei tiepidi, ed invece ne sono ricolmi e le combattono malamente, senza equilibrio e senza misericordia, verso sé e verso gli altri.

Dove i primi sono "impantanati" questi sono gnostici.
Forse, questi ultimi, sono peggiori dei tiepidi, perché più mascherati.
Tanto quanto i primi, sono ottusi al Bene ed al Suo cammino di Verità nella Carità e nella gradualità.
Entrambe le posizioni non riconoscono il Divino nella Chiesa e si fermano al velo, della vanità o del limite.

L’amore per la Chiesa, invece, e l'amore per Pietro, è presente da altra parte.
Certamente cerca la chiarezza e la trasparenza e combatte l'omertà.
Ma la chiarezza va cercata, nel contempo, con rispetto della realtà che la Chiesa è.

Per chiarezza ricordiamo che i fatti ordinariamente chiamati come "pedofilia" in realtà sono da inquadrarsi più spesso come "efebofilia", abusi su minori, certamente gravissimi, ma, anzitutto, nella maggior parte dei casi, come una cordata omo-affettiva strutturata a pederastia. Il ché non rende il tutto meno grave ed è avvilente di come il Sacerdozio, la Grazia di Stato, il Carattere ed il Celibato siano stati infangati in certe situazioni.

Noi preghiamo e facciamo penitenza perché si faccia chiarezza, ai massimi vertici, e per non appartenere né all’una né all’altra posizione, né agli indulgenti nè ai puristi.
Infatti, talvolta, queste due posizioni, questi due atteggiamenti, sono presenti entrambi, in certa misura, mescolati, nel nostro cuore ferito.
Perché i deliri dell'ego spesso si incontrano nelle nostre antiche malattie, ed occorre robusto discernimento, ripetiamo, con le armi del digiuno, della preghiera e delle lacrime.

E difendiamo Pietro, non con quel papismo aprioristico ma con quello consapevole di rispettare la volontà del Signore Gesù su di lui.

Serviamo la Chiesa con le armi fondamentali della preghiera, del digiuno, della penitenza e dell’appartenenza, e con esse difendiamo i piccoli, di ogni ordine e grado. Sempre.


Elena Francesca Fera
Presidente dell'Associazione Culturale Zammeru Maskil
e collaboratori

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