disabili.chiesaRiceviamo da una Mamma che ha una figlia con disabilità e volentieri rilanciamo:

Fonte Facebook

La cultura dello scarto passa per la vanità di far apparire di non scartare nessuno.

Lo scrivo oggi in modo che non si pensi che cerco raccomandazioni.
Domani arriva a Brescia il nuovo Vescovo.
Tutti invitati, giustamente, lungo il percorso, e nella piazza antistante il Duomo, per accoglierlo con gioia.
Ho chiamato la Curia, in quanto organizzatrice dell evento, per informarmi sulla possibilità di accedere all area disabili con B.
Io sarei stata ovunque, ma lei in mezzo alla ressa, sulla sedia a rotelle, non era pensabile.
Bene.
Una persona, peraltro molto gentile, mi ha corretto dicendo "non è bello dire disabili, chiamiamoli diversamente abili" e, alla mia domanda, ha risposto che erano stati selezioniati 7 diversamente abili, che il Vescovo avrebbe salutato. Non uno di più.
Mi ha inoltre sconsigliato vivamente di portare un diversamente abile in piazza perché ci sarebbero stati altri luoghi in futuro e altre possibilità.
Grazie e buongiorno.
L'istinto è stato si scrivere al giornale di Brescia, ho sentito Mario Adinolfi per una lettera a La Croce.
Si dice ACCOGLIENZA? Se ne parla tanto.
Si dice DISCRIMINAZIONE? È la parola più usata, credo.
Accoglienza per chi? Discriminazione contro chi?
Ne ho le tasche piene.
I disabili, ops, i diversamente abili, non li vuole nessuno.
Se persino la Curia ne ha scelti 7 (non si sa in base a quale criterio) e scartato gli altri... che messaggio fa passare?
Che non ha senso portare in piazza una bambina che non batterà le mani, nè sventolerà la bandierina, anzi occuperebbe solo spazio.
Io e B ci prendiamo il rifiuto e lo offriamo. Ma non è giusto.
Non è questo che mi aspetto dalla Chiesa.
Che amo, rispetto e a cui obbedisco.
Non si scartano le persone così, facendo una selezione.
Già è stato fatto da qualcuno. Io mi sento scartata, per lei e con lei. E vorrei gridare dai tetti che avere B è una Grazia immeritata. Un dono destinato a pochi.
Domani andremo a far merenda al parco dove i bambini le corrono incontro, la salutano e le fanno assaggiare ogni tipo di schifezze; e lei è felice.
I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. I disabili sono nessuno.

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commentiamo come redazione

sentirsi dire, magari gentilmente:
"non è bello dire disabili, chiamiamoli diversamente abili"
è quanto di più patinatamente supponente si potesse fare nei confronti di un genitore che ha figli con disabilità.
Fatela finita con questo miele che diffonde mancanza di rispetto, mancanza di educazione civica e che non rispetta nella sostanza le parole del Santo Padre che combattono "la cultura dello scarto" e compiono il bene del Regno.
Anche fare il pontificale con un genitore che ha figli disabili è un voler insegnare il "credo agli apostoli" e, in maniera patinata, far parte della schiera dei nuovi farisei.

La redazione



Raffinatezza della vanità: godere delle cose vane e, nello stesso tempo, proclamare la loro vanità.
Il ricco che disprezza il denaro - senza rinunciarvi -,
l'uomo celebre che si prende gioco della gloria - continuando tuttavia ad assaporarne i vantaggi -, ecc.
Si aggiunge così ai piaceri invidiati dagli uomini comuni il piacere più sottile - e ancora più illusorio! - di sentirsi superiore a loro.
La finta saggezza condisce, "risolleva" deliziosamente le più piatte vanità. - Evoco, dicendo questo, l'ombra fraterna di Seneca... (C.XXXI)

Gustave Thibon, "Aux ailes de la lettre. Pensées inédites 1932-1982", Editions du Rocher, 2006, p. 298.

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