Rassegna stampa Speciali

A colloquio con l’uditrice Moema Maria Marques de Miranda del Repam

moema mirandaSilvina Pérez

Una delle sfide più grandi del ventunesimo secolo è senza dubbio quella di assicurare energia e acqua a sufficienza per il benessere dell’umanità, conservando al tempo stesso la salute ecologica, l’integrità e la capacità di recupero dei bacini idrografici.
Moema Maria Marques de Miranda, laica francescana, assessore della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e di Chiese e minerazione (Brasile), lo sa bene. In questo momento si trova a Roma per partecipare al Sinodo dei vescovi come uditrice. Per esperienza diretta, sostiene che «le siccità, l’aumento della popolazione, l’eccessivo sfruttamento economico e la cattiva gestione delle risorse hanno trasformato la scarsità di acqua potabile in un grave problema planetario il cui futuro si prevede ancora più funesto». In questa intervista a «L’Osservatore Romano» elenca i punti chiave che spiegano l’immenso valore di questa assemblea sinodale dedicata al polmone verde del pianeta e la sua rilevanza a livello globale.

Quanto è importante questo Sinodo per la Chiesa e la società della Regione panamazzonica?
Stiamo vivendo un momento unico dell’umanità e non solo in America latina. È un momento cruciale, determinato da un intreccio inedito di urgenze. E l’attuale Sinodo risponde a tali urgenze. Oggi la Chiesa è ben consapevole che la cura della casa comune fa parte della nostra fede, è una conseguenza della nostra fede. Una delle sfide per la Chiesa è mostrare la vita della Chiesa in Amazzonia e tutto ciò che è stato fatto di positivo, come pure i sogni, le aspirazioni, il grido, il clamore e le sofferenze delle sue comunità.

Come si può discernere il cammino da seguire?
La nostra casa è in fiamme! La foresta amazzonica non è solo del Brasile o degli altri paesi in cui si estende, dalla Bolivia all’Ecuador, dal Perú alla Colombia. Appartiene all’intera umanità. Conservare l’Amazzonia è dovere di tutti. L’enorme foresta tropicale è una delle regioni più ricche in quanto a diversità, e un’imprescindibile fonte di ossigeno. Contribuisce in modo decisivo a regolare il clima mondiale, è un grande deposito di anidride carbonica e influenza la circolazione delle correnti oceaniche. La sua distruzione deve essere quindi affrontata come una crisi di portata globale e con il concorso della comunità internazionale. Negli ultimi sessant’anni il delta amazzonico ha perso un 20 per cento della sua superficie a causa della deforestazione. Questo Sinodo è stato convocato nel 2017 e ciò dimostra che la Chiesa, oggi e sempre, cammina insieme agli uomini che subiscono le conseguenze di questo tempo presente. Grazie alla sua sensibilità, Papa Francesco ha compreso che le soluzioni ai grandi problemi del mondo possono giungere anche dalle periferie. Sono le periferie che portano al centro nuovi modelli di vita più compatibili con i problemi attuali. Al momento la lotta per le terre e le risorse rappresenta una delle cause principali di violazione dei diritti umani a livello globale. Ogni settimana vengono assassinati in media due indigeni per essersi opposti ai distruttori dell’ambiente. La Chiesa martiriale dell’America latina è fedele al Papa e alla Chiesa universale nel percorrere questo cammino.

Qual è la principale minaccia per l’Amazzonia in questo momento?
La deforestazione, gli incendi forestali e i macro-progetti autorizzati dal governo che aprono la strada alle grandi coltivazioni, allo sfruttamento su larga scala, come quello della soia, della canna da zucchero e dell’eucalipto, unito allo sfruttamento minerario. Bergoglio, da quando è stato eletto Papa nel 2013, ha fatto dell’ecologia uno dei pilastri del suo pontificato. Per questo la situazione della foresta amazzonica e dei popoli indigeni che la abitano sono elementi ricorrenti del suo magistero.

Cos’è l’Amazzonia per i popoli indigeni?
È la vita. Ma in realtà ciò che accade nel nostro continente interessa l’intero pianeta. Uno starnuto amazzonico potrebbe significare un’influenza in Europa. Un po’ come l’effetto farfalla di cui si parla tanto. Non si possono isolare i casi.

© Osservatore Romano - 10 ottobre 2019



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