Rassegna stampa Speciali

50 anni fa rinasceva l'Ordo virginum: unite a Cristo e vicine alle persone

consacrate ordo virginumIl 31 maggio di quest'anno si celebrano i 50 anni del rinnovo del rito di consacrazione dell’Ordo virginum, un Ordine nato all'interno delle prime comunità cristiane. Dopo un periodo di declino, Papa Paolo VI ha voluto rilanciare questa forma di consacrazione e fino ad oggi sono state 5000 le consacrate nel mondo. Ai nostri microfoni la testimonianza di Chiara

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Lodare e ringraziare il Signore, riflettere insieme, arricchirsi attraverso lo scambio di esperienze, testimoniare alla Chiesa e al mondo la bellezza della propria vocazione ed essere confermate in essa dal Successore di Pietro. C'era tutto questo tra gli obiettivi del 4° Incontro internazionale a cui erano invitate le appartenenti all'Ordo virginum. Si doveva tenere a Roma dal 28 al 31 maggio e l’evento era stato promosso dalla Congregazione per la vita consacrata, per solennizzare la rinascita di questa forma di consacrazione, avvenuta 50 anni fa. Rimandato a causa della pandemia da Covid-19, all’Incontro erano iscritte oltre 700 donne consacrate, con diversi vescovi e delegati, provenienti da 61 diverse nazioni. Tutto rimandato ad altra data, dunque, ma non mancheranno per loro altre proposte di preghiera e di incontro online. Per celebrare il 50° anniversario del ripristino del Rito, il giorno 31 maggio, ad esempio, le consacrate italiane - in comunione con le consacrate di tutto il mondo - vivranno una Veglia di preghiera a distanza.

Un Ordine già presente nelle prime comunità cristiane

Era il 31 maggio 1970, quando su mandato di Paolo VI, la Sacra Congregazione per il Culto Divino promulgava il nuovo Rito della Consacrazione delle vergini, facendo rifiorire l’antico Ordine delle vergini, testimoniato nelle comunità cristiane fin dai tempi apostolici. Una vocazione cresciuta nel tempo, tanto che dal 1970 ad oggi sono circa 5000 le consacrate presenti in tutti i continenti. Le donne che ricevono questa consacrazione restano radicate nella diocesi in cui vivono, nella quale hanno maturato la loro scelta e dove hanno compiuto il loro percorso formativo.

Una vocazione immersa nel mondo a fianco degli ultimi

La vita delle consacrate dell’Ordo, non ha nessun segno esterno, se non un anello consegnato durante il rito di consacrazione, che indica l’alleanza sponsale con Cristo, e vuole esprimere l’amore e la fedeltà di Dio verso l’umanità. Un amore concreto, con i piedi per terra, radicato nel contesto storico e nel territorio, vissuto nella prossimità con gli altri. In particolare le consacrate condividono, secondo le proprie possibilità e i propri talenti, la predilezione della Chiesa per i poveri, i sofferenti, gli emarginati. Si sostengono economicamente col proprio lavoro e lo vivono come collaborazione all’opera creatrice e redentrice di Dio, impegnandosi a raggiungere un alto livello di professionalità. Sono presenti in tutti gli ambiti della vita, dalla sanità alla politica, dalla socialità all’insegnamento e al giornalismo. Molte le infermiere e il personale medico che in questi mesi hanno lavorato duramente accanto ai malati di coronavirus.

Chiara: una messaggera della misericordia di Dio 

Chiara D'Onofrio avrebbe dovuto essere consacrata il 6 giugno a Roma, ma a causa della pandemia, dovrà attendere un altro momento per entrare a far parte a pieno titolo dell'Ordo virginum. Con il sostegno di altre sorelle, Chiara ha avviato una casa famiglia per ex detenute. Le abbiamo chiesto di raccontarci brevente la sua storia e prima di tutto di dirci come vive questa mancata consacrazione:

R. - Diciamo che la vivo nell'accoglienza, nella realtà della vita perché credo che la fede sia proprio questo, no? Quindi più che una data mancata la voglio vedere come un invito a continuare nuovamente ad affidare e a consegnare la vita a Dio, al Padre, nella totale fiducia, un po' ricordando anche la parte finale del Vangelo delle dieci vergini quando dice “vegliate perchè non sapete né il giorno, né l’ora”. In questo caso suona quanto mai vero…

Ci può raccontare come ha conosciuto questa particolare forma di consacrazione?

R. - Ci sono arrivata dopo un lungo cammino e poi, in modo più consapevole, alla fine di un discernimento e di un percorso fatto di vari passaggi durato anni fino a quando sono stata invitata a presentarmi al mio vescovo e mi sono trovata 'per caso' a parlare con lui dell’Ordo virginum e ho capito che questa era la casa che il Signore aveva preparato per me e che c’era un posto nella Chiesa anche per me.

Ma che cosa l’ha affascinata di più in questa scelta di vita, da che cosa in particolare si è sentita attratta?

R.- In primo luogo mi ha risuonato dentro questo elemento della sponsalità, della nuzialità, quindi questa vita completamente donata nell'unione con Cristo. Quindi non solo una vita da figlia, ma una vita proprio riconsegnata, restituita nell'unione piena con Lui che comunque ha vissuto una vita incarnata quindi qualcosa che si esprime nella realtà concreta. L'altro aspetto è il fatto proprio dell’ecclesialità o comunque della diocesanità e il fatto che c'è una Chiesa madre che ti accoglie e riconosce il carisma specifico che è in ciascuna vergine consacrata, lo accoglie, lo benedice e lo invia nel mondo. Ecco il fatto che sia un qualcosa che ti lascia profondamente radicata nel mondo, anzi ancora di più a manifestare il Suo volto nel mondo, è qualcosa di importante e di bello. E infine anche questo aspetto della 'sororità' perché comunque noi vergini consacrate non siamo delle isole, delle monadi, ciascuna per conto proprio, ma comunque c'è un tessuto, l'essere proprio intessute in questo corpo che è la Chiesa, che è l'umanità, con il sostegno forte delle sorelle valorizzate ciascuna nello specifico carisma.

Infatti le appartenenti all’Ordo virginum mettono i propri talenti al servizio degli altri, soprattutto dei più bisognosi e anche lei è impegnata a favore di donne ex detenute. Di che si tratta?

R. – Questa è una qualcosa che è nato dai tanti anni trascorsi come volontaria nel carcere femminile di Rebibbia e comunque, stando proprio un po’ in ascolto, più passava il tempo più era insopportabile resistere al grido di tante donne che effettivamente ho incontrato lì e che veramente poi hanno acquisito il desiderio di una vita nuova, di una rinascita, e hanno intrapreso un percorso  con il dramma poi di non avere fuori dal carcere la possibilità concreta di continuarlo o comunque non in modo semplice. Quindi, dopo un lungo discernimento e una lunga ricerca, perché anche trovare nuovi luoghi e modi non è stato semplice, è nata una casa di accoglienza per queste donne che vengono inviate da noi perchè agli arresti domiciliari o grazie alle misure alternative, oppure donne appena libere che appunto non hanno un tessuto sociale, delle relazioni positive che possano aiutarle ad inserirti realmente nella società.  La possibilità di relazioni sane, positive in cui l'altro è valorizzato e amato come figlio libero di Dio, permette invece  la rinascita.

Tornando all’Ordo virginum, immagino che ci sia un cammino di formazione, ma poi come vi tenete collegate fra voi, dato che ciascuna vive nella propria casa?

R. – Questo è un tempo bello, che può sembrare difficile, ma bello perché è il tempo dello Spirito Santo e anche sull’Ordo Virginum lo Spirito Santo sta soffiando molto per portare un po' di novità e di chiarezza anche in questo senso. E quindi più si va avanti, più stanno nascendo occasioni di vivere, di provare questa comunione concreta che diventa anche un po' il nutrimento per poi andare ciascuna nella propria missione. Quindi c’è comunque una frequentazione costante di incontri, di formazione e poi siamo invitate a ritrovarci e a condividere e sta a noi essere creative, la creatività proprio della comunione, di mettere insieme i carismi di ciascuna l’una a servizio dell'altra.

Dalla sua esperienza, ma anche dalla storia di altre donne come lei, le sembra che le persone capiscano la vostra scelta, la ammirino oppure la critichino?

R. – Devo dire che prima di tutto c’è meraviglia, e anche un po’ di ignoranza, non nel senso negativo, ma anche io stessa lo ignoravo prima di arrivarci, quindi è una forma di consacrazione che non si conosce, molto spesso veniamo identificate come ‘suore laiche’. Diciamo che quando poi qualcuno conosce una persona, una di noi, quando vede applicata un’etichetta a un nome, allora c'è uno stupore positivo. Insomma il fatto di vedere delle vite incarnate che vivono concretamente qualcosa di bello, allora questo fa sì che questa scelta venga accettata in modo diverso, positivo.

Se lei dovesse definire se stessa in questa scelta, che cosa potrebbe dire?

R. – Prima di tutto condividerei lo stupore, per tutto questo, perché mai avrei immaginato. Poi se dovessi definirmi, direi che sono una persona che ha fatto esperienza della misericordia di Dio, che mi è venuto vicino, mi ha presa, mi ha salvata e successivamente mi ha chiamata. Quindi è stato per me naturale, nell'accoglienza di questa misericordia, lasciarla fluire come proprio messaggera di misericordia. E quindi la verginità consacrata per me non è altro che una delle diverse forme a cui ogni battezzato è chiamato, cioè la vocazione all'amore, che uno vive chi nello stato matrimoniale, chi nella vita consacrata, chi nel sacerdozio ministeriale e quindi è una delle belle forme, dei bei colori che la Chiesa ha per manifestare al mondo il volto di Dio.

© http://it.radiovaticana.va - 28 maggio 2020


 

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