Solo l’inizio del cammino sinodale

Condivisione di dolori e speranze all’incontro di Bari che attende Papa Francesco

L’incontro di riflessione e spiritualità «Mediterraneo, frontiera di pace» non finisce a Bari. Se l’evento che ha coinvolto cinquantotto vescovi e patriarchi di venti paesi solcati dalle acque del Mare Nostrum si è formalmente chiuso con l’elaborazione di attente e dettagliate conclusioni da condividere domani, domenica, con Papa Francesco in occasione della sua visita nel capoluogo pugliese, il sistema della sinodalità che è stato sperimentato in questa occasione non verrà certamente archiviato. Il dialogo fraterno che per quattro giorni ha impegnato i presuli del Mediterraneo su tematiche forti e dolorose come la trasmissione della fede alle giovani generazioni, le migrazioni, le guerre, le povertà e le crescenti crisi economiche e politiche è un modello che si ripeterà, con l’obiettivo di far dialogare e collaborare le Chiese locali ed evitare che si innalzino muri di inutile divisione.

Il patriarca di Antiochia dei Siri durante uno degli incontri svoltisi nelle parrocchie baresi

L’arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, ancora non conosce bene le forme di questo nuovo cammino sinodale ma anticipa che «nasceranno dei tavoli ecclesiali con lo scopo di portare avanti il lavoro fatto a Bari, perché il processo iniziato deve continuare. Che la Chiesa sia impegnata in un cammino sinodale costante è la volontà del Santo Padre». Bassetti è convinto anche che la maggiore collaborazione con le diverse Chiese del Mediterraneo potrà essere un modo concreto per tentare di risolvere le tragiche questioni che vessano i popoli: «Certamente, perché i problemi del Mediterraneo sono problemi di tutti. La politica e la Chiesa, ognuno con il loro specifico ruolo, devono dare il proprio contributo fino in fondo. Noi lo faremo».

A Bari non c’è stata solo la condivisione dei dolori ma anche della speranza. Come quella della Chiesa turca, rappresentata dal vicario apostolico di Istanbul, monsignor Rubén Tierrablanca González. In Turchia, osserva, «non abbiamo un riconoscimento legale. E questo ci pone molte difficoltà e limiti. Ma non si può piangere sui limiti: vanno affrontati e superati». Poi ricorda che i cattolici sono una minoranza ma la Chiesa cattolica in Turchia ci sarà sempre, «perché siamo nella culla della Chiesa primitiva. L’origine della Chiesa è il nostro territorio. Istanbul e la parte occidentale della Turchia possiamo definirli la “terra dei concili”: di Nicea, di Costantinopoli, di Efeso, di Calcedonia. Tutto questo per noi è un impegno a vivere la nostra fede, a dare testimonianza del Vangelo».

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche monsignor Paolo Bizzeti, vicario apostolico di Anatolia, per il quale la diversità non può e non deve creare divisioni, lotte, contrasti: «Noi cristiani dobbiamo essere primizia di un’umanità nuova, come affermiamo da sempre, e testimoniarlo con le parole e soprattutto con i fatti». Poi aggiunge che l’evento di Bari cambierà la storia dei rapporti tra i fratelli delle Chiese mediterranee: «Incontrarsi in modo ufficiale, dichiarato, voluto, tra cristiani della sponda del Medio oriente, del Nord Africa e dell’Europa è una gioia, un’occasione per ritrovarsi tra fratelli». Chi nutre molta fiducia nel futuro è padre Francesco Patton, custode di Terra Santa. Sa bene che non è impossibile trasmettere la fede alle nuove generazioni: «Soprattutto in Medio oriente — dice — l’evangelizzazione dei giovani passa attraverso la famiglia perché qui la famiglia si identifica con la religione e nel caso del cristianesimo con il proprio rito di appartenenza». In Terra Santa poi c’è una risorsa in più: i luoghi santi. Secondo padre Patton sono uno strumento potente per comunicare la fede: «Poter andare a Nazareth e leggere l’Annunciazione, a Betlemme per meditare la nascita di Gesù o in Galilea per passeggiare nel luogo della grande predicazione di Cristo, fa certamente la differenza».

Dunque, c’è da crederlo: l’evento di Bari, unico nel suo genere, certamente non finirà a Bari. Tutto è ormai pronto per un nuovo approccio condiviso, sinodale.

da Bari
Federico Piana

© Osservatore Romano - 23 febbraio 2020


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