Sea Watch. Noi non stiamo con Carola, né con il Governo, noi stiamo con la vita e la cura di essa

Integrazione migrantiCome Associazione Culturale Cattolica esprimiamo il nostro parere davanti alla situazione Sea Watch.

Anzitutto ringraziamo il Card. Parolin che ci ricorda che la stella polare è stare sempre dalla parte della vita umana.

Questo ricorda, anzitutto, che le scelte operative hanno bisogno di un triplice orizzonte, per il rispetto della Vita Umana, ed hanno, anch'esse, un ritmo ed una priorità nel modus operandi indicato dal Santo Padre:
accogliere, proteggere, promuovere e
integrare.

Uno immediato, la vita umana ha sempre la priorità nella sua cura e nella sua salvaguardia. In qualunque forma si presenti, dal concepito a chi termina il suo percorso naturale di vita, passando per chi emigra, i disabili, le famiglie, gli anziani, per chi vive gravi e gravissimi disagi dovuti a calamità naturali.

Uno intermedio. Il rispetto autentico della medesima necessita di orchestare a livello nazionale obiettivi a medio termine chiari. Disciplinati dal rispetto e dall'amore attento verso questa nuova forma di povertà senza trascurare le urgenze, di cui sopra, sparse per il nostro territorio nazionale. La testimonianza per la vita, sempre e comunque, e la sottolineatura del primato della persona, riconosciuto dalla Costituzione, come l'esercitazione legittima dell'obiezione di coscienza, tiene conto della vita sempre. Ripetiamo, dal concepito a chi termina il suo percorso naturale di vita, passando per chi emigra, i disabili, le famiglie, gli anziani, per chi vive gravi e gravissimi disagi dovuti a calamità naturali.
Chi governa deve poter agire pro, a favore, non operare distrazioni di massa con faide e lotte muscolari. Siano esse ideologiche o meno.

In ultimo, e nel contempo, il Governo, di qualunque natura e colore, deve poter concertare ed orchestare con la Comunità Europea e gli uomini e le donne di Buona Volontà, il rispetto e la garanzia dei diritti che riguardano le persone che migrano:

- il diritto di scegliere se emigrare o meno. Questo comporta un ridimensionamento chiaro della presenza Europea, nei modi e nei tempi, nei paesi che sono soggetto di emigrazione. Nel contempo comporta politiche chiare di aiuto ed appartenenza che garantiscano questa scelta nei paesi che sono oggetto di guerre, povertà, persecuzioni di ordine religiosa, ecc; con tutti i mezzi politici, diplomatici e scelte dignitose e ferme possibili.
E, attenzione, a non rinforzare, in alcun modo, la tratta delle persone. Snidando, ove possibile, ma con chirurgica precisione e doverosa fermezza, organizzazioni che, al solo scopo di lucro, ideologico e truffaldino, trasformano in mercato gravissimo la migrazione di persone con tutti i disagi economici, di viaggio, di pericolo che questo comporta; per i singoli e le famiglie. Con la patinatura narcisistica del servire. Questo aiuta anche a discernere se siamo davanti a migranti e a rifugiati. Le situazioni, e le persone, devono potere essere trattate sempre con egual rispetto ma con differente strategia.

- il diritto di poter essere accolti, integrati e coinvolti in maniera umana e dignitosa. Con l'attuazione di tutti gli strumenti a piccolo, medio e lungo termine possibili. Corridoi umanitari, centri bilanciati di accoglienza, ecc., che immettano subito nella garanzia, pur graduale, ma mirata ed attenta, di una vita dignitosa, sotto ogni profilo e nel rispetto delle leggi e dell'umana convivenza del paese che accoglie.

- il diritto di accogliere singoli e famiglie nasce da una sana politica e formazione costante verso la famiglia che accoglie. Il cuore, anche civico, si prepara con politiche a breve, medio e lungo termine. Pensando alla famiglia, seriamente ed operativamente, in Italia, si costruisce una sempre maggiore sensibilità donativa, accogliente ed inclusiva. L'Italia possa essere una "famiglia" che accoglie, integra, promuove, cresce.

- il diritto al rispetto altrui nasce dal rispetto sano di sé e della propria unicità. Quando il cuore umano, nei fondamenta, è toccato dal buono e dal bello è, inevitabilmente, aperto a cogliere il bello ed il buono della persona in sé che emigra, sotto qualunque condizione, e nel rispettare ed accogliere un'altra prospettiva culturale ed esistenziale. Nel dialogo, quello vero che nasce da un incontro, non dall'omologazione o dall'ideologia.

- il diritto non è mai scollegato da un dovere. Altrimenti non è diritto ma capricciosa isteria. Il diritto comporta inevitabilmente il rispetto, totale e grato, della comunità che accoglie. L'Italia, in questo ha ben poco di cui rimproverarsi se non un cedimento sul lato dell'integrazione e dell'inclusione a livello progettuale, di medio e lungo termine. Occorre esigere il rispetto delle nostre leggi e, ove possibile, alla luce del Diritto Naturale, il miglioramento delle stesse.

Nel contempo non concordiamo con tutte quelle realtà, anche cattoliche, che utilizzano una visione parziale davanti a problemi complessi parlando di "nuovo olocausto"  e "santificando", a loro modo, nuovi "santi" laici (come ad esempio la comandante Carola Rackete) cercando di volta in volta, sotto ogni pretesto ideologico e miope, scontri ideologici su problemi complessi.

Questi modi di procedere, da stadio e da bar, alimentati da un cattivo uso dei massmedia (imperdonabile da chi questo lo fa con testate e per mestiere, specie "cristiane"), non ricordano le priorità oggettive ma sono gravemente approssimativi e si distanziano notevolmente da ogni risoluzione dei problemi alla luce del Diritto Naturale e della Dottrina Sociale della Chiesa.

Associazione Culturale Cattolica Zammeru Maskil