OSSERVAZIONI CRITICHE SUL DDL ZAN

relativismo 1di Elisa Rossini

Occorre in primo luogo osservare che il diritto penale già interviene in maniera completa per tutelare le persone contro ogni discriminazione e violenza.
Sono infatti previsti i reati:
- di istigazione a delinquere (art. 414 c.p),
- di associazione a delinquere (art. 416 c.p),
- di omicidio (art. 575),
- percosse (581),
- lesioni personali (582),
- omicidio preterintenzionale (584 c.p),
- ingiuria (art. 594 c.p),
- diffamazione (art. 595 c.p),
- diffamazione a mezzo della stampa (art. 596 bis c.p),
- sequestro di persona (art. 605),
- violenza sessuale (609 bis c.p),
- la violenza privata (art. 610 c.p),
- la minaccia (art. 612 c.p),
- gli atti persecutori (art. 612 bis c.p).

L’attuale codice penale prevede anche le aggravanti all’art. 61 c.p.
Aggravano il reato ad esempio l’aver agito per motivi abietti o futili, l’aver adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà verso le persone, l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche con riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, l’avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto commesso.

Il disegno di legge Zan chiede di integrare alcuni articoli del codice penale indicando la punibilità con la reclusione da sei mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e propone di modificare la rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale da “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” a “propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.
Il disegno di legge si propone altresì di aumentare la pena se il reato viene compiuto nell’ambito di attività di associazioni, movimenti o gruppi.

Il problema di fondo del disegno di legge è rappresentato da questa differenza che si introduce tra sesso e genere che non coincidono più, anzi si differenziano, nel senso che il sesso è quello biologico, il genere ed in particolare l’identità di genere consiste nella percezione che la persona ha di sé, anche se non corrispondente al sesso biologico. L’altro tema importante è la punibilità della propaganda di idee che viene introdotta con il mutamento della rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale.

La legge, in altre parole, si propone di punire con pene gravi chi discrimina o istiga alla discriminazione o all’odio per ragioni che riguardano la percezione che la persona ha di sé. Quindi si dà rilevanza giuridica ad una percezione che l’uomo ha di sé e che prescinde da un dato di realtà (in questo caso il sesso biologico).

E punisce chi non riconosce questa percezione richiamando al dato di realtà (se nasci femmina sei femmina e se nasci maschio sei maschio, anche se ti senti qualcosa di diverso).

Questa operazione tende a decostruire la realtà e costruirla secondo il desiderio di ciascuno e in tal modo la sanzione penale diventa parte integrante di un disegno antropologico più ampio che è l’autodeterminazione assoluta che punisce chi ha una diversa visione antropologica.

Viene realizzata una vera e propria censura mettendo in pericolo la libera espressione del pensiero costituzionalmente garantita.

All’articolo 3 del disegno di legge si è cercato di porre rimedio alla deriva liberticida con la seguente indicazione “sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”.
Ma non è questa legge che può “consentire” la libera espressione del pensiero che, come abbiamo detto, è diritto costituzionalmente garantito!
E questa specificazione è talmente generica da non consentire di raggiungere la certezza che, nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme, non si possa verificare la violazione del principio costituzionale della libertà di espressione del pensiero prevista dall’articolo 21 della Costituzione.

Inoltre risulta violato il principio di determinatezza e tassatività del diritto penale: la terminologia utilizzata nel disegno di legge (identità di genere e quindi genere distinto dal sesso biologico), come abbiamo già avuto modo di sottolineare, introduce formulazioni scivolose e termini non chiari perché totalmente sganciati dal dato di realtà e legati ad una percezione di sé.

Altra criticità forte si trova nella previsione dell’incremento del fondo per le politiche relative alle pari opportunità di un importo di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2020, al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno alle vittime. È evidente come questa norma finisca per discriminare le altre discriminazioni.
Ci sono discriminati di serie A per cui si spendono risorse importanti e discriminati di serie B che ricevono meno o nulla (quanto riceve ci viene discriminato per ragioni di credo religioso, ad esempio?).

Infine si stabilisce che la Repubblica Italiana riconosce il giorno 17 maggio quale giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e impone che in quell’occasione siano organizzate iniziative da parte delle amministrazioni pubbliche e delle scuole.
Dobbiamo chiederci: i genitori che volessero esonerare i figli da quelle attività ritenendo che la visione antropologica sottesa non corrisponda al proprio progetto educativo, sarebbero perseguibili? E la risposta non può che essere affermativa.

Una soluzione interessante a tutti i problemi e le criticità di questo disegno di legge è stata avanzata da alcuni giuristi e consiste nell’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dal codice penale e che abbiamo elencato sopra, oltre all’avere agito per motivi abietti o futili già presente, anche una ulteriore aggravante che potrebbe avere questo tenore “l’avere agito con la finalità di ledere la dignità delle persone”.

Il concetto di dignità della persona è noto all’interno del nostro ordinamento giuridico e tale semplice soluzione potrebbe essere facilmente adottata per dare una tutela maggiore a tutte le persone che risultano lese nella loro dignità, senza classificazioni e senza creare discriminazioni di serie A e discriminazioni di serie B.

Soprattutto si eviterebbe di usare la norma penale per creare una nuova antropologia che prescinde dall’osservazione della realtà.

Tuttavia sappiamo bene che coloro che premono per l’approvazione della legge non hanno in realtà a cuore la tutela della dignità di tutte le persone, ma hanno come obiettivo quello di dare l’ultima definitiva spallata alla famiglia e tutto ciò che è ragionevole e semplice perché ancorato alla visione dell’uomo data dall’antropologia cristiana, viene respinto con l’arroganza e la prepotenza che ormai abbiamo purtroppo imparato a conoscere.


Sabato della VI settimana di Pasqua

S. Isidoro, contadino (1070-1130)

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