Non proselitismo ma ascolto e confronto

· ​Messaggio della Cei sull’insegnamento della religione nelle scuole ·

  Non uno spazio di proselitismo ma un’occasione di «ascolto» e «confronto serio e culturalmente fondato» sulle questioni centrali della vita e della fede. È questa l’opportunità offerta dall’insegnamento della religione cattolica che studenti e genitori nei prossimi giorni, come di consueto, saranno chiamati a scegliere in vista dell’iscrizione al nuovo anno scolastico. Nell’approssimarsi di questa importante scadenza la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha diffuso un messaggio ricordando specificità e rilevanza di un’insegnamento che negli anni ha dimostrato di essere sempre largamente apprezzato dalla maggioranza delle famiglie.

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) intende dunque essere, all’interno di tutto il mondo della scuola, sottolineano i vescovi, «un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti». In questo senso, viene specificato, «le indicazioni didattiche in vigore per l’Irc danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato».
Nel richiamare i contenuti del Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre, la Cei evidenzia come i giovani si siano dimostrati «sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace», e desiderosi di conoscerlo. L’Irc, si legge ancora nel messaggio dei vescovi italiani, «è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come insegna Papa Francesco, non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto per lasciare che ognuno possa, nell’intimo della propria coscienza, trovare risposte convincenti». Di qui l’auspicio che «anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale».

© Osservatore Romano - 4 gennaio 2019


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