Morti di caporalato

Dopo i quattro di sabato altri dodici braccianti immigrati uccisi in un incidente stradale -- Rientravano nel ghetto di Rignano dopo una massacrante giornata di lavoro -- «Questi fratelli cercano un luogo dove vivere in pace. I migranti portano un carico di coraggio, capacità ed energie e arricchiscono la vita di chi li accoglie. L’umanità ha bisogno di essere abbracciata, e molto di più quando è ferita, sminuita e soffocata dall’esclusione».
Sono parole che pesano quelle pronunciate ieri da Vincenzo Pelvi, arcivescovo della diocesi di Foggia-Bovino, facendo riferimento non solo alle dodici vittime di ieri, braccianti stranieri uccisi in uno scontro frontale lungo la statale 16 all’altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina, ma anche alle quattro di sabato scorso, anch’esse braccianti agricoli immigrati, morti per un incidente sulla provinciale che collega Ascoli Satriano a Castelluccio dei Sauri. Stessa dinamica e una tragedia che si ripete, strettamente legata allo sfruttamento e al caporalato.
Per far fronte a questo drammatico fenomeno serve oggi, secondo Pelvi, «una educazione nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali, nella società, al rispetto della persona umana, risvegliando i valori primari e inalienabili dell’accoglienza per ogni persona, non dimenticando che l’indifferenza genera iniquità sociale e timori diffusi». Secondo don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, «non possiamo parlare di fatalità». Occorre chiedersi, ha detto Ciotti, «in che genere di mondo vogliamo vivere. Se in quello dove il lavoro è un diritto e un libero contributo al bene comune, o in quello, che sempre più cupamente si annuncia, dove l’essere umano sfrutta il suo prossimo e c’è solo posto per gli egoisti».
Come detto, nei due incidenti la dinamica è la stessa: braccianti immigrati, manovalanza a basso costo, che viaggiano stipati su fatiscenti furgoni vengono travolti e uccisi da altri mezzi. Dopo massacranti giornate di lavoro, sotto il sole cocente di questi giorni: tutto per un pugno di euro. Ieri, stando a una prima ricostruzione dell’accaduto, il furgone con a bordo i braccianti procedeva in direzione San Severo quando l’autista, probabilmente a causa di un colpo di sonno o di un malore, ha improvvisamente invaso la corsia opposta di marcia e si è scontrato frontalmente con un tir che viaggiava in direzione opposta. Difficilissime le operazioni per estrarre i cadaveri dal groviglio di lamiere.
I morti erano presumibilmente tutti africani. Secondo gli inquirenti, avevano appena terminato il turno di lavoro nelle campagne della Capitanata e stavano rientrando al ghetto di Rignano, l’accampamento abusivo dove risiedono oltre 500 extracomunitari.
In visita oggi a Foggia, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha detto che per quanto riguarda il fenomeno del caporalato «dobbiamo rafforzare gli strumenti di controllo e prevenzione e introdurre misure di sostegno al lavoro agricolo» ha aggiunto. Il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha promesso «controlli a tappeto». E i sindacati hanno indetto per l’8 agosto una marcia per chiedere giustizia.

© Osservatore Romano - 8 agosto 2018


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