Maxi famiglie: basta pregiudizi La rivolta di 300 supermamme

Famiglia gloria di Diodi Andrea Bernardini per © Avvenire 9 gennaio 2022
Fonte Facebook


La ricerca
Uno studio di Rachele Sagramoso, 7 figli, con lʼaiuto di altre centinaia di 'colleghe', mette in luce lo stigma sociale che ancora pesa sui nuclei numerosi
La prima culla arrivò in casa Bertozzi il 6 giugno di vent’anni fa, per accogliere Rebecca, oggi studiosa di Teologia e, al contempo, devota fashionist. Tre anni dopo quella stessa culla servì per Davide, futuro collaboratore nello studio del papà geometra e, al contempo, appassionato di cucina. Anna – una cocciuta adolescente e sincera amante delle bestioline – è arrivata dodici anni fa. Simone, ridanciano e confusionario, affezionato coccolone, è del 2011. Francesco, sei anni, è un fascio di energia che adora la sua maestra di scuola. Pietro, il sestogenito, piccolo e affettuoso cucciolone è arrivato tre anni fa. Marta, l’ultima new entry, ha meno di due anni di vita, ma è già la regina di famiglia. Quando, 21 anni fa, Rachele Sagramoso, 42 anni, originaria di Milano e Luca Bertozzi, 44, di Viareggio si conobbero, mai avrebbero scommesso di poter metter su famiglia. Né che la loro vita a due potesse reggere a lungo. Eppure, tra alti e bassi, hanno costruito un impero affettivo fatto di barattoli di cioccolata da spalmare, litigi per chi si addormenta vicino a mamma, fughe per evitare di sparecchiare la tavola. E molta, moltissima, vivace compagnia. Il segreto? «Semplice – osserva Rachele– ci siamo affidati alla Provvidenza, rendendoci conto del fatto che solo Chi può aver contato il numero dei capelli in capo a ogni uomo che nasce (come si legge nel Vangelo di Luca), può fare il nostro bene». E la Provvidenza li ha ripagati. «Un esempio? Quando eravamo in attesa del nostro sesto figlio, abbiamo cominciato a cercare una nuova casa. La individuammo in una grande e bella dimora, disabitata da almeno dieci anni e messa in vendita ad una cifra enorme e fuori dalla portata delle tasche di chiunque. A noi serviva tanto spazio e ci facemmo comunque timidamente avanti. Il padrone della casa, figlio di famiglia numerosa, ci conobbe tutti insieme e decise di conceder- ci l’abitazione a un costo più che dimezzato». E così, in quella casa dei sogni di Viareggio, oggi tutti – da Rebecca a Marta – hanno un loro spazio. E Rachele ha persino un suo 'rifugio' per quando vuole studiare. La nostra super-mamma ha prestato servizio, per molti anni, come ostetrica. Poi ha scelto di occuparsi delle mamme della porta accanto, sostenendole nella maternità e ascoltandole nelle difficoltà quotidiane. E delle donne 'lontane', attraverso i media. Dopo la pubertà e l’adolescenza dei primi figli si è concentrata nello studio dell’educazione sessuale ed affettiva, fino a promuovere la pubblicazione del libro Tesori femminili (edito da Leone Verde) che si occupa di fisiologia femminile e sessualità di coppia. Ha dato vita anche ad un suo blog sulla famiglia: 'Sei di tutto' (aggiungendo '+1', dopo l’ultima nata). Un appello lanciato sul sito di Anfn – l’associazione che raduna le famiglie numerose (www.famiglienumerose. org) – le ha dato l’opportunità di mettersi in contatto con poco meno di trecento mamme – di tre o più figli – e che si sono ben prestate a raccontare la loro condizione familiare. Un lavoro di ricerca, realizzato con l’amica di sempre, Cristina Tamburini, 47 anni, originaria della Valtellina – ma ora residente a Crema con il marito Marcello. Cristina ha insegnato per qualche tempo filosofia, prima di divenire mamma full time di sette figli (pure lei). Appassionata di antropologia filosofica, etica e teoria dell’azione, è curatrice del blog Sì, sono tutti figli miei e collaboratrice di iFamNews.
L’indagine – che ha dato materiale per scrivere un libro – si è focalizzata sugli aspetti positivi e su quelli negativi di vivere (ed anzi avere un ruolo di primissima responsabilità) in una famiglia mediamente o molto numerosa. I privilegi di una mamma con diversi figli? «L’opportunità di meravigliarsi, ogni giorno, delle dinamiche e delle alleanze che si creano tra fratelli, dove ci si prende cura uno dell’altro – ricostruisce Rachele Sagramoso –. Di allargare sempre lo sguardo: non perdendo la testa se un figlio ha un problema, semplicemente perché ci sono anche altri figli cui prestare attenzione, con le loro cose da raccontare, i loro consigli e la loro vicinanza, la loro allegria e le cose buffe su cui ridere». C’è poi un altro aspetto che emerge bene dall’indagine: «E cioè che una famiglia con cinque o più componenti si trasforma in una scuola di vita, dove si impara a stare insieme e ci si pensa insieme, nelle situazioni più diverse». E le difficoltà affrontate da una mamma di prole numerosa? «La fatica a trovare spazi e tempi per sé e per gli altri – osserva Cristina Tamburrini –. La sete di silenzio. Il disordine in casa. La fatica ad organizzare uscite e vacanze. Difficoltà che, paradossalmente, passano in secondo piano man mano che si alza l’asticella del numero dei figli». Ma l’aspetto che, forse, preoccupa di più le super-mamme è lo stigma sociale. «Nel nostro caso l’arrivo di Rebecca – riprende Rachele – fu accolto da tutti con grande gioia. Al supermarket come in strada venivamo spesso fermati da vicini e passanti che ci riempivano di domande su età, sesso, peso, ore di sonno, allattamento e mille altre curiosità sulla vita di questo esserino. Al crescere del numero dei figli la simpatia verso il cucciolo si è associata, spesso, a battute di ogni tipo. Del tipo: 'possibile che un’ostetrica non sappia come evitare le gravidanze'?». Un’esperienza, quella di Rachele Sagramoso e di suo marito, che trova riscontro nelle mamme intervistate. «Le frecciate più comuni: Da 'Tutti vostri?', pronunciato con occhi sbalorditi a 'Non guardate mai la tv?'. Fino a 'Ora basta, però!', quasi che a questi sconosciuti chiedessimo un minuto del loro tempo per tenerci i nostri figli». E tutto questo – secondo l’indagine delle due curatrici – trova riscontro dal panettiere come sul web, in ogni ambito della vita reale e virtuale. «Alcune mamme – osserva Cristina Tamburini – lamentano di essere state accusate persino di usufruire di servizi pubblici approfittandosi delle tasse pagate anche da chi i figli non li ha voluti (per ragioni varie, tra le quali quelle ecologiste). A tutte queste persone è importante ricordare come quei pargoli che vedono nel nostro passeggino – come del resto quelli di chiunque – saranno gli insegnanti, i medici, gli autisti e netturbini di domani. E che con le loro buste paga pagheranno le nostre e loro pensioni, pena l’insostenibilità del sistema. Solo questo sguardo sul futuro aiuta tutti a riflettere sul presente e sulle politiche economiche positive».
Ringrazio le mie amiche e colleghe mamme-numerose per i risultati di questa ricerca, che saranno raccolti prestissimo!
Chiederò una nuova partecipazione a un altro questionario a breve!


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